Intervista a Georgina Lopes

Georgina Lopes

Dia de pouco, véspera de muito! (Giorno di poco, vigilia di molto!)

Georgina Lopes, più conosciuta nella comunità capoverdiana genovese e a Capo Verde come Djina. E’ nata a Sal, città di Santa Maria, il 28 agosto del 1965. All’età di quattro anni sua madre partì per l’Italia e la lasciò insieme ai suoi fratelli dalla nonna materna nell’isola di Sao Nicolau. Georgina crebbe con la nonna fino all’età di 16 anni e poi si trasferì a Sal da suo padre. Ricorda con amore la sua infanzia a Sao Nicolau, Caleijao (Calenjon); sua nonna era contadina ed allevava anche animali domestici, le insegnò il rispetto per la natura e per gli altri.

Georgina è una donna che ama la natura, spirituale e le piace aiutare il prossimo. Nel 1992 partì per l’Italia, Roma, lasciò lavoro e due figlie con le loro nonna paterna.

Sandy: “Buon pomeriggio e benvenuta a Tè con Sandy e Mea. Chi è Georgina?”

Georgina: “Grazie per l’invito. Georgina è una donna di carattere forte, ama la natura e vive ogni giorno la sua vita come una benedizione”.

Sandy: “Perché sei venuta in Italia?”

Georgina: “Mia madre partì per quest’avventura dell’immigrazione quando avevo solo quattro anni. Le mie sorelle ormai vivevano tutte con lei, così decisi anch’io di venire pensando che fosse un’occasione di riallacciare i legami con lei e di conoscere le mie sorelline. Il mio primo lavoro in Italia è stato il baby sitting in una famiglia con due bambini, è stato un balsamo per la mia anima, potevo prendere cura di qualcuno. Ma è durato poco, non mangiavo lì e quando andavo da mia madre dovevo mangiare per tutta la settimana…”.

Sandy: “Cioè? La famiglia non ti dava da mangiare?”

Georgina: “Sì non mi davano da mangiare, era terribile! Ho pensato che fosse un’opportunità per me, ma invece è stata una grande delusione. Mi sentivo incarcerata, non potevo uscire ed essere libera come a Capo Verde. Ogni volta che andavo a buttare la spazzatura, approfittavo per fare il giro del palazzo nonostante i bidoni fossero davanti al portone. Così decisi di cambiare il lavoro. Ho trovato un altro lavoro, sempre come baby sitter, questa volta erano due bambine (dalla stessa età delle mie). Mi ricordo che in quel periodo fare una chiamata interurbana costava tantissimo, ma la signora quando mi vedeva triste mi faceva chiamare a Capo Verde, non le importava del costo”.

Sandy: “Perché è stata una delusione?”

Georgina: “Perché ho lasciato due figlie e il mio lavoro. Mi ricordo che piangevo ogni giorno, ero preoccupata per loro e spesso pensavo che le potesse capitare qualcosa di brutto e di non essere presente”.

Sandy: “Poi ti sei trasferita a Genova, come mai questa scelta?”

Georgina: “Ho lavorato per quella famiglia per otto mesi, sono venuta a Genova in vacanza da una mia carissima amica e mentre ero qui ho avuto una proposta di lavoro dove guadagnavo quasi il doppio rispetto a Roma. Mi è dispiaciuto lasciare quella famiglia, erano stati buoni con me e mi ero affezionata alle bambine. Comunque, in quel momento ho pensato a me e alle mie figlie”.

Sandy: “Un tuo pregio? Un tuo difetto?”

Georgina: “Un mio pregio è essere tenace e non mollo fino a raggiungere i miei obiettivi. Un difetto, ne ho tanti, ma uno in particolare è la testardaggine”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Georgina: “Mi ricordo sempre che mia nonna mi diceva: una porta si chiude oggi, si apre un portone domani. Dia de pouco, véspera de muito (Giorno di poco, vigilia di molto). Questo è stato ed è ancora la mia filosofia di vita”.

Sandy: “Un proverbio capoverdiano?”

Georgina: “Cada Catchorre tem se sexta-feira (ogni cane ha il suo venerdì)”.

Sandy: “Un proverbio italiano?”

Georgina: “Chi va piano va sano e va lontano”.

Sandy: “Se non fossi venuta in Italia, cosa pensi che avresti fatto a Capo Verde?”

Georgina: “A Capo Verde avrei sicuramente un’altra vita, economicamente migliore di qui, visto lo sviluppo che c’è stato negli ultimi anni. Ma sono molto felice di chi sono oggi”.

Sandy: “Pensi che sia valsa la pena venire in Italia?”

Georgina: “Penso di sì, quella che sono oggi lo devo proprio all’Italia. Oggi ho quattro figlie, le ultime due sono nate qui, e sono molto fiera delle donne che sono diventate. Vedi mi stai intervistando ora e sono fiera di te”.

Sandy: “Non dire che sei mia madre (risate)”.

Georgina: “Se non fossi venuta in italiana non sarei diventata buddista. Ho studiato il taoismo, la medicina cinese e Shiatsu”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora?”

Georgina: “Sì! Dopo una relazione andata male, fallita, mi sono trovata da sola con due bambine piccole da crescere e non è stato per niente facile. Mia sorella Fatima mi è sempre stato accanto, miei amici e le mie due figlie grandi, che erano già a Genova. Dopo ho conosciuto un uomo che è mio marito oggi. Stiamo insieme da quindici anni e sposati da dodici anni. Lui mi ha sempre sostenuta ed incentivata a studiare”.

Sandy: “Lavoro?”

Georgina: “Al mattino lavoro per una famiglia, li adoro ed andiamo molto d’accordo. Il pomeriggio lavoro per conto proprio, massaggi e terapia shiatsu”.

Sandy: “Quindi hai fatto la scuola di Shiatsu?Un corso? Se Sì, dove?”

Georgina: “Sì, ho fatto la scuola di Shiatsu Medicina Cinese per tre anni tra Genova, Milano, Salsomaggiore e Bologna. La mia scuola è I.R.T.E., mi sono diplomata e dopo ho fatto il master per due anni a Milano”.

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Georgina: “Sì sono felice in tutto quello faccio e di quello che ho. La felicità è una scelta ed è già dentro di me”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Georgina: “Io credo in un mondo migliore, un mondo più consapevole, più ecologico. Dove le persone non vedono Dio come un qualcosa di astratto, che sta lì seduto a guardarci e a compiere miracoli ma in qualcosa di più reale”.

Sandy: “Ok, grazie! Invece un piatto capoverdiano? Piatto italiano?”

Georgina: “La Catchupa e la Feijoada! Piatto italiano, la pastasciutta”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Georgina: “Mi piace la morna in particolare, Cesaria Evora e mi piacciano le canzoni di Ildo Lobo. Ho imparato anche ad apprezzare la musica moderna del cantante capoverdiano Dino D’Santiago…”

Sandy: “Scusa se ti interrompo, apro una parentesi, volevo solo dire e consigliare tutti di ascoltare le canzoni di Dino d’Santiago. Meritano veramente. Ritornando a noi, riguardo alla musica italiana?”.

Georgina: “Non ho cantanti preferiti o un genere musicale preferito… forse, posso dire che mi piace Elisa ed Andrea Bocelli perché li ascolto volentieri”.

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Georgina: “Mi piace il mare perché mi ricorda Capo Verde”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Georgina: “Un difetto? L’ignoranza della gente per l’ecologia. Divento matta quando vado a buttare la spazzatura e trovo tutto buttato per terra. Invece un pregio è avere sia i monti sia il mare, abbiamo l’opportunità di avere questi due elementi della natura”.

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Georgina: “Mai subito episodi di razzismo personalmente. Penso che il razzismo sia nella mente, cioè, l’ignoranza porta al razzismo, indipendentemente dall’etnia”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace dell’Italia?”

Georgina: “Mi piace l’Italia perché è un paese molto bello con i suoi mari, colline, montagne, monumenti, arte e tante altre cose. Si mangia bene e sano, è ancora uno dei pochi paesi del mondo dove si può trovare acqua potabile pulita. Invece non mi piace la non consapevolezza delle persone di tutto ciò che hanno a loro disposizione e l’ignoranza che sta crescendo/aumentando sempre di più”.

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Georgina: “Un consiglio che mi viene in mente è studiare, studiare, studiare. Più conoscenza possediamo, più saremo pronti e preparati per affrontare qualsiasi situazione!”

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Georgina: “Non saprei in questo momento, forse la mia cultura…la cultura capoverdiana!”

Sandy: “Cioè? In che senso?”

Georgina: “Perché sono capoverdiana, posso offrire la mia capoverdianità che può essere tramite la musica, il cibo, la danza, rispetto per gli anziani e la mia allegria…posso offrire la mia morabeza”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Georgina: “Realizzata… anche se ho ancora molto da fare. Comunque, spero più saggia di adesso! Mi vedo nonna vivendo in una casa in campagna”.

Sandy: “Alcune persone che ho avuto il piacere di intervistare prima di te, quando le ho chiesto dove ti vedi tra dieci anni, mi hanno risposto a Capo Verde. La tua casa in campagna sarà qui o a Capo Verde?”

Georgina: “Mi vedo in campagna, ma non c’è un posto preciso”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Georgina: “Non ne ho uno in particolare, ma piacerebbe vedere un mondo migliore, con più persone consapevoli”.

Sandy: “Grazie per la tua bellissima intervista!”

Georgina: “Grazie a te!”

Poesia: Ilha do Sal

A Ilha do Sal!

Por detràs destas terras àridas

se escondam mil segredos.

Por detràs desta pequena ilha

se esconde o brilho do mar,do cèu…

Ai Ilha do Sal!!!!

Minha menina, solitària

Traquina e curiosa,

que passa a vida a brincar com os meus sentimentos.

Caminhando nesses caminhos tortos e secos

encontro a paz na minha alma.

Olhando para este céu magnifico

Vejo os meus sonhos retratados.

Oiço o vento, que canta a melodia

da minha vida.

Quando ponho os pés nesta areia quente e macia

invade-me na alma um sentimento de prazer.

Quando caio nesta àgua lipida

e azul-esverdeado, embargo num sonho

que nao tem fim e liberto os meus pensamentos.

Ai, Ilha do Sal!!!

SANDRA ANDRADE

Poesia: Isola di Sal

Pedra de Lume, Sal

Ilha do sal (Isola di Sal)

Dietro queste terre aride

si nascondono mille segreti.

Dietro questa piccola isola

si nasconde lo splendore del mare e del cielo.

Ah, isola di Sal!

Mia bambina, solitaria,

dispettosa e curiosa che passa

la vita a giocare con i miei sentimenti.

Camminando in questi cammini contorti e secchi

trovo la pace nella mia anima.

Guardando questo cielo magnifico

vedo i miei occhi disegnati.

Ascolto il vento che canta la melodia

della mia vita.

Quando appoggio i piedi su questa sabbia

calda e vellutata,

mi pervade l’anima di un sentimento di piacere.

Quando tuffo in quest’acqua limpida

e blu verdastro imbarco in un sogno

che non ha una fine e libero i miei

pensieri.

Ah, isola di Sal!…

Sandra Andrade

Gli Ultimi

“Volo nell’aria limpida

sento le nuvole dentro di me.

E cerco una pace che avverto solo adesso

che sono con i pensieri dentro al cielo,

quel cielo sotto il quale mille volte

ho pianto, ho riso, ho sognato.

E mi lascio un po’ cullare

da questo spazio infinito intorno a me.”

Lucia Mascagni

La vita è un dono! La casa è il nido! È dove ci sentiamo “protetti” dai fattori esterni e dove sono custoditi i nostri ricordi più cari e profondi. La casa è il luogo dove ci sentiamo più sicuri, aprire la porta a un estraneo non è assolutamente facile. Quando si inizia a fare l’assistenza domiciliare bisogna tenere in considerazione che sei un “ospite” e bisogna entrare con cautela. Dunque le famiglie ti permettono di “entrare” e sei automaticamente catapultato/a in una dimensione tutta nuova da vivere, da scoprire, da condividere e da collaborare.

Il lavoro di assistenza domiciliare non è per niente semplice, ma può aiutarci nella nostra crescita personale e spirituale. Non tutto è rose e fiori, ci si trova spesso in situazioni o momenti difficili da gestire perché l’assistente domiciliare non ha solo a che fare con l’utente ma sì con tutta la famiglia, tutto il contorno intorno ad egli.

Può capitare che l’utente invece di progredire, regredisca e questo può provocare sofferenza o sensazione di fallimento all’operatore. Capitano momenti dove è difficile trovare la giusta distanza emotiva, essere oggettivi richiede uno sforzo enorme perché sei a stretto contatto con loro. L’operatore deve trovare la giusta misura per gestire qualsiasi situazione con delicatezza, fermezza e tenere in mente che è lì per l’utente. Credetemi però di dirvi che non è assolutamente facile trovarsi in situazioni complesse e delicate, dove sai che ogni cosa che dirai o farai potrebbe avere una conseguenza positiva o negativa all’utente, alla famiglia e a te stesso. Le tue parole devono essere sempre misurate ed equilibrate, le tue azioni buone e corrette sono fonti d’ispirazione per loro.

Spesso nascano dei rapporti di attaccamento da parte dei genitori all’operatore che porta malessere e conflitti ad ambedue le parti.

Ci sono vari tipi di assistenza domiciliare: ADH (che può essere intervento socioassistenziale, intervento socioassistenziale complesso o intervento educativo), Assistenza Domiciliare Minori ed Assistenza agli Anziani (i custodi sociali) ecc. Seguo i ragazzi affetti da tetraparesi spastica e autistici.

L’assistente domiciliare occupa un ruolo fondamentale nelle famiglie e nella società. È colui/colei che ha un ruolo di mediatore tra le famiglie, le cooperative e gli assistenti sociali.  Una delle qualità di un operatore/operatrice è saper ascoltare e cogliere il grido di aiuto dell’utente in situazioni di forte stress e dolore. Aiutarli a gestire le proprie emozioni negative (rabbia, stress, tristezza, depressione ecc.) e fare uscire fuori le loro emozioni positive.

In questi giorni di lockdown non è stato assolutamente facile per i miei utenti e per le loro famiglie, anche per noi assistenti domiciliari. Momenti duri, momenti di incertezze e momenti di tristezza. Sensazioni di vuoto, di perdita e di malinconia.

I miei utenti sono molto sensibili e pieni di risorse. Hanno un linguaggio ricco di immaginazione, di creatività e di dolcezza. Sono dei viaggiatori nella fantasia ed amano scherzare. Amano stare in compagnia e non gradiscono un cambiamento repentino, può provocarli ansia e dispiacere. Ogni giorno per me è una benedizione averli nella mia vita, ogni giorno mi insegnano a vivere e a sorridere nonostante le difficoltà che si presentano.

A volte basta alzare lo sguardo per vedere oltre l’orizzonte! Vi lascio con alcune frasi dei miei utenti, un menu di un ristorante immaginario (Ristorante “Stelle”) e un dialogo con uno di loro:

Dialogo con un mio utente:

Sandra: “Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?”

C.: “I miei sogni nel cassetto sono: viaggiare con i miei amici e il Genoa campione d’Italia”.

Sandra: “Cosa ti piacerebbe fare con me?”

C.: “Giocare e scherzare; imparare ad aprirmi di più perché sembra che sono chiuso, le cose che ho in testa non vengono fuori; veder di più la televisione; andare in discoteca e girare”.

Sandra: “Cosa significa il tempo per te?”

C.: “Il pomeriggio il tempo non passa, invece al mattino sì. Quando sono a casa bisognerebbe che ci fosse un film per passare del tempo. Cambi canale, schiacci, giri ma non trovo mai niente di interessante… prima o poi la televisione si rompe, quindi bisognerebbe trovare un film giusto”.

Sandra: “Pensi mai al futuro?”

C.: “Che mi vada sempre tutto a meraviglia”.

Insegnate i vostri figli ad amare e a rispettare i più “deboli”!

Sandra Andrade

Intervista a Ornella Da Luz

Ornella Da Luz

Ornella Da Luz, figli di immigrati, è nata a Genova il 9 novembre del 1975. Sua madre partì da Capo Verde, sempre nel 1975, per l’Italia con un contratto regolare di lavoro, il padre invece rimase giù e Ornella lo conobbe quando ormai era una ragazza, all’età di diciotto anni.

Oggi lei è una cuoca/chef e le piace il suo lavoro nonostante i molti sacrifici che richiede questo settore, tra i quali lavorare nei giorni festivi e a volte le capite di mancare a cerimonie importanti.

Ornella è una donna solare, simpatica (la sua risata ti travolge e ti coinvolge), lavoratrice, indipendente, cerca di vivere la sua vita stando a distanza da persone che possono essere negative ed accetta consigli solo dalle persone a lei più care, con le quali ha instaurato un rapporto duraturo nel tempo. Non si ferma davanti alle avversità della vita e percorre la sua strada a testa alta.

Sandy: “Ciao Ornella! Benvenuta a Tè con Sandy e Mea, per noi è un immenso piacere averti qui con noi e ascoltare la tua storia. Chi è Ornella in realtà?”

Ornella: “Ornella ha quarantaquattro anni suonati e va per i suoi quarantacinque. Ho vissuto la mia infanzia e una parte della mia adolescenza in collegio perché mia madre lavorava come colf fissa in casa di famiglie benestanti ed ha quindi così affidato la mia educazione e la mia preparazione scolastica alle suore del Sacro Cuore di Quarto, in quanto unica persona responsabile della mia crescita. Poi ho scelto il Liceo Artistico Nicolò Barabino come ultima tappa della mia formazione scolastica. Preso il diploma iniziai a lavorare fino a che, il fato non mi portò dentro le cucine dei ristoranti, così a poco a poco, nacque la mia passione per la cucina”.

Sandy: “Un tuo pregio e un tuo difetto?”

Ornella: “Un mio pregio è sicuramente l’essere solare, mi piace trovare sempre, anche nelle situazioni più difficili il lato positivo delle cose. E uno dei miei difetti più evidenti è sicuramente la pigrizia”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che conosci?”

Ornella: “Una delle frasi che ho spesso sentito dire da mia madre e dalle sue amiche Capoverdiane è sicuramente: Deus ta companhob ub (Dio ti accompagni)!”

Sandy: “Sì, mi ricordo di questa frase. È usata soprattutto dalle persone anziane per augurarti fortuna e che il tuo cammino sia protetto dalla luce divina. Invece un proverbio capoverdiano?”

Ornella: “Non ricordo in questo momento nessun proverbio Capoverdiano ma ho la sensazione di averne sentito un paio”.

Sandy: “Sei nata qui, pensi che sia valsa la pena a tua madre di venire in Italia?”

Ornella: “Penso che per mia madre ne sia assolutamente valsa la pena, alla fine ha dato a sé stessa l’opportunità di una vita fatta, sì di sacrifici ma con un sostenimento migliore per lei e per me, visto che, le alternative non erano delle più rosee”.

Sandy: “Lavoro?”

Ornella: “Si oggi sono una Cuoca/Chef. Il mio lavoro è molto soddisfacente ma che richiede molti sacrifici, tra i quali non poter sempre essere presente nei giorni di festa e a volte mancare a cerimonie importanti”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora? Il gioco è valso la candela?”

Ornella: “Ad oggi direi che sto ancora giocando e che mi ritengo molto soddisfatta di dove sono arrivata ma si può fare ancora meglio!”

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Ornella: “Il mio Lavoro occupa una parte importante della mia vita e spero di poter continuare a farlo ancora per molto tempo”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Ornella: “Credo in me stessa!”

Sandy: “Riguardo alla gastronomia capoverdiana, un piatto preferito? Un piatto italiano?”

Ornella: “Il piatto Capoverdiano che prediligo è sicuramente la Catchupa! Ottima il giorno dopo per colazione passata in padella con un bell’ovetto al tegamino e uno chorîzo. Da buona Genovese adoro i Mandilli de Sêa al pesto, tipica sfoglia tirata molto sottile tanto da prendere il nome Mandilli de Sea ovvero fazzoletti di seta “.

Sandy: “Ci torni spesso in vacanza a Capo Verde?”

Ornella: “Saranno quattordici anni che non vado a Capo Verde, un po’ tantino mi rendo conto ma la motivazione è semplice, passavo le mie vacanze a Lisbona ultimamente perché mia madre sì trasferì lì tra il 2009 e il 2010. Quindi quando non lavoro andavo e vado tutt’ora a trovarla; in altri momenti, come d’estate, è più difficile per me spostare perché lavoro molto”.

Sandy: “Hai mai pensato di andare a vivere a Capo Verde? Di aprire un ristorante lì? Dedicarti alla cucina capoverdiana?”

Ornella: “Spero, e sicuramente ci ritornerò un giorno, mi piacerebbe molto entrare in qualche cucina e collaborare alla realizzazione o alla rivisitazione di piatti capoverdiani. Sono in grado di cucinare alcuni, primo su tutti la Catchupa ma anche la Canja oppure i Pastel piuttosto che il polpo. Sono conscia però che mi manca ancora una grande fetta di cucina creola e spero presto di saper fare molto di più”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Ornella: “Ho sempre apprezzato molto la musica Capoverdiana, la prima volta che misi piede a Capo Verde, ormai diciottenne, ricordo che rimasi incantata dalla musica e dal ballo, in quegli anni erano nel pieno del loro successo Gil Semedo e Suzanna Lubrano, due grandi artisti che stimo ancora oggi. Crescendo i miei gusti si sono amplificati ed ora apprezzo moltissimo anche la Morna che ascolto sempre molto volentieri da Bana, Tito Paris, per non parlare di Cèsaria Èvora, quest’ultima parte sicuramente me l’ha passata mia madre che a tempo di musica, cucinava, ballava e si puliva casa insieme. Per quanto riguarda la Musica Italiana prediligo i cantautori come Fabrizio De André, Franco Battiato, Claudio Baglioni ma anche Caparezza e Frenkie hi-nrg mc che parlano molto di temi sociali”.

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Ornella: “Della mia città mi piace il fatto che puoi trovare sia il mare che la campagna e ci sono molti posti da poter visitare, dall’acquario ai palazzi storici, insomma, se si cerca ci sono attività da fare per tutti dai più piccoli ai più grandi”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Ornella: “Un pregio di Genova è sicuramente legato al clima non ci sono inverni troppo freddi, il clima è sempre abbastanza mite e per una freddolosa come me è l’ideale. Un difetto è che i Genovesi rimangono sempre un popolo abbastanza diffidente non proprio aperto al nuovo che avanza, peccato!”

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Ornella: “Fortunatamente ad oggi veri e propri episodi di razzismo non ne ho mai subito ma invece posso dire che, il solo fatto di avere un nome italiano, essere nata a Genova ed avere la pelle nera, a volte ad alcuni, porta un po’ di sgomento (della serie ma come è possibile che sei nera, parli pure bene l’italiano e ti chiami Ornella? Ecco questo atteggiamento mi dimostra solo di avere davanti delle persone stupide). Il resto è fuffa, nel senso che come abbiamo ben visto anche in questi ultimi tempi di Covid-19 tutti si sono messi contro tutti, americani, italiani ecc.”.

Sandy: “A proposito degli americani, cosa pensi di quello che sta accadendo in questi giorni in USA?”

Ornella: “In America il razzismo è molto più presente e sono molto più frequenti le ingiustizie da parte di poliziotti verso gli Afroamericani, ecco perché la reazione in risposta alla milionesima disumanità è stata così violenta da parte delle varie comunità afroamericane e non solo. Prima di tutto i diritti umani che devono essere uguali per tutti a prescindere dal colore della pelle. Stop allo sfruttamento, all’egoismo delle persone”.

Sandy: “E’ possibile che il Covid-19 abbia giocato un ruolo fondamentale nelle manifestazioni di questi giorni in America e nel resto del mondo?”

Ornella: “Tutto è possibile. C’è da dire però che il problema del razzismo è più vecchio del Covid-19. Ho un amico che per lavoro gira molto e mi ha confermato che gli americani sono proprio stanchi di vedere ingiustizie e cattiveria gratuita per le loro strade”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace d’Italia?”

Ornella: “Mi piace dell’Italia sicuramente la storia ed il cibo oltre che i paesaggi meravigliosi. Non mi piace la forma di sottomissione che gli Italiani dimostrano in certe situazioni dove invece si dovrebbe lottare di più”.

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Ornella: “A questo paese posso solo offrire una storia diversa per poter analizzare un punto diverso da quello a cui sono abituati”.

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Ornella: “Il primo consiglio che mi viene in mente di darti è quello di lottare sempre per ciò in cui credi”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Ornella: “Tra dieci anni credo che lavorerò ancora spero di avere più tempo per stare vicino alle persone con cui ho costruito una famiglia e godere dei miei nipoti che per allora saranno adolescenti! Se Deus quizer (Se Dio vuole)”

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Ornella: “Preferisco non rivelare questa informazione, magari un giorno si avvera”.

Sandy: “Ornella che dire? Grazie mille e ti auguro il meglio e che i tuoi sogni si realizzano”.

Ornella: “Grazie a te!”

Vi presentiamo alcuni piatti realizzati da Ornella:

Tè con Sandy e Mea: Ornella Da Luz!

Venerdì 12, intervista con Ornella Da Luz.

Ornella Da Luz, figli di immigrati nasce a Genova il 9 novembre del 1975. Sua madre parte da Capo Verde per l’Italia con un contratto regolare di lavoro, il padre invece rimane giù e Ornella lo conoscerà quando ormai sarà una ragazza, all’età di diciotto anni.

Oggi è una cuoca/chef e le piace il suo lavoro nonostante i molti sacrifici che richiede questo settore tra i quali lavorare nei giorni festivi e a volte le capite di mancare a cerimonie importanti.

Frammenti di Una Capoverdiana

Interpretazione dei sogni a Capo Verde

“Il sognare non è solo fare sogni, e neppure fantasticare o desiderare o immaginare. Con il sognare possiamo percepire nuovi mondi.”

Carlos Castaneda, L’arte di sognare

Image by jiao tang from Pixabay

Ho sempre sognato, d’altronde come tutti, ricordo benissimo i miei sogni appena sveglia e la maggior parte li scrivo sul mio diario “Il ricordo dei sogni”. A volte sono sogni profetici, a volte sono dei messaggi oppure sono solo sogni del mio inconscio (attività psichica). Ognuno cerca di dare una propria interpretazione, affidandosi talvolta alle tradizioni popolari. Quale sia giusta o sbagliata? Non lo so, però mi piace pensare che è il mondo di mezzo, dove i mondi si fondano e si trasformano in un unico luogo dei segreti nascosti.

Una volta una persona mi disse: “I sogni che non hanno a che fare con il mondo terreno sono veri, invece quelli sì non sono veri”.

Ci sono quei sogni che ritorno, i cosiddetti sogni ricorrenti, eppure non capisci i loro significati. Continuano a perseguitarti per lunghi anni, finché un giorno magicamente spariscono.

In ogni cultura e tradizione di un popolo i sogni hanno un loro significato. Nella cultura capoverdiana i sogni hanno una loro importanza e sono legati spesso alla divinazione, esperienze oniriche. Ma i sogni non bisogna raccontarli, soprattutto quelli brutti.

Ecco a voi alcune interpretazioni dei sogni a Capo Verde:

  • Sognare serpente o scolopendra (centopiedi)*: vuole dire che sei incita o qualcuna vicino a te lo è. Se il maschio fa questo sogno, vuole dire che ha messo incinta qualcuna. Significa anche invidia e tradimento.
  • Sognare vestito da sposa: questo sogno è tremendo, vuole dire morte. Qualcuno/a vicino a te morirà. Per giorni non fai altro che pregare e piangere.
  • Sognare un uovo: intorno a te c’è confusione ed intriga. Quindi quando la persona si sveglia, bisogna prendere un uovo e buttarlo fuori dalla porta di casa per scongiurare le dicerie.
  • Sognare un dente che cade: morte di una persona vicino a te. Se cade un dente di sopra, la morte di un uomo; invece se cade un dente di sotto, la morte di una donna.
  • Scarafaggio bianco o farfalla bianca: qualcuno/a si sposerà, matrimonio in arrivo.
  • Sognare carne rossa, macelleria piena di carne: non è un sogno bello; morte.
  • Sognare un funerale o un cimitero: è un sogno positivo, porta fortuna.
  • Sognare un cavallo bianco: in arrivo tantissimi soldi.

E in Italia? Cambia da regione a regione?

*A Capo Verde è possibile trovare le scolopendre di varie dimensioni. Le più piccole sono più velenose.

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