Cimitero Monumentale Staglieno

Cimitero Monumentale di Staglieno

Dall’arte sussurrata nel Romanticismo al Realismo inquietante

Storia:

Il Cimitero Monumentale di Staglieno è il luogo della memoria dei genovesi ed è pura arte nella città. Un cimitero che accolse e continua ad accogliere le classi sociali diverse.  

Prima della costruzione del Cimitero Monumentale di Staglieno, era usanza dei nobili seppellire nelle chiese o nelle loro cappelle private e il cittadino comune veniva seppellito in aree comuni, ad esempio: l’area dell’Acquasola e via dei Pescatori alla Foce. Un’altra area collettiva destinato ai defunti era alla Porta degli Angeli, nei pressi del monastero intitolato a Santa Marta.

Invece, il cimitero di Carbonara era situato nelle vicinanze dell’Albergo dei Poveri. Nel 1656 servirono ad accogliere novemila cadaveri di appestati.

In una località chiamata “Portigliolo” (oggi Rotonda di via Corsica), nel 1782 la comunità Svizzera prese in affitto un appezzamento di terreno per costruire un cimitero destinato ai loro cittadini residenti a Genova. Il cimitero alla fine fu destinato anche a tutti quelli cittadini di religione protestante di tutte le nazionalità. Il cimitero prese il nome “Cava”, a causa della sua vicinanza a un’area dove venivano estratte pietre destinate alla costruzione dei moli. Fu inaugurato nel 1783!  Nel 1801 venne acquistata dalla comunità israelita e nel 1802 viene inaugurato il nuovo cimitero israelita. Il cimitero della Cava dal 1825 accolse anche le salme della comunità Russo-Ortodossa e dieci anni dopo i morti per la prima epidemia del colera.

Nel 1804 venne vietato le sepolture nelle chiese e all’interno dei centri abitati, grazie all’ordinanza del governo napoleonico che fu firmato a Saint-Cloud. Nonostante questa ordinanza ancora nella città era possibili trovare aree comuni. Nel 1826 sulla piazza della chiesa di San Giacomo di Carignano (costruita da Ansaldo Spinola nel 1154) fu scavata una fossa di 16 palmi, distante 26 dalla chiesa, per aumentare la capienza delle sepolture.

Nel 1819 re Vittorio Emanuele I concede al console inglese John Sterling un appezzamento di terreno sulla collina di San Benigno per la comunità britannica genovese.

Nel 1832 il re Carlo Alberto di Savoia impose, con le Regie Patenti, la costruzione di cimiteri pubblici in condizioni di sicurezza igienica.

L’incarico della progettazione fu affidato nel 1835 all’architetto civico Carlo Barabino (1768-1835), il quale non riuscì a portare al termine l’incarico, per l’improvvisa morte nel 1835, nella grande epidemia di colera. Così il progetto fu affidato al suo allievo e collaboratore Giovanni Battista Resasco (1798-1871) il cui piano fu approvato nel 1840.

Il 22 aprile 1840, con uno stanziamento di 200.000 lire venne approvato anche il progetto per la costruzione del Pantheon.

I lavori iniziarono nel 1844, in un’area, quella di Villa Vaccarezza, a Staglieno in gran parte ancora poco abitata e non molto distante dal centro cittadino.

Il 1° gennaio 1851 si poté procedere alla benedizione della cappella provvisoria ed aprire ufficialmente il cimitero.

Inizialmente il cimitero era costituito dai Porticati Superiore e Inferiore, poi si ampliò con il Porticato Semicircolare, agli inizi del ‘900 fu costruito il Porticato Montino e negli anni Cinquanta il Porticato Sant’Antonino, ultimo edificio di carattere monumentale.

Il pantheon fu concluso solo nel 1878 e il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, con la benedizione dell’Arcivescovo Salvatore Magnasco venne inaugurato.

All’interno del Cimitero attualmente sono presenti aree riservate ai Protestanti, agli Ebrei, ai Greco-Ortodossi, ai Musulmani e un reparto destinato agli inglesi (militari e civili) i soldati del Commonwealth Britannico caduti nelle ultime due guerre, e un campo dei reduci garibaldini.

Al di là che tutte le classi sociali sono sepolte nello stesso cimitero, è possibile distinguerle. L’aristocrazia è sepolta soprattutto attorno al Tempio centrale. I borghesi, invece, affollano le arcate del Quadrilatero basso. Nei giardini del Boschetto, la popolazione è socialmente più eterogenea.

Curiosità: Il primo cittadino ad essere seppellito nel cimitero di Staglieno fu Antonio Procurante, nella fossa 1, fila 1, campo 1 il 2 gennaio 1851.

Tratto da:

Itinerari a Staglieno, A cura del Comune di Genova

Cimitero Monumentale di Staglieno, Arte sotto il Cielo, a cura del Comune di Genova, Servizi Civici

Alla Scoperta

I visitatori avranno l’opportunità di scoprire:

  • Il Risorgimento: tra il ricordo dei patrioti così Genova li ricorda attraverso tanti monumenti risorgimentale.
  • Gli Angeli: (monumenti dedicati alle famiglie dell’alta borghesia genovesi)
  • La Carità e La Beneficenza: sono temi che per la loro natura tendono ad intrecciarsi e talvolta rendendo impossibile distinguerli. Essi sono rappresentati in molte sculture con figure femminili che offrono da bere ai moribondi o il seno ai bimbi, come nella raffigurazione delle tombe Bianchi e Lanfraco.
  • Le Emozioni: A Staglieno Arte e natura si fondono un connubio di esclusiva bellezza in un contesto di fitta vegetazione.  Passeggiando in questo luogo di silenzio tra il fascino dei marmi alberi e dei boschetti si possono percepire profonde emozioni che si rinnovano ad ogni vista.
  • La statua della Fede: un’opera in marmo bianco alta nove metri, realizzata dallo scultore Santo Varni.
  • Tempio dei Suffragi, il Pantheon: struttura a pianta circolare di venticinque metri di diametro la cui altezza dal pavimento al lucernaio è di ventitré metri e mezzo. Al suo interno sono costudite le ceneri di Nino Bixio.
  • Tomba della “Venditrice di noccioline”  (mettere foto) ancora in vita con i soldi guadagnati grazie al suo assiduo commercio, commissionò il proprio monumento funebre a Lorenzo Orengo.
  • Tomba Carpaneto (S. Scanzi) (foto)
  • Cappella Rubatino (G.B Resasco)
  • Boschetto dei Mille, si trovano alcune tra le numerose tombe dei patrioti del Risorgimento: Felice Dagnino, Francesco Bartolomeo Savi, Ernesto Cicale, Enrico Razeto, Antonio Burlando, Bice Pareto, Carlotta Benettini Martini, Stefano Olivari, Raffaele Rubattono, Antonio Mosto.
  • La tomba di Giuseppe Mazzini, il sepolcro della madre, Mario Drago, e quelli di molti altri protagonisti di Risorgimento.

Testimonianze delle visite dei personaggi storici, letterati, viaggiatori, artisti, filosofi:

  • L’Imperatrice Elisabetta d’Austria (Sissi), nel marzo del 1893, visitando il Cimitero di Staglieno, si fermò a lungo dinanzi al monumento a Giacomo Carpaneto, pregevole opera dello Scanzi, e fece copiare sul suo taccuino l’epigrafe: “Avventurato chi nel mare della ebbe nocchiero si fido”.
  • “A Genova… per più di un secolo, le famiglie dei grandi mercanti o professionisti fecero a gara nell’erigere cappelle squisitamente domestiche. Li vediamo tutt’attorno a due grandi quadrilateri e sulle terrazze della collina, dove gli echi di Canova evidenti nei primi esempi, si smorzano in sussurri di Mestrovic e di Epstein nei più recenti. Sono in marmo e in bronzo: un affastellato compatto ed intricato. Figure più o meno drappeggiate, simboli di luto e speranza. Sono qui collocate in disinvolta intimità con i ritratti dei defunti do un realismo inquietante.  Qui stanno le immagini dei cari estinti che mostrano sull’arco di un secolo, le mutevoli mode: l’uomo coi basettoni, vestito alla finanziera, occhialuto; la signora in crinolina, scialle guarnito di pizzi, il cappellino di piume, ogni bottone o laccio esattamente riprodotto… E gli angeli di marmo che emergono, consolatori, dalle porte di bronzo, sussurrano qualcosa all’orecchio dei parenti inginocchiati: veri tableaux vivants! In uno di questi gruppi l’illusione doppia: una mamma di marmo regge il bambino che bacia il busto di marmo del padre! Verso gli anni ’80 lo stile liverty ammorbidisce il troppo acuto cesello.  Quello che è stato fatto dopo il 1918 non ha alcun interesse per il vero conoscitore. Il camposanto di Genova è un museo dell’arte borghese seconda metà del secolo scorso. Il Père Lachaise e l’Albert Memorial sono nulla al confronto e la loro scomparsa non sarebbe una perdita grave fino a quando questa collezione esisterà”.  E. WAUGH, A Tourtist in Africa, London 1960
  • “L’ultima visita fu quella al cimitero (un luogo di sepoltura che fu pensato per accogliere 60.000 corpi), e di cui continuerò a ricordarmi quando mi sarò dimenticato dei palazzi. È un vasto porticato di marmo a colonne che si sviluppa intorno ad un grande quadrato di terreno vuoto; il suo ampio pavimento è di marmo, e su ogni lastra c’è un’iscrizione- perché, ogni lastra copre un cadavere. Su ciascun lato, del momento che si cammina l suo interno, ci suono monumenti, tombe e figure scolpite che sono squisitamente lavorate e piene di grazia e bellezza. Esse sono nuove e immacolate come la neve; ogni contorno è perfetto, ogni forma è priva di mutilazione, crepe o imperfezioni; perciò, questa imponente schiera di affascinati forme è per me di gran lunga più piacevole della statuaria danneggiata e squallida che hanno salvato dalla rovina dell’arte antica e collocato nei musei di Parigi per la venerazione del mondo.”  M. TWAIN, The Innocents Abroad, London 1869.
  • “Mi fu raccomandato di andare a vedere i cimiteri di Genova. Raggiunsi in tram un antico camposanto in una valle del fiume Bisagno, molto amena e placida, e mi riferirono che a poca distanza ve n’era un altro pieno di statue. Lo vidi e non mi piacque per niente. Mi diede l’impressione di un baraccone di figure di cera, prive di colore. Il giorno dopo ripartii per la Spagna.” Blasco Ibanez (1867-1928), nel suo diario di viaggio del titolo En el paìs dell’arte. Tres meses en Italia.
  • “Arrivate a Genova e subito vi offrono di mostrarvi la cosa più notevole della città, ossia il cimitero. Non c’è persona qui benestante che non si preoccupi, nel fior dell’età, di come sarà il suo sepolcro. La superbia, la presunzione, il desiderio vanitoso di apparire, seppure in stato di scheletro, spinge i buoni borghesi di Genova ad infrangere, sotto forma di petulante richiamo, il regno della morte che è quello dell’uguaglianza e dell’oblio. In questa città, chiamata giustamente di marmo, il cimitero rappresenta l’apoteosi di questa pietra, costosa e docile, che serve tanto per riprodurre il viso mortale di un Victor Hugo, quanto per adornare con lastre dorate il gabinetto più necessario e più nascosto di una casa. Si sono esaurite molte cave per coprire il vasto campo della morte nel quale dormono il sonno eterno i bottegai di Genova, i commercianti, gli armatori, tutti coloro che trascorrono la vita combattendo per il centesimo, privandosi talora del necessario… per lasciare nel loro testamento alcune centinaia di migliaia di lire destinate alla loro glorificazione postuma, sotto forma di marmo lavorato ed epitaffi dorati…  Tutta la città di esseri muti, rigidi, di una bianchezza immacolata e numerosi come la città di Genova, si innalza tra i fiori e le fronde del cimitero o nelle deserte gallerie, il cui pavimento ripete il passo del visitatore con paurosa eco. Quanti sono? Chi può saperlo? Centomila, duecentomila. Tutto un mondo ammucchiato dalla superbia di varie generazioni …Vedove piangenti e curve sotto il lungo velo di fine tessuto; saturni dal torvo cipiglio; angeli che si sostengono sulla punta del piede come graziose ballerine; croci enorme come pennoni di nave; gruppi che rappresentano tutta la famiglia; urne greche, piramide egiziane; sarcofaghi romani; ogive gotiche; santi di varie specie; porte chiuse sui cui tutto di marmo bianco, verde o nero, di proporzioni colossali, come se fosse ordinato da gente che non bada a spese e apprezza l’arte del volume”.  Pio Baroja y Nessi (1872-1956) in Ciudades de Italia (Madrid, 1949).
  • “… Sposai il conte Navigato, di origine genovese. / Andammo a Roma. Mi avvelenò, credo. / Ora nel Campo Santo che guarda/ il mare dove il giovane Colombo sognò nuovi mondi, / ecco cos’hanno scritto: “Contessa Navigata/ implora eterna quieta”. Nella poesia “Dora Williams”, Antologia di Spoon River (1915) di Edgar Lee Masters.
  • “Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito: una barca con vele ammainate, in un porto. In realtà non è questa la mia destinazione ma la mia vita. (…). È una barca che anela al mare eppure lo teme”.  Nella poesia “George Grey” allude alla figura dell’Angelo Nocchiero, Edgar Lee Masters
  • “Una delle meraviglie del mondo”. Ernest Hemingway
  • La notorietà della necropoli genovese travalica i confini nazionali. Ne è testimonianza, ad esempio, il fatto che il gruppo musicale inglese Joy Division (1977-1980) abbia scelto, per le copertine di due loro dischi, immagini di tombe del cimitero di Staglieno;
  • Una perfetta imitazione della tomba “Pienovi” la troviamo oltreoceano in un cimitero a Messico.
  • Un editore americano nel 1901 pubblicò l’immagine della tomba Erba.
  • “Il denaro, industriosamente guadagnato e fortunatamente accumulato volle il suo abbagliante riverbero anche sotto le volte del Camposanto e fra le meste ombre del boschetto”.
  • “Venni a Genova per visitare la tomba di Constance. Vi è una croce di marmo molto graziosa sulla quale è intarsiata in bella forma una scura pianta d’edera. Il cimitero è un giardino ai piedi di belle colline che si innalzano verso le montagne che circondano Genova. È stato tragico vedere il suo nome scolpito su una tomba- il suo soprannome, il mio nome non era menzionato, naturalmente- solo Constance Mary, figlia di Horace Lloyd Q. C.  e un verso dell’Apocalisse. Le ho portato alcuni fiori. Ero emotivamente molto colpito, e mi risi conto dell’inutilità di tutti i rimpianti. E non avrebbe potuto essere diversamente. La vita è una cosa veramente terribile”. Oscar Wilde in una lettera all’amico Robert Ross. Solo alcuni decenni più tardi, quando ormai in Inghilterra gli echi dello scandalo che aveva travolto Oscar Wilde, alla lapide fu addossata una scritta: “Wife of Oscar Wilde” (Moglie di Oscar Wilde).

All’interno del Cimitero si trovano le tombe di noti personaggi famosi italiani e stranieri

  • Costance Mary Lloyd, moglie di Oscar Wilde
  • Alfred Noack, fotografo tedesco
  • Geo Davidson: Presidente del Genoa dal 1913 al 1920, la cui tomba è opera di Gino Coppedé.
  • Gilberto Govi
  • Il cantautore Fabrizio de Andrè
  • Mario Cappello, autore del testo celebre canzone genovese “ Ma se ghe penso” interpretata anche da Mina
  • Giuseppe Mazzini
  • Antonio Burlando, seguace di Garibaldi
  • Stefano Scanzio, generale Garibaldino
  • Nino Bixio
  • Ferruccio Parri, primo capo del governo di unità nazionale alla fine della Seconda guerra mondiale
  • Michele Novaro, il compositore della musica dell’Inno d’Italia
  • Enrico D’Albertis, il capitano esploratore che deve il suo nome al castello sopra Principe.
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Tempio Laico

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Bibliografia:

Itinerari a Staglieno, A cura del Comune di Genova

Cimitero Monumentale di Staglieno, Arte sotto il Cielo, a cura del Comune di Genova, Servizi Civici

Personaggi illustri Pantheon, Cimitero Monumentale Staglieno I fascicolo, Comune di Genova, Assessorato Servizi Demografici e Cimiteriali

Caterina e l’Angelo, Il volto popolare e l’anima nobile del Cimitero di Staglieno, Rita Nello Marchetti

Percorsi d’Arte a Staglieno, Comune di Genova

La città silenziosa, Il cimitero Monumentale di Staglieno, Anselmo Orsi, Realizzazione Editoriale De Ferrari Comunicazione srl.