Gli anziani di Genova, gli eroi della città.

Premessa:

[1] Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherà.

[2] Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

[3]la loro partenza da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

[4] Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,

la loro speranza è piena di immortalità.

  La Sacra Bibbia – CEI

L’Antico Testamento, I Libri Poetici e Sapienziali, Sapienza Capitolo 3

Fra le colline e il mare c’è un luogo remoto e disperso, una città…Genova! Vi racconto una storia, ma non la raccontate a nessuno. Qui la racconto, qui la dimentico.

Nelle strade tortuose e strette della vita, ogni giorno cammina l’anziano Andrea. Stanco della vita, stanco del suo respiro, stanco di sé stesso, eppure il tempo non lo ferma. Può piovere, può nevicare ma il nostro eroe sfida ogni evento della natura senza mai piegarsi.

Andrea è un uomo di poche parole ma gli piace mugugnare di tanto in tanto, il suo passatempo preferito è il gioco delle bocce. Ogni mattina, attraversa il suo quartiere Marassi con il suo berettino in mano per andare a giocare “Petanque” con i suoi amici in viale Centurione Bracelli.

Nel periodo autunnale a Genova siamo perennemente in allerta (rossa, arancione, gialla) per forti piogge e per violente raffiche di vento di tramontana. Secondo voi chi troviamo per le strade? Lui e suoi “amici”. C’è chi va a comprare le medicine, nonostante in casa hanno ancora tre scatole. E c’è chi va a fare la spesa, pur avendo una scorta di cibo che potrebbe durare per un anno. Ma signore Andrea non è un uomo che si ferma davanti agli ostacoli, cosa vuoi che sia un “Downburst” * per lui? Niente, lui non è un timoroso. Lui sfida anche le tempeste dell’Invisibile. Amici miei, signore Andrea non ha vinto nessuna medaglia ma ha conquistato i cuori di tutti noi. Noi, poveri illusi e poveri pigri d’animo che davanti ad una fronte temporalesca ci chiudiamo nei nostri piccoli nidi fatti di spine e corone.

Signore Andrea non è uno che ama andare in ospedale a fare gli esami, ma sua moglie Gigia sì. Gigia a ogni movimento anomalo del suo corpo corre verso l’ospedale, passando ovviamente prima dal suo dottore della mutua. Gigia quando va dal suo medico spera sempre d’incontrare qualche anima giovane per raccontare i suoi “trucchi e segreti” della vita. È una signora semplice, la vita è stata dura con lei però ha saputo affrontare i suoi malori e dispiacere con dignità e onore.

Quello che vi posso dire è che i nostri amici hanno perso il senso del pericolo e non temono i castighi della natura. Potete anche chiamare il Primocanale* per lamentarvi di essere chiusi in casa senza viveri, ma loro escono superando ogni battaglia e ogni grido di non rivoluzione. E al Covid-19 “Cossu l’è “Pandemonio”?” vi diranno.

*Downburst: gergo meteorologico per descrivere le raffiche di vento sino a 180 km/h, come quelle di scirocco.

*Primocanale è una emittente televisiva ligure

*Il mio lavoro mi porta a prendere molto spesso i mezzi pubblici, in una giornata può capitare che prenda l’autobus anche 8/ 10 volte. Mi sposto continuamente da una parte della città all’altra. Il 90 % dei passeggeri sono anziani (sappiamo che la Liguria è la regione più anziana d’Italia, con il maggior numero di over 65), escono a tutte le ore della giornata. In questi giorni neanche il Covid-19 li ferma, pur sapendo che sono la fascia più a rischio.

#cartonimorti

Youssef e la Nutella

Image by M. Maggs from Pixabay

In un paese lontano viveva un ragazzo di nome Youssef. Aveva 20 anni e apparteneva a una famiglia povera. Ogni giorno usciva per andare a lavorare nella piantagione di caffè, prendeva il solito pulmino che lo portava a 100 km da casa sua. Si svegliava tutte le mattine alle 4 per sgobbare tutto il giorno fino alla sera; prendeva il suo cestino con il pranzo e salutava la madre in segno di rispetto.

Era il fratello maggiore di 7 figli (4 maschi e 3 femmine).

Youssef era un ragazzo dalla carnagione scura, snello ma forte; aveva occhi neri, timidi che colpivano chiunque lo guardasse; aveva un bellissimo sorriso ed era un ragazzo sveglio.

Era bravo in matematica infatti tutti si facevano aiutare da lui per la contabilità domestica soprattutto la vicina di casa anziana Safiyyah.

Sarebbe potuto andare al liceo ma i genitori non potevano permetterselo.

La madre era dispiaciuta perché conosceva le qualità del figlio.

Ogni sera prima di andare a letto Youssef baciava la madre sulla fronte; lei lo guardava negli occhi con aria malinconica e diceva sempre questa frase:

“Tu sei mio figlio e dal mio ventre sei uscito. Sei un pezzo di me e credo in te, sei intelligente, sei dolce, il tuo destino è scritto nelle stelle. Segui il tuo cuore e non dimenticare mai chi sei.”

Il padre era un invalido, che non aveva mai ricevuto nessuna ricompensa o pensione dopo quella maledetta guerra.

Abitavano in un paesino di soli 200 abitanti ricco di vegetazione dove si conoscevano tutti.

C’era un unico televisore dove tutti si riunivano alla sera dopo cena per guardare film, telenovelas, partite di calcio, telegiornali etc. Dipendeva dalla serata!

Youssef quando guardava la tv rimaneva sempre colpito dalla pubblicità.

L’ immagine che aveva sempre impressa nella mente era quella della famigliola felice che faceva colazione spalmando la nutella su questa fetta di pane.

Questa pubblicità lo faceva riflettere sulla sua situazione, questo lusso non gli era permesso infatti il pane era fatto in casa dalla madre e a volte gli veniva concesso solo il burro che il pastore Muhammade portava loro.

Ah, come desiderava quella nutella! Voleva assaggiarla almeno una volta per capire che gusto avesse e provare quella sensazione di felicità che provava quella famiglia della pubblicità.

Una sera un po’ diversa dalle altre fece il sogno di essere seduto a tavola con la sua famiglia a mangiare la nutella.

Quando si svegliò prese la decisione di partire alla ricerca di quel nettare degli dei.

Alla sera, dopo il lavoro, durante la cena comunicò alla famiglia che voleva partire.

Tutti rimasero sconcertati, nessuno se lo aspettava, tranne la madre che sapeva sarebbe arrivato questo momento.

Youssef aveva un amico che conosceva un tizio che organizzava viaggi su barche e con i pochi soldi che aveva messo da parte e con i risparmi della famiglia che gli aveva regalato la madre, poté partire.

A lui poco importava se rischiasse la morte ma voleva la sua nutella.

Arrivò il giorno della partenza tutti nel paesino erano tristi, l’anziana Safiyya piangeva e urlava: “Il mio bambino partirà e non tornerà mai più.” Ognuno gli fece dei piccoli regali/portafortuna. 

Lasciò il suo lavoro al fratello secondogenito Ismael, così poteva prendere il suo posto nel sostenimento della famiglia.

Salutò tutti e lasciò per ultima la madre che strinse con un abbraccio. La tristezza della madre era così profonda che riuscì a dirgli solo la solita frase:

“Tu sei mio figlio e dal mio ventre sei uscito. Sei un pezzo di me e credo in te, sei intelligente, sei dolce, il tuo destino è scritto nelle stelle. Segui il tuo cuore e non dimenticare mai chi sei.”

Prese le sue cose e dopo tanti saluti partì alla ricerca della sua nutella.

Qamar Sandra Andrade

“Between Art and Quarantine”: la donna capoverdiana.

“La mia anima si inginocchiò, tremante e soggiogata; Era la tempesta di rose, era nuvola profumata.” Eugenio Tavares, Tratto dal sonneto “Kate”

Il Getty Museum di Los Angeles in questi giorni di quarantena ha proposto una sfida (Challenge), mettere in scena dipinti famosi improvvisando con quello che si ha in casa.

Così sul gruppo di Facebook, Comunità Capoverdiana di Genova, ho proposto questa sfida. La risposta è stata entusiasta e immediata. Così le donne capoverdiane si sono “trasformate” nei dipinti, un’interpretazione unica della donna africana nella sua bellezza, semplicità ed eleganza. Ci siamo divertite tantissimo, ognuna ha creato il suo “ritratto”.

“Credo che siamo qui sul pianeta Terra per vivere, crescere e fare tutto quello che possiamo fare per rendere questo mondo un posto migliore in cui tutte le persone possano godere della libertà.” Rosa Parks

Magali: Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio (1593-1594)

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio.” Caravaggio

Florete: VIGÉE-LE BRUN Elisabeth,1792 – Julie Le Brun (La figlia) & Foto di Audrey Hepburn

“L’eleganza e la sola bellezza che non sfiorisce mai.” Audrey Hepburn

Sandra: Autoritratto con collana di spine e colibrì di Frida Kahlo (1940) e La Cameriera di Wilhelm August Lebrecht Amberg (1862)

“Non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.”

Fatima Lopes: È l’unico ritratto che non sono riuscita a trovare (nome e autore). Così l’ho chiamato “La donna con la gorgiera”.

“Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care.” Anna Magnani

Georgina: La geisha di Kyoto

“L’acqua si scava la strada anche attraverso la pietra e quando è intrappolata si crea un nuovo varco.” Memorie di una Geisha di Arthur Golden

Vanda : La ragazza con l’orecchino di perla o la ragazza con il turbante di Jan Vermeer (1665-1666)

“Contemplai il dipinto ancora una volta, ma nel fissarlo così intensamente mi sembrò che qualcosa mi sfuggisse. Come quando si fissa una stella nel cielo notturno: se la guardi direttamente quasi non la vedi, mentre se la cogli con la coda dell’occhio appare molto più luminosa.” Citazione del film “La ragazza con l’orecchino di perla”.

Zilda: La donna con il cappello (Pinterest, Tela moderna).

“Non accettate le briciole. Siamo donne, non formiche.” Marilyn Monroe

Veronica: Modella Mary Quant, mostra di Victoria&Albert; Modella Jean Shrimpton foto di David Balley

“C’è chi chiede: “Perché la parola ‘femminista’?” Perché non dici semplicemente che credi nei diritti umani, o giù di lì?” Perché non sarebbe onesto. Il femminismo ovviamente è legato ai diritti umani, ma scegliere di usare un’espressione vaga come “diritti umani” vuol dire negare […] che il problema del genere riguarda le donne […] e non l’essere umano in generale.” Tratto dal libro Dovremmo essere tutti femministi di Chimamanda Ngozi Adichie

Ramédi di Terra (Medicina Casalinga): pomata di Zolfo.

Foto (disegno) di Ponto & Virgula numero 10 e 11

Ramédi di Terra

(Medicina Casalinga)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n° 10 e 11 Julho/Outubro 1984)

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Tendo a precisare che non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Pomata/unguento di Zolfo

Disturbo: Cocerinha (scabbia)

La scabbia era molto comune nelle isole di Capo Verde, mi ricordo da piccola di averla presa. Era un continuo grattarsi e prudeva tantissimo. Era come avere il pidocchio, ti curavi, andavi a scuola ed ecco che si ripresentava di nuovo. Tra le tante altre cure particolari, si usava la pomata di zolfo (lasciava una puzza per giorni, ma era più efficace).

La sera, dopo la doccia, mettere la pomata sulla parte del corpo con la scabbia. Ripeterlo per tre sere consecutive.

Nota: Non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

Poesia: Sodad.

SODAD

Image by Marta Cuesta from Pixabay

 Aspetto sempre le buone nuove

Aspetto sempre seduta in questo molo,

 il vento che mi porta speranze nuove.

Sono prigioniera delle stagioni.

La mia anima è vagabonda della notte

La libertà è la speranza

 E la pioggia non è in abbondanza

da queste parti.

Sodad di un tempo lontano

Sodad di un cretcheu

Sodad di una promessa.

Oh, nha pove il mio cuore piange

di un dolore soffocato

Che peccati ha quella terra?

È stato dimenticato negli abissi

di quell’oceano “malcriado”?

Sono prigioniera degli abissi

Sodad di un luogo perduto

Sodad di un cretcheu

sodad di una promessa

Sodad d nha terra.

Qamar

*Sodad: è una parola nel dialetto creolo e arriva dal portoghese Saudade (Nostalgia)

*Cretcheu: è una parola in creolo che vuol dire “qualcuno/a che vuoi tanto bene”, “il tuo amore” oppure “qualcuno/a che desideri tanto”.

* Nha: pronome possessivo “Mia”

*Pove: Popolo

* Malcriado: questa parola si usa spesso a Capo Verde per indicare una persona poco ben educata, ma ha anche un altro significato, malvagio/feroce.

Artigianato capoverdiano (Arte popolare)

#frammentidiunacapoverdiana
Balaios (cestini)

L’artigianato è un’attività lavorativa e creativa legata alla vita quotidiana di ogni popolo. L’immaginazione dell’artigiano è un elemento essenziale per la creazione di vere e proprie opere d’Arte. Gli oggetti sono fatti a mano e a volte vengono adoperati semplici strumenti nella loro realizzazione.

A Capo Verde “l’arte di arrangiarsi” nel tempo ha portato le persone a essere creative. Sfruttando la propria capacità, conoscenza e risorse, l’artigiano capoverdiano riesce a esprimere la sua cultura attraverso oggetti casalinghi e oggetti decorativi.

Secondo Manuel Ferreira nel libro “Aventura Crioula”: “…resteremo sorpresi dal numero o dalla varietà di abiti, vestiti, ornamenti, semplici manufatti, piccoli oggetti d’uso, prodotto della sensibilità o del genio del popolo capoverdiano.”.

L’artigianato capoverdiano discende direttamente dal continente africano (centro e costa occidentale): la tecnica di modellazione (uso dell’argilla rossa) – terracotta, il batik nella tintura dei tessuti, il lavoro in vimini o in canna, la tessitura del cotone e l’arazzo.

Con i granelli di sabbia si realizzano dei piccoli oggetti tradizionali, ci sono anche Gli spaventa spiriti realizzati con il casco di banane. I giocatoli: bambole di pezza e macchine fatte di latta.

Erano molto usati i gusci di tartarughe per l’elaborazione di oggetti decorativi finché il governo non proibì la loro caccia.

Il prodotto artigianale tipico capoverdiano è il “Pano de terra”, oggi è usato anche nella creazione di vestiti e borse.

Nell’isola di Santiago oltre a oggetti di terracotta, si realizzano oggetti decorativi con noce di cocco, borse di sacco di Juta e cestini (balaios).

Nell’isola di Sao Vicente si realizzano degli strumenti musicali con la corda (chitarre, violini ecc.), dipinti su stoffa, gioielli con conchiglie, oggetti in pietra e pezzi di vetroceramica.

L’isola di Boavista a parte gli oggetti in ceramica, è famosa per i sui cappelli di paglia e cestini di foglie di palma.

L’isola di Fogo con il suo vulcano scolpisce pezzi decorativi in pietra lavica e l’isola di Brava è famosa per il ricamo.

Le isole come Boavista, Sal e Maio caratterizzate per la loro meravigliosa fauna marina e per le belle spiagge (sabbia bianca), alcuni prodotti artigianali realizzati sono orecchini, collane e braccialetti di conchiglie.

La ceramica: la tecnica di modellazione con l’uso dell’argilla rossa è molto elaborata. L’argilla dopo varie fasi di trasformazione è modellata come un cilindro e posata sulla base sul pavimento per asciugare (avviene all’aria aperta). Il tempo impiegato nella costruzione di un oggetto in ceramica dipende dalla dimensione e dalla larghezza. La forma degli oggetti prodotti segue la tradizione africana, con eccezione dell’isola di Boavista che forse negli anni 60 ebbe l’influenza dai portoghesi.

La tessitura: probabilmente è un’eredità dal popolo arabo. È più presente nelle isole di Santiago e di Boavista, ed era un lavoro eseguito dagli schiavi. La coltivazione di cotone e d’indaco (Roccella tinctoria) ha contribuito allo sviluppo della tessitura soprattutto a Boavista.

Nel Museo d’Arte Tradizionale a Mindelo, possiamo trovare una varietà di oggetti artigianali capoverdiani.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Chà com barba de midjo (Tè con i filamenti di mais).

Foto di Ponto & Virgula n°9

Ramédi di Terra

(Medicina Casalinga)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n°9 Maio/Junho 1984)

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Chà com barba de midjo (Tè con i filamenti di mais).

Disturbo: Piedi gonfi????

Nella gravidanza, quando si avvicina il momento del parto, i piedi della donna si gonfiano. A Capo Verde si consiglia di usare le foglie di pannocchia di Mais (i filamenti).

Quando si prende: Bollire i filamenti della pannocchia di mais e bere una tazza di tè al mattino e un’altra al pomeriggio. Per alcuni giorni continui, finché i piedi non si sgonfiano.

Attenzione: Se una donna incinta ha le mani gonfie, la faccia gonfia e giramenti di testa è consigliabile andare dal dottore. Non mangiare cibi salati.

E qui in Italia? Quali sono le medicini tradizionali usate per i gonfiori ai piedi?

Nota: Non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: