Tè con Sandy e Mea: Vanda Fortes

Eccezionalmente quest’intervista uscirà prima di venerdì. Con l’arrivo delle feste, anticipiamo di qualche giorno☀.

Mercoledì, 16 dicembre sarà con noi: Vanda Fortes!

“La mia vita è sempre stata un “sali e scendi”, tante volte ho dovuto combattere con tutte le mie forze contro ogni avversità che mi si presentava, spesso amara. Ci sono stati dei momenti dove sono caduta nel vuoto più profondo e “arrendermi” per poi risalire”.

Intervista a Jasmeen Da Graça Vasconcelhos

Cabeça ca é feito so pa po bone (La testa non è fatta solo per metterci il cappello)

Jasmeen Da Graça Vasconcelhos

Jasmeen Da Graça Vasconcelos nasce a Genova nel 1994 da genitori capoverdiani. I suoi genitori sono originari dell’isola di Santo Antao, Capo Verde. È una ragazza di mille qualità: sincera, simpatica e molto creativa. Si definisce come una ragazza impaziente e indipendente. Ama le “Sfide” e cerca sempre di creare qualcosa di nuovo.

Dopo la maturità, a solo diciannove anni, si trasferisce a Madrid. Studia in una scuola privata il Make-up. Attualmente lavora come manager in un negozio di make-up.

Sandy: “Oi! È un piacere averti qui con noi a Tè con Sandy e Mea! Benvenuta!”

Jasmeen: “Grazie dell’invito!”

Sandy: “ Chi è Jasmeen?”

Jasmeen: “E’ una ragazza impaziente ed ama la Sfida”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Jasmeen: “Cabeça ca é feito so pa po bone (La testa non è fatta solo per metterci il cappello), era una frase che diceva mio nonno a mia mamma per ricordarsi sempre di usare la testa”.

Sandy: “So che ti sei trasferita in Spagna. Come ti trovi?”

Jasmeen: “Sì! Adesso lavoro a Madrid, sono manager in un negozio di make-up. Mi trovo bene qui. Da sempre sono stata molto indipendente, così mi sono allontanata dai miei e da casa per cercare fortuna da sola. Ma mi manca la mia famiglia”.

Sandy: “Hai dovuto compiere dei sacrifici per arrivare dove sei ora? Il gioco è valso la candela?”

Jasmeen: “Sì, certo! Lo rifarei mille volte”.

Sandy: “Quando hai preso la decisione di trasferirti a Madrid i tuoi genitori ti hanno appoggiata?”

Jasmeen: “Sì, mi hanno appoggiata!”

Sandy: “In che cosa credi?”

Jasmeen: “In me stessa, o almeno ci provo! Ahahahaha alla fine credo che nessuno ci può aiutare più di noi stessi”.

Sandy: “Il tuo mestiere o il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Jasmeen: “Direi di sì! Mi piace ancora il mio lavoro, però devo confessarti che mi piace imparare sempre cose nuove e quando non imparo o non c’è “sfida” non sono felice”.

Sandy: “Piatto capoverdiano? Piatto italiano?”

Jasmeen: “Buzios con patate e spaghetti al pesto (di mia mamma)”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Jasmeen: “Tutta la musica capoverdiana mi piace, ma in particolare quella di Mayra Andrade. Musica italiana invece ascolto quella di Cesare Cremonini!”

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Jasmeen: “Sii cuoriosa!”

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Jasmeen: “Mi piace il Porto Antico! Mi è sempre affascinata quel luogo”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Jasmeen: “Un pregio il mare, difetto il mugugno!”

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Jasmeen: “Penso che non abbia senso il razzismo e che molte volte è solo ignoranza. Molti razzisti lo sono perché non hanno mai avuto bisogno di uscire dal proprio paese o non hanno conosciuto bene persone di altre culture. Episodi razzisti? Purtroppo, sì ed è stato traumatico. Quando ero piccola una signora sull’autobus mi chiese se il posto dov’ero seduta era comodo e dopo iniziò a urlare che dovevo alzarmi e andare al mio paese (c’erano molti posti sull’autobus ma la signora si voleva sedere proprio dov’ero seduta io)”.

Sandy: “Cosa ti piace dell’Italia e no?”

Jasmeen: “Il cibo decisamente. Invece quello che non mi piace è la falsità”.

Sandy: “Come hai vissuto il periodo di lockdown a Madrid?”

Jasmeen: “Una situazione nuova per tutti quanti, l’ho vissuta bene”.

Sandy: “Come ti vedi o dove ti vedi fra dieci anni?”

Jasmeen: “Spero con figli e di avere un lavoro più gratificante!”

Sandy: “Pensi di ritornare un giorno a Genova? Capo Verde?”

Jasmeen: “A Genova a vivere per adesso no, a Capo Verde ci sono stata in vacanza varie volte”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Jasmeen: “Sogni nel cassetto? Troppi direi ahahaha”.

Sandy: “Ti ringrazio per la tua intervista, è stato un piacere! In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!”

Jasmeen: “Viva il lupo! Grazie a te!”

Tè con Sandy e Mea: Jasmeen Da Graça Vasconcelhos

Venerdì, 11 dicembre grande intervista con Jasmeen! Vi aspettiamo.

È una ragazza di mille qualità: sincera, simpatica e molto creativa. Si definisce come una ragazza impaziente e indipendente. Ama le “Sfide” e cerca sempre di creare qualcosa di nuovo.

Un’intervista anonima 😎

Frammenti di Una Capoverdiana

Per richiesta del nostro intervistato abbiamo deciso di non pubblicare il vero nome. E’ un’intervista interessante, quindi buona lettura!😊😊😊

Pedro è un giovane capoverdiano, nato nell’ isola di Boavista. È arrivato in Italia nel 2002 per raggiungere la famiglia, la madre e i suoi fratelli. Dopo due settimane dal suo arrivo iniziò ad andare a scuola.

Non ha avuto grossi problemi ad integrarsi nell’ambiente scolastico, ciò anche grazie alla lingua, perché già a Capo Verde capiva un po’ l’italiano, avendo la famiglia immigrata.

Spesso quando vediamo questi ragazzi in giro per Genova, corriamo il rischio di giudicarli ma nel frattempo vengono dimenticati dalla società. Dimenticare significa cancellare dalla nostra memoria questi ragazzi. La società di oggi li trasforma in essere invisibili, perdono la loro identità e ne acquistano altre che non gli appartengono.

Pedro è un ragazzo sensibile verso il mondo, allegro, simpatico, pieno di ottimismo e di sogni. Dice che a volte ragiona troppo e che questo è un fattore che lo blocca nel prendere delle decisioni.

I suoi genitori sono separati: la madre vive in Italia e il padre a Capo Verde.

In Italia ha anche zie, cugini, cugine…praticamente una buona parte della sua famiglia vive qui.

Non ha finito gli studi, è arrivato fino alla terza superiore. È un ragazzo che ama scrivere, disegnare e cerca una vita serena senza troppe complicazioni. Ha sempre un sorriso stampato sulla sua faccia, a volta malinconico. È un ragazzo semplice che non ama giudicare o criticare le persone.

Conosce tre lingue: italiano, portoghese e spagnolo. Come afferma lui conosce anche “easy english” e il suo dialetto (creolo).

Più parlavo con Pedro, più me ne accorgevo che era un ragazzo pieno di principi, con tanta voglia di fare e molto educato. Seduti sul poggiolo (balcone) con vista Genova, ecco cosa mi ha raccontato il ragazzo di cuor buono e cuor di leone:

Sandy: “Pedro sono tanti anni che sei in Italia, hai mai fatto ritorno a Capo Verde?”

Pedro: “Si, dopo sette anni che ero in Italia”.

Sandy: “Da quel che so, hai lasciato la scuola prima di finirla, come mai?”

Pedro: “Ho lasciato la scuola perché volevo essere indipendente, avere i miei soldi… diciamo per motivi personali, insomma volevo lavorare”.

Sandy: “Non vorresti continuare i tuoi studi?”

Pedro: “Si, ma più che altro vorrei trovare un lavoro”.

Sandy: “Raccontaci i tuoi sogni”.

Pedro: “Mi chiedono sempre cosa voglio fare, ma non lo so di preciso. Vorrei solo poter trovare un lavoro fisso, non importa quale, guadagnare i miei soldi e forse fare una famiglia. Già che ci penso perché no, anche una bella casa a Capo Verde dove trascorre le vacanze?!!! In realtà non sono un ragazzo molto ambizioso e mi piace la semplicità”.

Sandy: “La maggior parte delle persone vorrebbero trovare un bel lavoro che realizzi i propri sogni, e tu no?”

Pedro: “Mi fai una domanda difficile… (silenzio,😴😴😴 ). Ti posso dire che mi piace disegnare, scrivere i miei pensieri. Attraverso il disegno riesco ad esprimere più facilmente i miei sentimenti, visto che le cose personali, non le racconti a tutti”.

Sandy: “Quanto all’integrazione a Genova?”

Pedro: “La lingua per me è stata un fattore di aiuto. Ne ero già a conoscenza e quindi dal momento che ho iniziato ad andare a scuola mi sono subito integrato, potevo comunicare con i miei compagni. Mi ricordo un giorno, a scuola, in cui il prof mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Pedro ti posso chiedere una cosa?” e io Si. “Vedo che gli albanesi sono sempre con gli albanesi, italiani con italiani, sudamericani con sudamericani, marocchini con marocchini…e voi capoverdiani con gli albanesi, italiani, marocchini, quindi con tutti, giusto?” e io gli risposi: “Prof, noi non facciamo problemi sul dove siamo o da dove veniamo. L’ importante è l’educazione e il rispetto, credo. Se una persona è educata può andare ovunque e frequentare chiunque”.

Sandy: “Quindi non hai avuto grossi problemi a integrarti nella società genovese?”

Pedro: “No!”

Sandy: “Hai subito episodi di razzismo?”

Pedro: “Una volta, appena arrivato in Italia, stavo giocando calcio con i miei ex-compagni di scuola, ho avuto una discussione con uno e mi ha chiamato negro di *****. Non sapendo cosa volesse dire, quando sono arrivato a casa ho chiesto a mia madre di spiegarmi il significato di quella frase. Il giorno dopo a scuola, il mio compagno mi ha chiesto scusa. Dopo quel giorno, non ricordo altri episodi sgradevoli”.

Sandy: “Esiste il razzismo in Italia?”

Pedro: “Non è razzismo quello che vediamo oggi, è l’ignoranza o il fatto di non conoscere quello che è “diverso da te” che porta al razzismo. Ora si parla della discriminazione razziale, fra un paio di anni si parlerà della posizione sociale; ci sarà una discriminazione più forte di quello che si vede oggi”.

Sandy: “E tu sei razzista?”

Pedro: “No, mi piace conoscere il prossimo.”

Sandy: “Secondo te il modo di vestire aiuta l’integrazione?”

Pedro: “Si, non è la cosa più importante, ma mi ha aiutato. Da dove vengo, isola di Sal, ci si veste come qui. Devo confessare che mi piace mettere le magliette polo, jeans e scarpe da ginnastica (ride). Infatti, quando andavo a scuola mi vestivo così, mi aiutava a non sentirmi inferiore agli altri ed ero sempre alla moda”.

Sandy: “Problemi con la famiglia? È troppo chiederlo?”

Pedro: “Si, si, si…” (ride)

Sandy: “Vedo che il discorso sulla famiglia è abbastanza complicato e toccante. Secondo te la famiglia aiuta i giovani immigrati? Ha un ruolo fondamentale oppure no?”

Pedro: “La mia famiglia non è stata quella che speravo. Preferisco non parlarne”.

Sandy: “Cambiando argomento, quando vivevi a Capo Verde com’eri?

Pedro: “Ero libero, infatti per i problemi che ho avuto qui, ho cercato di essere libero come ero giù. Invece le cose non sono andate come le aspettavo”.

Sandy: “Cosa ne pensi di Genova?”

Pedro: “E’ una città da vivere con la famiglia e un lavoro. Offre poco ai giovani e i governi locali potrebbero fare molto di più di quello che fanno; forse nel passato ha offerto di più, ma ora poco. Riguardo all’immigrazione, Genova è la città che presenta più etnie diverse rispetto alle altre città italiane; c’è un mix di culture e tradizioni riunite in un solo posto/ città”.

Sandy: “Per i giovani stranieri cosa offre?”

Pedro: “Dipende della fortuna che hai. C’è chi cerca e chi no. Comunque, sono molto legato a Genova, ho tanti amici e conoscenti. Quando sono andato a Capo Verde in vacanza non vedevo l’ora di tornare. I miei amici e miei parenti erano qui… mi mancavano. La mentalità giù ormai faceva parte del mio passato, in qualche modo non mi sentivo più parte di essa”.

Sandy: “Pensi al futuro?”

Pedro: “Penso più al presente, il futuro lo vedo troppo lontano”.

Sandy: “La comunità capoverdiana a Genova?”

Pedro: “(Silenzio)… non esiste! Questa domanda una volta me l’ha fatta un signore senegalese che vive qui da tantissimo tempo e che frequentava sempre la nostra comunità. Mi disse: “La comunità capoverdiana di tanti anni fa era un gruppo unito, e secondo me avevano una certa eleganza nel comportarsi. Ora si è dispersa! Eravate pochi e spesso stavate con noi senegalesi. Tutti avevamo un lavoro fisso e ci vedevamo il giovedì e nel fine settimana. Dov’è finita questa bella comunità di gente elegante?”

Sandy: “Ha ragione il signore?”

Pedro: “Penso che un po’ di verità ci sia. Comunque, le persone cambiano e la gente non ha più un lavoro fisso. Ora siamo solo noi giovani e con meno possibilità di realizzarci. Mi ricordo che quando sono arrivato in Italia, tutti andavamo in chiesa alla domenica ed era un modo per ritrovarci insieme, ma ora non si fa più. I ragazzi giovani cosa vanno a fare in chiesa?!!!”

Sandy: “Senti, cosa ne pensi dei matrimoni misti?”

Pedro: “E’ la cosa migliore, fra un paio di anni saremo tutti misti. Dobbiamo solo cercare di mantenere la nostra cultura e tradizione di origine. Non sbagliare come accade sempre, tipo il mio caso.”

Sandy: “Quando morirai dove vorresti essere sepolto, qui o a Capo Verde?”

Pedro: “Non ha tanta importanza ma se dovessi scegliere, sceglierei Capo Verde. È ovvio che dove sei nato, vorresti far ritorno anche da morto per chiudere il tuo ciclo di vita. Con i costi che ci sono per trasportare una salma, ne dubito che farò il ritorno giù 🤣🤣🤣”.

Sandy: “Siamo arrivati alla fine, vuoi aggiungere qualcosa?”

Pedro: “No, ho parlato già abbastanza 😂😂😂”

Sandy: “Ti ringrazio Pedro e ti auguro una vita piena di belle cose e successi”.

Pedro: “Grazie a te per il tempo che hai perso…”

Sandy: Niente è perso, tutto va come deve andare e niente accade per caso. Ars longa, vita brevis (Arte lunga, vita breve), bisogna essere degli artisti perché la nostra vita è così breve. Dobbiamo far ritorno alla vera arte… la vita!”

Intervista a Valentina

Image by Gordon Johnson from Pixabay

(Per motivi di privacy e per essere ancora un’adolescente di solo tredici anni, la nostra intervistata si chiamerà Valentina)

Valentina è un’adolescente di tredici anni che ha voluto raccontarci il suo primo viaggio a Capo Verde, alla scoperta delle sue origini. Nasce in Italia, a Genova, nel 1999, da genitori misti (padre italiano e madre capoverdiana).

Come per tutti i ragazzi di quell’età, l’adolescenza è il tempo delle scoperte, dell’affermazione della propria identità, degli scontri con i genitori, delle nuove amicizie e dei nuovi amori.

Capo Verde per lei è stata una rivelazione, un’esperienza del tutto particolare e nuova. Ha sempre sentito la madre e i suoi parenti parlare creolo e i racconti/storielle capoverdiani, ma non aveva ancora avuto un contatto diretto con la realtà capoverdiana che è anche parte della sua cultura.

Il suo primo viaggio è stato nel 2010 insieme alla madre Maria e sua sorella Joana.

Sandy: “Valentina, hai solo tredici anni e per noi è un piacere ascoltare la tua “piccola” avventura a Capo Verde, nell’isola di Sal; sei andata con tua madre Maria e tua sorella Joana, come è stato il tuo arrivo?”

Valentina: “Beh, sono rimasta molto colpita dalla poca vegetazione, infatti, prima di arrivare all’aeroporto pensavo che Sal fosse come l’isola di Santo Antao”.

Sandy: “Perché come l’isola di Santo Antao?”

Valentina: “Avevo visto uno spettacolo teatrale ambientato nell’ entroterra dell’isola di Santo Antao, in un DVD del gruppo “Juventude em Marcha” dove si vedeva tutto il paesaggio verde”.

Sandy: “Sai, sono dieci isole diverse fra loro e hanno caratteristiche assai diverse e particolari. C’era qualcuno ad aspettarvi all’aeroporto?”

Valentina: “Si, c’era mia cugina D. e la scena in cui abbraccia mia sorella mi ha colpito tantissimo… molto commovente e toccante”.

Sandy: “Ci puoi descrivere l’isola attraverso i tuoi occhi?”

Valentina: “La cosa che mi ha colpito di più sono state le case (quando le ho viste ho detto: “wow, qui non sono poveri come pensavo!”), le strade e i vicoli erano come quelli di Genova, i cortili delle case erano grandi e belli con tante piante. Non c’erano gli autobus, soltanto dei pullman che portavano le persone a Santa Maria e se volevi andare da altre parti bisognava prendere il taxi che là costa pochissimo e non c’erano nemmeno i semafori, solo tante rotonde”.

Sandy: “Quindi hai avuto una bella impressione dell’isola, nonostante la poca vegetazione! Ti confesso un piccolo segreto, ma non dirlo a nessuno!!!… Sono nata a Sal ahahahahaha e mi fa piacere sentire dalle tue parole questa bella descrizione. Parlaci dei parenti che hai conosciuto a Capo Verde”.

Valentina: “Ho conosciuto tanti parenti, il giorno dopo il mio arrivo ho conosciuto mia Zia Marguerida, cugine e cugini. La sua casa era grande, di quattro piani, mamma mia!! Ma la cosa più bella era vederli tutti quanti insieme e poter parlare con loro”.

Sandy: “E la gente?”

Valentina: “Sono molto socevoli e ricordo che quando ero in giro con mia madre e mia sorella tutti si fermavano a salutarle e la cosa divertente era che dicevano sempre: “bo tem um cara conchid / hai una faccia conosciuta” … ahahahahah, non si ricordavano di preciso chi fossero o i loro nomi!!”

Sandy: “Si, si, la classica frase che diciamo quando andiamo giù dopo tanto tempo. Le persone crescono (i bambini che hai lasciato là piccoli, li ritrovi ormai grandi), cambiano, ma loro non ti dimenticano mai…siamo noi immigrati che li “dimentichiamo”. Raccontaci della tua convivenza con gli altri bambini”.

Valentina: “Ero nel quartiere Boavista ed era un luogo molto vivace. Mio cugino Giacomo mi portava sempre in giro e ho conosciuto tanti bambini/ ragazzi. Erano simpatici e molto disponibili”.

Sandy: “Ma hai avuto problemi con la lingua?”

Valentina: “Non direi, all’inizio si ho avuto qualche blocco, ma siccome ero abituata a sentire il creolo in casa ho imparato in fretta, non alla perfezione… però capivo tutto”.

Sandy: “Sei stata bene e hai fatto delle amicizie nuove, e questa è la cosa bella di giù”.

Valentina: “Si è vero”.

Sandy: “Come passavi le tue giornate?”

Valentina: “Le passavo al mare a Santa Maria. Che bella spiaggia, bianca, immensa. Poi quando non andavo al mare rimanevo a giocare con i miei nuovi amici”.

Sandy: “A quali giochi giocavate?”

Valentina: “Banana verde, Macaquim Chines (Nascondino) e tanti altri. A volte andavo a giocare nella “tchada” e ci arrampicavamo su questo albero enorme, su cui avevano costruito una casetta in cui c’erano delle sedie, sdraio e una poltroncina dove si sedeva il più grande del gruppo…era bellissimo!”

Sandy: “Di che cosa parlavate?”

Valentina: “Parlavo a loro dell’Italia, della mia vita a Genova e loro mi parlavano di Capo Verde, mi spiegavano come funzionavano le cose giù e i vari luoghi”.

Sandy: “Un interscambio culturale, conoscenze e affetti. In qualche momento ti sei sentita esclusa da quel gruppo di amici?”

Valentina: “Mi hanno subito fatta integrare nel gruppo, non mi sono mai sentita esclusa o estranea. Ovviamente nel gruppo c’era qualcuno/a che mi stava più simpatico di altri, ma non mi sono mai sentita diversa da loro”.

Sandy: “Il cibo?”

Valentina: “Il cibo di Capo Verde è buonissimo, soprattutto, il pesce. Si mangia riso e non pasta come qui. La colazione era la parte che mi piaceva di più, perché era abbondante. Si mangiavano gli avanzi della sera prima, tipo cacthupa con pesce e uova, latte, caffè, biscotti (bolachas) e tante altre cose”.

Sandy: “Un episodio divertente o che ti ha colpito?”

Valentina: “Sì, quando sono andata con mio zio a dare da mangiare ai maiali tutti gli avanzi del cibo. Mentre andavamo siamo passati in tanti quartieri/ zone dove si vedevano le case fatte di latta o baracche. Era triste vedere tutto ciò… arrivati lì l’ho aiutato a dare da mangiare ai maiali che puzzavano da morire e ho dato il latte ai maialini. È stata un’esperienza nuova e indimenticabile. Poi una volta ho provato a fare surf con i miei amici, ma non sono stata molto brava e in più avevo paura degli squali”.

Sandy: “Alla fine hai fatto tante cose, quanto tempo sei stata a Sal?”

Valentina: “Se non sbaglio quaranta giorni insieme alla mia famiglia. Poi c’erano anche le mie cugine (Anna e Martina) che trascorrevano le vacanze giù. Non ero mai sola. Poi ho fatto il giro dell’isola su un pullman in mezzo al deserto, con le turbine d’aria (redemoinho). Ho visto Buracona, la montagna che rimane in mezzo a Espargos e da lì ho visto tutta la città. Sono stata nelle saline rosa di Pedra de Lume, che bello, eravamo dentro un vulcano e mi hanno raccontato una leggenda”.

Sandy: “Che leggenda?”

Valentina: “Di un uomo che ogni notte scavava nelle vicinanze del vulcano e la popolazione locale sentiva dei rumori provenire da là, finché un giorno si sono svegliati e hanno trovato un passaggio per arrivare dentro il vulcano. Qualcuno afferma che questo signore camminava sulle acque del mare, era partito dalla Francia ed era arrivato fin lì e dal suo arrivo in quelle terre, tutte le notti la gente sentiva dei rumori strani che provenivano dal vulcano”.

Sandy: “Quando ero piccola, questa storia mi faceva paura, il modo in cui veniva raccontata ti faceva venire i brividi e quando ero arrivata alle saline e attraversavo quel tunnel sentivo una strana sensazione…. in più mi avevano raccontato che quell’uomo aveva un asino e che entrambi sono morti nelle saline. In alcune saline se ti avvicini senti una forza che ti chiama verso di sé e rischi di caderci dentro e di non uscirne mai più. Ahahahahah…quante leggende!”

Valentina: “Per me è stato divertente ascoltarla ed essere stata nelle saline. Quando fai il bagno non si va giù, si sta a galla. Ho fatto anche un’altra gita in barca, tutti erano vestiti da pirata, scherzavano e ridevano. Abbiamo fatto il bagno in mezzo al mare, che paura degli squali!!!”

Sandy: “Ti manca Capo Verde?”

Valentina: “Si, tanto. Mi mancano i miei amici, i parenti e il fatto che lì potevo stare sempre fuori a giocare e a parlare… e ovviamente mi manca anche il mare!”

Sandy: “Ci torneresti?”

Valentina: “Certo, ma solo per vacanze. Qui ho tutta la mia famiglia, amici. Spesso a scuola dico che sono di un altro paese… Capo Verde. E quando sono con le mie cugine parliamo in creolo così nessuno ci può capire!”

Sandy: Grazie piccola per la tua intervista, spero che farai ancora ritorno a Capo Verde e che conoscerai meglio le tue radici che provengono anche da quelle isole!”

Intervista a Ornella Da Luz

Ornella Da Luz

Ornella Da Luz, figli di immigrati, nasce a Genova il 9 novembre del 1975. Sua madre partì da Capo Verde, sempre nel 1975, per l’Italia con un contratto regolare di lavoro, il padre invece rimase giù e Ornella lo conobbe quando ormai era una ragazza, all’età di diciotto anni.

Oggi lei è una cuoca/chef e le piace il suo lavoro nonostante i molti sacrifici che richiede questo settore, tra i quali lavorare nei giorni festivi e a volte le capite di mancare a cerimonie importanti.

Ornella è una donna solare, simpatica (la sua risata ti travolge e ti coinvolge), lavoratrice, indipendente, cerca di vivere la sua vita stando a distanza da persone che possono essere negative ed accetta consigli solo dalle persone a lei più care, con le quali ha instaurato un rapporto duraturo nel tempo. Non si ferma davanti alle avversità della vita e percorre la sua strada a testa alta.

Sandy: “Ciao Ornella! Benvenuta a Tè con Sandy e Mea, per noi è un immenso piacere averti qui con noi e ascoltare la tua storia. Chi è Ornella in realtà?”

Ornella: “Ornella ha quarantaquattro anni suonati e va per i suoi quarantacinque. Ho vissuto la mia infanzia e una parte della mia adolescenza in collegio perché mia madre lavorava come colf fissa in casa di famiglie benestanti ed ha quindi così affidato la mia educazione e la mia preparazione scolastica alle suore del Sacro Cuore di Quarto, in quanto unica persona responsabile della mia crescita. Poi ho scelto il Liceo Artistico Nicolò Barabino come ultima tappa della mia formazione scolastica. Preso il diploma iniziai a lavorare fino a che, il fato non mi portò dentro le cucine dei ristoranti, così a poco a poco, nacque la mia passione per la cucina”.

Sandy: “Un tuo pregio e un tuo difetto?”

Ornella: “Un mio pregio è sicuramente l’essere solare, mi piace trovare sempre, anche nelle situazioni più difficili il lato positivo delle cose. E uno dei miei difetti più evidenti è sicuramente la pigrizia”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che conosci?”

Ornella: “Una delle frasi che ho spesso sentito dire da mia madre e dalle sue amiche Capoverdiane è sicuramente: Deus ta companhob ub (Dio ti accompagni)!”

Sandy: “Sì, mi ricordo di questa frase. È usata soprattutto dalle persone anziane per augurarti fortuna e che il tuo cammino sia protetto dalla luce divina. Invece un proverbio capoverdiano?”

Ornella: “Non ricordo in questo momento nessun proverbio Capoverdiano ma ho la sensazione di averne sentito un paio”.

Sandy: “Sei nata qui, pensi che sia valsa la pena a tua madre di venire in Italia?”

Ornella: “Penso che per mia madre ne sia assolutamente valsa la pena, alla fine ha dato a sé stessa l’opportunità di una vita fatta, sì di sacrifici ma con un sostenimento migliore per lei e per me, visto che, le alternative non erano delle più rosee”.

Sandy: “Lavoro?”

Ornella: “Si oggi sono una Cuoca/Chef. Il mio lavoro è molto soddisfacente ma che richiede molti sacrifici, tra i quali non poter sempre essere presente nei giorni di festa e a volte mancare a cerimonie importanti”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora? Il gioco è valso la candela?”

Ornella: “Ad oggi direi che sto ancora giocando e che mi ritengo molto soddisfatta di dove sono arrivata ma si può fare ancora meglio!”

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Ornella: “Il mio Lavoro occupa una parte importante della mia vita e spero di poter continuare a farlo ancora per molto tempo”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Ornella: “Credo in me stessa!”

Sandy: “Riguardo alla gastronomia capoverdiana, un piatto preferito? Un piatto italiano?”

Ornella: “Il piatto Capoverdiano che prediligo è sicuramente la Catchupa! Ottima il giorno dopo per colazione passata in padella con un bell’ovetto al tegamino e uno chorîzo. Da buona Genovese adoro i Mandilli de Sêa al pesto, tipica sfoglia tirata molto sottile tanto da prendere il nome Mandilli de Sea ovvero fazzoletti di seta “.

Sandy: “Ci torni spesso in vacanza a Capo Verde?”

Ornella: “Saranno quattordici anni che non vado a Capo Verde, un po’ tantino mi rendo conto ma la motivazione è semplice, passavo le mie vacanze a Lisbona ultimamente perché mia madre sì trasferì lì tra il 2009 e il 2010. Quindi quando non lavoro andavo e vado tutt’ora a trovarla; in altri momenti, come d’estate, è più difficile per me spostare perché lavoro molto”.

Sandy: “Hai mai pensato di andare a vivere a Capo Verde? Di aprire un ristorante lì? Dedicarti alla cucina capoverdiana?”

Ornella: “Spero, e sicuramente ci ritornerò un giorno, mi piacerebbe molto entrare in qualche cucina e collaborare alla realizzazione o alla rivisitazione di piatti capoverdiani. Sono in grado di cucinare alcuni, primo su tutti la Catchupa ma anche la Canja oppure i Pastel piuttosto che il polpo. Sono conscia però che mi manca ancora una grande fetta di cucina creola e spero presto di saper fare molto di più”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Ornella: “Ho sempre apprezzato molto la musica Capoverdiana, la prima volta che misi piede a Capo Verde, ormai diciottenne, ricordo che rimasi incantata dalla musica e dal ballo, in quegli anni erano nel pieno del loro successo Gil Semedo e Suzanna Lubrano, due grandi artisti che stimo ancora oggi. Crescendo i miei gusti si sono amplificati ed ora apprezzo moltissimo anche la Morna che ascolto sempre molto volentieri da Bana, Tito Paris, per non parlare di Cèsaria Èvora, quest’ultima parte sicuramente me l’ha passata mia madre che a tempo di musica, cucinava, ballava e si puliva casa insieme. Per quanto riguarda la Musica Italiana prediligo i cantautori come Fabrizio De André, Franco Battiato, Claudio Baglioni ma anche Caparezza e Frenkie hi-nrg mc che parlano molto di temi sociali”.

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Ornella: “Della mia città mi piace il fatto che puoi trovare sia il mare che la campagna e ci sono molti posti da poter visitare, dall’acquario ai palazzi storici, insomma, se si cerca ci sono attività da fare per tutti dai più piccoli ai più grandi”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Ornella: “Un pregio di Genova è sicuramente legato al clima non ci sono inverni troppo freddi, il clima è sempre abbastanza mite e per una freddolosa come me è l’ideale. Un difetto è che i Genovesi rimangono sempre un popolo abbastanza diffidente non proprio aperto al nuovo che avanza, peccato!”

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Ornella: “Fortunatamente ad oggi veri e propri episodi di razzismo non ne ho mai subito ma invece posso dire che, il solo fatto di avere un nome italiano, essere nata a Genova ed avere la pelle nera, a volte ad alcuni, porta un po’ di sgomento (della serie ma come è possibile che sei nera, parli pure bene l’italiano e ti chiami Ornella? Ecco questo atteggiamento mi dimostra solo di avere davanti delle persone stupide). Il resto è fuffa, nel senso che come abbiamo ben visto anche in questi ultimi tempi di Covid-19 tutti si sono messi contro tutti, americani, italiani ecc.”.

Sandy: “A proposito degli americani, cosa pensi di quello che sta accadendo in questi giorni in USA?”

Ornella: “In America il razzismo è molto più presente e sono molto più frequenti le ingiustizie da parte di poliziotti verso gli Afroamericani, ecco perché la reazione in risposta alla milionesima disumanità è stata così violenta da parte delle varie comunità afroamericane e non solo. Prima di tutto i diritti umani che devono essere uguali per tutti a prescindere dal colore della pelle. Stop allo sfruttamento, all’egoismo delle persone”.

Sandy: “E’ possibile che il Covid-19 abbia giocato un ruolo fondamentale nelle manifestazioni di questi giorni in America e nel resto del mondo?”

Ornella: “Tutto è possibile. C’è da dire però che il problema del razzismo è più vecchio del Covid-19. Ho un amico che per lavoro gira molto e mi ha confermato che gli americani sono proprio stanchi di vedere ingiustizie e cattiveria gratuita per le loro strade”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace d’Italia?”

Ornella: “Mi piace dell’Italia sicuramente la storia ed il cibo oltre che i paesaggi meravigliosi. Non mi piace la forma di sottomissione che gli Italiani dimostrano in certe situazioni dove invece si dovrebbe lottare di più”.

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Ornella: “A questo paese posso solo offrire una storia diversa per poter analizzare un punto diverso da quello a cui sono abituati”.

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Ornella: “Il primo consiglio che mi viene in mente di darti è quello di lottare sempre per ciò in cui credi”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Ornella: “Tra dieci anni credo che lavorerò ancora spero di avere più tempo per stare vicino alle persone con cui ho costruito una famiglia e godere dei miei nipoti che per allora saranno adolescenti! Se Deus quizer (Se Dio vuole)”

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Ornella: “Preferisco non rivelare questa informazione, magari un giorno si avvera”.

Sandy: “Ornella che dire? Grazie mille e ti auguro il meglio e che i tuoi sogni si realizzano”.

Ornella: “Grazie a te!”

Vi presentiamo alcuni piatti realizzati da Ornella:

Intervista a Joanicia da Cruz

“Voilà! Rien ne va plus, les jeux sont faits”

Joanicia Adelina Amador da Cruz nasce il 21 giugno 1993 a Porto Novo nell’isola di Santo Antao, Capo Verde.

È arrivata in Italia il 17 febbraio 2007 da sola, per raggiungere la madre, lasciando il padre con cui fino a quest’età è cresciuta. È stato un viaggio doloroso perché non voleva staccarsi da lui.

Si è diplomata nel 2013 alla scuola alberghiera Marco Polo di Genova.

Joanicia è una ragazza che ha tanta voglia di fare, intraprendente, determinata, simpatica, solare, disponibile, responsabile; è bravissima a cucinare, soprattutto i dolci.

Se passi una giornata con lei te ne accorgerai che è una ragazza piena di talento, amabile e sempre col sorriso sulle labbra.

Nel 2015 parte per una nuova avventura, si trasferisce in Francia a Les Ulis.

Sandy: ” Ciao Joanicia! Benvenuta a Tè con Sandy e Mea! Chi è Joanicia?”

Joanicia: “Joanicia è una capoverdiana e sono fiera di esserlo e nel mio cuore ci sono dieci puntini (le dieci isole) metto al primo posto il dovere e poi il piacere, sono simpatica e socievole, amo la solitudine ma sono anche una mina vagante e quando mi arrabbio mi arrabbio!”

Sandy: “Ci conosciamo da un po’, intervistarti è un piacere immenso! So che ci sarà da divertirsi ma soprattutto sarà un momento di condivisione. Sei arrivata a Genova nel 2007 per ricongiungere con tua madre, i tuoi due fratelli più grandi e una sorella più piccola. Hai fatto la scuola alberghiera Marco Polo, fra l’altro portando all’esame una tesina su Capo Verde. Per iniziare raccontaci la tua esperienza quando sei arrivata in Italia”.

Joanicia: ” La prima cosa che mi ha colpita appena sono arrivata qui, di preciso a Malpensa, è che non si vedeva niente, nemmeno la strada, per la nebbia, sembravo un prosciutto congelato, ero abituata al sole della mia terra e mi mancava già mio padre. Infatti, a Genova il giorno dopo sono uscita con i capelli bagnati, cosa che facevo sempre, e mi sono ammalata, sull’ autobus ho preso una multa perché avevo lasciato il portafoglio a casa, non capivo niente, dovevo abituarmi. L’ unica cosa che mi rendeva felice era rivedere mia madre dopo cinque anni e stare con i miei fratelli”.

Sandy: “Com’era la tua vita a Capo Verde?”

Joanicia: “Era bellissima, ho dei bei ricordi: mio padre mi portava all’asilo in bici giocavo sempre con i maschi, ricordo le corse dei cavalli”.

Sandy: “Cavalli? Sai andare a cavallo?”

(Risate)

Joanicia: “Ma no, usavamo le scope! Saltavamo la corda. La cosa bella era che si poteva camminare senza scarpe, si usciva anche con una maglietta strappata e andava bene; stavo tranquilla”.

Sandy: “A scuola a Genova? Con i nuovi compagni e professori?”

Joanicia: “Un pesce fuor d’ acqua, non respiravo!!! L’unica cosa bella era che in classe con me c’era mio fratello Edgar, quindi parlavamo in creolo prendevamo la gente in giro … ma non capivo niente di italiano, infatti andavo anche alla scuola di italiano Wall Street, stavo delle ore con le cuffie e ripetevo come una scema le frasi. Alcuni miei compagni erano antipatici quindi non ho legato più di tanto con loro, son rimasti conoscenti ma non siamo diventati amici. A scuola prestavo attenzione alle lezioni però tante volte mi addormentavo. Odio il freddo e la neve, mi congelo tutta…. voglio il caldo!”

(Risate)

Sandy: “Sei riuscita col tempo a farti degli amici a Genova?”

Joanicia: “Non avevo amici, la maggior parte delle volte uscivo da sola se no mi vedevo coi ragazzi del mio stesso palazzo nella piazzetta, al massimo uscivo con mia sorella più piccola e mia cugina”.

Sandy: “Hai mai lavorato qui o fatto stage dato che hai fatto l’alberghiero?”

Joanicia: “Ho lavorato ad Albisola come aiuto cuoco, e nel 2010 in Costa Azzurra un mese a San Raphael in un villaggio turistico”.

Sandy: “E com’ è andata la tua esperienza lavorativa in questi luoghi?”

Joanicia: “Non ti puoi aspettare granché, usano prodotti già pronti, devi solo finire il lavoro. Per uno che vuole imparare e ha passione per la cucina è stata una delusione, però è stato bello perché ho potuto imparare un’altra lingua e mi sono anche divertita”.

Sandy: “So che sei bravissima a cucinare ed è sempre stata la tua passione sin da piccola… è solo per questo che hai scelto l’alberghiero?”

Joanicia: “Non solo per questo. Ho visto da un volantino che ci avevano dato alle scuole medie e così decisi da sola iniziare quella scuola”.

Sandy: “Come ti sei trovata al Marco Polo?”

Joanicia: “Hanno delle regole rigide, o ci stai o te ne vai. la preside ci aspettava all’ entrata della scuola per controllare come eravamo vestiti e diceva che lì si andava a studiare, diceva di stare tranquilli e che una volta usciti di lì avremmo trovato subito lavoro. I primi due anni sono di teoria mentre dal terzo anno inizi a fare pratica, l’unica cosa che non mi piaceva era montare il latte!” (Risate)

Sandy: “Ti piace di più fare la cuoca o la pasticcera?”

Joanicia: “Mi piace di più fare i dolci, quando faccio una torta mi sento soddisfatta e dico cavolo l’ho fatta io!”

Sandy: “Hai mai subito comportamenti razzisti qui?”

Joanicia: “Si ma non gli ho dato troppa importanza, mi hanno dato della negra e detto di tornare al mio paese oppure sull’ autobus mi è capitato di vedere che quando passavo, le signore tenevano strette le loro borse poi sono le prime che d’ estate vanno a prendere il sole per diventare nere”.

Sandy: “In questi giorni stiamo assistendo a varie proteste per la morte di George Floyd nel corso di un arresto eseguito della polizia di Minneapolis (Minnesota). Tantissime persone sono scese in piazza in tutto il mondo per manifestare contro l’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine e contro l’odio razziale. Cosa ne pensi di tutto ciò?”

Joanicia: “Penso che questo non finirà mai, adesso nessuno ascolta nessuno. Le manifestazioni non servono ora perché finiscono sempre male, scontri e guerre. E sinceramente trovo tutto questo molto triste”.

Sandy: “Molte persone sostengono che bisogna protestare, al di là degli scontri, si può farlo pacificamente. Secondo te, tutto ciò porterà a una maggior apertura mentale e di cuore?”

Joanicia: “La vedo dura, giustamente perché ci saranno ancora più scontri e non ci saranno dei miglioramenti/cambiamenti positivi. Siamo tutti stanchi di quest’odio razziale, però la violenza con la violenza non ci porterà da nessuna parte. Sono d’accordo che bisogna protestare ma pacificamente. Comunque, con questi governi corrotti non cambierà nulla perché i razzisti troveranno sempre una via di scampo, una scusa per giustificare il loro atteggiamento”.

Sandy: “Bene! Poi un giorno hai deciso di lasciare Genova e sei partita per una nuova avventura…Francia! Non ti manca un po’ Italia? Genova?”

Joanicia: “Mi dispiace di aver lasciato l’Italia per il semplice motivo, ho avuto l’opportunità di studiare lì, ho imparato la lingua e ho conseguito un diploma. Ringrazio l’Italia per avermi dato l’opportunità a mia mamma di avermi fatto studiare e questo mi è permesso di essere qui e di avere un lavoro! Mi manca i miei cari, però l’Italia ora non è pronta per cambiamenti e non hai la possibilità di crescere nel lavoro. È tutto molto chiuso e ristretto”.

Sandy: “Com’è la tua nuova vita?”

Joanicia: “La mia nuova vita? Una meraviglia! Mi sono trasferita a Les Ulis (rimane a venti minuti da Parigi) cinque anni fa, arrivata qui ho fatto una formazione per imparare la lingua bene e nel frattempo sono diventata mamma. Oggi lavoro, ho un bellissimo bimbo di tre anni e un compagno. Sono felice della mia scelta di venire qui”.

Sandy: “Lavori sempre nel campo alberghiero?”

Joanicia: “No, dopo che ho avuto il bambino ho dovuto trovare un altro lavoro per via degli orari. Adesso lavoro da lunedì a venerdì e ho più tempo per stare con la mia famiglia”.

Sandy: “Musica capoverdiana preferita? Italiana?”

Joanicia: “Musica capoverdiana? Mi piace il zouk e la morna, i miei cantanti preferiti sono Cesária Évora e Ildo lobo! Invece riguardo alla musica italiana mi piace ascoltare Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli, i primi che ho iniziato ad ascoltare arrivata in Italia”.

Sandy: “In questi giorni di pandemia, a causa del Covid-19, come state vivendo ed affrontando questo momento in Francia?”

Joanicia: “Guarda, sinceramente hanno fatto del loro meglio, è stato triste vedere tutta questa gente morire. Siamo stati a casa, con mio figlio abbiamo fatto delle attività insieme, ha imparato a contare in portoghese e in italiano. Direi che la stiamo affrontando bene”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Joanicia: “Lavorare come hostess negli aerei”.

Sandy: “Oh là là… rien ne va plus, les jeux sont faits! Bene abbiamo finito …. ti ringrazio della tua disponibilità in bocca al lupo per il tuo futuro… a presto!”

Joanicia: “Grazie a te!”

Tè con Sandy e Mea!

Una nuova visione sull’immigrazione capoverdiana nella città genovese. Una raccolta di testimonianze di capoverdiani nati e cresciuti a Genova! Ci vediamo tutti i venerdì con tante interviste.

Frammenti di Una Capoverdiana