Isola di Sal e la sua storia

“ Sal é sabe , Sal é doce, boces tud é nice…”

( Sal è squisito, Sal è dolce, tutti voi siete delle brave persone..)

Désiré Bonnaffoux

Secondo gli storici l’isola di Sal fu scoperta nel 1460 dal navigatore Antonio De Noli. Il primo nome che la diedero fu Lhana, alcuni sostengono anche Plana cioè Piatta. Solo nel tempo fu cambiata a Sal con la scoperta del vulcano di Pedra de Lume, dove tuttora si concentra una grande quantità di sale nel cratere. Con grande difficoltà si estraeva il sale per le isole vicine, Boavista e Maio. Le uniche informazioni precise sul carico di sale che abbiamo rissale al XVIII secolo, da due navi nord americane attraccate che innescarono ai tempi reazioni negative del Ministero portoghese d’oltremare.

Alcune testimonianze della presenza umana sull’isola:

  • William Dampier ( East Coker, 5 settembre 1651-marzo 1715) pirata, esploratore e osservatore scientifico inglese, insieme ai capitani John Cook e Wafer salparono nel 1683 verso le isole di Capo verde. A bordo della Revenge arrivarono a Sal nel mese di agosto. L’esploratore confessa di aver prestato maggiore attenzione ad alcuni fenicotteri inquietanti che agli abitanti e soltanto di aver visto circa cinque o sei uomini e un povero sorvegliante, con cui scambiarono circa 20 barili di sale e delle capre per alcuni vecchi vestiti.
  • Tratto dal Catalogo parziale del Consiglio Ultramarino di Capo Verde:

Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde, 807.  1703, Janeiro, 10, Lisboa:

CONSULTA do Conselho Ultramarino ao rei D. Pedro II com resumo de informações do conselheiro e desembargador, Miguel Nunes de Mesquita, da devassa que tirada pelo ouvidor-geral de Cabo Verde, António Coelho de Melo, sobre o crime perpetrado por alguns portugueses, cujo principal cabecilha foi o capitão Pedro de Carvalho, sobre uns franceses na ilha do Sal, roubando-lhes e fazendo submergir sua embarcação.

Anexo: parecer, carta e carta (minuta).

AHU-Cabo Verde, cx. 9, doc. 26 e 27.

AHU_CU_024, Cx. 9, D. 807.”

(1703, Gennaio, 10, Lisbonna: CONSULTA del Consiglio Ultramarino al D. Pedro II con riassunto delle informazioni del consigliere e del giudice, Manuel Nunes de Mesquita, dall’inchiesta fatta dal mediatore generale di Capo Verde, Antonio Coelho de Melo, su un crime perpetrato da alcuni portoghesi, cui il capo fu il capitano Pedro de Carvalho, verso alcuni francesi sull’isola di Sal, derubandoli e naufragando la loro imbarcazione). 

  • Sappiamo per certo che l’isola di Sal nel 1720 era abitata, ci attesta il capitano, Bartholomew Roberts, pseudonimo di John Roberts, noto anche come Black Bart (Casnewydd-Bach, 17 maggio 1682 – Capo Lopez, 10 febbraio 1722). Nel suo libro, viaggio alle Isole Canarie, Capo Verde e Barbados: “Siamo arrivati ​​al mattino sull’isola di Sal e siamo scesi a terra con sei uomini armati nella baia chiamata Palmeira per vedere cosa o se ci fosse qualcuno. Quando arrivammo a terra, trovammo delle capanne in buone condizioni, sembrava che ci fosse stato qualcuno lì di recente, forse per catturare tartarughe(…) o uomini da una nave incagliata o lasciata da altri(…). Dopo essere andato un po’ più in là verso le palme, ho trovato due caminetti con recenti ceneri.(…) Tutto ciò mi ha confermato che vi erano persone sull’isola. Volevo esserne certo, così divisi i miei uomini in due gruppi e abbiamo cercato su e giù per l’isola, ma senza trovare una creatura umana. Abbiamo visto un gran numero di uccelli da campo, asini… ». Tratto dalla rivista capoverdiana d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984
Manuel Antonio Martins

All’inizio dell’ 800 Sal inizia a essere visitata da alcuni abitanti dell’isola vicina, Boavista, spesso andavano per pascolare il loro bestiame. Nel 1830, Manuel Antonio Martins (Braga 1772- Santa Maria 6 luglio 1845), un uomo d’affari portoghese conosciuto anche come il Napoleone delle isole di Capo Verde, decise di esplorare le saline di Pedra di Lume. Sposò con Maria Josefa Ferreira nel 1793 a Sal Rei, Boavista. Tra il  14 febbraio del 1834 e marzo 1835 fu il governatore di Capo Verde.

Saline di Pedra de Lume
Pedra de Lume

“Manuel Antonio Martins iniziò con la costruzione di un tunnel nella roccia basaltica del vulcano di Pedra de Lume, per facilitare l’acceso e per estrare il sale. Fece anche dei porti artificiali per trasportare il sale dando inizio a un vero proprio business. Importò dall’Inghilterra del materiale e costruì la prima ferrovia nel territorio portoghese, collegava le saline al luogo di spedizione del sale. Con il passare del tempo il sale estratto perde la sua ottima qualità, non riuscì a scavare più profondamente e attraversare il pendio del cratere”. Désiré Bonnaffoux.

L’acceso alle saline, la galleria scavata.
Molo di Pedra de Lume

Nel frattempo furono scoperte anche le saline di Santa Maria, producevano un bellissimo sale, “l’oro bianco”. In seguito all’abbandono delle saline di Pedra de Lume da parte di Manuel Antonio Martins, suo figlio Aniceto Antonio Ferreira Martins nell’aprile del 1846 iniziò a sfruttare le saline occupando gran parte della terra salifera.

Tuttavia con lo sfruttamento e l’esportazione del sale, in particolare per Brasile e per il Nord America, nel 1837 installarono un governo doganale e militare. Nel 1840 l’isola di Sal contava già con circa 400 abitanti, sebbene per lo più schiavi. Il 21 maggio del 1847 ebbe inizio una rivolta provocata dagli schiavi contro il comandante militare, Joaquim Maria Gromicho Couceir, contro le misure prese dal Governo nell’esplorazione del sale.

Con la crescita della popolazione e con l’aumento dell’esportazione del sale nel 1856 venne creato anche un Municipio e nel 1857 ebbe inizio la costruzione di una chiesa nell’attuale città di Santa Maria.

Nel 1869 due nipoti di Manuel Martins,  António e João de Sousa Machado, crearono la ditta “Machado e Irmãos” e costruirono la casa in legno sul ponte di Santa Maria. Tuttavia in quel periodo l’oro bianco, il sale, fu scoperto in varie parti dell’America Latina, il che causò un decadimento considerevole nell’industria dell’isola intorno al 1884.

Santa Maria, La “casa di Legno” dei fratelli Machado

Nel 1919 gli eredi della famiglia Martins venderono le saline alla società “Salins du Cap vert” così iniziò l’esplorazione del sale per le colonie francesi e belghe in Africa. L’isola di Sal ebbe un nuovo risvolto nella sua storia, arrivarono lavoratori dalle altre isole vicine, Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao.

Fino agli anni 1935 e 1936 non si parlava di aviazione a Capo Verde, anche se ci sono stati vari tentativi negli anni precedenti nelle isole di Sao Vicente e di Santiago di costruire un aeroporto ma con scarsi risultati. Poi alcune missioni italiane fecero diverse visite nelle varie isole al fine di scegliere un luogo per un aeroporto su scala, la linea tra l’Italia (Roma) e il Sud America. Dopo aver valutato alcune isole, in particolare Boa Vista, avrebbero finito per interessarsi maggiormente all’isola di Sal, e tre anni dopo, il 13 agosto 1939, una nave italiana portò del materiale per l’inizio dei lavori di costruzione del nuovo e primo aeroporto. Officine, centrale elettrica, una stazione radio, camion, tecnici e operai che in meno di mezza dozzina di mesi allestirono degli edifici prefabbricati, costruirono una pista ed installarono vari servizi: due hangar per aeromobili, officina, radio, meteo, magazzini, uffici, hotel, alloggi e un ospedale. Terminata la seconda guerra mondiale, il governo portoghese acquistò l’aeroporto dal governo italiano e lo inaugurò il 15 maggio del 1949, avendo come primo e principale cliente proprio la linea italiana Alitalia.

Vicino ai vari servizi installati dal governo italiano iniziò a svilupparsi costruzioni di nuove capane, di nuove case e inizialmente il posto prese il nome di Preguiça, gli abitanti erano maggiormente provenienti dall’isola di Sao Nicolau, dove c’è un paesino con lo stesso nome. Successivamente il nome fu cambiato a Espargos (Asparagi), l’origine è dovuto al fatto che in periodi di pioggia l’altopiano si ricopriva e si ricopre da piccoli cespugli di asparagi selvatici.

Aeroporto Internazionale Amilcar Cabral, isola di Sal

Con il nuovo aeroporto l’isola di Sal conobbe un espansione rapida e il turismo aumentò negli anni per via delle sue belle spiagge e del suo clima.

Essendo la penultima isola ad essere abitata, la sua popolazione ha origine dalle isole: Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao. Il dialetto parlato, il creolo salense, è una fusione dei dialetti di queste tre isole.

Nel 1986 arriva a Santa Maria il campione del mondo di windsurf, il francese François Guy, e promuove la piccola città come uno dei circuiti per la pratica di windsurf e di altri sport acquatici. Oggi, infatti, l’isola di Sal è una delle meta preferite per windsurf, kitesurf e Surf.

E come si dice a Sal:

“Un tempo l’isola di Sal era la terra dei emarginati, oggi è la terra di persone per bene.”

Consiglio di leggere o consultare:

Apologia do cidadão Manuel Antonio Martins, ex-prefeito de Cabo-Verde dirigida ao publico imparcial. Published by Lisbon, Typ. Patriotica de Carlos José da Silva, 1836.

Bibliografia:

Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde, 807. 1703, Janeiro, 10, Lisboa

Rivista d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984

Fragata, Revista de Bordo dos TACV- CABO VERDE AIRLINES- N° 6- FEVEREIRO 1994 “ILHA DO SAL, 300 DIAS DE SOL E MAR

Altre informazioni sono state raccolte dai miei vecchi appunti del Liceo.

Sandra Andrade

In un’altra vita… ero capoverdiana

Image by Prettysleepy from Pixabay

Spesso quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra  che ho avuto tante vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo appartenevano agli dei greci… le  cosiddette isole di Macaronesia.

Cala il sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?” e io rispondo “ tud fixe!” .

In certe occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che aspettava di rivedere il suo Ulisse.

La canzone che spesso cantiamo e suoniamo è quella  “ ‘m cria ser poeta “ di Paulino Vieira, c’è chi balla, chi piange, chi ride…insomma questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.

Quando non si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe, “catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure. Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per fortuna c’è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi. C’è n’è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in mezzo al bosco.

Il bosco è fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscio delle foglie.

Un silenzio di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.

Siamo quasi vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario. Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per ascoltare la favola della buonanotte Tilobo e Chibinho.

Ad un tratto Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.

Faccio due tre passi in avanti ma  Maya è sempre lì nello stesso punto e inizia a ringhiare.

I miei battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all’improvviso ho freddo, c’ è qualcosa nell’aria che non mi piace.

Non se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia improvvisamente.

Tutto è diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo niente.

I passi non sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che sembrano lame che ti trafiggono l’ anima. Maya ringhia sempre più forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.

Torno indietro verso Maya perché ho paura e mi inchino per abbracciarla. Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado, Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento accerchiata.

Vorrei pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi può aiutare. Perdo i sensi.

Quando rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.

Mi alzo e corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente Maya.

Mi giro per cercarla ma è sdraiata per terra.

La chiamo ma lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è morta.

Maya mi ha salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte è successo qualcosa.

A quello che è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una spiegazione logica.

Torno a casa piangendo e mi sdraio sul letto.

Mi risveglio e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.

Correva l’anno 1912 ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì sono andata a salutarlo.

L’ ultima volta che c’eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.

Quando sono arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per altri tè del diavolo.

Dopo averlo bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell’Odissea appoggiato sulla scrivania.

Sono  caduto in uno stato ipnotico.

La vita è un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può controllare.

Afrah e Qamar