Ramédi di Terra (Medicina Casalinga): pomata di Zolfo.

Foto (disegno) di Ponto & Virgula numero 10 e 11

Ramédi di Terra

(Medicina Casalinga)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n° 10 e 11 Julho/Outubro 1984)

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Tendo a precisare che non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Pomata/unguento di Zolfo

Disturbo: Cocerinha (scabbia)

La scabbia era molto comune nelle isole di Capo Verde, mi ricordo da piccola di averla presa. Era un continuo grattarsi e prudeva tantissimo. Era come avere il pidocchio, ti curavi, andavi a scuola ed ecco che si ripresentava di nuovo. Tra le tante altre cure particolari, si usava la pomata di zolfo (lasciava una puzza per giorni, ma era più efficace).

La sera, dopo la doccia, mettere la pomata sulla parte del corpo con la scabbia. Ripeterlo per tre sere consecutive.

Nota: Non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

Poesia: Sodad.

SODAD

Image by Marta Cuesta from Pixabay

 Aspetto sempre le buone nuove

Aspetto sempre seduta in questo molo,

 il vento che mi porta speranze nuove.

Sono prigioniera delle stagioni.

La mia anima è vagabonda della notte

La libertà è la speranza

 E la pioggia non è in abbondanza

da queste parti.

Sodad di un tempo lontano

Sodad di un cretcheu

Sodad di una promessa.

Oh, nha pove il mio cuore piange

di un dolore soffocato

Che peccati ha quella terra?

È stato dimenticato negli abissi

di quell’oceano “malcriado”?

Sono prigioniera degli abissi

Sodad di un luogo perduto

Sodad di un cretcheu

sodad di una promessa

Sodad d nha terra.

Qamar

*Sodad: è una parola nel dialetto creolo e arriva dal portoghese Saudade (Nostalgia)

*Cretcheu: è una parola in creolo che vuol dire “qualcuno/a che vuoi tanto bene”, “il tuo amore” oppure “qualcuno/a che desideri tanto”.

* Nha: pronome possessivo “Mia”

*Pove: Popolo

* Malcriado: questa parola si usa spesso a Capo Verde per indicare una persona poco ben educata, ma ha anche un altro significato, malvagio/feroce.

Artigianato capoverdiano (Arte popolare)

#frammentidiunacapoverdiana
Balaios (cestini)

L’artigianato è un’attività lavorativa e creativa legata alla vita quotidiana di ogni popolo. L’immaginazione dell’artigiano è un elemento essenziale per la creazione di vere e proprie opere d’Arte. Gli oggetti sono fatti a mano e a volte vengono adoperati semplici strumenti nella loro realizzazione.

A Capo Verde “l’arte di arrangiarsi” nel tempo ha portato le persone a essere creative. Sfruttando la propria capacità, conoscenza e risorse, l’artigiano capoverdiano riesce a esprimere la sua cultura attraverso oggetti casalinghi e oggetti decorativi.

Secondo Manuel Ferreira nel libro “Aventura Crioula”: “…resteremo sorpresi dal numero o dalla varietà di abiti, vestiti, ornamenti, semplici manufatti, piccoli oggetti d’uso, prodotto della sensibilità o del genio del popolo capoverdiano.”.

L’artigianato capoverdiano discende direttamente dal continente africano (centro e costa occidentale): la tecnica di modellazione (uso dell’argilla rossa) – terracotta, il batik nella tintura dei tessuti, il lavoro in vimini o in canna, la tessitura del cotone e l’arazzo.

Con i granelli di sabbia si realizzano dei piccoli oggetti tradizionali, ci sono anche Gli spaventa spiriti realizzati con il casco di banane. I giocatoli: bambole di pezza e macchine fatte di latta.

Erano molto usati i gusci di tartarughe per l’elaborazione di oggetti decorativi finché il governo non proibì la loro caccia.

Il prodotto artigianale tipico capoverdiano è il “Pano de terra”, oggi è usato anche nella creazione di vestiti e borse.

Nell’isola di Santiago oltre a oggetti di terracotta, si realizzano oggetti decorativi con noce di cocco, borse di sacco di Juta e cestini (balaios).

Nell’isola di Sao Vicente si realizzano degli strumenti musicali con la corda (chitarre, violini ecc.), dipinti su stoffa, gioielli con conchiglie, oggetti in pietra e pezzi di vetroceramica.

L’isola di Boavista a parte gli oggetti in ceramica, è famosa per i sui cappelli di paglia e cestini di foglie di palma.

L’isola di Fogo con il suo vulcano scolpisce pezzi decorativi in pietra lavica e l’isola di Brava è famosa per il ricamo.

Le isole come Boavista, Sal e Maio caratterizzate per la loro meravigliosa fauna marina e per le belle spiagge (sabbia bianca), alcuni prodotti artigianali realizzati sono orecchini, collane e braccialetti di conchiglie.

La ceramica: la tecnica di modellazione con l’uso dell’argilla rossa è molto elaborata. L’argilla dopo varie fasi di trasformazione è modellata come un cilindro e posata sulla base sul pavimento per asciugare (avviene all’aria aperta). Il tempo impiegato nella costruzione di un oggetto in ceramica dipende dalla dimensione e dalla larghezza. La forma degli oggetti prodotti segue la tradizione africana, con eccezione dell’isola di Boavista che forse negli anni 60 ebbe l’influenza dai portoghesi.

La tessitura: probabilmente è un’eredità dal popolo arabo. È più presente nelle isole di Santiago e di Boavista, ed era un lavoro eseguito dagli schiavi. La coltivazione di cotone e d’indaco (Roccella tinctoria) ha contribuito allo sviluppo della tessitura soprattutto a Boavista.

Nel Museo d’Arte Tradizionale a Mindelo, possiamo trovare una varietà di oggetti artigianali capoverdiani.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Chà com barba de midjo (Tè con i filamenti di mais).

Foto di Ponto & Virgula n°9

Ramédi di Terra

(Medicina Casalinga)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n°9 Maio/Junho 1984)

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Chà com barba de midjo (Tè con i filamenti di mais).

Disturbo: Piedi gonfi????

Nella gravidanza, quando si avvicina il momento del parto, i piedi della donna si gonfiano. A Capo Verde si consiglia di usare le foglie di pannocchia di Mais (i filamenti).

Quando si prende: Bollire i filamenti della pannocchia di mais e bere una tazza di tè al mattino e un’altra al pomeriggio. Per alcuni giorni continui, finché i piedi non si sgonfiano.

Attenzione: Se una donna incinta ha le mani gonfie, la faccia gonfia e giramenti di testa è consigliabile andare dal dottore. Non mangiare cibi salati.

E qui in Italia? Quali sono le medicini tradizionali usate per i gonfiori ai piedi?

Nota: Non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

Conoscere… Liguria: Castagnabuona (Varazze)!

È una frazione del Comune di Varazze con 712 abitanti. Sono andata alla festa autunnale, la Castagnata! Poi ho fatto una visita alla Chiesa di San Rocco! Una vista mozzafiato.

https://goo.gl/maps/rzsCeE3f7cYUbRwP9

Curiosità:

  • Il Santuario di Nostra signora della croce fu costruita nel 1245 per ricordare il passaggio di Papa Innocenzo IV.  È un bene del FAI, i Luoghi del Cuore;
  • Il 2 giugno, Festa della Repubblica, si festeggia con focaccette e acciughe fritte (Focacciuga);
  • La Castagnata (festa autunnale);
  • Il 16 agosto la festa di San Rocco;
  • La Confraternita di S. Rocco e di N.S. della Croce di Castagnabuona.

Anno: 2014

Lockdown: dall’Isteria alla Rimozione

Cosa c’è di più frustante quando non hai il controllo della tua vita e di quello che ti accade attorno?

Non avrei mai immaginato che l’umanità potesse vivere un momento così triste e di smarrimento. Sinceramente, amici? Immaginavo una pandemia del genere, forse tra cento anni, ma non adesso. Invece poi è successo! Crediamo sempre che niente ci può accadere, forse può accadere agli altri ma non a noi. Guardavamo le immagini che ci arrivavano dalla Cina con grande stupore e scetticismo. Questo virus era così lontano da noi ed eravamo sicuri che non sarebbe mai arrivato. Eravamo così concentrati a guardare “l’altro” che ci siamo dimenticati di guardare “noi”. Ma eccolo che è arrivato!!! Cosa fare? Ci accolti di sorpresa! MOMENTI DI GRAN PANICO, PANICO, PANICO! Però poi abbiamo pensato, ma è a Codogno! È arrivato in un paesino, tutto sotto controllo. Che sarà mai? Un’influenza? Sì, dicono alcuni esperti che è solo un’influenza. Nel frattempo, il nostro “Mantra” preferito era diventato: “E’ solo un’influenza! È solo un’influenza! È solo un’influenza”. Continuavamo a ripeterlo, forse per schiacciare le paure.

Spesso il nostro ego è così forte, che ci impedisce di guardare dentro di noi. Per anni abbiamo corso dietro al desiderio supremo, quello di “conquistare il mondo”; non ci siamo fermati a guardare il quanto ci offriva.

L’arrivo del lockdown:

Ho sentito quel giro di chiave nella serratura della mia anima, come se un proiettile mi avesse colpito nel mio profondo io. Ho provato una sensazione d’angoscia, di terrore…qualcuno aveva tarpato le mie ali. Nel buio e nel vuoto sono scesa. Poi ad un tratto una luce mi si avvicinò e così iniziò la mia fase del “Cambiamento”.

In questi giorni tra un libro e l’altro, tra un giro sui social network, tra il mio blog, tra i vari challenge sul gruppo della comunità capoverdiana di Genova su Facebook, tra una pulizia profonda e l’altra della casa, ho avuto anche il tempo di guardare un telefilm su Netflix: FREUD.

“… un giovane e ambizioso Sigmund Freud si allea con una medium e un ispettore per chiarire una serie di cruenti misteri.”

Nel primo episodio il giovane Freud dice queste parole:  

Io sono una casa, è buio al mio interno. La mia coscienza è una luce solitaria, una candela al vento. Tremola da una parte e dall’altra. Tutto il resto è avvolto nell’ombra, tutto il resto giace nell’inconscio. Ma le altre stanze ci sono: nicchie, corridoi, scale, porte, sono sempre li. Tutto ciò che vive dentro di voi, tutto ciò che vaga dentro di voi, è sempre lì. Continua a vivere ed a operare all’interno della casa che sono io. L’istinto, l’eros, i tabù, i pensieri proibiti, i desideri proibiti. Tutti quei ricordi che non vogliamo vedere in piena luce, che abbiamo spinto via dalla luce, continuano a ballare intorno a noi nel buio. Ci tormentano e ci pungono. Ci perseguitano, bisbigliano, ci fanno paura, ci provocano sofferenze, ci fanno diventare isterici.”

Per ora è solo uscito la prima stagione ed è divisa in otto episodi. Per ogni episodio ho immaginato/identificato le nostre settimane del Lockdown:

1. Settimana: ISTERIA (tutti a fare: flashmob vari, cantare e ballare sui balconi/terrazzi, scrivere mille messaggi, chiamare persone che non sentivamo da mille anni; inviare video scemi).

2. Settimana: TRAUMA (questa è la fase dell’elaborazione dell’accaduto/del trauma. Quindi ci siamo buttati nel cibo e nella ginnastica fai da te. Siamo diventati pizzaioli, cuochi professionali, creativi nel decorare i nostri piatti. Riguardo alla ginnastica, che dire? Grandi atleti!!).

3. Settimana: SONNANBULISMO (la fase del disturbo del sonno. Ci siamo addormentati, ma continuiamo a fare dei movimenti e a comportarci come se fossimo svegli. La fase dei vari Challenge sui social network).

Photo by Cornelia Kopp on Foter.com / CC BY-NC-ND

4. Settimana: Totem e tabù (la fase della realizzazione: i nostri incubi e i nostri sogni si trasformano in realtà. Abbiamo smesso di chiamare le trecento persone al giorno, abbiamo smesso di mandare tanti messaggi, di ballare, di sfornare mille pizze al minuto, di fare ginnastica in casa ecc. Ora sappiamo che la realtà è cruda e dura, siamo consapevoli. Quindi ora è la fase della preghiera e della necessità di aggrapparsi a qualunque cosa per superare le giornate.).

Photo by begemot_dn on Foter.com / CC BY-NC

5. Settimana: Desiderio (aumenta il desiderio di uscire, potremo diventare più aggressivi e scontrosi in questa settimana. Il desiderio sta tramontando nella disperazione! La gente inizia a litigarsi fra loro).

Gli episodi della serie, Freud continuano, noi per ora siamo solo al quinto episodio. Ma credo fortemente che finiremo per andare a passo merito con il telefilm, quindi lascio qui quello che ho immaginato nella mia povera mente, le altre tre settimane (perché secondo me non usciremo prima):

6. Settimana: Regressione (Sarà la settimana più difficile in assoluto e gli effetti del trauma saranno più profondi. Inizierà la fase del pianto e della non accettazione. Il ritorno anche al passato, vecchi ricordi appariranno…).

Photo by pedrosimoes7 on Foter.com / CC BY

7. Settimana: Catarsi (Finalmente si arriva alla resa dei conti ed è il momento per affrontare le nostre paure. E’ il momento di liberazione da esperienze traumatizzanti).

8. Settimana: Rimozione “quando una porta viene aperta”.

Photo by mripp on Foter.com / CC BY

Sandra Andrade

Conoscere Liguria: Balzi Rossi!

Balzi Rossi o Sassi Rossi, è il nome dato a una spiaggia nei pressi di Ventimiglia. Con le sue grotte e il suo museo, scoperti nella seconda metà dell’Ottocento.

Il museo Preistorico di Balzi Rossi fu finanziato da Sir Thomas Hanbury nel 1898.

https://www.musei.liguria.beniculturali.it/musei?mid=403&nome=museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica

  • Grotta del Caviglione
  • Grotta del Conte Costantini
  • Grotta dei Fanciulli
  • Grotta di Florestano
  • Il Riparo Mochi
  • Grotta Grande
  • Grotta del Principe

Consigli: Visitate sia il Museo preistorico di “Balzi Rossi” che la Zona Archeologica.

È un luogo ricco di reperti preistorici di grande importanza per tutta l’umanità.

Anno della visita: 2015

27 marzo festa della donna capoverdiana

Oggi, 27 marzo, è il giorno della donna CAPOVERDIANA!!! Volando tra i miei pensieri, mi è uscita questa poesia pensando alle nostre nonne, alle nostre madri ma soprattutto a mia cugina che sta combattendo una grandissima battaglia, quella del cancro. Così le dedico questa poesia:

Mia cugina Vanda!

Uno, due, tre, senti il ritmo del Batuque!

Ecco la donna capoverdiana,

che sorregge il nostro arcipelago nel firmamento.

Nell’ombra, splende!

Con i suoi colori,

fa brillare il cuore dei non credenti.

Oh, criola! Chiudi i tuoi segreti,

sotto sette chiavi.

Apri il tuo cuore verso i quattro venti,

Piangi sul terreno secco per far crescere i fiori.

Alza i piedi, sbatti sulla terra marrone il tuo dolore.

Chiudi il pugno e urla il tuo malcontento,

Sbatti i tuoi panni ed alza la polvere del pentimento.

E sul pensiero “dos Malcriados”,

risorge come il sole dell’infinito.

Batti le mani e sveglia il mondo,

e sii il volto femminile di Dio.

Qamar

Non ho un gatto, ho una bimba pelosa.

Dicono che i gatti sono esseri indipendenti, liberi, mistici (poteri soprannaturali), molto intelligenti ed anche diffidenti. Dalla mia esperienza diretta posso confermare tutto ciò. Ogni gatto ha una sua personalità, un suo carattere e percepisce il mondo diversamente da noi esseri umani.

Sin dall’antichità, era venerato il gatto; il volto della dea Bastet, simbolo di fecondità e dell’amore eterno è una prova della venerazione e rispetto per questo felino. La passione per i gatti inizia con gli egiziani, arrivando ai romani fino al profeta Maometto:

“L’immagine del gatto nell’Islam è principalmente positiva, grazie all’affetto che portava loro Maometto, dopo essere stato salvato da un morso di serpente da una gatta soriana, Muezza, che poi venne adottata e amata dal Profeta. Per l’affetto e l’amore che nutriva nei confronti della sua gatta, secondo la leggenda, Maometto regalò ai felini la capacità di cadere sempre su quattro zampe, nonché la presunta facoltà di poter osservare contemporaneamente il mondo terreno e la dimensione ultraterrena.”

L’immagine del gatto nella letteratura (ad esempio Alice nel Paese delle Meraviglie o il Gatto Nero di Edgar Allan Poe) ha stimolato molto le fantasie di numerosi poeti e scrittori; nella musica (dai Queen con “Delillah e Bijou” a Gino Paoli con “La Gatta”).

La mia gattina ha tre anni, quando l’ho presa non avevo idea, che la mia vita sarebbe cambiata radicalmente e che avrei trovata un’amica e una compagna (anche se lei si comporta come se fosse la mia bambina, forse anch’io inconsapevolmente sono diventata sua “madre”). Non ho mai cercato di umanizzarla perché lo trovo sbagliato, è lei che ha saputo prendere i suoi spazi e chiedere ciò di cui ha bisogno. Non nego che ogni tanto le canto questa canzone: “Where is my baby cat? Who is my baby cat? It’s Mea, Mea, Mea” e lei mi risponde con le fuse. È un concerto meraviglioso, divino.

Per me è un modo per ringraziarla del suo affetto, è quasi una “venerazione” la mia. Spesso mi trovo a domandare cosa hanno così di tanto speciale? Perché davanti a lei mi “arrendo”?

Il mio ego si annulla davanti al suo sguardo. La sua eleganza nel muoversi? Mi fa vibrare il cuore di stupore.

Comunque, quando la cerco io, niente…NON VUOLE! Decide lei il momento, l’ora senza tanti giri di miagoli. Magari un morso, un graffietto e se ne va con eleganza.

In questi giorni di Lockdown sto avendo l’occasione di conoscerla meglio e di passare più tempo con lei. Così ho deciso di scrivere più o meno come passiamo le nostre giornate e le nostre notti d’insonnie.

Mattino: i nostri orari sono cambiati. Prima del lockdown mi svegliavo alle 6 o massimo alle 6.30, quindi lei era abituata a quella fascia oraria. Ora ci si alza un po’ dopo, ma nonostante tutto mi sveglia. Non posso dormire fino a quando voglio io.

D’inverno lei dorme più ore di notte ed è più serena, d’estate invece dorme pochissimo e mi sveglia alle 3 di notte, alle 5 di mattina…non importa, lei deve uscire sul terrazzino per vedere gli uccellini (che poi ha una paura tremenda di loro).

Qualche volta mi salta addosso, altre volte miagola oppure si mette a fissarmi nel buio accanto al letto e magicamente mi sveglio perché mi sento osservata. A volte restiamo ancora a letto una mezz’oretta a farci le coccole; poi si va verso la cucina per darle da mangiare ed aprire tutte le porte (anche quelle interne) e le finestre di casa, così lei è felice. Vedo dal suo sguardo: “Apri tutto umana, libertà”.

Verso mezzogiorno inizia il momento delle richieste di coccole, ha sonno ma vuole addormentarsi tra le mie braccia. Guai se non lo faccio, mi insegue per tutta la casa con forti miagoli!

Pomeriggio: Dorme di più, qualche volta si sveglia e vuole giocare. Mi invita spesso a prendere parte ai suoi giochi: lancio di palline; lancio di topolini giocatoli (li prende e poi me li riporta per lanciarli di nuovo); il gioco cucù (bubù-settete) dove mi nascondo e lei va a cercarmi; qualche volta si gioca al gioco “Alla ricerca dei giochi perduti”, cioè, alla ricerca dei suoi giochini sotto il divano (adora questo gioco, fa tante fuse).

S’è una bella giornata esce sul terrazzino, ogni tanto entra in casa di corsa miagolando e cercandomi e quando non mi vede…panico; devo dirle “Sono qui” così corre verso di me o sale in braccio o si nasconde dietro di me. La casa è piena dei suoi giochi sparsi qua e là.

Sera: è il momento più complicato per me nello svolgimento di qualsiasi attività. Ovviamente è più attiva e vuole più attenzione. Vuole stare sempre in braccio, mi salta addosso, mi fa gli agguati. Se mi siedo è finita e non si arrende facilmente. Tra bacini e fuse si addormenta. Poi se ne va per conto suo e si addormenta sul divano.

Notte: sto facendo molta fatica per addormentarmi, forse per l’ansia creata dalla situazione che stiamo vivendo. Ma lei è con me, mi è vicina. Dorme a fianco a me, sento il suo calore e questo mi dà conforto e speranza. La sua presenza è costante e dolce, in questo momento più che mai mi sta accanto tra una fusa e un miagolio so che c’è. Sta rendendo questa quarantena più morbida, più soft da superare. Gli animali ci amano incondizionatamente, ci riempiono i nostri cuori d’amore e sono una fonte d’insegnamento. Bisogna ascoltarli di più e non tagliare il loro spazi.

Grazie piccola Mea per esserci!!!

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