Dialogo nella notte

PARTE I

In una notte fredda d’inverno, la nonna Jabar era seduta al tavolo dei pensieri insieme alla bambina Araci. L’aveva invitata per il solito tè della mezzanotte. Nonna Jabar segue il calendario lunare per misurare il tempo delle anime, pertanto ogni plenilunio invita la triste bambina per “sfilare” i filamenti della vita. Dopo un paio di sorseggi e di scambi di sguardi furtivi e compassionevoli tra i due, nonnina iniziò a parlare:

“Ogni essere umano ha un animale interiore, giusto? A volta viene nutrito da un essere tiranno, a volte da un essere benevolo. Ne più ne meno, questa è la logica degli esseri umani malati in questa dimora arcaica…”.

Araci: ” Nonnina, cos’è una dimora arcaica?”

Nonna Jabar: “Piccola insolente, come osi interrompere la nonna?”

Araci: “Scusa, nonnina”.

Nonna Jabar: “va bene, scuse accettate. Vuoi un ancora un po’ di dolcini? Sai, li ho fatti io. Sono buonissimi!”

Araci:” Sto bene così, grazie”.

Nonna Jabar: “Sei sicura? Li ho fatto con le mie manine”.

Araci: ” Sto bene così, nonnina”.

Nonna Jabar: Dunque dov’eravamo rimasti? Ah sì, dicevo prima, in questa dimora arcaica, le anime di questi disgraziati vagano spensierati e nostalgici nei corpi dei Jin. Non fare domande, capito? Il “perché” non si usa qui. TU ASCOLTAMI”.

Araci: “Sì, nonnina! Nonnina sai, mi piace immaginare QUESTA DIMORA ARCANAAAAA come un grande barca dove ci sono tanti esseri viventi, minuscoli e piccoli. Zizi dice che è bello vivere in mezzo all’oceano”.

Nonna Jabar: ” E chi è Zazi?”

Araci: “No nonnina, Zizi”.

Nonna Jabar: ” Zazi, Zizi non importa. Chi è?”

Araci: ” E’ un mio amico e si chiama Zizi! Ora è qui con noi”.

Nonna Jabar: ” Io non vedo nessuno… uhm, strano! Molto strano. Chi sarà mai quest’ospite inaspettato? Nella notte dei peccati alcuni esseri si trasformano in bestie feroci, contempo altri si trasformano in piccole sardine. Da lontano si sente il sospiro delle onde e il canto del vento. Tutto è così simmetrico e perfetto nell’imperfezione! Chi è Zizi in questo oceano?”

Araci: ” Dice di essere soltanto un piccolo pesce”.

Nonna Jabar: “ Dunque, povera anima pietosa sei un piccolo pesce? Oh, tu essere impavido non hai sentito la chiamata del Signore? Perché sei qui? Mostrati alla luce della luna . Non costruite case su questo oceano, così ho sentito dire! I vostri figli non sono i vostri figli, così ho sentito dire! Mia dolce e innocente Araci, tra l’inferno e il paradiso c’è un grande deserto chiamato Vita, e tu, del resto come io, siamo solo granelli di sabbia. Il tuo amico non è un pesce, è qualcos’altro!”

Araci: “Nonnina, è buono con me”.

Nonna Jabar: ” Araci, alza lo sguardo verso il cielo. A nessuno interessa ciò che pensi, ma ciò che fai. Dove vai non è importate, quello che conta è essere sempre in buona compagnia. Dunque chi sei?”

Araci: ” Nonnina, io non sono nessuno“.

Nonna Jabar: “Brava piccola, continua così…al tuo amico ci penserò più tardi”.

Tra un sorseggio e l’altro di tè Barbidjaca, i pensieri dei due fluttuavano nell’aria come gli atomi nell’universo… la sinfonia imperfetta. La presenza del non invitato si faceva sempre più oscura…

Sandra Andrade

Il pensiero sul capodanno

Image by Gordon Johnson from Pixabay

Dopo un anno pieno di emozione, d’amore, di conflitti, incontri-scontri, di gioia, di lotta con la vita, ci si ritrova a festeggiare un evento che non esiste. Un tempo dato dagli esseri umani per compiacere i propri desideri!

Si nascondono tremila facce dietro una sbarra di solitudine e la verità si trasforma in un velo di pioggia!

Donne che cucinano per tutta la famiglia, bambini che giocano e ridono, uomini che bevono bicchieri di lussuria, mutande rosse che volano…

Cuori stravolti ,cuori pietosi, cuori delusi, cuori arrabbiati ballano al ritmo della compassione di essi stessi. Un fiume di poesia melanconica finisce in un bicchiere di champagne!

Si viene al mondo da soli e si va via da soli. Hai la conferma di questo quando per tutta la tua vita hai passato il capodanno da “sola”.

Il capodanno è anche una fase di trasformazione, un momento per riflettere su ciò che sei e quale è il tuo scopo qui.

Sdraiata qui nel frattempo immagino  vortici di poesia che galleggiano sospesi nell’aria, come dolci parole d’amore mai sentite.

Tramonto che ci accarezza il cuore come un sospiro di un anima senza nome. Un bicchiere di tè sulle labbra da cui un bacio se ne andò.

Oh cuore mio ,che dire? Che fare? Il cerchio si ristringe nel mio sguardo! E pur non volendo sento un cantico angelico nell’anima…

Calano in me il silenzio del cielo e le urla dell’inferno. E’ tempo di fare i conti; è arrivata l’ora degli avvenimenti che son già passati nei miei dolci e tristi occhi.

Sandra Andrade

LA MIA PRIMA ESPERIENZA DI STORYTELLING

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Avete mai partecipato a un salotto di Storytelling?  Ascoltato una storia a voce? Di solito funziona così:

Nella serata del 27 ottobre 2012, ho partecipato al salotto di Storytelling, organizzato da Giovanni De Feo.

Era un vero e proprio salotto, arredato stile Halloween con luci sfuse e travestimenti tipici per quest’occasione.

L’ambiente era ricco di storie di paura, il pubblico ha partecipato raccontando storie personali, di fantasmi e di presenze oscure.

Durante la serata, ci sono stati due intervalli di dieci minuti in cui si potevano degustare specialità culinarie.

E’ stata una bellissima e piacevole serata insieme a tantissime persone conosciute e soprattutto sconosciuto, infatti è anche un modo per conoscere persone nuove e socializzarsi condividendo le proprie esperienze di vita.

Dopo quella serata, ho partecipato ancora qualche volte ai salotti di Storytelling.

Non importa se siete bravi a raccontare una storia, non ho mai raccontato forse per paura ma ho ascoltato moltissime storie. Vi consiglio di fare questo “viaggio” !!!

Nel mondo di oggi… le donne sono viste…..

Spesso accade che le donne, soprattutto le ragazze, vengono catalogate come un essere non pensante. Come dare torto a questa idea guardando il mondo che ci circonda, ascoltando i messaggi che ci arrivano dai mass media o da qualsiasi altra fonte? Per fortuna non è così, ci sono ragazze che si distaccano da questa tendenza e che ragionano ancora con la loro testa e seguono il loro istinto.

Viviamo in un mondo dove il sapere è  un “copia-incolla” ; tutto ruota intorno all’ apparenza, immagine, consumismo, prevalere sugli altri e mai guardarsi dentro.

I desideri e gli obbiettivi devono essere per forza soddisfati al meglio creando un mondo stressato e depresso diventando vittime- carnefici di noi stessi.

Quando una ragazza si distingue dalla massa viene vista dagli altri come un essere non appartenente a questo pianeta, insomma una “sfigata”.

Cara “ragazza sfigata” la tua strada è lunga, difficile e tortuosa ma vedrai che sarai apprezzata nel tempo; perché avrai qualcosa da dire, raccontare e condividere in futuro.

I ragazzi di oggi, quei pochi che ancora durante una serata cercano di conquistare una ragazza invece di “devastarsi”, cosa vogliono? Nient’altro che un semplice passatempo..!!

In passato la donna cercava di rivendicare i suoi diritti ma non li ha pienamente conquistati.

Finchè si identificherà come un oggetto sessuale (perchè è questo che sta accadendo ora) non raggiungerà mai il posto che si merita.

La donna è il mistero, da qualche parte si crede che sia il volto femminile di Dio, la spada della verità, colei che cura tutti i mali con un bacio; con un abbraccio spegne ogni fuoco che brama, che affligge, è lei che dà la vita.

Dove sono finiti tutti questi valori ?…. si sono persi nel tempo? Noi, donne di oggi cosa vogliamo ? Cosa cerchiamo? Un’ esistenza senza esistere?

Care ragazze, care donne, a noi hanno dato il potere di creare, procreare e tutto questo non ha alcun significato?

Il mondo dipende da noi, è il nostro compagno, camminiamo insieme in questo universo così grande e infinito.

Dobbiamo svegliarci !!!

Quando andiamo in giro quelle che vediamo non sono donne, ma una loro proiezione! Pensano di avere sensualità in base al vestito e alle scarpe che indossano, truccate “day by night” come maschere da circo, sembrano proprio fenomeni da baraccone! Non parlano più ma urlano come degli agnelli sgozzati. Tutto per richiamare l’attenzione! Ma di chi?  This is a hell circus!

Aver cultura significa per molte: saper i gossip degli altri, apparire sulla homepage di facebook, dimostrare il proprio talento auto-distruggendosi, accettare commenti offensivi dai maschi per mettersi al loro livello.

Insomma quello che vogliamo dimostrare è che non siamo come tutte le altre, non vuol dire che siamo superiori, ma crediamo che le donne sono più di un semplice oggetto.

Nel mondo ci sono tante ragazze o donne sagge e piene di talento! Bisogna solo cercarle e ascoltarle!

Volere è potere, credere è costruire, essere se stesse è la chiave per l’esistenza femminile.

Sandra Andrade

In un’altra vita… ero capoverdiana

Image by Prettysleepy from Pixabay

Spesso quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra  che ho avuto tante vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo appartenevano agli dei greci… le  cosiddette isole di Macaronesia.

Cala il sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?” e io rispondo “ tud fixe!” .

In certe occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che aspettava di rivedere il suo Ulisse.

La canzone che spesso cantiamo e suoniamo è quella  “ ‘m cria ser poeta “ di Paulino Vieira, c’è chi balla, chi piange, chi ride…insomma questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.

Quando non si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe, “catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure. Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per fortuna c’è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi. C’è n’è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in mezzo al bosco.

Il bosco è fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscio delle foglie.

Un silenzio di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.

Siamo quasi vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario. Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per ascoltare la favola della buonanotte Tilobo e Chibinho.

Ad un tratto Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.

Faccio due tre passi in avanti ma  Maya è sempre lì nello stesso punto e inizia a ringhiare.

I miei battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all’improvviso ho freddo, c’ è qualcosa nell’aria che non mi piace.

Non se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia improvvisamente.

Tutto è diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo niente.

I passi non sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che sembrano lame che ti trafiggono l’ anima. Maya ringhia sempre più forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.

Torno indietro verso Maya perché ho paura e mi inchino per abbracciarla. Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado, Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento accerchiata.

Vorrei pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi può aiutare. Perdo i sensi.

Quando rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.

Mi alzo e corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente Maya.

Mi giro per cercarla ma è sdraiata per terra.

La chiamo ma lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è morta.

Maya mi ha salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte è successo qualcosa.

A quello che è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una spiegazione logica.

Torno a casa piangendo e mi sdraio sul letto.

Mi risveglio e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.

Correva l’anno 1912 ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì sono andata a salutarlo.

L’ ultima volta che c’eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.

Quando sono arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per altri tè del diavolo.

Dopo averlo bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell’Odissea appoggiato sulla scrivania.

Sono  caduto in uno stato ipnotico.

La vita è un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può controllare.

Afrah e Qamar

Cronaca di una realtà triste (Parte 2)

“ Eu sou um adpeto dos poderes de Verbo, e apesar de mim mesmo distorço a palavra de modo a que, nao mentindo, também nunca diga a verdade- e nao ha’ maior mentira do que aquela que apenas, ligeiramente, se afasta da verdade. Pelos poderes de Hod consegue-se trazer tudo até nos- seduçao e hipnotismo, usando as palavras que sao engodo e anzol.”

“ Este mundo do terceiro anel periférico vive- tal como a maioria dos lugares que sao alvo de politicas de desenvolvimento e recipientes dos donativos- do que é lixo além-mar  reciclado.”

“ Neste ermo africano, ninguém tem idade para ter filhos- nao ha jovens, apenas crianças carnivoras que se alimentam dos velhos, e velhos que parasitam os imbecis, os deficientes e também as crianças.”

Tratto dal libro “Perdido de Volta” di Miguel Gullander

Come vi avevo già parlato nella prima parte della cronaca, Capo Verde inizia a svilupparsi così velocemente che certi aspetti della propria società non vengono notati… o forse nessuno li vuole vedere.

(https://frammentidiunacapoverdiana.com/2015/11/09/cronaca-di-una-realta-triste/)

Inizia l’era degli investimenti, nuovi alberghi, nuove case con arredamenti di ultima generazione, nuovi palazzi ( nasce anche il condominio), arrivo di nuove macchine di lusso, vengono costruiti tre aeroporti internazionali ( un arcipelago così piccolo con quattro aeroporti internazionali…). Più offerte nel mercato di lavoro. Vengono spazzati via tantissimi luoghi naturali; le saline di Pedra di Lume nell’isola di sal (un patrimonio naturale) viene venduto ad un imprenditore italiano.. questo un esempio fra tanti altri.

Nel frattempo cosa sta accadendo ai giovani capoverdiani? A cosa ispirano? I loro sogni? Obbiettivi?  I bambini che il turista vede correndo per i campi/strade con un sorriso magico, che futuro li aspetta?

Sapete uno dei grandi errori che facciamo è, andare in un paese che non è nostro e vedere tutto quello che appartiene a quella realtà con i nostri occhi. Ci sono realtà diverse fra loro, ogni realtà è diversa dall’altra; non si può parlare di una realtà che non si conosce. Conoscere non vuol dire andare in vacanza per una settimana in un mega albergo e pretendere di dare un giudizio a riguardo.

In Africa non hanno bisogno di compassione o pena, vedere un bambino che corre per la strada senza scarpe non vuol dire che non ha cibo che li aspetta in casa. Africa ha bisogno di investimenti nel campo di educazione e salute, non di misere commozioni tipo : “ Povero bambino guarda come soffre! Mi dispiace tanto:” Parlare e piangere non aiutano gli altri, però l’agire si.

I giovani capoverdiani iniziano ad “affrontare” una nuova realtà, si inizia a scoprire nuovi mondi e nuove gente. A Capo Verde inizia ad arrivare gente di tutte le parti del mondo, ognuno con un motivo diverso:

  • Arrivano i turisti europei e non solo (ah belle spiagge, belle donne e bei uomini!!!);
  • Arriva gente della costa africana ( ricerca di migliori condizioni di vita e a loro il mio massimo rispetto);
  • Investitori da ogni luogo del mondo (vogliamo investire ed aiutare il piccolo paese senza risorsi naturali);
  • I cinesi arrivano anche loro e ogni angolo delle città, paesini troviamo un negozio from Cina;
  • Arrivano anche “criminali/ delinquenti” rimpatriati dagli USA.

Quindi un mix di persone, culture che si mescolano tra loro come delle enormi turbine e svaniscono .

Aprono nuove discoteche, pub, ristoranti, bar, feste che iniziano alle 15:00 di un giorno e finiscono alle 10:00 del giorno dopo, soprattutto nel periodo estivo, e quindi la movida è sempre più “ da pesada” /potente come direbbe un capoverdiano. Le feste vanno da lunedì a lunedì “ depois passa sabe, morre ca nada”/ dopo il divertimento, la morte non è niente in confronto…wow giovani che non si stancano mai! Devo dire che i giovani sono tutti dei grandi lavoratori, tutti cercano di lavorare e hanno questo senso di “responsibilità”; ma dovete sapere che, se uno viene invitato ad una festa e il giorno dopo deve alzare alle sei per andare al lavoro, non rimane a casa a dormire… va alla festa e alle sei si presenta al lavoro senza prima essere andato a riposare qualche ora a casa.  “Ah, vida é um so!!!”/ la vita è una sola, perché non divertirci finché possiamo?

In questi ambienti, ovviamente, non mancano le droghe. Una volta si fumava solo la marijuana, ora abbiamo cocaina, eroina, crack e tante altre delizie che sono arrivate nel tempo. Un business e un piacere:”Sesso, Droga e Kuduro”!

Oh, quanti amici ho perso perché hanno scelto il cammino delle droghe?! Tantissimi!!! Ragazzi giovani con un futuro brillante davanti, ora vivono in un mondo buio senza più controlli di se stessi e delle loro emozioni o sentimenti.

Il fenomeno di piccoli giovani o bambini delinquenti per le strade è sempre esistito. A partir degli anni 80 in Capo Verde nascono piccoli gruppi di ragazzi conosciuti come “Piratinhas” che commettevano piccoli delitti, piccoli furti per la strada principalmente nelle isole di Sao Vicente e Santiago.

Negli anni 90 in Santiago (Achada Grande) nasce un nuovo gruppo chiamato “netinhos de vovo” / nipoti della nonna che attuavano soprattutto nei periodi di feste o eventi.

Nel 2000 nascono i cosiddetti “Thugs”, il termine viene importato dai ghetti nord americani attraverso il movimento Thug life creato dal rapper Tupac Shakur. E quindi la delinquenza giovanile aumenta con la nascita dei “Thugs” nei vari quartieri delle città soprattutto nelle isole di Santiago, Sal e Sao Vicente.

Ma questo è dovuto a che cosa? Per primo, se andiamo a vedere negli anni 90 Capo Verde ha un elevato aumento economico circa il 8,4% di media annuale secondo “Estrategia de crescimento e de Reduçao da Pobreza” ma non abbastanza per coprire tutta la popolazione. L’arcipelago continua a crescere in maniera diseguale, la crescita economica non è equilibrata e la disoccupazione è più giovanile.

Spesso accade che questi giovani la loro condizione economica familiare è molto bassa, vivono nei quartieri bassi, case povere e questo a volta li causa problemi. Vengono discriminati perché abitano in questi luoghi. All’età di quindici anni lasciano la scuola e si ritrovano senza un lavoro. Esiste anche il problema del colore della pelle.. questioni razziali.

Per gli Europei tutti gli africani sono neri, a parte i magrebini, ma in Africa non è così! Ognuno ha il suo colore: bianco, molato/ creolo e nero. A Capo Verde funziona così e quindi ci sono delle divisioni razziali. Dunque in questi quartieri poveri la percentuale di neri che abitano lì è più alta, e dopo l’indipendenza il potere politico, economico e sociale si concentrò nelle mani di un determinato élite.

Dopo il 2000 iniziano ad arrivare in numero elevato delinquenti rimpatriati dagli USA creando nuovi gruppi di gangster. Si dice che il governo per fermare questo rimpatriato, firma un accordo con gli studi. L’accordo proposto degli USA è stato: “ Noi, non vi mandiamo più questi ragazzi ma in cambio vi mandiamo due terroristi”. Ora che sia vero o no, nessuno lo sa… ma quando arrivi a Capo Verde tutti ti raccontano questo fatto. Forse è una delle leggende metropolitane o forse no… alcuni sostengono che uno dei terroristi parla oramai benissimo il creolo e che la gente lo va a trovare. Quello che si sa è che quando una voce gira tanto, un fondo di verità c’è! Ad ogni modo i nuovi arrivati a Capo Verde hanno creato un grande scompiglio nella società capoverdiana.

Torniamo ai nostri ragazzi e la leggenda la dimentichiamo, ragazzi di solo 15 anni che girano di notte per le strade colpendo e distruggendo ogni cosa che trovano nel loro cammino. Derubano persone con piccole arme bianche e a volta accade qualche omicidio.

Con la nascita dei gangster, i ragazzi iniziano a usare parole inglese e  le trasformano in una sorta di parola  nuova creola, si da al caso la nascita del termine famoso nell’arcipelago “Kasu bodi” che proviene dallo slogan usato in America “your cash or your body” per rapinare.

Sempre nel 2000 arriva la televisione brasiliana “Rede Record” che tanti i programmi ce ne era uno molto particolare che si chiamava “Cidade Alerta”. Questo programma mostrava e seguiva i crimini nelle favelas, come vivevano i gangster/ gruppi e secondo me ha contribuito moltissimo per la nascita di questi gruppi a Capo Verde. Questi ragazzi non avendo più un sogno, un modello da seguire, cercarono un rifugio diverso. Purtroppo non ci sono solo i ragazzi delinquenti, ma anche uomini. E tanta gente non esce più di casa come una volta, nessuno cammina da solo per strada di sera o di notte e hanno paura.

Ma è colpa loro? E’ colpa della società stessa? O è colpa delle entità politiche? Di chi è la colpa?

E la prostituzione? Esiste oppure no? Certo che esiste.

Quando ero piccola nella mia isola esisteva solo una piccola casa di due o tre donne che si prostituivano e nessuno parlava. Con il turismo i primi che iniziano a prostituirsi sono i maschi, ragazzi che in cambio vogliano una maglietta firmata, pantaloni firmati, qualche soldo nella tasca e donne affamate di sesso che li soddisfa ogni loro desiderio. Anche le ragazze cominciano pian piano a desiderare cose nuove e con la scusa che la famiglia è povera cadano in questo giro.

Vi racconto un episodio che mi è successo nel 2003 quando sono andata in vacanza:

“ Ero al mare, a Santa Maria nell’isola di Sal, con i miei amici. Mi piace fare camminate lunghe e avendo 8 km di solo sabbia bianca decise di fare una piccola passeggiata da sola. Mi piace ascoltare il rumore delle onde che sbattono sulla sabbia mentre cammino. Mentre camminavo pensavo, immaginavo, sognavo e a qualche passi da me si vedono i turisti sdraiati a prendere il sole o fare il bagno. Questo affollamento di persone ormai non ci facevo più caso, mi tenevo sempre più lontana. Al mio ritorno saluto tutti quanti perché se ne stavano andando, sono rimasta da sola… non volevo tornare a casa, mi piaceva stare lì. Dopo la loro partenza, non erano ancora passati neanche 10 minuti, arriva un signore senegalese. Stranamente inizia a parlare con me in italiano, questo fatto mi stupisce e gli dico ch’ero capoverdiana e che poteva parlare con me in creolo. E lui mi disse che pensavo che fosse italiana perché il mio creolo era diverso degli altri e che mi aveva sentito parlare italiano al telefono. E io lì non ho potuto farne a meno che sparare un bel belin, l’uomo mi aveva sentito anche parlare al telefono. Dopo tanti discorsi e presentazioni, lui mi propose un business:

“ Un mio amico italiano, ti ha visto camminare poco fa e si è innamorato di te. Vuole sposarti e farti felice. Ti invita a cena stasera e sei la sua ospite in albergo, Ti darà tutto quello che vuoi e in cambio per me mi dà 100 euro, accetti?”.

Wow, wow, wow… che proposta!! Un accordo? Una proposta? Contratto con il Diavolo?

Ho rifiutato la cosa,  e tuttora penso a quell’accaduto! Quindi le cose funzionano anche così giù??!! E’ tutto un mercato, vendere carne umana fresca al primo offerente!

Bambine, ragazze, donne che offrono il loro corpo in cambio di una misera cena e di una promessa che non verrà mai realizzata. Uomini vecchi e  pedofili che cercano la sorgente della gioventù tramite il sesso. Ragazze di 15 o 16 anni incinte e sole… il padre non c’è mai e rimane solo un ricordo di un avventura di sesso, forse un fantasma che si è dileguato nell’aria della notte.

Di fronte alle discoteche trovi donne nigeriane che spacciano per donne capoverdiane del sud…. insomma un grande caos.

In ogni società del mondo accadono questi fatti, nessuna società è libera da queste realtà, tutti noi dobbiamo far fronte a questi problemi quotidianamente, ci sono persone fortunate e sfortunate, i ricchi e i poveri, case e baracche, il negativo e il positivo.

Capo Verde sta correndo troppo veloce al mio avviso e una parte della sua società sta soffrendo tanto e necessita di aiuto.

Ha bisogno di investimenti nell’ambito educativo, salute, formazioni personali e il popolo capoverdiano deve imparare ad amare e rispettare la sua terra.

Come dice il poeta Luis de Camoes :

 “ Mudam-se os tempos, mudam-se as vontades,

Muda-se o ser, muda-se a confiança;

Todo o mundo é composto de mudança,

Tomando sempre novas qualidades.

Continuamente vemos novidades,

Diferentes em tudo da esperança;

Do mal ficam as magoas na lembrança,

E do bem ( se algum houve) as saudades.

Cambiano i tempi, cambiano le volontà,

Cambia l’essere. Cambia la fiducia;

Tutto il mondo è composto di cambiamento,

Prendendo sempre nuove qualità.

Continuamente vediamo novità,

Diverse in tutto dalla speranza;

Dal male rimangono le ferite nel ricordo.

E dal bene ( se ce stato alcun) le nostalgie.

Tratto da “ Auto da Alma (Gil Vicente), Sonetos e Cançoes (Camoes)”

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