Il popolo capoverdiano e le sue credenze: La tradizione orale capoverdiana (Parte II)

Ci sono anche le storielle d’insegnamento saggio, come quelle di Ti Lobo e Chibinho o Ti Lobo ma Ti Canga (le adoravo ascoltare da piccola, erano le mie preferite). Ricordo di quando ero piccola con mia sorella Marina, appena ci mettevamo a letto, chiamavamo nostra nonna: “Vo’ Bia, Vo’ Bia bem conta gente historia de Ti lobo e Chibinho” (Nonna Bia, Nonna Bia vieni a raccontarci la storia di Ti lobo e Chibim).  Ti Lobo, cioè, zio Lupo nelle storielle rappresenta l’avarizia, ingordigia e la furbizia; invece Chibinho o Chibim e Ti Canga rappresentano la saggezza e la prudenza.

Vi lascio con una storia di Ti Lobo e Ti Ganga, tradotto dal libro “Mam Bia tita conta’ estòria na criol” di Ivone Aida. La traduzione è stata fatta da Hipólito Daniel Soares.

Ti Lobo e Ti Ganga

Ti Lobo era scheletrico. Era da tanto che non mangiava a sazietà.

S’era messo a girovagare scoraggiato della vita, quando incontrò Chibim.

Spalancò gli occhi, si rivolse a Chibim e gli chiese: – Ma Chibim, come mai sei così pienotto e io… Guarda, sono tutto pelle e ossa! – Guarda Ti Lobo, io non ti dico dove trovo il cibo perché sei famelico, dove cominci a mangiare non smetti più.

Ti Lobo a furia di insistere, Chibim alla fine finì per glielo dire: – Guarda, passo il tempo a mangiare le uova di Ti Ganga. Le uova di Ti Ganga, Chibim? Non ci credo. – Certo, è la verità, le uova di Ti Ganga.

– Ma come fai? Chibim che era uno spiritoso gli disse: – Quando Ti Ganga va a raccogliere la legna.

Ti Lobo, nel giorno seguente si appostò intorno alla casa, aspettando che Ti Ganga uscisse per potere andare a mangiare le sue uova. Allora quando Ti Ganga uscì di casa, Ti Lobo andò di corsa, spinse la porta, entrò e cominciò a mangiare le sue uova. Chibim adorava fare gli scherzi a Ti Lobo e cominciò a cantare: – Ti Ganga va a raccogliere la legna e Ti Lobo a mangiare le sue uova.

Quando Ti Ganga sentì quella canzone, si insospettì perché se n’era accorta che gli mancavano delle uova, ma non sapeva come facessero a scomparire. In fretta ritornò a casa, entrò pian pianino e incontrò Ti Lobo a mangiare le sue uova. Gli disse: – Sei tu il bastardo che da tempo mangia le mie uova? Quando Ti Lobo vide Ti Ganga si mise a correre per andare a nascondersi. E Ti Ganga a rincorrerlo dietro e lui a cambiare strada finché non resse più, fece un salto e s’aggrappò alla trave di colmo della casa.

Dopo un po’ disse: – Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati con la bocca. Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati col naso. Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati con le orecchie. Ti Ganga, mi sono stancato! Agguantati coi piedi.

Ti Lobo non ce la faceva più a reggersi e si staccò dalla trave e cadde su un mucchio di cenere dove Ti Ganga cucinava. Ti Lobo sparì nella cenere e Ti Ganga si mise a cercarlo, ma nulla, Ti Lobo non si trovava. Tutto a un tratto, Ti Lobo fece una loffa e la cenere si sollevò verso l’alto e Ti Ganga vide in che punto si trovava Ti Lobo e gli disse: – O disgraziato maledetto, ti ho preso! L’afferrò con le mani, lo riempì di botte e poi lo scaraventò fuori in mezzo alla strada. Chibim quando lo vide gli disse: – Ti sta bene giacché sei voglioso e ingordo, ciò che volevi era mangiare gratuitamente.

Chi troppo vuole nulla stringe.

Traduzione di Hipólito Daniel Soares

Il popolo capoverdiano e le sue credenze: La tradizione orale capoverdiana (Parte I)

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La tradizione orale è molto viva e folclorista nelle isole di Capo Verde. Spesso le narrazioni sono accompagnate da canti (Cantigas) e da frasi poetiche. È stato un elemento fondamentale nella formazione della società e della cultura capoverdiana negli anni.

Nell’arte popolare capoverdiana si manifesta la sensibilità e la genialità del suo popolo. Da isola ad isola le manifestazioni culturali possono variarsi o alterarsi.

“Poderà ser submetida a nomenciaturas que englobem as seguintes variantes, entre outras: – Brincadeiras+Crendices e Supertiçoes+Folkrore infantil+Linguagem Popular+ Musica e Literatura Oral+ Tradiçoes+ Usos e Costumes+ etc.”.

(Può essere sottoposto a nomenclature che includono, tra le altre, le seguenti varianti: Giochi + Credenze e Superstizioni + Folklore per bambini + Lingua popolare + Musica e letteratura orale + Tradizioni + Usi e costumi, ecc.”.)

Tratto da Ponto & Virgula (Revista de Intercambio Cultural) n° 10 e n° 11, 1984: O povo e algumas crenças em Cabo Verde

Per capire meglio la tradizione orale capoverdiana bisogna tenere in considerazioni alcuni aspetti che la caratterizzano:

  • Indovinelli
  • Anime tormentate e penitenti
  • Presagi
  • Incantesimi
  • Abitudini superstiziose
  • Luoghi infestati
  • Patti con il Demone
  • Paure
  • Maledizioni
  • Protezioni per il corpo e per l’anima
  • Messaggi nei sogni
  • Preghiere di difesa etc.

Ancora oggi, ad esempio, la credenza nel mondo invisibile è radicata nei ricordi di molti capoverdiani e per sconfiggere il “male” si fa sempre il segno della croce. 

L’infanzia di un bambino è “colorata” da storielle di spiriti, di streghe, di massoni, di un cane “Catchorrona”, di bambini con un dente solo che si trasformano in scheletri, di spose che camminano durante la notte alla ricerca di un marito e di anime che escono dal mare per reclamare quello che hanno perso durante la vita. Mia nonna non ci faceva mai sedere sulla soglia del portone in cortile a mezzogiorno perché era l’ora degli spiriti.

Gli anziani dicevano sempre: “E’ meglio andare al cimitero di notte che in chiesa, perché le anime tormentate e malvagie di notte vanno in chiesa per chiedere il perdono.”; “Se vi capita di notte d’incontrare un neonato con un solo dente, lasciatelo lì perché è un demone”; “Se un cagnolino vi insegue di notte, non girate mai indietro. Andate a casa, prima di entrare giratevi e chiedete al cagnolino se ha fame o sete. Se non fate così, il cagnolino crescerà, crescerà fino a diventare un catchorrona e vi prenderà.”; “Se alla vostra porta sentite bussare una volta, non aprite. È uno spirito malvagio.”.

Quando avevo dieci anni mia nonna mandò mi in vacanza da alcuni parenti nell’isola di Sao Nicolau. Per me è stato una grandissima scoperta, anche se ero molto piccola, mi colpì tantissimo il luogo e vivi dei momenti magici. Ero nell’entroterra dell’isola, Faja de Cima e quello che mi affascinò di più, era come alla sera ci raccontavano le storie/ le fiabe. Dopo la cena tutti noi bambini ci raccoglievamo in una stanza buia illuminata da una lampada a petrolio, ci sedevamo vicino alla signora più anziana della casa e lei iniziava la storia: “estoria, estoria fortuna do Senhor” e noi bambini rispondevano: “Amen” (Storia, storia fortuna del Signore… Amen!). Con questa frase la storia iniziava e a ogni sua frase si sentivano solo sussurri di paura e il vento fuori alimentava ancora le nostre paure.