Le meraviglie naturali di Capo Verde, Parte I

Bambini a Sao Vicente

Apri gli occhi e tuffati nella natura di questi dieci granelli di sabbia nell’oceano Atlantico:

Achada de Leite (isola di Santiago): è un villaggio sulla costa occidentale dell’isola di Santiago e fa parte del Comune di Santa Caterina. È molto caratteristico per il suo paesaggio: il Pilao/pilon e le grotte di “Aguas belas”.

È possibile organizzare una gita per andare a visitare il Pilao e le grotte di “Aguas bellas”, il costo è solo di 20 euro in barca e ha una durata di 25 minuti. Vi lascio qui il link: http://www.agendacultural.cv/index.php?paginas=21&id_cod=7

Baia di Murdeira (isola di Sal): è un piccolo villaggio situato nella costa occidentale dell’isola di Sal. È anche una riserva naturale e marina. Un’ampia baia semicircolare che rimane tra “Pico de Rabo Junca” e “Ponta do Rife”. La riserva marina:

  • Uccelli marini: gabbiani (Chroicocephalus Ridibundus), Fetonte beccorosso (Phaenthon aethereus), balene (Megaptera Novaengliae) e tartarughe

Ilheu dos Passaros (Djeu): è un isolotto roccioso con un faro e disabitato. Rimane tra la baia di Mindelo nell’isola di Sao Vicente e la città di Porto Novo nell’isola di Santo Antao. Il faro fu costruito nel 1882 e si chiama “Farol de D. Luis”.

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Baia da Varandinha (isola di Boavista): situata nella parte occidentale dell’isola di Boavista, vicino al villaggio di “Povoaçao Velha”. È una meraviglia della natura con una grotta che si affaccia al mare tra la sabbia bianca e il mare di acqua cristallina.

https://www.google.it/maps/place/Varandinha/@16.0423386,-23.1057481,11z/data=!4m5!3m4!1s0x94b21b201e6e315:0x71092c4a1737bd6e!8m2!3d16.0423185!4d-22.9656724

Cova (isola di Santo Antao): è un antico cratere di un vulcano spento. Rimane a 1585 metri di altitudine nella parte orientale dell’isola. Santo Antao è un’isola adatta per il trekking con le sue montagne verdeggianti.

https://www.google.it/maps/search/cova,+santo+antao,+Capo+Verde/@17.0555454,-25.3022108,11z

I CAMMINI TURTUOSI DELL’ISOLA DI SANTO ANTAO

Il popolo capoverdiano e le sue credenze: La tradizione orale capoverdiana (Parte II)

Ci sono anche le storielle d’insegnamento saggio, come quelle di Ti Lobo e Chibinho o Ti Lobo ma Ti Canga (le adoravo ascoltare da piccola, erano le mie preferite). Ricordo di quando ero piccola con mia sorella Marina, appena ci mettevamo a letto, chiamavamo nostra nonna: “Vo’ Bia, Vo’ Bia bem conta gente historia de Ti lobo e Chibinho” (Nonna Bia, Nonna Bia vieni a raccontarci la storia di Ti lobo e Chibim).  Ti Lobo, cioè, zio Lupo nelle storielle rappresenta l’avarizia, ingordigia e la furbizia; invece Chibinho o Chibim e Ti Canga rappresentano la saggezza e la prudenza.

Vi lascio con una storia di Ti Lobo e Ti Ganga, tradotto dal libro “Mam Bia tita conta’ estòria na criol” di Ivone Aida. La traduzione è stata fatta da Hipólito Daniel Soares.

Ti Lobo e Ti Ganga

Ti Lobo era scheletrico. Era da tanto che non mangiava a sazietà.

S’era messo a girovagare scoraggiato della vita, quando incontrò Chibim.

Spalancò gli occhi, si rivolse a Chibim e gli chiese: – Ma Chibim, come mai sei così pienotto e io… Guarda, sono tutto pelle e ossa! – Guarda Ti Lobo, io non ti dico dove trovo il cibo perché sei famelico, dove cominci a mangiare non smetti più.

Ti Lobo a furia di insistere, Chibim alla fine finì per glielo dire: – Guarda, passo il tempo a mangiare le uova di Ti Ganga. Le uova di Ti Ganga, Chibim? Non ci credo. – Certo, è la verità, le uova di Ti Ganga.

– Ma come fai? Chibim che era uno spiritoso gli disse: – Quando Ti Ganga va a raccogliere la legna.

Ti Lobo, nel giorno seguente si appostò intorno alla casa, aspettando che Ti Ganga uscisse per potere andare a mangiare le sue uova. Allora quando Ti Ganga uscì di casa, Ti Lobo andò di corsa, spinse la porta, entrò e cominciò a mangiare le sue uova. Chibim adorava fare gli scherzi a Ti Lobo e cominciò a cantare: – Ti Ganga va a raccogliere la legna e Ti Lobo a mangiare le sue uova.

Quando Ti Ganga sentì quella canzone, si insospettì perché se n’era accorta che gli mancavano delle uova, ma non sapeva come facessero a scomparire. In fretta ritornò a casa, entrò pian pianino e incontrò Ti Lobo a mangiare le sue uova. Gli disse: – Sei tu il bastardo che da tempo mangia le mie uova? Quando Ti Lobo vide Ti Ganga si mise a correre per andare a nascondersi. E Ti Ganga a rincorrerlo dietro e lui a cambiare strada finché non resse più, fece un salto e s’aggrappò alla trave di colmo della casa.

Dopo un po’ disse: – Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati con la bocca. Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati col naso. Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati con le orecchie. Ti Ganga, mi sono stancato! Agguantati coi piedi.

Ti Lobo non ce la faceva più a reggersi e si staccò dalla trave e cadde su un mucchio di cenere dove Ti Ganga cucinava. Ti Lobo sparì nella cenere e Ti Ganga si mise a cercarlo, ma nulla, Ti Lobo non si trovava. Tutto a un tratto, Ti Lobo fece una loffa e la cenere si sollevò verso l’alto e Ti Ganga vide in che punto si trovava Ti Lobo e gli disse: – O disgraziato maledetto, ti ho preso! L’afferrò con le mani, lo riempì di botte e poi lo scaraventò fuori in mezzo alla strada. Chibim quando lo vide gli disse: – Ti sta bene giacché sei voglioso e ingordo, ciò che volevi era mangiare gratuitamente.

Chi troppo vuole nulla stringe.

Traduzione di Hipólito Daniel Soares

Ramédi di Terra (Medicina Casalinga capoverdiana)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n°12 Novembro/Dezembro 1984).

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Erba Doce

Disturbo: Gas o bento*

Problemi di gas intestinali? Erba Dochi (si dice nelle isole di Sotavento*) e Erba doce (si dice nelle isole di Barlavento*) a Capo Verde o semplicemente Finocchio in italiano (nome scientifico foeniculum vulgare miller), è una pianta che si usa per curare i disturbi intestinali. Appena svegli bere una tazza di tè al finocchio e poi un’altra tazza prima di andare a letto. Il finocchio è usato anche per curare la tosse, mal di pancia, cistite, anemia e disturbi notturni, quali il sonno. Anche in Italia questa pianta è usata per gli stessi disturbi.

*Bento: significa gas, è una parola usata nel creolo dell’isola di Santiago.

*Leggere la pagina “Geografia e Popolazione”

Il disastro dell’Assistenza a Capo Verde, 20 febbraio 1949

Funerale delle vittime

Ricordo quando ero bambina mia nonna mi raccontava del tragico periodo che colpì Capo Verde duramente, la “Fame degli anni 40”. Tutto l’arcipelago era stato percorso da una grande siccità, anni senza pioggia, il mondo era coinvolto nella Seconda guerra mondiale, le merci non arrivavano e moriranno migliaia di persone. Periodo di grande carestia che cambiò il paese profondamente sia nell’ambito sociale, sia economico che politicamente.

Alcune persone venivano sepolte vive, erano deboli e quindi facilmente dichiarate decedute. Furono scavate fosse comuni nei villaggi e nelle città per seppellire i corpi. I dottori, gli infermieri, i becchini lavoravano giorni e notti senza sosta e molti di loro erano in condizioni di grande stanchezza. Con le poche risorse che avevano alla loro disposizione, erano arrivati al punto di dichiarare persone ancora vive, morte.

C’è un racconto dell’isola di Sao Vicente dove un dottore, una volta accertato lo stato di morte di un paziente, esso fu portato via per essere seppellito in una delle tante fosse sparse nell’isola. I becchini lo stavano per seppellirlo quando reagì con la poca forza che le era rimasta, dicendo: “Sono vivo, sono vivo” e loro risposero: “Il dottore ha detto che è morto, è morto.”. E fu così che lo seppellirono insieme agli altri ancora vivo.

Il 20 febbraio del 1949 è stato uno dei giorni più brutti nella storia di Capo Verde. Questo giorno segnala un fatto di cronaca nera e rimarrà nei ricordi dei capoverdiani. Venne chiamato IL DISASTRO DELL’ASSISTENZA. Era quasi mezzogiorno quando il tetto di un edifico di servizi per l’assistenza ai più bisognosi, “Barracao”, crollò. Barracao, cioè, capannone forniva cibo alle persone non solo dell’isola di Santiago (soprattutto dell’entroterra) ma anche alle persone proveniente dalle altre isole, che per sfuggire alla fame si rifugiarono nella capitale, Praia.

Barracao
(Foto di Nha Terra Nha Cretcheu)

Quel fatidico giorno tantissime persone erano lì che aspettavano il cibo. Il bilancio di morte è di 232 persone, la maggior parte bambini e 77 feriti. La società con l’aiuto dei militari e dei funzionari dei servizi pubblici seppe reagire tempestivamente e crearono mezzi per trasportare i feriti in ospedale.

La notizia di questo disastro venne trasmessa attraverso i mezzi di comunicazioni (radio e giornali) in tutte le altre isole. Più tardi molte persone aderirono alla causa “Aiutare le famiglie delle vittime”, anche i capoverdiani residenti nelle altre colonie portoghesi in Africa. Fu creata una commissione per la raccolta di fondi. Non ci sono notizie documentate riguardo alla somma raggiunta, però alcuni sostengono che il denaro raccolto fu utilizzato nella costruzione delle prime case nel “Barrio Craveiro Lopes”, Praia, e che furano destinate successivamente alle famiglie delle vittime.

 Nel 2016 le vittime furono omaggiate con un monumento realizzato per l’azienda di telecomunicazione del paese, Cabo Verde Telecom. Il monumento è a Gamboa a pochi metri dov’è successo la tragedia e fu inaugurato dal Primo Ministro all’epoca, José Maria Neves. Le tre barre di ferro simboleggiano la famiglia e i 40 anelli rappresentano le vittime del disastro dell’assistenza.

Il monumento

(Tratto dal programma “Nha Terra Nha Cretcheu” di Giordano Custodio, RTP Africa)

Isola di Sal e la sua storia

“ Sal é sabe , Sal é doce, boces tud é nice…”

( Sal è squisito, Sal è dolce, tutti voi siete delle brave persone..)

Désiré Bonnaffoux

Secondo gli storici l’isola di Sal fu scoperta nel 1460 dal navigatore Antonio De Noli. Il primo nome che la diedero fu Lhana, alcuni sostengono anche Plana cioè Piatta. Solo nel tempo fu cambiata a Sal con la scoperta del vulcano di Pedra de Lume, dove tuttora si concentra una grande quantità di sale nel cratere. Con grande difficoltà si estraeva il sale per le isole vicine, Boavista e Maio. Le uniche informazioni precise sul carico di sale che abbiamo rissale al XVIII secolo, da due navi nord americane attraccate che innescarono ai tempi reazioni negative del Ministero portoghese d’oltremare.

Alcune testimonianze della presenza umana sull’isola:

  • William Dampier ( East Coker, 5 settembre 1651-marzo 1715) pirata, esploratore e osservatore scientifico inglese, insieme ai capitani John Cook e Wafer salparono nel 1683 verso le isole di Capo verde. A bordo della Revenge arrivarono a Sal nel mese di agosto. L’esploratore confessa di aver prestato maggiore attenzione ad alcuni fenicotteri inquietanti che agli abitanti e soltanto di aver visto circa cinque o sei uomini e un povero sorvegliante, con cui scambiarono circa 20 barili di sale e delle capre per alcuni vecchi vestiti.
  • Tratto dal Catalogo parziale del Consiglio Ultramarino di Capo Verde:

Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde, 807.  1703, Janeiro, 10, Lisboa:

CONSULTA do Conselho Ultramarino ao rei D. Pedro II com resumo de informações do conselheiro e desembargador, Miguel Nunes de Mesquita, da devassa que tirada pelo ouvidor-geral de Cabo Verde, António Coelho de Melo, sobre o crime perpetrado por alguns portugueses, cujo principal cabecilha foi o capitão Pedro de Carvalho, sobre uns franceses na ilha do Sal, roubando-lhes e fazendo submergir sua embarcação.

Anexo: parecer, carta e carta (minuta).

AHU-Cabo Verde, cx. 9, doc. 26 e 27.

AHU_CU_024, Cx. 9, D. 807.”

(1703, Gennaio, 10, Lisbonna: CONSULTA del Consiglio Ultramarino al D. Pedro II con riassunto delle informazioni del consigliere e del giudice, Manuel Nunes de Mesquita, dall’inchiesta fatta dal mediatore generale di Capo Verde, Antonio Coelho de Melo, su un crime perpetrato da alcuni portoghesi, cui il capo fu il capitano Pedro de Carvalho, verso alcuni francesi sull’isola di Sal, derubandoli e naufragando la loro imbarcazione). 

  • Sappiamo per certo che l’isola di Sal nel 1720 era abitata, ci attesta il capitano, Bartholomew Roberts, pseudonimo di John Roberts, noto anche come Black Bart (Casnewydd-Bach, 17 maggio 1682 – Capo Lopez, 10 febbraio 1722). Nel suo libro, viaggio alle Isole Canarie, Capo Verde e Barbados: “Siamo arrivati ​​al mattino sull’isola di Sal e siamo scesi a terra con sei uomini armati nella baia chiamata Palmeira per vedere cosa o se ci fosse qualcuno. Quando arrivammo a terra, trovammo delle capanne in buone condizioni, sembrava che ci fosse stato qualcuno lì di recente, forse per catturare tartarughe(…) o uomini da una nave incagliata o lasciata da altri(…). Dopo essere andato un po’ più in là verso le palme, ho trovato due caminetti con recenti ceneri.(…) Tutto ciò mi ha confermato che vi erano persone sull’isola. Volevo esserne certo, così divisi i miei uomini in due gruppi e abbiamo cercato su e giù per l’isola, ma senza trovare una creatura umana. Abbiamo visto un gran numero di uccelli da campo, asini… ». Tratto dalla rivista capoverdiana d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984
Manuel Antonio Martins

All’inizio dell’ 800 Sal inizia a essere visitata da alcuni abitanti dell’isola vicina, Boavista, spesso andavano per pascolare il loro bestiame. Nel 1830, Manuel Antonio Martins (Braga 1772- Santa Maria 6 luglio 1845), un uomo d’affari portoghese conosciuto anche come il Napoleone delle isole di Capo Verde, decise di esplorare le saline di Pedra di Lume. Sposò con Maria Josefa Ferreira nel 1793 a Sal Rei, Boavista. Tra il  14 febbraio del 1834 e marzo 1835 fu il governatore di Capo Verde.

Saline di Pedra de Lume
Pedra de Lume

“Manuel Antonio Martins iniziò con la costruzione di un tunnel nella roccia basaltica del vulcano di Pedra de Lume, per facilitare l’acceso e per estrare il sale. Fece anche dei porti artificiali per trasportare il sale dando inizio a un vero proprio business. Importò dall’Inghilterra del materiale e costruì la prima ferrovia nel territorio portoghese, collegava le saline al luogo di spedizione del sale. Con il passare del tempo il sale estratto perde la sua ottima qualità, non riuscì a scavare più profondamente e attraversare il pendio del cratere”. Désiré Bonnaffoux.

L’acceso alle saline, la galleria scavata.
Molo di Pedra de Lume

Nel frattempo furono scoperte anche le saline di Santa Maria, producevano un bellissimo sale, “l’oro bianco”. In seguito all’abbandono delle saline di Pedra de Lume da parte di Manuel Antonio Martins, suo figlio Aniceto Antonio Ferreira Martins nell’aprile del 1846 iniziò a sfruttare le saline occupando gran parte della terra salifera.

Tuttavia con lo sfruttamento e l’esportazione del sale, in particolare per Brasile e per il Nord America, nel 1837 installarono un governo doganale e militare. Nel 1840 l’isola di Sal contava già con circa 400 abitanti, sebbene per lo più schiavi. Il 21 maggio del 1847 ebbe inizio una rivolta provocata dagli schiavi contro il comandante militare, Joaquim Maria Gromicho Couceir, contro le misure prese dal Governo nell’esplorazione del sale.

Con la crescita della popolazione e con l’aumento dell’esportazione del sale nel 1856 venne creato anche un Municipio e nel 1857 ebbe inizio la costruzione di una chiesa nell’attuale città di Santa Maria.

Nel 1869 due nipoti di Manuel Martins,  António e João de Sousa Machado, crearono la ditta “Machado e Irmãos” e costruirono la casa in legno sul ponte di Santa Maria. Tuttavia in quel periodo l’oro bianco, il sale, fu scoperto in varie parti dell’America Latina, il che causò un decadimento considerevole nell’industria dell’isola intorno al 1884.

Santa Maria, La “casa di Legno” dei fratelli Machado

Nel 1919 gli eredi della famiglia Martins venderono le saline alla società “Salins du Cap vert” così iniziò l’esplorazione del sale per le colonie francesi e belghe in Africa. L’isola di Sal ebbe un nuovo risvolto nella sua storia, arrivarono lavoratori dalle altre isole vicine, Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao.

Fino agli anni 1935 e 1936 non si parlava di aviazione a Capo Verde, anche se ci sono stati vari tentativi negli anni precedenti nelle isole di Sao Vicente e di Santiago di costruire un aeroporto ma con scarsi risultati. Poi alcune missioni italiane fecero diverse visite nelle varie isole al fine di scegliere un luogo per un aeroporto su scala, la linea tra l’Italia (Roma) e il Sud America. Dopo aver valutato alcune isole, in particolare Boa Vista, avrebbero finito per interessarsi maggiormente all’isola di Sal, e tre anni dopo, il 13 agosto 1939, una nave italiana portò del materiale per l’inizio dei lavori di costruzione del nuovo e primo aeroporto. Officine, centrale elettrica, una stazione radio, camion, tecnici e operai che in meno di mezza dozzina di mesi allestirono degli edifici prefabbricati, costruirono una pista ed installarono vari servizi: due hangar per aeromobili, officina, radio, meteo, magazzini, uffici, hotel, alloggi e un ospedale. Terminata la seconda guerra mondiale, il governo portoghese acquistò l’aeroporto dal governo italiano e lo inaugurò il 15 maggio del 1949, avendo come primo e principale cliente proprio la linea italiana Alitalia.

Vicino ai vari servizi installati dal governo italiano iniziò a svilupparsi costruzioni di nuove capane, di nuove case e inizialmente il posto prese il nome di Preguiça, gli abitanti erano maggiormente provenienti dall’isola di Sao Nicolau, dove c’è un paesino con lo stesso nome. Successivamente il nome fu cambiato a Espargos (Asparagi), l’origine è dovuto al fatto che in periodi di pioggia l’altopiano si ricopriva e si ricopre da piccoli cespugli di asparagi selvatici.

Aeroporto Internazionale Amilcar Cabral, isola di Sal

Con il nuovo aeroporto l’isola di Sal conobbe un espansione rapida e il turismo aumentò negli anni per via delle sue belle spiagge e del suo clima.

Essendo la penultima isola ad essere abitata, la sua popolazione ha origine dalle isole: Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao. Il dialetto parlato, il creolo salense, è una fusione dei dialetti di queste tre isole.

Nel 1986 arriva a Santa Maria il campione del mondo di windsurf, il francese François Guy, e promuove la piccola città come uno dei circuiti per la pratica di windsurf e di altri sport acquatici. Oggi, infatti, l’isola di Sal è una delle meta preferite per windsurf, kitesurf e Surf.

E come si dice a Sal:

“Un tempo l’isola di Sal era la terra dei emarginati, oggi è la terra di persone per bene.”

Consiglio di leggere o consultare:

Apologia do cidadão Manuel Antonio Martins, ex-prefeito de Cabo-Verde dirigida ao publico imparcial. Published by Lisbon, Typ. Patriotica de Carlos José da Silva, 1836.

Bibliografia:

Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde, 807. 1703, Janeiro, 10, Lisboa

Rivista d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984

Fragata, Revista de Bordo dos TACV- CABO VERDE AIRLINES- N° 6- FEVEREIRO 1994 “ILHA DO SAL, 300 DIAS DE SOL E MAR

Altre informazioni sono state raccolte dai miei vecchi appunti del Liceo.

Sandra Andrade

Oh, Mar levam ma bo

 OH, MAR LEVAM MA BO

Oh, mare portami con te!!!

Portami nel ricordo più sfuggente.

Fammi scivolare nell’eremo  del pensiero,

Fammi cadere nell’orizzonte del tuo desiderio.

Oh, mare portami con te

In luogo dove non esiste giusto o sbagliato.

Oh, mare canta con me,

Il canto di libertà.

Raccontami i tuoi segreti più profondi

Toglimi i miei peccati così che possa rinascere

Sono giovane e peccatore

Sono giovane e sognatore,

dammi la mia libertà!

Sbattimi tra le tue onde

Così che mi possa svegliare!

Annegami  nell’abisso della verità,

E lasciami scaldare le mie lacrime,

nel sole dell’alba.

Oh, mare portami con te

Fammi camminare sulle tue acque

Così posso raccontare che sono diventato uomo.

Sandra Andrade

(Poesia dedicata ai due giovani ( Gianni ed Andrea) dell’equipaggio SALINA EXPERIENCE). Follow : http://www.salinaexperience.com/

In un’altra vita… ero capoverdiana

Image by Prettysleepy from Pixabay

Spesso quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra  che ho avuto tante vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo appartenevano agli dei greci… le  cosiddette isole di Macaronesia.

Cala il sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?” e io rispondo “ tud fixe!” .

In certe occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che aspettava di rivedere il suo Ulisse.

La canzone che spesso cantiamo e suoniamo è quella  “ ‘m cria ser poeta “ di Paulino Vieira, c’è chi balla, chi piange, chi ride…insomma questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.

Quando non si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe, “catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure. Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per fortuna c’è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi. C’è n’è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in mezzo al bosco.

Il bosco è fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscio delle foglie.

Un silenzio di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.

Siamo quasi vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario. Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per ascoltare la favola della buonanotte Tilobo e Chibinho.

Ad un tratto Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.

Faccio due tre passi in avanti ma  Maya è sempre lì nello stesso punto e inizia a ringhiare.

I miei battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all’improvviso ho freddo, c’ è qualcosa nell’aria che non mi piace.

Non se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia improvvisamente.

Tutto è diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo niente.

I passi non sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che sembrano lame che ti trafiggono l’ anima. Maya ringhia sempre più forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.

Torno indietro verso Maya perché ho paura e mi inchino per abbracciarla. Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado, Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento accerchiata.

Vorrei pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi può aiutare. Perdo i sensi.

Quando rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.

Mi alzo e corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente Maya.

Mi giro per cercarla ma è sdraiata per terra.

La chiamo ma lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è morta.

Maya mi ha salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte è successo qualcosa.

A quello che è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una spiegazione logica.

Torno a casa piangendo e mi sdraio sul letto.

Mi risveglio e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.

Correva l’anno 1912 ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì sono andata a salutarlo.

L’ ultima volta che c’eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.

Quando sono arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per altri tè del diavolo.

Dopo averlo bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell’Odissea appoggiato sulla scrivania.

Sono  caduto in uno stato ipnotico.

La vita è un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può controllare.

Sandra Andrade e Ilaria Filippo

Cronaca di una realtà triste (Parte 2)

“ Eu sou um adpeto dos poderes de Verbo, e apesar de mim mesmo distorço a palavra de modo a que, nao mentindo, também nunca diga a verdade- e nao ha’ maior mentira do que aquela que apenas, ligeiramente, se afasta da verdade. Pelos poderes de Hod consegue-se trazer tudo até nos- seduçao e hipnotismo, usando as palavras que sao engodo e anzol.”

“ Este mundo do terceiro anel periférico vive- tal como a maioria dos lugares que sao alvo de politicas de desenvolvimento e recipientes dos donativos- do que é lixo além-mar  reciclado.”

“ Neste ermo africano, ninguém tem idade para ter filhos- nao ha jovens, apenas crianças carnivoras que se alimentam dos velhos, e velhos que parasitam os imbecis, os deficientes e também as crianças.”

Tratto dal libro “Perdido de Volta” di Miguel Gullander

Come vi avevo già parlato nella prima parte della cronaca, Capo Verde inizia a svilupparsi così velocemente che certi aspetti della propria società non vengono notati… o forse nessuno li vuole vedere.

(https://frammentidiunacapoverdiana.com/2015/11/09/cronaca-di-una-realta-triste/)

Inizia l’era degli investimenti, nuovi alberghi, nuove case con arredamenti di ultima generazione, nuovi palazzi ( nasce anche il condominio), arrivo di nuove macchine di lusso, vengono costruiti tre aeroporti internazionali ( un arcipelago così piccolo con quattro aeroporti internazionali…). Più offerte nel mercato di lavoro. Vengono spazzati via tantissimi luoghi naturali; le saline di Pedra di Lume nell’isola di sal (un patrimonio naturale) viene venduto ad un imprenditore italiano.. questo un esempio fra tanti altri.

Nel frattempo cosa sta accadendo ai giovani capoverdiani? A cosa ispirano? I loro sogni? Obbiettivi?  I bambini che il turista vede correndo per i campi/strade con un sorriso magico, che futuro li aspetta?

Sapete uno dei grandi errori che facciamo è, andare in un paese che non è nostro e vedere tutto quello che appartiene a quella realtà con i nostri occhi. Ci sono realtà diverse fra loro, ogni realtà è diversa dall’altra; non si può parlare di una realtà che non si conosce. Conoscere non vuol dire andare in vacanza per una settimana in un mega albergo e pretendere di dare un giudizio a riguardo.

In Africa non hanno bisogno di compassione o pena, vedere un bambino che corre per la strada senza scarpe non vuol dire che non ha cibo che li aspetta in casa. Africa ha bisogno di investimenti nel campo di educazione e salute, non di misere commozioni tipo : “ Povero bambino guarda come soffre! Mi dispiace tanto:” Parlare e piangere non aiutano gli altri, però l’agire si.

I giovani capoverdiani iniziano ad “affrontare” una nuova realtà, si inizia a scoprire nuovi mondi e nuove gente. A Capo Verde inizia ad arrivare gente di tutte le parti del mondo, ognuno con un motivo diverso:

  • Arrivano i turisti europei e non solo (ah belle spiagge, belle donne e bei uomini!!!);
  • Arriva gente della costa africana ( ricerca di migliori condizioni di vita e a loro il mio massimo rispetto);
  • Investitori da ogni luogo del mondo (vogliamo investire ed aiutare il piccolo paese senza risorsi naturali);
  • I cinesi arrivano anche loro e ogni angolo delle città, paesini troviamo un negozio from Cina;
  • Arrivano anche “criminali/ delinquenti” rimpatriati dagli USA.

Quindi un mix di persone, culture che si mescolano tra loro come delle enormi turbine e svaniscono .

Aprono nuove discoteche, pub, ristoranti, bar, feste che iniziano alle 15:00 di un giorno e finiscono alle 10:00 del giorno dopo, soprattutto nel periodo estivo, e quindi la movida è sempre più “ da pesada” /potente come direbbe un capoverdiano. Le feste vanno da lunedì a lunedì “ depois passa sabe, morre ca nada”/ dopo il divertimento, la morte non è niente in confronto…wow giovani che non si stancano mai! Devo dire che i giovani sono tutti dei grandi lavoratori, tutti cercano di lavorare e hanno questo senso di “responsibilità”; ma dovete sapere che, se uno viene invitato ad una festa e il giorno dopo deve alzare alle sei per andare al lavoro, non rimane a casa a dormire… va alla festa e alle sei si presenta al lavoro senza prima essere andato a riposare qualche ora a casa.  “Ah, vida é um so!!!”/ la vita è una sola, perché non divertirci finché possiamo?

In questi ambienti, ovviamente, non mancano le droghe. Una volta si fumava solo la marijuana, ora abbiamo cocaina, eroina, crack e tante altre delizie che sono arrivate nel tempo. Un business e un piacere:”Sesso, Droga e Kuduro”!

Oh, quanti amici ho perso perché hanno scelto il cammino delle droghe?! Tantissimi!!! Ragazzi giovani con un futuro brillante davanti, ora vivono in un mondo buio senza più controlli di se stessi e delle loro emozioni o sentimenti.

Il fenomeno di piccoli giovani o bambini delinquenti per le strade è sempre esistito. A partir degli anni 80 in Capo Verde nascono piccoli gruppi di ragazzi conosciuti come “Piratinhas” che commettevano piccoli delitti, piccoli furti per la strada principalmente nelle isole di Sao Vicente e Santiago.

Negli anni 90 in Santiago (Achada Grande) nasce un nuovo gruppo chiamato “netinhos de vovo” / nipoti della nonna che attuavano soprattutto nei periodi di feste o eventi.

Nel 2000 nascono i cosiddetti “Thugs”, il termine viene importato dai ghetti nord americani attraverso il movimento Thug life creato dal rapper Tupac Shakur. E quindi la delinquenza giovanile aumenta con la nascita dei “Thugs” nei vari quartieri delle città soprattutto nelle isole di Santiago, Sal e Sao Vicente.

Ma questo è dovuto a che cosa? Per primo, se andiamo a vedere negli anni 90 Capo Verde ha un elevato aumento economico circa il 8,4% di media annuale secondo “Estrategia de crescimento e de Reduçao da Pobreza” ma non abbastanza per coprire tutta la popolazione. L’arcipelago continua a crescere in maniera diseguale, la crescita economica non è equilibrata e la disoccupazione è più giovanile.

Spesso accade che questi giovani la loro condizione economica familiare è molto bassa, vivono nei quartieri bassi, case povere e questo a volta li causa problemi. Vengono discriminati perché abitano in questi luoghi. All’età di quindici anni lasciano la scuola e si ritrovano senza un lavoro. Esiste anche il problema del colore della pelle.. questioni razziali.

Per gli Europei tutti gli africani sono neri, a parte i magrebini, ma in Africa non è così! Ognuno ha il suo colore: bianco, molato/ creolo e nero. A Capo Verde funziona così e quindi ci sono delle divisioni razziali. Dunque in questi quartieri poveri la percentuale di neri che abitano lì è più alta, e dopo l’indipendenza il potere politico, economico e sociale si concentrò nelle mani di un determinato élite.

Dopo il 2000 iniziano ad arrivare in numero elevato delinquenti rimpatriati dagli USA creando nuovi gruppi di gangster. Si dice che il governo per fermare questo rimpatriato, firma un accordo con gli studi. L’accordo proposto degli USA è stato: “ Noi, non vi mandiamo più questi ragazzi ma in cambio vi mandiamo due terroristi”. Ora che sia vero o no, nessuno lo sa… ma quando arrivi a Capo Verde tutti ti raccontano questo fatto. Forse è una delle leggende metropolitane o forse no… alcuni sostengono che uno dei terroristi parla oramai benissimo il creolo e che la gente lo va a trovare. Quello che si sa è che quando una voce gira tanto, un fondo di verità c’è! Ad ogni modo i nuovi arrivati a Capo Verde hanno creato un grande scompiglio nella società capoverdiana.

Torniamo ai nostri ragazzi e la leggenda la dimentichiamo, ragazzi di solo 15 anni che girano di notte per le strade colpendo e distruggendo ogni cosa che trovano nel loro cammino. Derubano persone con piccole arme bianche e a volta accade qualche omicidio.

Con la nascita dei gangster, i ragazzi iniziano a usare parole inglese e  le trasformano in una sorta di parola  nuova creola, si da al caso la nascita del termine famoso nell’arcipelago “Kasu bodi” che proviene dallo slogan usato in America “your cash or your body” per rapinare.

Sempre nel 2000 arriva la televisione brasiliana “Rede Record” che tanti i programmi ce ne era uno molto particolare che si chiamava “Cidade Alerta”. Questo programma mostrava e seguiva i crimini nelle favelas, come vivevano i gangster/ gruppi e secondo me ha contribuito moltissimo per la nascita di questi gruppi a Capo Verde. Questi ragazzi non avendo più un sogno, un modello da seguire, cercarono un rifugio diverso. Purtroppo non ci sono solo i ragazzi delinquenti, ma anche uomini. E tanta gente non esce più di casa come una volta, nessuno cammina da solo per strada di sera o di notte e hanno paura.

Ma è colpa loro? E’ colpa della società stessa? O è colpa delle entità politiche? Di chi è la colpa?

E la prostituzione? Esiste oppure no? Certo che esiste.

Quando ero piccola nella mia isola esisteva solo una piccola casa di due o tre donne che si prostituivano e nessuno parlava. Con il turismo i primi che iniziano a prostituirsi sono i maschi, ragazzi che in cambio vogliano una maglietta firmata, pantaloni firmati, qualche soldo nella tasca e donne affamate di sesso che li soddisfa ogni loro desiderio. Anche le ragazze cominciano pian piano a desiderare cose nuove e con la scusa che la famiglia è povera cadano in questo giro.

Vi racconto un episodio che mi è successo nel 2003 quando sono andata in vacanza:

“ Ero al mare, a Santa Maria nell’isola di Sal, con i miei amici. Mi piace fare camminate lunghe e avendo 8 km di solo sabbia bianca decise di fare una piccola passeggiata da sola. Mi piace ascoltare il rumore delle onde che sbattono sulla sabbia mentre cammino. Mentre camminavo pensavo, immaginavo, sognavo e a qualche passi da me si vedono i turisti sdraiati a prendere il sole o fare il bagno. Questo affollamento di persone ormai non ci facevo più caso, mi tenevo sempre più lontana. Al mio ritorno saluto tutti quanti perché se ne stavano andando, sono rimasta da sola… non volevo tornare a casa, mi piaceva stare lì. Dopo la loro partenza, non erano ancora passati neanche 10 minuti, arriva un signore senegalese. Stranamente inizia a parlare con me in italiano, questo fatto mi stupisce e gli dico ch’ero capoverdiana e che poteva parlare con me in creolo. E lui mi disse che pensavo che fosse italiana perché il mio creolo era diverso degli altri e che mi aveva sentito parlare italiano al telefono. E io lì non ho potuto farne a meno che sparare un bel belin, l’uomo mi aveva sentito anche parlare al telefono. Dopo tanti discorsi e presentazioni, lui mi propose un business:

“ Un mio amico italiano, ti ha visto camminare poco fa e si è innamorato di te. Vuole sposarti e farti felice. Ti invita a cena stasera e sei la sua ospite in albergo, Ti darà tutto quello che vuoi e in cambio per me mi dà 100 euro, accetti?”.

Wow, wow, wow… che proposta!! Un accordo? Una proposta? Contratto con il Diavolo?

Ho rifiutato la cosa,  e tuttora penso a quell’accaduto! Quindi le cose funzionano anche così giù??!! E’ tutto un mercato, vendere carne umana fresca al primo offerente!

Bambine, ragazze, donne che offrono il loro corpo in cambio di una misera cena e di una promessa che non verrà mai realizzata. Uomini vecchi e  pedofili che cercano la sorgente della gioventù tramite il sesso. Ragazze di 15 o 16 anni incinte e sole… il padre non c’è mai e rimane solo un ricordo di un avventura di sesso, forse un fantasma che si è dileguato nell’aria della notte.

Di fronte alle discoteche trovi donne nigeriane che spacciano per donne capoverdiane del sud…. insomma un grande caos.

In ogni società del mondo accadono questi fatti, nessuna società è libera da queste realtà, tutti noi dobbiamo far fronte a questi problemi quotidianamente, ci sono persone fortunate e sfortunate, i ricchi e i poveri, case e baracche, il negativo e il positivo.

Capo Verde sta correndo troppo veloce al mio avviso e una parte della sua società sta soffrendo tanto e necessita di aiuto.

Ha bisogno di investimenti nell’ambito educativo, salute, formazioni personali e il popolo capoverdiano deve imparare ad amare e rispettare la sua terra.

Come dice il poeta Luis de Camoes :

 “ Mudam-se os tempos, mudam-se as vontades,

Muda-se o ser, muda-se a confiança;

Todo o mundo é composto de mudança,

Tomando sempre novas qualidades.

Continuamente vemos novidades,

Diferentes em tudo da esperança;

Do mal ficam as magoas na lembrança,

E do bem ( se algum houve) as saudades.

Cambiano i tempi, cambiano le volontà,

Cambia l’essere. Cambia la fiducia;

Tutto il mondo è composto di cambiamento,

Prendendo sempre nuove qualità.

Continuamente vediamo novità,

Diverse in tutto dalla speranza;

Dal male rimangono le ferite nel ricordo.

E dal bene ( se ce stato alcun) le nostalgie.

Tratto da “ Auto da Alma (Gil Vicente), Sonetos e Cançoes (Camoes)”

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Cronaca di una realtà triste

Image by OpenClipart-Vectors from Pixabay

La nascita di piccoli gruppi razzisti sul web nelle isole di Capo Verde e il turismo eccessivo

Parte 1

E’ un periodo che mi capita di leggere su alcune pagine/ gruppi del social network Facebook commenti razziali verso i capoverdiani del sud e la nostalgia dei bei tempi… quando ancora Capo Verde era una colonia portoghese. Amilcar Cabral per molti è stato un ladro, uno che ha rovinato l’esistenza del popolo capoverdiano e che non doveva assolutamente combattere per l’indipendenza del paese. Ma perché ho deciso di scrivere tutto ciò? Sembra una cosa da poco, un piccolo gruppo di persone che scrive questo genere di cose non sono da prendere in considerazione, intanto non stanno facendo del male a nessuno, giusto? Perché perdere del tempo con questa gente ignorante che non ha niente da fare?

Ecco, così pensano molte persone quando parlo con loro di questo fatto o realtà. Traduco due righe che ho letto:

“Ah Sal… quêm te viu antes, como a pérola do Atlântico, a colónia dos portugueses e quêm te vê agora como a colónia, quintal dos badius, a galinha de ovos de ouro dos santiagueiros, república de banana…? Abaixo a ocupação, a exploração e o colonialismo dos badius, e a sua embaixada no Espargo, Câmara Municipal do Espargo. Viva o Muncípio de Santa Maria! UNIDOS JAMAIS SEREMOS ENGANADOS PELOS NOSSOS DITADORES E LADRÕES! VENCEREMOS SEMPRE! “

“ Ah Sal, chi ti ha visto prima, come perla dell’Atlantico, la colonia dei portoghesi e chi ti vede ora come colonia, cortile dei badius, la gallina d’ oro dei santiagueiros, repubblica di banana? Abbasso l’occupazione e il colonialismo dei badius, e la loro ambasciata è a Espargos.  Viva il municipio di Santa Maria! UNITI, MAI SAREMO INGANNATI PER I NOSTRI DITTATORI E LADRI! VINCEREMO SEMPRE!”

Questa frase è uno dei post che possiamo trovare, ce ne sono tanti altri, i commenti sono pesanti e non solo di una persona, ma di tantissime e sono soprattutto di giovani.

Badiu significa in portoghese Vadio/vagabundo che tradotto vuole dire vagabondo. Questo appellativo nasce ai tempi del colonialismo ( di questo si parlerà in futuro), ed è stato attribuito alla gente di Santiago. Con il passare degli anni è diventato un termine discriminatorio. Santiangueiros significa le persone nate a Santiago.

Queste pagine all’ inizio venivano create con l’unico scopo di rivendicare i diritti del popolo capoverdiano, contro i tagli dell’energia elettrica che sono sempre più frequenti nelle isole e la mancanza d’acqua soprattutto nel periodo estivo a causa dell’elevato consumo e della grande richiesta da parte degli alberghi. Insomma fino a qui ci siamo, ma poi queste pagine diventano una sorta di meccanismo crudele per attaccare le persone e più va avanti la cosa, più il numero di persone che cadono in simili errori…aumenta! Scenari razziali, insulti e poco rispetto alla propria storia.

C’è sempre stato il conflitto tra nord e sud a Capo Verde, quelli di Barlavento si proclamano superiori a quelli di Sotavento, in base a che cosa?…non si sa; e quelli di Sotavento si ribellano a tal punto che anche loro iniziano a proclamarsi superiori a quelli di Barlavento….quindi nascono le solite barzellette, canzoni contro l’uno e l’altro. Diciamo che è quello che accade qui in Italia e nel resto del mondo. Per questo l’umanità ancora non ha raggiunto lo stato di Nirvana. l’illuminazione e  nel frattempo continua a barcollare nell’ ignoranza.

Fino a qui non sto dicendo niente di nuovo, forse, però facciamo un salto di dieci anni fa o più e vediamo come era Capo Verde prima del 2000.

Era il posto più tranquillo del mondo, la pace era l’undicesimo comandamento per i capoverdiani. Si usciva alla sera da soli e si tornava in piena notte da soli, camminando tra le strade e i vicoli senza paura… ci si conosceva tutti quanti, anzi avevi paura che qualche vicino ti vedesse ritornare a casa ad una certa ora, perché il giorno dopo tutti avrebbero saputo in che condizioni eri tornata a casa.

I furti??? Uno su cento succedeva, qualcuno rubava una gallina o qualcosa al supermercato… niente di più.

Ah, dimenticavo gli omicidi che a volte capitavano erano per motivi di gelosia, cose che accadevano una volta all’anno per fare parlare la gente. Per mesi la gente aveva da parlare e le donne pettegole ( che chiamo “ As Chefias” , da chefe che significa capo/ boss).

Il turismo è sempre esistito nelle isole ma fino ad oggi non si era mai visto un’esplosione simile.

I principali turisti erano: i portoghesi, i tedeschi, i russi, gli italiani,  gli spagnoli… finché un giorno  arrivò un investitore italiano e tutto cambiò.

I giovani finito la scuola andavano a studiare all’estero ( borse di studio per Portogallo, Russia, Austria, Germania, Cuba, Brasile…) e poi tornavano a Capo Verde  per lavorare.

Il capo famiglia nella società capoverdiana è  sempre stata la donna. Gli uomini andavano via, emigravano, e rimanevano a casa le donne con i figli.

Come dappertutto, c’era quello più ricco e quello più povero; quartieri di gente ricca e quartieri di gente povera. I ricchi stavano nelle zone più belle e i più poveri dove capitava… qui e là.

Capo Verde faceva parte dei paesi del terzo mondo ( un giorno mi piacerebbe capire con che diritto e con che metodi si capisce che un paese è più sviluppato dell’altro. Perché uno è più avanti tecnologicamente? E il progresso di un paese si misura in base alla tecnologia?… credo che l’uomo ha ancora da imparare) e quindi riceveva continuamente la beneficenza della Banca Mondiale e del FMI.

Avevamo due o tre alberghi sparsi per le isole, ancora non erano arrivati gli alberghi di lusso a cinque stelle.

Ma siccome il mondo non è finito nel 2000, le porte delle isole si sono aperte al mondo e  all’investimento turistico. Iniziano ad arrivare tantissimi investitori italiani, uno dopo l’altro; poi arrivano gli spagnoli insieme ai cugini portoghesi, e tanti altri. Bisogna dire che il governo insieme agli altri partiti, dopo una lunga e faticosa discussione, decidono di far una bella pubblicità del paese ai nuovi investitori: “ Se vuoi investire a Capo Verde, per ben dieci anni non paghi le tasse e dopo questi anni te ne puoi anche andare… no prolem!”

Il popolo capoverdiano inizia a guadagnarsi dei soldini in più, tutti hanno un lavoro fisso con uno stipendio. Viva, ce l’abbiamo fatta! Finalmente si respira un po’ d’aria. Ma come dargli torto? Anch’io la pensavo come loro, finché un giorno ho capito che chi ci guadagnava non era il capoverdiano ma gli altri. Inizia anche l’immigrazione tra isole, le persone iniziano ad andare dove c’è più offerta di lavoro.

Non voglio dire che il turismo non sia una cosa positiva, ma diventa negativa quando diventa eccessiva. Quando distruggono paesaggi meravigliosi e selvaggi per costruire palazzi, quando la popolazione locale viene sfruttata. Ed è quello che sta accadendo oggi giù e non solo.

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)