Intervista a Tony

Con la mia carissima amica Ilaria, nel corso degli anni in cui eravamo membri e curatrici del blog dell’Associazione Italo-Capoverdiana abbiamo intervistato dei ragazzi “capoverdiani” nati e cresciuti a Genova. L’idea era di dare spazio alle loro idee e di raccontare le loro esperienza.

Ailton Silva più conosciuto come Tony, è nato nell’isola di Sao Vicente a Capo Verde il 17 giugno 1977. È un ragazzo semplice, di buona compagnia e ha una grande passione per il calcio. È sposato ed ha tre figli.

È arrivato in Italia, Genova, il 16 maggio 2004. È molto attivo nella comunità capoverdiana genovese, tanto nell’organizzazione di feste (fa il dj) e della squadra di calcio maschile e femminile (allenatore).

Sandy: “Ciao Tony! Innanzitutto, grazie per la tua disponibilità. Raccontaci il tuo arrivo in Italia”.

Tony: “E’ stata dura lasciare la mia famiglia (mio padre, mia madre e mia sorella); in aereo ero con degli amici, non riuscivo a divertirmi o stare con loro e per quasi tutto il viaggio non ho fatto altro che piangere. Il mio cuore era rimasto a Capo Verde”.

Sandy: “Perché sei venuto in Italia?”

Tony: “Mi sono sposato a Capo Verde e sono venuto a Genova per raggiungere mia moglie che già viveva qui. Dunque, sono arrivato a Malpensa, non ho trovato grandi cambiamenti e mi sono subito innamorato di Genova”.

Sandy: “Quindi ti piace Genova?”

Tony: “Si, assomiglia un po’ alla mia isola Sao Vicente, c’è il mare e il vento. Le persone sono tranquille”.

Sandy: “Gli studi?”

Tony: “Non ho finito gli studi a Capo Verde, sono arrivato fino al terzo anno di liceo. Però ho frequentato un corso medio di elettricista (fatto a Sao Vicente) e un altro corso di alberghiere (sempre fatto a Sao Vicente)”.

Sandy: “Il lavoro?”

Tony: “Ho lavorato a Capo Verde e avevo un buon lavoro, insomma guadagnavo abbastanza per fare una vita tranquilla”.

Sandy: “Dove lavoravi?”

Tony: “Lavoravo in un’azienda di detersivi “Quimicas Sinctilas” e facevo qualche straordinario come elettricista”.

Sandy: “La tua vita a Genova?”

Tony: “E’ ottima, non ho mai avuto problemi di integrazione forse per una questione di carattere. Non chiedo molto, cerco di vivere la mia vita con semplicità e sincerità. Il carattere di un capoverdiano assomiglia molto anche quello genovese”.

Sandy: “Arrivando qui hai avuto difficoltà a trovare lavoro?”

Tony: “Non tanta, lavoravo alla Fincantieri (costruzione di navi da crociera) di Sestri Ponente. Era un buon lavoro, però con la crisi tanti di noi hanno perso il lavoro. Prima il rapporto tra noi colleghi era ottimo, poi con la crisi è iniziata la tensione. Dopo un anno di lavoro mi aspettavo di crescere professionalmente e pensavo che Capo Verde fosse più indietro rispetto all’Italia. Invece mi sbagliavo”.

Sandy: “Cosa pensi dell’immigrazione in Italia?”

Tony: “E’ una cosa soggettiva, io ho avuto fortuna, ma in generale è pessima. Devono imparare tanto per quanto riguarda l’accoglienza, le leggi costituzionali non vengono applicate. Ad esempio, ci sono tante complicazioni per il permesso di soggiorno, tanti soldi da spendere e tanto tempo da aspettare, negli altri Paesi europei non funziona così”.

Sandy: “Perché non torni a vivere a Capo Verde?”

Tony: “Perché non posso, ho tre figli qui. Altrimenti sarei già tornato.” Poi manca l’unione tra noi capoverdiani”.

Sandy: “A proposito, cosa pensi della comunità capoverdiana a Genova?”

Tony: “La comunità capoverdiana a Genova è stata per me una grande delusione perché i capoverdiani a Capo Verde sono diversi. Qui sono degli animali, manca il calore umano che c’è giù, è un ambiente scettico, nessuno aiuta nessuno e hanno sempre voglia di parlare male del prossimo. Se cerchi creare iniziative, c’è poca aderenza; eppure persone con creatività e talento non mancano. Riescono sempre a creare discordia, litigi e dopo un po’ di tempo si perde anche la voglia”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Tony: “Vorrei avere una casa a Capo Verde, vivere bene con salute e in pace con i miei figli. Se i miei figli rimangono qui spero che trovino le porte aperte e raggiungano i loro sogni e obiettivi”.

Sandy: “ Grazie dell’intervista, a presto!”

Solvm Mihi Svperest Sepvlcrvm


Vedi là, come corre quel ruscello al mare, e quelle acque che scorrono, non ritornano più indietro; così, fratello mio, passano i tuoi giorni, e ti avvicini alla morte; passano i piaceri, passano gli spazi, passano le pompe, le lodi, le acclamazioni, e che resta? ” Et Solum Mihi Superest sepulcrum” (lob17, 1).

CIMITERO MONUMENTALE DI STAGLIENO

Nel mondo dei Mondi di Miyazaki

In questi giorni ho preso una pausa dal blog! A volte sento un bisogno estremo di leggere… Quindi per ora voglio volare e sognare tra i vari mondi di Miyazaki. Un abbraccio a tutti.

Il partigiano Capoverdiano, Nicolò do Rosario.

Nicolò do Rosario

Il 4 maggio del 2015 l’Associazione Italo-Capoverdiana è stata contatta dal Signor D’Anna Silvio, volontario AVO all’Ospedale Galliera di Genova. Lui raccoglie foto delle targhe dei Partigiani caduti per liberare Italia dal Fascismo su un gruppo di Facebook (https://www.facebook.com/groups/397524347007180/).

Il signor D’Anna aveva trovato una targa quasi illeggibile all’Ospedale Galliera, angolo della via Alessandro Volta, facendo delle ricerche e contattando l’ANPI di Genova aveva scoperto che la targa era stata dedicata al partigiano Nicola Do Rosario nato a Sao Vicente, Capo Verde, il 04/09/1894, caduto in combattimento a Genova il 20/04/1945.

Ricordo quando ho letto la sua e-mail, sono rimasta molto felice e stupita da questa scoperta. Cosa ci faceva un capoverdiano a Genova in quel periodo? E come mai era un partigiano? Probabilmente perché negli anni 40 Capo Verde non era ancora una Repubblica, faceva parte del Portogallo. Forse era arrivato con qualche nave dal Portogallo al Porto di Genova?

Dopodiché abbiamo contatto l’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde a Roma, così l’Ambasciatore all’epoca Manuel Amante do Rosario e sorpreso anche lui da questa notizia si mostrò molto interessato. Abbiamo messo in contatto il signor D’Anna con l’Ambasciata.

Successivamente è stato contatto anche il Signor Garaventa Bruno che fece una ricerca più approfondita sulla storia e vita di Nicolò do Rosario. Pubblicando poi nel tempo il libro “Storia di un uomo venuto dal mare.”.

L’Ambasciata Repubblica di Capo Verde e l’Ospedale Galliera (Ufficio Relazioni Pubbliche- URP) collaborarono insieme per il rinnovo della targa e per l’organizzazione della Cerimonia in memoria del caduto, Nicolò do Rosario.

Il 21 aprile 2016 alle ore 11 si è svolta la Cerimonia dell’inaugurazione della nuova targa.

Nota: Nella targa c’è stato un errore di dicitura, non è caduto il 20 aprile ma il 24 aprile del 1945.

La cerimonia contò con la presenza di:

Il Dott. Manuel Amante da Rosa- Ambasciatore della Repubblica di Capo Verde

Dott. Adriano Lagostena- Il Direttore Generale Ospedale Galliera

La Dott.ssa Maria Silva- Funzionaria dell’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde

Paola Ravera- Assessore alle Manifestazioni

Per l’ANPI Genova, Arnaldo Buscaglia, membro ufficio di presidenza e della città Metropolitana di Genova

Silvio D’Anna

Bruno Garaventa

Associazione Italo-Capoverdiana rappresentato da Sandra Andrade e Doriana Brito

Fernando Frusoni (figlio del poeta italo capoverdiano Sergio Frusoni) e moglie Haydée.

Nicolò (Nicolau) do Rosario, il Partigiano Capo Verdiano

Nicolò* do Rosario è nato il 4 settembre del 1894 a Sao Vicente (in via Conselheiro Sampaio), Capo Verde. Figlio di Antonia Arcangela do Rosario. Non si ha notizie come arrivò a Genova, ma fu residente in via delle Bernardine 21/2.

Faceva parte della 863° Brigata Garibaldina SAP* “Bellucci” sotto il comando del Comandante Marollo Primiano. La mattina del 24 aprile del 1945 nelle vicinanze dell’Ospedale Galliera cadeva in combattimento, colpito da una mitraglia delle forze nemiche tedesche, lottando per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.  

Dopo la sua morte, i suoi compagni ammirati per il suo coraggio e per la sua determinazione nel difendere la città chiesero che gli fosse concessa una medaglia d’onore (nº 9063).

Nicolò do Rosario fu seppellito nel Cimitero Monumentale di Genova, ancora oggi si può trovare la sua sepoltura presso il Campo Perenne, riservato ai Partigiani caduti per la Libertà (Tomba 21, Fila 24).

* In alcuni documenti il suo nome è scritto Nicolò, nella sua sepoltura è scritto Nicola. Essendo capoverdiano forse si chiamava Nicolau.

*Squadra Azione Partigiani

Per approfondire consiglio il libro di Bruno Garaventa “Storia di un uomo venuto dal mare”.

Buon 25 aprile a tutti!

Estate 2020…e voi?

Per ridere un po’ 😂 immaginando le acque azzurre delle spiagge di Capo Verde ma usando le dovute precauzioni.

Gli anziani di Genova, gli eroi della città.

Premessa:

[1] Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherà.

[2] Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

[3]la loro partenza da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

[4] Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,

la loro speranza è piena di immortalità.

  La Sacra Bibbia – CEI

L’Antico Testamento, I Libri Poetici e Sapienziali, Sapienza Capitolo 3

Fra le colline e il mare c’è un luogo remoto e disperso, una città…Genova! Vi racconto una storia, ma non la raccontate a nessuno. Qui la racconto, qui la dimentico.

Nelle strade tortuose e strette della vita, ogni giorno cammina l’anziano Andrea. Stanco della vita, stanco del suo respiro, stanco di sé stesso, eppure il tempo non lo ferma. Può piovere, può nevicare ma il nostro eroe sfida ogni evento della natura senza mai piegarsi.

Andrea è un uomo di poche parole ma gli piace mugugnare di tanto in tanto, il suo passatempo preferito è il gioco delle bocce. Ogni mattina, attraversa il suo quartiere Marassi con il suo berettino in mano per andare a giocare “Petanque” con i suoi amici in viale Centurione Bracelli.

Nel periodo autunnale a Genova siamo perennemente in allerta (rossa, arancione, gialla) per forti piogge e per violente raffiche di vento di tramontana. Secondo voi chi troviamo per le strade? Lui e suoi “amici”. C’è chi va a comprare le medicine, nonostante in casa hanno ancora tre scatole. E c’è chi va a fare la spesa, pur avendo una scorta di cibo che potrebbe durare per un anno. Ma signore Andrea non è un uomo che si ferma davanti agli ostacoli, cosa vuoi che sia un “Downburst” * per lui? Niente, lui non è un timoroso. Lui sfida anche le tempeste dell’Invisibile. Amici miei, signore Andrea non ha vinto nessuna medaglia ma ha conquistato i cuori di tutti noi. Noi, poveri illusi e poveri pigri d’animo che davanti ad una fronte temporalesca ci chiudiamo nei nostri piccoli nidi fatti di spine e corone.

Signore Andrea non è uno che ama andare in ospedale a fare gli esami, ma sua moglie Gigia sì. Gigia a ogni movimento anomalo del suo corpo corre verso l’ospedale, passando ovviamente prima dal suo dottore della mutua. Gigia quando va dal suo medico spera sempre d’incontrare qualche anima giovane per raccontare i suoi “trucchi e segreti” della vita. È una signora semplice, la vita è stata dura con lei però ha saputo affrontare i suoi malori e dispiacere con dignità e onore.

Quello che vi posso dire è che i nostri amici hanno perso il senso del pericolo e non temono i castighi della natura. Potete anche chiamare il Primocanale* per lamentarvi di essere chiusi in casa senza viveri, ma loro escono superando ogni battaglia e ogni grido di non rivoluzione. E al Covid-19 “Cossu l’è “Pandemonio”?” vi diranno.

*Downburst: gergo meteorologico per descrivere le raffiche di vento sino a 180 km/h, come quelle di scirocco.

*Primocanale è una emittente televisiva ligure

*Il mio lavoro mi porta a prendere molto spesso i mezzi pubblici, in una giornata può capitare che prenda l’autobus anche 8/ 10 volte. Mi sposto continuamente da una parte della città all’altra. Il 90 % dei passeggeri sono anziani (sappiamo che la Liguria è la regione più anziana d’Italia, con il maggior numero di over 65), escono a tutte le ore della giornata. In questi giorni neanche il Covid-19 li ferma, pur sapendo che sono la fascia più a rischio.

#cartonimorti

Capriolo a Camogli oggi

Non so chi sia l’autore, questa foto l’ho trovata oggi su Facebook… Lo ringrazio. Un immagine che non ha bisogno di spiegazioni …❤️❤️❤️❤️

Pascoa feliz /Buona Pasqua /Happy Easter

Buona Pasqua da noi 🐣🐣🐣🐣💕💕😘😘😘😘

Youssef e la Nutella

Image by M. Maggs from Pixabay

In un paese lontano viveva un ragazzo di nome Youssef. Aveva 20 anni e apparteneva a una famiglia povera. Ogni giorno usciva per andare a lavorare nella piantagione di caffè, prendeva il solito pulmino che lo portava a 100 km da casa sua. Si svegliava tutte le mattine alle 4 per sgobbare tutto il giorno fino alla sera; prendeva il suo cestino con il pranzo e salutava la madre in segno di rispetto.

Era il fratello maggiore di 7 figli (4 maschi e 3 femmine).

Youssef era un ragazzo dalla carnagione scura, snello ma forte; aveva occhi neri, timidi che colpivano chiunque lo guardasse; aveva un bellissimo sorriso ed era un ragazzo sveglio.

Era bravo in matematica infatti tutti si facevano aiutare da lui per la contabilità domestica soprattutto la vicina di casa anziana Safiyyah.

Sarebbe potuto andare al liceo ma i genitori non potevano permetterselo.

La madre era dispiaciuta perché conosceva le qualità del figlio.

Ogni sera prima di andare a letto Youssef baciava la madre sulla fronte; lei lo guardava negli occhi con aria malinconica e diceva sempre questa frase:

“Tu sei mio figlio e dal mio ventre sei uscito. Sei un pezzo di me e credo in te, sei intelligente, sei dolce, il tuo destino è scritto nelle stelle. Segui il tuo cuore e non dimenticare mai chi sei.”

Il padre era un invalido, che non aveva mai ricevuto nessuna ricompensa o pensione dopo quella maledetta guerra.

Abitavano in un paesino di soli 200 abitanti ricco di vegetazione dove si conoscevano tutti.

C’era un unico televisore dove tutti si riunivano alla sera dopo cena per guardare film, telenovelas, partite di calcio, telegiornali etc. Dipendeva dalla serata!

Youssef quando guardava la tv rimaneva sempre colpito dalla pubblicità.

L’ immagine che aveva sempre impressa nella mente era quella della famigliola felice che faceva colazione spalmando la nutella su questa fetta di pane.

Questa pubblicità lo faceva riflettere sulla sua situazione, questo lusso non gli era permesso infatti il pane era fatto in casa dalla madre e a volte gli veniva concesso solo il burro che il pastore Muhammade portava loro.

Ah, come desiderava quella nutella! Voleva assaggiarla almeno una volta per capire che gusto avesse e provare quella sensazione di felicità che provava quella famiglia della pubblicità.

Una sera un po’ diversa dalle altre fece il sogno di essere seduto a tavola con la sua famiglia a mangiare la nutella.

Quando si svegliò prese la decisione di partire alla ricerca di quel nettare degli dei.

Alla sera, dopo il lavoro, durante la cena comunicò alla famiglia che voleva partire.

Tutti rimasero sconcertati, nessuno se lo aspettava, tranne la madre che sapeva sarebbe arrivato questo momento.

Youssef aveva un amico che conosceva un tizio che organizzava viaggi su barche e con i pochi soldi che aveva messo da parte e con i risparmi della famiglia che gli aveva regalato la madre, poté partire.

A lui poco importava se rischiasse la morte ma voleva la sua nutella.

Arrivò il giorno della partenza tutti nel paesino erano tristi, l’anziana Safiyya piangeva e urlava: “Il mio bambino partirà e non tornerà mai più.” Ognuno gli fece dei piccoli regali/portafortuna. 

Lasciò il suo lavoro al fratello secondogenito Ismael, così poteva prendere il suo posto nel sostenimento della famiglia.

Salutò tutti e lasciò per ultima la madre che strinse con un abbraccio. La tristezza della madre era così profonda che riuscì a dirgli solo la solita frase:

“Tu sei mio figlio e dal mio ventre sei uscito. Sei un pezzo di me e credo in te, sei intelligente, sei dolce, il tuo destino è scritto nelle stelle. Segui il tuo cuore e non dimenticare mai chi sei.”

Prese le sue cose e dopo tanti saluti partì alla ricerca della sua nutella.

Qamar Sandra Andrade

“Between Art and Quarantine”: la donna capoverdiana.

“La mia anima si inginocchiò, tremante e soggiogata; Era la tempesta di rose, era nuvola profumata.” Eugenio Tavares, Tratto dal sonneto “Kate”

Il Getty Museum di Los Angeles in questi giorni di quarantena ha proposto una sfida (Challenge), mettere in scena dipinti famosi improvvisando con quello che si ha in casa.

Così sul gruppo di Facebook, Comunità Capoverdiana di Genova, ho proposto questa sfida. La risposta è stata entusiasta e immediata. Così le donne capoverdiane si sono “trasformate” nei dipinti, un’interpretazione unica della donna africana nella sua bellezza, semplicità ed eleganza. Ci siamo divertite tantissimo, ognuna ha creato il suo “ritratto”.

“Credo che siamo qui sul pianeta Terra per vivere, crescere e fare tutto quello che possiamo fare per rendere questo mondo un posto migliore in cui tutte le persone possano godere della libertà.” Rosa Parks

Magali: Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio (1593-1594)

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio.” Caravaggio

Florete: VIGÉE-LE BRUN Elisabeth,1792 – Julie Le Brun (La figlia) & Foto di Audrey Hepburn

“L’eleganza e la sola bellezza che non sfiorisce mai.” Audrey Hepburn

Sandra: Autoritratto con collana di spine e colibrì di Frida Kahlo (1940) e La Cameriera di Wilhelm August Lebrecht Amberg (1862)

“Non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.”

Fatima Lopes: È l’unico ritratto che non sono riuscita a trovare (nome e autore). Così l’ho chiamato “La donna con la gorgiera”.

“Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care.” Anna Magnani

Georgina: La geisha di Kyoto

“L’acqua si scava la strada anche attraverso la pietra e quando è intrappolata si crea un nuovo varco.” Memorie di una Geisha di Arthur Golden

Vanda : La ragazza con l’orecchino di perla o la ragazza con il turbante di Jan Vermeer (1665-1666)

“Contemplai il dipinto ancora una volta, ma nel fissarlo così intensamente mi sembrò che qualcosa mi sfuggisse. Come quando si fissa una stella nel cielo notturno: se la guardi direttamente quasi non la vedi, mentre se la cogli con la coda dell’occhio appare molto più luminosa.” Citazione del film “La ragazza con l’orecchino di perla”.

Zilda: La donna con il cappello (Pinterest, Tela moderna).

“Non accettate le briciole. Siamo donne, non formiche.” Marilyn Monroe

Veronica: Modella Mary Quant, mostra di Victoria&Albert; Modella Jean Shrimpton foto di David Balley

“C’è chi chiede: “Perché la parola ‘femminista’?” Perché non dici semplicemente che credi nei diritti umani, o giù di lì?” Perché non sarebbe onesto. Il femminismo ovviamente è legato ai diritti umani, ma scegliere di usare un’espressione vaga come “diritti umani” vuol dire negare […] che il problema del genere riguarda le donne […] e non l’essere umano in generale.” Tratto dal libro Dovremmo essere tutti femministi di Chimamanda Ngozi Adichie

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