Isola di Brava (Isola dei fiori)

Parte II

Foto di Bravanews Network (www.brava.news/)

Da Marinai ad Agricoltori

I capoverdiani, bravense, emigrati nelle baleniere americane diventano agricoltori nelle piantagioni a Cap Cod e nelle varie piantagioni di cotone negli Stati Uniti. Con l’espansione dell’industria tessile nell’area di New Bedford, molti capoverdiani diventano anche impiegati nelle fabbriche, a causa del duro lavoro e delle condizioni di vita a bordo delle navi. Ci sono anche dei registri della loro fuga dalle navi baleniere per lavorare nelle barche a vela della polizia costiera, nei cabotaggi di Fall River nella caccia all’oro.

Con l’aumento dell’emigrazione verso gli Stati Uniti d’America, il governo di questo paese emana una legge nel 1917 proibendo l’entrata di analfabeti e persone di razza nera con più di sedici anni. Così i capoverdiani cercarono di entrare nel paese tramite matrimoni combinati, ad esempio.

Uno dei grandi poeti capoverdiani è sicuramente Eugénio Tavares, nato il 18 ottobre del 1867 a Brava.

Eugénio Tavares

Gli insediamenti principali sono:

  • Nova Sintra: la capitale dell’isola, una piccola città costruita su un altopiano con una struttura architettonica identica a quella della città portoghese Sintra. Intorno alle case ci sono tantissimi fiori ( ibisco, fiori cardinali etc.)
  • Cachaço
  • Campo Baixo
  • Cova Joana
  • Fajã de Agua: zona verde per eccellenza rimane vicino al campo di aviazione di Esparadinha, lungo il pendio, gli alberi si moltiplicano in un manto verde lussureggiante che rinfresca e accattiva gli occhi del visitatore, e più avanti si estende una baia che riceve le barche nei giorni di tempesta.  
  • Furna: un piccolo villaggio di pescatori e dove c’è il porto .
  • Lime Doce
  • Mato Grande
  • Nova Sintra do Monte
  • Santa Bárbara
  • Tantum
  • Fonte vinagre: questo luogo si chiama “ Fonte Vinagre” cioè  “Fontana/sorgente di Aceto”. Situata poco distante, da Nova Sintra c’è una sorgente che sgorga un’acqua così acida come l’aceto. Comunque si tratta di un’acqua minerale con effetti medicinali.
  • Fontainhas
  • Cova Rodela
  • Nossa Senhora do Monte: in questo paesino si trovano le donne tipiche di Brave, alte, robuste e forti, con lo scialle sulle spalle e trecce lunghe giù per la schiena.

Tra il 1998 e il 2004 una serie di terremoti ha scosso l’isola Brava. L’ultimo sisma ha avuto una magnitudine di 4,3 sulla scala Richter.

Isola di Brava (Isola dei fiori)

Parte I

Nova Sintra

L’isola di Brava è l’ultima dell’arcipelago ed è la più isolata. Appartenente al gruppo sotavento (sottovento), il suo capoluogo è Nova Sintra. Si trova a ovest dell’isola di Fogo e al sud dei suoi due isolotti: Seco e Rombo.

Secondo il Dottore Julio Morais nel “ Bollettino d’informazione e di propaganda, Cabo Verde”, l’isola di Brava fu scoperta da Diogo Afonso, scudiere dell’infante D. Fernando tra il 1461 e il 1462.

Brava significa “selvaggia”, raggiungere l’isola non è molto facile a causa delle sue difficili condizioni climatiche (forte vento e molto rocciosa). Gli abitanti chiamano Brava “ Dja Braba”. Si può raggiungerla soprattutto via marittima partendo dall’isola di Fogo; la traversata è un’avventura, mare mosso e forti correnti. C’è un piccolo campo di aviazione, ma è utilizzata raramente sempre a causa del clima. A 20 km sudovest dell’isola sita il Cadamosto Seamount , un vulcano sottomarino che prese il nome di uno dei navigatori che scoprirono Capo Verde, Alvise Da Mosto, detto Cadamosto. Con una superficie di 64 km quadrati , una lunghezza di 10,5 km, una larghezza di 9,310 km e con un’altitudine massima di 976 metri, l’isola è la meno arida del gruppo di sottovento con tanti fiumi e torrenti d’acqua dolce. È chiamata anche l’isola dei fiori :

Secondo le carte di donazione datate tra il 19 settembre e il 29 ottobre del 1462, l’isola di Brava fu donata all’infante Don Fernando da Don Afonso V. Comunque solo nel regno di Don Manuel, la Corona portoghese prese maggior controllo dell’isola, affidandosi la sua gestione a Francisco da Fonseca e ai suoi eredi, dal 10 luglio del 1509. Per ragioni non chiare, forse per i servizi prestati alla Corona, è poi donata l’isola, come effettivi eredi, a Don Joao Pereira e ai suoi discendenti.

Nel 1582 fu costruita una chiesa per gli abitanti e nell’inizio del secolo XVII, Francisco da Fonseca iniziò una vera e propria coltivazione di cotone introducendo la manodopera schiava. Gli schiavi pulivano il cotone per poi essere venduto altrove.

Due elementi che contribuirono per il popolamento dell’isola furono:

  • Nel 1680 a seguito di una forte eruzione del vulcano dell’isola Fogo, molti abitanti scapparono verso Brava.
  • Schiavi liberi delle isole vicine, Santiago e Fogo, per “godere” della loro libertà andarono a Brava e costruirono piccoli orti e allevarono maiali, bestiame e uccelli.

Il Capitano George Roberts nel 1720 arriva a Brava, secondo il suo diario:

“All’alba ,tre isolani si avvicinano all’imbarcazione, chiamano e rispondo. Mi chiedono perché ero lì e mi danno il benvenuto (…) ho chiesto se ci fosse dell’acqua sull’isola . Risposero di sì, che potevano portarla in una grande “cabaça” (Cabaça è un frutto di una pianta che si apre da una piccola estremità per togliere il contenuto, si usa come un recipiente per portare dell’acqua)… chiesi a loro se ci fosse del cotone nell’isola e risposero di sì, ma in poca quantità a causa della siccità (…).”

Nell’800  la principale economica dell’isola è la caccia della Balena, le baleniere americane ( di New Bedford e di Rhode Island) andavano a cacciare nelle acque dell’arcipelago così molti abitanti imbarcarono sulle navi alla ricerca di una vita migliore. . Gli uomini scelti erano tra i quattordicenne e i trentenne, erano bravi marinai.  Una delle fonti principali di reddito dell’isola divenne le rimesse degli emigrati, la caccia della Balena.

Rapporto del 2 settembre 1880 dell’amministratore del Comune di Brava, José Arnaldo Ferreira:

“La popolazione dell’isola di Brava era, secondo i seguenti dati statistici nel 1878: 8138 individui naturali della provincia, sedici europei e 4 stranieri. La popolazione del 1867 era di 5874; C’è stato quindi un aumento negli ultimi dodici anni di 2284 anime. La seguente mappa (tabella I) mostra l’aumento della popolazione in diversi periodi di dodici anni:

La popolazione diminuì tra il 1872 e il 1875 a causa dell’emigrazione degli abitanti nelle navi mercantili e baleniere degli Stati Uniti d’America.

Un’altra testimonianza è del governatore Brandao de Melho, nel suo rapporto del 1890. In questo documento, sono trascritte le opinioni dei delegati sanitari su possibili malattie portate nelle isole da emigranti “americani”. A questo proposito ha scritto:

“Il delegato sanitario, Joao Augusto Martins, riferisce all’influenza dell’emigrazione in America, cercando di dimostrare che la diffusione della sifilide e della tubercolosi in Brava è interamente lasciata in eredità. E affinché il Consiglio sanitario sia in grado di valutare ciò che abbiamo appena detto, è sufficiente pronunziare che molti dei cosiddetti balenieri dell’isola di Brava tornano nelle loro terre minate con la tubercolosi ed erosi dalla sifilide, contaminando i loro parenti e patrizi… “

Nel 1893, il capitano José Gadinho partì per Capo Verde dagli Stati Uniti a bordo della nave “ Nellie May” proprietà di Antonio Coelho, il viaggio durò novanta giorni.

Continua…

Qamar Sandra Andrade

#raccontigetthebus


La giornata inizia bene ! Ore 7 prendo il bus in Corso Buenos Aires, ore 7.15 arrivo a Nervi. Gente, una bellissima avventura… stupenda! Da sola con l’autista, abbiamo sfidato buchi, marciapiedi, portiera delle macchine che volevano impedire il nostro traguardo… abbiamo quasi sfiorato della gente che stavano attraversando le strisce pedonali con molta calma. Sono saliti a metà strada due cristiani e nella mia mente era già partita la voce: “dai, dai, dai… su che dobbiamo andare”. Oh che sensazione di libertà!!! Il mare alla mia destra e la città a sinistra, nel mezzo del cammino il bus volante.

Un viaggio nel passato… Tomar, Portogallo


Una visita a Tomar, Portogallo. La statua è di Enrico il navigatore… tutto ebbe inizio con lui, la scoperta del nuovo mondo.

Anno: 2005

Quando ci sono stata a Tomar, agosto 2005, non avevo a disposizione una videocamera o uno smartphone. Vi lascio un video che ho travato su YouTube, molto interessante e spiegato bene. Tomar è una città da visitare.

#TiL

#raccontigetthebus

Il matto del quartiere X. Sei seduta al parco
⛲, passa lui in bici e improvvisamente gli cade dalla tasca medicine, cellulare e chiavi. Scende prende tutto e ingoia tutte le medicine. Dopo un lungo momento, raccoglie tutto il resto dalla terra e metti in tasca (gli mancava le forze e i movimenti giusti) e così riesce a partire. Dopo un’ora prendo il bus, mi siedo e chi arriva??? Lui!!! Si siede vicino a me, ma non ha più la bici… chissà dove l’avrà lasciata, forse a casa. Però oggi la mia pazienza è poca… e quindi decido di cambiare posto. Mi siedo ed ecco che lui si alza…fa un paio di giri vuoti sull’autobus… eeeee si siede accanto a me. A questo punto cosa fai? Ti sposti di nuovo, e lui cosa fa? Si sposta… e niente stiamo viaggiando insieme…

Matchona “Il Grogue Casalingo”.

#frammentidiunacapoverdiana

Pelo-sinal-de-santa-cruz

Un bicchiere di grogue e il segno della croce, così viene mandato giù per la gola fino alle dita dei piedi.
Si dice a Capo Verde che, il grogue ” ta corta sangue” cioè “taglia il sangue”(penso che questa espressione veniva e viene usata per dire che migliora la salute, il grogue è capace di “fluidificare” il sangue), spaventa gli spiriti maligni e le streghe.


Ma c’è un grogue diverso da tutti gli altri, il Matchona.
Matchona è un grogue casalingo (non è solo fatto con la canna da zucchero, anche con aggiunta di altre robe sconosciute), molto forte e si può dire anche un po’ scadente. Tuttavia la parola “Matchona” può essere tradotta come “vero uomo”, ” uomo forte” oppure “qualcosa di molto forte”. Una volta era possibile trovarlo in molti piccoli bar nei vari paesini e nelle città di tutto l’arcipelago, finché poi la legge fu cambiata ed è stato proibito venderlo. Si rischia multe salatissime… anche se qualcuno di nascosto ti può farlo avere.

Mi ricordo i pomeriggi, dopo una giornata di lavoro, i bar si affollavano di uomini pronti per lasciarsi andare nei pensieri più profondi e tormentati tra un bicchierino e l’altro. Quando ero piccola passavo spesso da un bar che rimameva tra Ribeira Funda e Preguica (isola di Sal). Incontravi sempre i soliti tre personaggi, non mancavano mai a un appuntamento per bere matchona. A tarde pomeriggio li vedevi uscire barcollando e diventano grandi poeti e cantanti. Si diceva che se ti cadeva addosso una goccia di quel grogue, poteva bucarti persino un paio di Jeans, era acido e corrosivo.


Comunque tanti uomini nel corso degli anni hanno “lasciato la pelle”, nonostante ciò, tanti non hanno mai voluto abbandonare la tradizione di bere il grogue.


Si racconta di un professore che amava il grogue alla follia. Quando si ammalò fu ricoverato nell’ospedale di Espargos. Un giorno chiese a un amico di portargli del grogue. Lui glielo portò e il professore mise dentro la flebo, il grogue.
A volte era possibile anche trovare qualche donna a bere il grogue nei piccoli bar, ma lo facevano di nascosto per non essere considerate “una poco di buono”.
Per noi bambini il grogue rimameva un mistero, gli uomini l’amavano più delle loro donne, più di ogni cosa.


Arrivata all’età adolescenziale, un giorno presi 50 escudos (equivale più o meno a 50 centesimi, il costo di un bicchierino di grogue) decisa e spedita avviai verso un bar, volevo assaggiare Matchona… volevo diventare una vera adulta capoverdiana. Arrivata al bar, mesi i 50 escudos sul balcone e chiesi: ” un grogue”. Il signore mi guardò con aria stupefatta e mi chiesi se fosse sicura di volerlo. Risposi di sì e lui mi versò nel bicchiere l’acqua del diavolo.
Presi il bicchiere, la mano iniziò a tremarmi, le gambe si bloccarano e il cuore si fermò… era arrivato il tanto atteso momento, finalmente stavo per diventare una donna, una vera capoverdiana e così potevo raccontarlo anche ai miei amici.
Quello che ho provato in quel momento non vi posso raccontare… comunque non ho più bevuto il grogue o il Matchona.
Vi consiglio di bere il grogue, ma quello vero fatto con la canna da zucchero. Il grogue più buono proviene dalle isole di Santo Antao e Sao Nicolau.

Qamar Sandra Andrade

Isola di Sal e la sua storia

“ Sal é sabe , Sal é doce, boces tud é nice…”

( Sal è squisito, Sal è dolce, tutti voi siete delle brave persone..)

Désiré Bonnaffoux

Secondo gli storici l’isola di Sal fu scoperta nel 1460 dal navigatore Antonio De Noli. Il primo nome che la diedero fu Lhana, alcuni sostengono anche Plana cioè Piatta. Solo nel tempo fu cambiata a Sal con la scoperta del vulcano di Pedra de Lume, dove tuttora si concentra una grande quantità di sale nel cratere. Con grande difficoltà si estraeva il sale per le isole vicine, Boavista e Maio. Le uniche informazioni precise sul carico di sale che abbiamo rissale al XVIII secolo, da due navi nord americane attraccate che innescarono ai tempi reazioni negative del Ministero portoghese d’oltremare.

Alcune testimonianze della presenza umana sull’isola:

  • William Dampier ( East Coker, 5 settembre 1651-marzo 1715) pirata, esploratore e osservatore scientifico inglese, insieme ai capitani John Cook e Wafer salparono nel 1683 verso le isole di Capo verde. A bordo della Revenge arrivarono a Sal nel mese di agosto. L’esploratore confessa di aver prestato maggiore attenzione ad alcuni fenicotteri inquietanti che agli abitanti e soltanto di aver visto circa cinque o sei uomini e un povero sorvegliante, con cui scambiarono circa 20 barili di sale e delle capre per alcuni vecchi vestiti.
  • Tratto dal Catalogo parziale del Consiglio Ultramarino di Capo Verde:

Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde, 807.  1703, Janeiro, 10, Lisboa:

CONSULTA do Conselho Ultramarino ao rei D. Pedro II com resumo de informações do conselheiro e desembargador, Miguel Nunes de Mesquita, da devassa que tirada pelo ouvidor-geral de Cabo Verde, António Coelho de Melo, sobre o crime perpetrado por alguns portugueses, cujo principal cabecilha foi o capitão Pedro de Carvalho, sobre uns franceses na ilha do Sal, roubando-lhes e fazendo submergir sua embarcação.

Anexo: parecer, carta e carta (minuta).

AHU-Cabo Verde, cx. 9, doc. 26 e 27.

AHU_CU_024, Cx. 9, D. 807.”

(1703, Gennaio, 10, Lisbonna: CONSULTA del Consiglio Ultramarino al D. Pedro II con riassunto delle informazioni del consigliere e del giudice, Manuel Nunes de Mesquita, dall’inchiesta fatta dal mediatore generale di Capo Verde, Antonio Coelho de Melo, su un crime perpetrato da alcuni portoghesi, cui il capo fu il capitano Pedro de Carvalho, verso alcuni francesi sull’isola di Sal, derubandoli e naufragando la loro imbarcazione). 

  • Sappiamo per certo che l’isola di Sal nel 1720 era abitata, ci attesta il capitano, Bartholomew Roberts, pseudonimo di John Roberts, noto anche come Black Bart (Casnewydd-Bach, 17 maggio 1682 – Capo Lopez, 10 febbraio 1722). Nel suo libro, viaggio alle Isole Canarie, Capo Verde e Barbados: “Siamo arrivati ​​al mattino sull’isola di Sal e siamo scesi a terra con sei uomini armati nella baia chiamata Palmeira per vedere cosa o se ci fosse qualcuno. Quando arrivammo a terra, trovammo delle capanne in buone condizioni, sembrava che ci fosse stato qualcuno lì di recente, forse per catturare tartarughe(…) o uomini da una nave incagliata o lasciata da altri(…). Dopo essere andato un po’ più in là verso le palme, ho trovato due caminetti con recenti ceneri.(…) Tutto ciò mi ha confermato che vi erano persone sull’isola. Volevo esserne certo, così divisi i miei uomini in due gruppi e abbiamo cercato su e giù per l’isola, ma senza trovare una creatura umana. Abbiamo visto un gran numero di uccelli da campo, asini… ». Tratto dalla rivista capoverdiana d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984
Manuel Antonio Martins

All’inizio dell’ 800 Sal inizia a essere visitata da alcuni abitanti dell’isola vicina, Boavista, spesso andavano per pascolare il loro bestiame. Nel 1830, Manuel Antonio Martins (Braga 1772- Santa Maria 6 luglio 1845), un uomo d’affari portoghese conosciuto anche come il Napoleone delle isole di Capo Verde, decise di esplorare le saline di Pedra di Lume. Sposò con Maria Josefa Ferreira nel 1793 a Sal Rei, Boavista. Tra il  14 febbraio del 1834 e marzo 1835 fu il governatore di Capo Verde.

Saline di Pedra de Lume
Pedra de Lume

“Manuel Antonio Martins iniziò con la costruzione di un tunnel nella roccia basaltica del vulcano di Pedra de Lume, per facilitare l’acceso e per estrare il sale. Fece anche dei porti artificiali per trasportare il sale dando inizio a un vero proprio business. Importò dall’Inghilterra del materiale e costruì la prima ferrovia nel territorio portoghese, collegava le saline al luogo di spedizione del sale. Con il passare del tempo il sale estratto perde la sua ottima qualità, non riuscì a scavare più profondamente e attraversare il pendio del cratere”. Désiré Bonnaffoux.

L’acceso alle saline, la galleria scavata.
Molo di Pedra de Lume

Nel frattempo furono scoperte anche le saline di Santa Maria, producevano un bellissimo sale, “l’oro bianco”. In seguito all’abbandono delle saline di Pedra de Lume da parte di Manuel Antonio Martins, suo figlio Aniceto Antonio Ferreira Martins nell’aprile del 1846 iniziò a sfruttare le saline occupando gran parte della terra salifera.

Tuttavia con lo sfruttamento e l’esportazione del sale, in particolare per Brasile e per il Nord America, nel 1837 installarono un governo doganale e militare. Nel 1840 l’isola di Sal contava già con circa 400 abitanti, sebbene per lo più schiavi. Il 21 maggio del 1847 ebbe inizio una rivolta provocata dagli schiavi contro il comandante militare, Joaquim Maria Gromicho Couceir, contro le misure prese dal Governo nell’esplorazione del sale.

Con la crescita della popolazione e con l’aumento dell’esportazione del sale nel 1856 venne creato anche un Municipio e nel 1857 ebbe inizio la costruzione di una chiesa nell’attuale città di Santa Maria.

Nel 1869 due nipoti di Manuel Martins,  António e João de Sousa Machado, crearono la ditta “Machado e Irmãos” e costruirono la casa in legno sul ponte di Santa Maria. Tuttavia in quel periodo l’oro bianco, il sale, fu scoperto in varie parti dell’America Latina, il che causò un decadimento considerevole nell’industria dell’isola intorno al 1884.

Santa Maria, La “casa di Legno” dei fratelli Machado

Nel 1919 gli eredi della famiglia Martins venderono le saline alla società “Salins du Cap vert” così iniziò l’esplorazione del sale per le colonie francesi e belghe in Africa. L’isola di Sal ebbe un nuovo risvolto nella sua storia, arrivarono lavoratori dalle altre isole vicine, Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao.

Fino agli anni 1935 e 1936 non si parlava di aviazione a Capo Verde, anche se ci sono stati vari tentativi negli anni precedenti nelle isole di Sao Vicente e di Santiago di costruire un aeroporto ma con scarsi risultati. Poi alcune missioni italiane fecero diverse visite nelle varie isole al fine di scegliere un luogo per un aeroporto su scala, la linea tra l’Italia (Roma) e il Sud America. Dopo aver valutato alcune isole, in particolare Boa Vista, avrebbero finito per interessarsi maggiormente all’isola di Sal, e tre anni dopo, il 13 agosto 1939, una nave italiana portò del materiale per l’inizio dei lavori di costruzione del nuovo e primo aeroporto. Officine, centrale elettrica, una stazione radio, camion, tecnici e operai che in meno di mezza dozzina di mesi allestirono degli edifici prefabbricati, costruirono una pista ed installarono vari servizi: due hangar per aeromobili, officina, radio, meteo, magazzini, uffici, hotel, alloggi e un ospedale. Terminata la seconda guerra mondiale, il governo portoghese acquistò l’aeroporto dal governo italiano e lo inaugurò il 15 maggio del 1949, avendo come primo e principale cliente proprio la linea italiana Alitalia.

Vicino ai vari servizi installati dal governo italiano iniziò a svilupparsi costruzioni di nuove capane, di nuove case e inizialmente il posto prese il nome di Preguiça, gli abitanti erano maggiormente provenienti dall’isola di Sao Nicolau, dove c’è un paesino con lo stesso nome. Successivamente il nome fu cambiato a Espargos (Asparagi), l’origine è dovuto al fatto che in periodi di pioggia l’altopiano si ricopriva e si ricopre da piccoli cespugli di asparagi selvatici.

Aeroporto Internazionale Amilcar Cabral, isola di Sal

Con il nuovo aeroporto l’isola di Sal conobbe un espansione rapida e il turismo aumentò negli anni per via delle sue belle spiagge e del suo clima.

Essendo la penultima isola ad essere abitata, la sua popolazione ha origine dalle isole: Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao. Il dialetto parlato, il creolo salense, è una fusione dei dialetti di queste tre isole.

Nel 1986 arriva a Santa Maria il campione del mondo di windsurf, il francese François Guy, e promuove la piccola città come uno dei circuiti per la pratica di windsurf e di altri sport acquatici. Oggi, infatti, l’isola di Sal è una delle meta preferite per windsurf, kitesurf e Surf.

E come si dice a Sal:

“Un tempo l’isola di Sal era la terra dei emarginati, oggi è la terra di persone per bene.”

Consiglio di leggere o consultare:

Apologia do cidadão Manuel Antonio Martins, ex-prefeito de Cabo-Verde dirigida ao publico imparcial. Published by Lisbon, Typ. Patriotica de Carlos José da Silva, 1836.

Bibliografia:

Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde, 807. 1703, Janeiro, 10, Lisboa

Rivista d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984

Fragata, Revista de Bordo dos TACV- CABO VERDE AIRLINES- N° 6- FEVEREIRO 1994 “ILHA DO SAL, 300 DIAS DE SOL E MAR

Altre informazioni sono state raccolte dai miei vecchi appunti del Liceo.

Sandra Andrade

HOLLYWOOD/ BOLLYWOOD CITY

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In the night what’s going on in Genoa?

A volte capita di trovarci in dei posti senza sapere perché…. ma ci capita….

E quello che ci capita di vedere in questo posto è veramente triste e sconvolgente!

Nella notte del 16/12/2012, a 5 giorni dalla fine del mondo, eravamo spettatori di una scena del teatro dell’orrore.

Stormi di uccelli passavano, volando verso una destinazione sicura…anche loro avevano capito che era meglio “telare”! Ma le paladine della giustizia avevano un compito da svolgere: “Reporter in the night”.

Torniamo indietro nel tempo e analizziamo cosa è successo; arrivate all’ Hollywood ci hanno chiesto un pass per poter entrare, sembrava un luogo controllato.

Dopo essere entrate ci accorgiamo che ci sono due sale con musica diversa: nella prima si ballava musica hip hop, reggae, reggaeton e commerciale, le persone erano rilassate, ridevano, scherzavano a ritmo di musica; vi era un mix di razze: senegalesi, italiani, capoverdiani, tunisini, marocchini, nigeriani e sudamericani. L’età media era dai 16 ai 35 anni.

Nella sala a fianco ci si presenta un altro tipo di ambiente, completamente diverso: teste rasate, e abbigliamento tipico (dei neo fascisti/neo nazisti), le ragazze praticamente nude e coloratissime, musica hard core, hard style, tecno, tutti scatenati e fatti. Età media dai 15 ai 25 anni. Due generi completamente diversi in sale adiacenti.

Prendiamo il nostro drink e andiamo nella prima sala. Passano le ore e ogni tanto si presentavano le teste rasate, che scimmiottavano i ragazzi impegnati a ballare.

La tensione si tagliava col coltello perchè avevano un atteggiamento provocatorio.

I ragazzi afro-italiani e sudamericani rifiutavano di andare nell’altra sala anche se là c’era il bagno,

che tra le altre cose era in condizioni pessime.

Quasi alla fine della serata, mentre andavamo in bagno ci imbattiamo in una rissa e la scena più triste era vedere una ragazza per terra che veniva calpestata mentre i rissaioli cercavano l’uscita.

Pochi minuti dopo sono arrivate cinque pattuglie di carabinieri i quali sono scesi dalle loro macchine armati di manganelli, pronti ad intervenire.

Dopo mezz’ora il locale chiude e tutti si preparano verso l’uscita.

La tensione nell’aria era tanta, sentivamo che sarebbe successo ancora qualcosa.

Ad un certo punto gruppi di ragazzi (hard core) iniziano a picchiarsi l’uno contro l’altro, i carabinieri intervengono tirando manganellate fino a sedare la rissa.

Finito questo scontro ne iniziano altri: ragazzi capoverdiani che litigano per colpa delle ragazze, c’è chi se la prende con le macchine parcheggiate davanti al locale e teste rasate che si tiravano dei pugni in faccia.

In uno degli interventi dei carabinieri ascoltiamo questa frase “ Prendiamo quel nero e gli facciamo vedere…”, anche se abbiamo visto che chi aveva compiuto il gesto di prendersela con la macchina era un’altra persona.

La cosa è durata per un’ora e c’erano sparsi qua e là focolai accesi; mentre, poco distante si sentiva scoppiare un petardo provocando gran fumo e rumore nella notte. Scattavano gli allarmi delle macchine, insomma un grande caos.

Pian piano tutti vanno via in macchina, non rimane quasi nessuno, l’ultima cosa che sentiamo è la frase detta dai carabinieri : “Tutto qui?” , agitando il manganello tra le mani.

La cosa più triste è vedere giovani, non importa di che razza o etnia, che si distruggono nell’alcol e nella droga. Sono sempre incattiviti e violenti, basta poco per far accendere una miccia. E’ triste anche vedere il comportamento di chi dovrebbe evitare che queste cose succedano.

Afrah e Qamar

#raccontigetthebus


E poi puntualmente, alla stessa ora ed alla stessa fermata, becchi lui… il matto! E ti fa sempre le stesse domande 😭😭😭😭. Ma perché? 🙏🏽🙏🏽🙏🏽 allora inizi a pensare: no, no e no. Non prendo questo bus, aspetto l’altro. Ma se non prendo questo, non arriverò in tempo. Ok vai, non parlare con lui… ti prego non rispondere. Sali sull’autobus di corsa, trovi un posto ‘nascosto’… ma arriva lui e ti dici: ” buongiorno signorina, come sta? Ha visto che bella giornata?”. Noooooo 🙀🙀🙀🙀🙀🙀

#raccontigetthebus


Comunque ragazzi io ve lo dico, sono appena stata invitata a partecipare a Miss Molassana 2019 😂😂😂😂. E nella giuria ci saranno ben tre carabinieri 😂 così nessuno può imbrogliare. Ogni giorno un’avventura su questi autobus.
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