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Frammenti di una Capoverdiana

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Sociale

Poesia: Sodad.

SODAD

 Aspetto sempre le buone nuove

Aspetto sempre seduta in questo molo,

 il vento che mi porta speranze nuove.

Sono prigioniera delle stagioni.

La mia anima è vagabonda della notte

La libertà è la speranza

 E la pioggia non è in abbondanza

da queste parti.

Sodad di un tempo lontano

Sodad di un cretcheu

Sodad di una promessa.

Oh, nha pove il mio cuore piange

di un dolore soffocato

Che peccati ha quella terra?

È stato dimenticato negli abissi

di quell’oceano “malcriado”?

Sono prigioniera degli abissi

Sodad di un luogo perduto

Sodad di un cretcheu

sodad di una promessa

Sodad d nha terra.

Qamar

Lockdown: dall’Isteria alla Rimozione

Cosa c’è di più frustante quando non hai il controllo della tua vita e di quello che ti accade attorno?

Non avrei mai immaginato che l’umanità potesse vivere un momento così triste e di smarrimento. Sinceramente, amici? Immaginavo una pandemia del genere, forse tra cento anni, ma non adesso. Invece poi è successo! Crediamo sempre che niente ci può accadere, forse può accadere agli altri ma non a noi. Guardavamo le immagini che ci arrivavano dalla Cina con grande stupore e scetticismo. Questo virus era così lontano da noi ed eravamo sicuri che non sarebbe mai arrivato. Eravamo così concentrati a guardare “l’altro” che ci siamo dimenticati di guardare “noi”. Ma eccolo che è arrivato!!! Cosa fare? Ci accolti di sorpresa! MOMENTI DI GRAN PANICO, PANICO, PANICO! Però poi abbiamo pensato, ma è a Codogno! È arrivato in un paesino, tutto sotto controllo. Che sarà mai? Un’influenza? Sì, dicono alcuni esperti che è solo un’influenza. Nel frattempo, il nostro “Mantra” preferito era diventato: “E’ solo un’influenza! È solo un’influenza! È solo un’influenza”. Continuavamo a ripeterlo, forse per schiacciare le paure.

Spesso il nostro ego è così forte, che ci impedisce di guardare dentro di noi. Per anni abbiamo corso dietro al desiderio supremo, quello di “conquistare il mondo”; non ci siamo fermati a guardare il quanto ci offriva.

L’arrivo del lockdown

Ho sentito quel giro di chiave nella serratura della mia anima, come se un proiettile mi avesse colpito nel mio profondo io. Ho provato una sensazione d’angoscia, di terrore…qualcuno aveva tarpato le mie ali. Nel buio e nel vuoto sono scesa. Poi ad un tratto una luce mi si avvicinò e così iniziò la mia fase del “Cambiamento”.

In questi giorni tra un libro e l’altro, tra un giro sui social network, tra il mio blog, tra i vari challenge sul gruppo della comunità capoverdiana di Genova su Facebook, tra una pulizia profonda e l’altra della casa, ho avuto anche il tempo di guardare un telefilm su Netflix: FREUD.

“… un giovane e ambizioso Sigmund Freud si allea con una medium e un ispettore per chiarire una serie di cruenti misteri.”

Nel primo episodio il giovane Freud dice queste parole:  

Io sono una casa, è buio al mio interno. La mia coscienza è una luce solitaria, una candela al vento. Tremola da una parte e dall’altra. Tutto il resto è avvolto nell’ombra, tutto il resto giace nell’inconscio. Ma le altre stanze ci sono: nicchie, corridoi, scale, porte, sono sempre li. Tutto ciò che vive dentro di voi, tutto ciò che vaga dentro di voi, è sempre lì. Continua a vivere ed a operare all’interno della casa che sono io. L’istinto, l’eros, i tabù, i pensieri proibiti, i desideri proibiti. Tutti quei ricordi che non vogliamo vedere in piena luce, che abbiamo spinto via dalla luce, continuano a ballare intorno a noi nel buio. Ci tormentano e ci pungono. Ci perseguitano, bisbigliano, ci fanno paura, ci provocano sofferenze, ci fanno diventare isterici.”

Per ora è solo uscito la prima stagione ed è divisa in otto episodi. Per ogni episodio ho immaginato/identificato le nostre settimane del Lockdown:

  1. Settimana: ISTERIA (tutti a fare: flashmob vari, cantare e ballare sui balconi/terrazzi, scrivere mille messaggi, chiamare persone che non sentivamo da mille anni; inviare video scemi).
  2. Settimana: TRAUMA (questa è la fase dell’elaborazione dell’accaduto/del trauma. Quindi ci siamo buttati nel cibo e nella ginnastica fai da te. Siamo diventati pizzaioli, cuochi professionali, creativi nel decorare i nostri piatti. Riguardo alla ginnastica, che dire? Grandi atleti!!).
  3. Settimana: SONNANBULISMO (la fase del disturbo del sonno. Ci siamo addormentati, ma continuiamo a fare dei movimenti e a comportarci come se fossimo svegli. La fase dei vari challenge sui social network).
  4. Settimana: Totem e tabù (La fase della realizzazione: i nostri incubi e i nostri sogni si trasformano in realtà. Abbiamo smesso di chiamare le trecento persone al giorno, abbiamo smesso di mandare tanti messaggi, di ballare, di sfornare mille pizze al minuto, di fare ginnastica in casa ecc. Ora sappiamo che la realtà è cruda e dura, siamo consapevoli. Quindi ora è la fase della preghiera e della necessità di aggrapparsi a qualunque cosa per superare le giornate.).
  5. Settimana: Desiderio (aumenta il desiderio di uscire, potremo diventare più aggressivi e scontrosi in questa settimana. Il desiderio sta tramontando nella disperazione! La gente inizia a litigarsi fra loro).

Gli episodi della serie, Freud continuano, noi per ora siamo solo al quinto episodio. Ma credo fortemente che finiremo per andare a passo merito con il telefilm, quindi lascio qui quello che ho immaginato nella mia povera mente, le altre tre settimane (perché secondo me non usciremo prima):

  •  Settimana: Regressione (Sarà la settimana più difficile in assoluto e gli effetti del trauma saranno più profondi. Inizierà la fase del pianto e della non accettazione.).
  • Settimana: Catarsi (Finalmente si arriva alla resa dei conti ed è il momento per affrontare le nostre paure.)
  • Settimana: Rimozione “quando una porta viene aperta”.

Non ho un gatto, ho una bimba pelosa.

Dicono che i gatti sono esseri indipendenti, liberi, mistici (poteri soprannaturali), molto intelligenti ed anche diffidenti. Dalla mia esperienza diretta posso confermare tutto ciò. Ogni gatto ha una sua personalità, un suo carattere e percepisce il mondo diversamente da noi esseri umani.

Sin dall’antichità, era venerato il gatto; il volto della dea Bastet, simbolo di fecondità e dell’amore eterno è una prova della venerazione e rispetto per questo felino. La passione per i gatti inizia con gli egiziani, arrivando ai romani fino al profeta Maometto:

“L’immagine del gatto nell’Islam è principalmente positiva, grazie all’affetto che portava loro Maometto, dopo essere stato salvato da un morso di serpente da una gatta soriana, Muezza, che poi venne adottata e amata dal Profeta. Per l’affetto e l’amore che nutriva nei confronti della sua gatta, secondo la leggenda, Maometto regalò ai felini la capacità di cadere sempre su quattro zampe, nonché la presunta facoltà di poter osservare contemporaneamente il mondo terreno e la dimensione ultraterrena.”

L’immagine del gatto nella letteratura (ad esempio Alice nel Paese delle Meraviglie o il Gatto Nero di Edgar Allan Poe) ha stimolato molto le fantasie di numerosi poeti e scrittori; nella musica (dai Queen con “Delillah e Bijou” a Gino Paoli con “La Gatta”).

La mia gattina ha tre anni, quando l’ho presa non avevo idea, che la mia vita sarebbe cambiata radicalmente e che avrei trovata un’amica e una compagna (anche se lei si comporta come se fosse la mia bambina, forse anch’io inconsapevolmente sono diventata sua “madre”). Non ho mai cercato di umanizzarla perché lo trovo sbagliato, è lei che ha saputo prendere i suoi spazi e chiedere ciò di cui ha bisogno. Non nego che ogni tanto le canto questa canzone: “Where is my baby cat? Who is my baby cat? It’s Mea, Mea, Mea” e lei mi risponde con le fuse. È un concerto meraviglioso, divino.

Per me è un modo per ringraziarla del suo affetto, è quasi una “venerazione” la mia. Spesso mi trovo a domandare cosa hanno così di tanto speciale? Perché davanti a lei mi “arrendo”?

Il mio ego si annulla davanti al suo sguardo. La sua eleganza nel muoversi? Mi fa vibrare il cuore di stupore.

Comunque, quando la cerco io, niente…NON VUOLE! Decide lei il momento, l’ora senza tanti giri di miagoli. Magari un morso, un graffietto e se ne va con eleganza.

In questi giorni di Lockdown sto avendo l’occasione di conoscerla meglio e di passare più tempo con lei. Così ho deciso di scrivere più o meno come passiamo le nostre giornate e le nostre notti d’insonnie.

Mattino: i nostri orari sono cambiati. Prima del lockdown mi svegliavo alle 6 o massimo alle 6.30, quindi lei era abituata a quella fascia oraria. Ora ci si alza un po’ dopo, ma nonostante tutto mi sveglia. Non posso dormire fino a quando voglio io.

D’inverno lei dorme più ore di notte ed è più serena, d’estate invece dorme pochissimo e mi sveglia alle 3 di notte, alle 5 di mattina…non importa, lei deve uscire sul terrazzino per vedere gli uccellini (che poi ha una paura tremenda di loro).

Qualche volta mi salta addosso, altre volte miagola oppure si mette a fissarmi nel buio accanto al letto e magicamente mi sveglio perché mi sento osservata. A volte restiamo ancora a letto una mezz’oretta a farci le coccole; poi si va verso la cucina per darle da mangiare ed aprire tutte le porte (anche quelle interne) e le finestre di casa, così lei è felice. Vedo dal suo sguardo: “Apri tutto umana, libertà”.

Verso mezzogiorno inizia il momento delle richieste di coccole, ha sonno ma vuole addormentarsi tra le mie braccia. Guai se non lo faccio, mi insegue per tutta la casa con forti miagoli!

Pomeriggio: Dorme di più, qualche volta si sveglia e vuole giocare. Mi invita spesso a prendere parte ai suoi giochi: lancio di palline; lancio di topolini giocatoli (li prende e poi me li riporta per lanciarli di nuovo); il gioco cucù (bubù-settete) dove mi nascondo e lei va a cercarmi; qualche volta si gioca al gioco “Alla ricerca dei giochi perduti”, cioè, alla ricerca dei suoi giochini sotto il divano (adora questo gioco, fa tante fuse).

S’è una bella giornata esce sul terrazzino, ogni tanto entra in casa di corsa miagolando e cercandomi e quando non mi vede…panico; devo dirle “Sono qui” così corre verso di me o sale in braccio o si nasconde dietro di me. La casa è piena dei suoi giochi sparsi qua e là.

Sera: è il momento più complicato per me nello svolgimento di qualsiasi attività. Ovviamente è più attiva e vuole più attenzione. Vuole stare sempre in braccio, mi salta addosso, mi fa gli agguati. Se mi siedo è finita e non si arrende facilmente. Tra bacini e fuse si addormenta. Poi se ne va per conto suo e si addormenta sul divano.

Notte: sto facendo molta fatica per addormentarmi, forse per l’ansia creata dalla situazione che stiamo vivendo. Ma lei è con me, mi è vicina. Dorme a fianco a me, sento il suo calore e questo mi dà conforto e speranza. La sua presenza è costante e dolce, in questo momento più che mai mi sta accanto tra una fusa e un miagolio so che c’è. Sta rendendo questa quarantena più morbida, più soft da superare. Gli animali ci amano incondizionatamente, ci riempiono i nostri cuori d’amore e sono una fonte d’insegnamento. Bisogna ascoltarli di più e non tagliare il loro spazi.

Grazie piccola Mea per esserci!!!

Esisto e non Esisto

Ciò che non posso raggiungere ora

Lo raggiungerò con l’ immaginazione.

Ciò che non posso toccare

Lo toccherò con il mio cuore.

Da qui creo il movimento con i miei pensieri vaganti.

Ciò che non posso vedere con i miei occhi

Lo vedrò con gli occhi degli altri.

Ciò che non esiste per me, esiste nella notte

Ciò che esiste per me, non esiste nel giorno.

So di esistere in una realtà che scorre nella natura.

Il pensiero

Dolce amore tormentato

Corpo isolato dal mio

Pensiero sfuggente

Cuore indolente.

Fuoco del mio credere e non credere

Voler mio e non voler mio

A te chiedo perdono

A te dedico un istante

Pura illusione e visione

A te bacio le mani

Per te impugno la spada dell’amore.

Sopra ogni lacrima tua,

Vivo nella tua dimora

Che un giorno fu casa tua .

Ti porgo la mia gioia

Su un trofeo che non fu mai vinto.



Qamar

Graffi

Graffi

(Quod scripsi, scripsi)

“Si frammenta il corpo nel veleno dei serpenti.

Il cuore smette di battere.

La mente si spegne,

e l’anima vola nel catalizzatore delle bugie più dolci.”

Il cambiamento fu interrotto dai pensieri degli idioti. I bambini ruppero i loro giuramenti con i suoni della tecnologia e il signor Joaquim andò a comprare il calore del sistema. Tutto ciò che ci è rimasto, è quella gioventù dei clown.

Le urla delle anime perdute andarono nel mare dei furbi e le pentole della signora Joana Seresma svegliarono i sentimenti dell’errante. E la cosa peggiore è che i nostri cuori, accidentalmente, si fermarono al centro dell’egoismo di parole vuote.

Sono andata a nutrire i poveri di spirito e la corrente violenta delle onde del sistema mi allontanò dalle mie emozioni, così  finì per dimenticare di dare il messaggio al maestro della conoscenza … tutto si è perso nelle profondità dell’oceano di perdizione.

Sistema pazzo, di idioti e di non verità. Tutto è completamente pazzo. Qual è la verità per noi esseri di un sistema pazzo? La verità non esiste più … tutto è capovolto. E la ragione, se esiste, è per quelli che vivono in un universo di colori.

Dov’è andata la nostra consapevolezza? La nostra umanità? Il nostro essere? Il nostro coraggio? Uno, due, tre…  finito tutto nel confessionale dei poteri più forti.

Il sesso è l’onda del più intelligente, o sei bravo a catturare le onde o sei stupido. Chi vuole emozioni forti, deve comprarle! Il prezzo può aumentare o diminuire in base al prezzo del mercato.

Corri, corri, corri che il sistema ti sta cercando. Non guardare indietro …. è vietato! Non guardare avanti è proibito! Non pensare a quello che stai facendo perché è severamente proibito! Pensare è il male! Fermarsi è perdere dei soldi! Soldi, soldi, soldi … business, business, business  il patto perfetto che l’uomo fece con il signor 666.

Oh tu, svegliati!  Il gallo stamattina ha cantato e il maiale ha appena  attraversato la strada … oh, che mal di testa! Dove sono i miei problemi? Sotto il cuscino … e a chi importa? A NESSUNO.

Tutto è un continuo movimento su questo pianeta delle emozioni proibite! Non ci sono né colori né sapori, ma solo quel ricordo di un’esistenza altrove. Dover accettare qualcosa significa smettere di combattere, ma puoi sempre riconoscere che tutto è già stato scritto.

E in questa danza di soli, le polveri calde cadono in questa terra arida. Corpi mutilati dall’egoismo e dalle tentazioni. L’ ignoranza vaga nelle menti e nel cuore dei perfetti e l’uomo della giacca verde ci sta ubriacando con il suo alito di disprezzo.  Basta una parola e sbam due colpi nell’aria che i parassiti corrono. Il tumulto copre la voce degli innocenti: taci, taci, taci piccola creatura.  Si alza la bandiera dei perdenti e cala il sipario della vergogna di quelli che un tempo tacquero.

BUS 13

Rulli di tamburi, liberate il Kraken… inizia la storia del bus 13. Una storia che non ha un inizio né una fine. Una storia così folle che io, il narratore, ho paura a comprendere l’esigenza di narrarla. Forse spinto da questi viaggi ricorrenti, ho deciso di condividerla con te, lettore/ lettrice. Ho bisogno di un amico o di un’amica che mi possa capire.

Prima di leggere questo racconto prega… recita qualche preghiera per la tua anima. Perché dopo che leggerai questa mia triste storia, piangerai per notti e diventerai il mio compagno/a di viaggio.

Non molto lontano dalla terra, esiste un pianeta di esseri folli con paesi senza nomi, città senza regole e strade senza semafori che di notte vengono illuminate dalle lucciole.

In una città senza nome, c’è un autobus chiamato Bus 13. Ogni sera è posseduto da esseri senza volti che camminano sul fuoco.

Spesso accade di ritrovarmi a “viaggiare” su questo bus dei dannati, dove il senso del pudore è andato a nascondersi dietro il sedere di un asino, dove il rispetto si è perso nel gioco “Girotondo” e dove la bellezza degli esseri si è spenta per sempre.

Sul Bus 13 ho visto gli asini volare e ho sentito il canto della gallina. Credetemi, tutto è possibile su quest’autobus! Caro lettore, cara lettrice anche Caronte ha paura di viaggiare su questo bus, neanche nell’inferno esiste una simile tortura.. una simile follia. Non esiste perdono per i dannati, non esiste compassione per chi ha perso il senso delle vita e soprattutto per chi ha dimenticato di esistere. Esseri senza fede, senza sapienza e senz’amore!  Cuori selvaggi!

Eh, quante volte ho chiesto il loro “intervento”???!!! Sono scesa anche agli inferì, ma nessuno è risalito con me!!!

Ho attraversato i sette cieli e l’aiuto mi fu negato, ho guardato l’orizzonte per due mille anni nella speranza di trovare una risposta a questo scempio e, quello che ho visto è stato solo una misera compassione. Con la mia arroganza ho creduto di poter salvarli.

I personaggi del Bus 13 sono unici, tra tanti mi ricordo di questi in particolare: l’uomo della giacca marrone, la donna iena, l’uomo che ride da solo, le anziane con gli occhiali da sole e con la pelliccia, la donna puzzola, la donna cagnolina, uomini di mille spezie, il venditore della polvere bianca, la ragazza nuda, il ragazzo buffone e l’uomo bastone. Gente che va, gente che viene!

L’uomo della giacca marrone, ogni sera puntualmente nella fermata X sale. Non ha un volto, di statura media, orecchie sventole, capelli neri, indossa sempre una giacca marrone e delle scarpe nere lucide; va sempre avanti e indietro sull’autobus. Quando passa, lascia una scia di sconforto nelle anime delle persone e sotto le sue belle scarpe nere brucia un fuoco lento di tristezza.

La donna iena, quando salgo sul bus 13 è già seduta sul posto X. Cerca di parlare con tutti, ma nessuno le risponde, ha metà faccia bruciata (dicono che ha ammazzato le sue piccole creature). Di statura media, capelli neri e bianchi, mani corte, labbra velenose, quando apre la bocca, esce il fuoco del peccato, questa donna fa parte del club dell’ignoranza e la sua risata spaventa anche i demoni.

L’uomo che ride da solo, sale quasi alla fine della corsia e non parla. Ride, ride, ride… un sorriso malizioso, frenetico e triste. Quando lo guardi, il tuo cuore si ferma per tre secondi giusto il tempo per farti desiderare la morte. Statura bassa, occhi piccoli, bocca tagliente ed è senza orecchie. Le sue mani sembrano che abbiano scavato le fosse e il suo tocco ti congela. Non si siede, di solito, sta in piede e si sposta di continuo alla ricerca di una preda nuova… lui desidera la carne fresca.

Le anziane con gli occhiali da sole e con la pelliccia, cosa c’è di peggio al mondo quando le comari s’incontro? Quando si siedono e iniziano a raccontare le vite degli altri? Quando passi vicino a lei, senti un freddo gelido attraversarti la schiena così velocemente che hai tempo solo per un respiro di consolazione! Queste due anziane hanno la pelliccia fatta dalla pelle umana, uccisero i loro mariti con le parole. Così sono chiamate le donne che sputano sentenze.

La donna puzzola, un vero mostro che condanna gli esseri alla brama del sangue. La sua puzza si sente da ovest a est (se esistono in questo mondo ). Un abominio dell’esistenza universale! Invece delle braccia ha due ali nere. Occhi azzurri come il ghiaccio, mani bianche ( si vede il sangue scorrere tra le sue dita), capelli lunghi fino ai suoi zoccoli (non ha piedi). Si veste sempre di nero e indossa sempre un cappello rosso con la scritta “Die for me”.

Eh caro lettore la creazione perfetta qui non esiste, tutti incompleti, imperfetti… qui non c’è nel bene e nel male; non c’è una via di mezzo, non esiste il bianco o il nero. Qui non c’è una realtà! Su questo bus tutto può accadere, ho visto cadaveri passarmi davanti e “loro” che li mangiavano. Esiste solo l’oscurità.

La donna cagnolina.. metà donna, metà cane. E’ la regina dei dannati! E’ lei quella che comanda questa mandria di squilibrati, di esseri (se così li possa definire). Ha un sorriso diabolico… in sostanza senza denti nella bocca, forse le sono rimaste giusto quattro che le danno quel tocco di malvagità. La sua testa gira da sinistra a destra, e spesso capita che giri tutto all’indietro. Oh credimi quando ti dico che è la regina del male. Ogni notte va a caccia di un bambino per mangiare; attraversa i mondi alla ricerca di bambini neonati per questo ti chiedo e t’imploro di fare al settimo giorno, dopo la nascita, la veglia ai tuoi piccoli amori.    

Non voglio descriverla… meno parliamo, meglio è. Ci può sentire, shhhhhh.

Uomini di mille spezie, tre teste in un corpo. Carnagione scura, occhi neri e capelli rossi e lisci. Si siedono sempre in mezzo nel bus. Occupano quasi tutto lo spazio.

Ma chi sta trainando questo bus 13?

Qamar

Murales Casale San Basilio, Roma

Il mio intervento di tonsillectomia

Ho deciso di scrivere questa mia esperienza perché se ne parla poco, cioè, facendo qualche ricerca su internet è possibile trovare più informazioni riguardanti agli interventi di tonsillectomia fatto ai bambini che agli adulti. Ho trentacinque anni e questa è la mia esperienza:

Dopo due anni di esami medici in cui i globuli bianchi erano sempre sballati, di cambio ospedali perché non mi sono trovata bene con il primo otorino, di grandi russamenti notturni rischio di andare in apnea, della presenza e dell’aumento di linfonodi alla gola, di tonsilliti acute ricorrenti, di molte incertezze e di paure… sono riuscita finalmente a convincere me stessa a fare l’intervento di tonsillectomia.

Sul consiglio del mio dottore della mutua ho prenotato tramite l’ASL la visita otorinolaringoiatra all’Ospedale Galliera di Genova, ovviamente erano da togliere le tonsille.  Ormai stavamo arrivando all’estate e quindi dovevo aspettare il freddo per essere operata.

Sono stata chiamata per fare le solite analisi preoperatorie e così il 18 ottobre 2019 mi sono presentata presso l’Ente Ospedaliere. L’anestesista mi ha fatto alcune domande e me ne ha parlato in parte come sarebbe stato eseguito l’intervento.  Alla fine l’anestesista aggiungesse: “ E’ probabile che lei sveglierà dopo l’anestesia con un sondino nel naso, glielo dico così non si spaventa al suo risveglio”. Dopo questa bellissima frase d’incoraggiamento mi consegnò un modulo da leggere e da firmare a casa. Ho iniziato ad avere più paura, pensavo a questo sondino costantemente nei giorni successivi.  Questo modulo  doveva essere consegnato il giorno dell’intervento e  vi erano scritto le procedure e cosa fare prima dell’intervento.

Paura dell’anestesia? Sì, tanta! Pensavo di non svegliarmi più o di entrare in coma. Eppure in passato ne avevo già subiti tre interventi, ma questo notevolmente mi spaventava di più.

L’ospedale mi chiamò per l’intervento il 17 dicembre ma rifiutai, stava arrivando il Natale e non volevo sconvolgere la mia famiglia e sinceramente volevo mangiare e bere. Così è stato rimandato a gennaio. Dovevo fare l’intervento il prima possibile, se ho capito bene gli esami preoperatori, hanno una validità di tre mesi. Così è stato fissato il 7 gennaio, alle ore 14 presso l’Ospedale Galliera al Day Surgery 1B3.

Il giorno dell’intervento, mi sono alzata presto alle 6.30, ho preso un caffè e ho fumato una sigaretta per rilassarmi. Devo dire che la paura era tanta, soprattutto dopo i tanti racconti sentiti a riguardo di farsi asportare le tonsille da adulti.

Una mia conoscente: “ Un mio vicino  è stato operato di tonsille all’età di 50 anni, non si è più ripreso. Non che capiterà la stessa cosa a te, ma è veramente doloroso e rischioso.”

Una mia amica: “ Conosco una ragazza, i giorni dopo l’intervento sono stati i peggiori.”

Un conoscente: “Il giorno dopo l’intervento, ho avuto un’emorragia…ho sofferto tantissimo.”

Arrivata all’Ospedale, sono stata ricevuta da un’infermiera, credo che fosse il caposala. Ho consegnato il modulo firmato, mi ha fatto delle domande e mi ha spiegato le procedure del Day Surgery. Alla fine mi ha consegnato un braccialetto identificativo, la capa e mi ha accompagnato in una camera, anzi al Box uno e il mio letto era il tre. Nel box con me c’erano una ragazza e una signora, più i nostri parenti.

Ho aspettato fino alle 17.30, avevo fame e tanta sete. Ero a digiuno in pratica della sera prima.

E’ venuta un’infermiera a prendermi…ormai non potevo più scappare, era arrivato il momento. Abbiamo percorso un corridoio lungo e poi siamo scesi giù in ascensore. Arrivati, prima di entrare in questo luogo misterioso ed enorme, mi ha fatto salire su un letto, ho tolto le ciabatte e il cappotto e poi mi ha “consegnata” a un altro infermiere che mi accompagnò in una stanza dove c’erano altri infermieri. E così pian piano hanno iniziato a prepararmi, nel frattempo continuavano a uscire persone delle varie sale operatorie.  Dopo sono stata trasferita nella sala operatoria c’erano già il Dottor Moratti, un altro dottore, tre infermieri e l’anestesista.  L’anestesista mi dice: “ Ora le do una roba buona”… mi sono messa a ridere, ho guardato verso il muro, dove c’era un orologio appeso … mancava cinque minuti alle 18… e poi buio totale.

Sono tornata in camera per le 19.30 …. un dolore soffocante!!! Dovevo aspettare cinque ore per mangiare e bere, comunque non avevo nessuna voglia, ormai era sera e quindi il giorno dopo potevo mangiare. Mia madre aveva portato il gelato e l’aveva lasciato nel freezer del reparto.

Dopo l’intervento:

Giorno uno: La notte è stata dura, non ho dormito per via del dolore. Verso le 6 del mattino, mi sono alzata dal letto da sola pian piano sono andata in bagno. Ho provato a mangiare ma non riuscivo proprio. Usciva tanta saliva insieme a catarro e sangue. Ed io che credevo di riuscire a mangiare il gelato. Tutti che mi dicevano: “ Mangerai tanto gelato”…. Niente di niente. Sono stata dimessa la mattina stessa. E’ venuto il dottor Moratti, mi ha controllato, consegnato un foglio con le istruzioni per i pazienti operati di tonsillectomia e l’antibiotico da prendere almeno per cinque giorni. Poi mi ha fissato l’appuntamento per lunedì 13, al padiglione otorinolaringoiatria sempre all’Ospedale Galliera e mi ha consegnato la lettera di dimissione. A casa non ho mangiato né bevuto. Non riuscivo neanche a prendere gli antibiotici, così il mio compagno è andato a comprarmi supposte di tachipirina.

Istruzioni per i pazienti operati di tonsillectomia (ho trascritto dal foglio solo alcuni punti che ho ritenuto più importanti):  

  • Evitare sforzi fisici;
  • Evitare bagni caldi, docce caldi e l’uso dell’asciugacapelli fino al controllo;
  • Sciacquare le bocca 4-5 volte al giorno e lavare i denti delicatamente e senza fare gargarismi;
  • Evitare le bevande gassate, la frutta e i succhi di frutta;
  • Nei primi giorni non forzare assolutamente l’alimentazione;
  • La comparsa di macchie di sangue fresco nella saliva è normale nel 1° giorno e verso il 7°-10°;
  • Alito cattivo per la presenza di fibrina in gola (la patina biancastra che ricopre la ferita);
  • Dolore all’orecchio specie nella deglutizione.

Giorni due e tre: Ancora dolori, non sono riuscita a mangiare né a bere. Con quest’intervento rischi la disidratazione, infatti, non riesci a deglutire. Neanche il gelato andava giù, ho provato ma soltanto dolore. Non riuscivo a parlare, facevo molta fatica e la saliva continuava a uscire. Se cercavo di fare qualunque cosa in più, tornava il dolore. Riposo assoluto.

Giorni quattro e cinque: Un po’ di miglioramento, ho iniziato a bere un po’ di tè freddo e a mangiare il gelato. Sempre tanta saliva. Dolore alle orecchie (è normale).

Giorno sei:  Sono andata a fare la visita di controllo. Il dottore mi ha visitato e mi ha detto che procedeva tutto bene. Mi ha raccomandato di non fare sforzi, perché iniziava la cosiddetta “ settimana della discesa”, quella più delicata.  Mi ha detto della patina biancastra, di non toccare assolutamente e di lasciarla “cadere” da sola. Sono riuscita a mangiare un po’ di vellutata di zucca finalmente, non calda…un po’ tiepidina. Tornata a casa, avevo un po’ di freddo e la temperatura un po’ alta 37.6.

Giorno sette:  Al mattino un po’ di perdita di sangue… e i dolori erano tornati. La sera, sono riuscita a mangiare un po’ di vellutata. L’acqua per me? E’ stato veramente difficile da mandare giù in questi giorni.

Giorno otto: Sempre tanta salivazione, ho fatto fatica a dormire di notte.  Sembravo un lama, un continuo sputare. Ho lavato i denti pian piano e ho fatto dei piccoli risciacqui ma l’alito pesante e cattivo erano sempre costanti. Ho bevuto il tè freddo e il latte il mattino. Ho mangiato semolino e carne tritata di sera.

Giorno nove: ho mangiato zucchini bolliti e carne tritata a pranzo.  Verso la sera non mi sentivo tanto bene, mi è venuta un po’ di tosse. Ho faticato a prendere sonno.

Giorno dieci: Mi sono svegliata con dolori alla gola, perdita di sangue nella saliva e non riuscivo a deglutire niente. Sono andata all’ospedale di nuovo a fare la visita di controllo, il dottore ha detto che procedeva tutto bene, la ferita stava guarendo.

Gli ho fatto alcune domande… non ho mangiato niente per tutto il giorno, di sera sono riuscita a mangiare un po’ di gelato. Se provo a mangiare qualcosa, mi viene male all’orecchio destro e alla gola.

Le mie domande al dottore:                                                                                              

  • Quando posso iniziare a lavare i capelli? R: E’ meglio aspettare ancora un po’, però può provare con l’acqua tiepida e assolutamente non calda.
  • E’ normale avere tanto catarro insieme alla saliva? R: sì, è normale.
  • La patina biancastra cade da sola? R: sì, non deve toccare.
  • Quando finisce questa salivazione? R: Quando sarà guarita, per ora è normale.
  • Posso prendere una caramella per togliermi il gusto aspro e cattivo che ho in bocca? R: No.

Giorno undici: Dolori ancora, non riuscivo a mangiare né a bere. Sembrava che la patina biancastra dalla parte destra della gola stava staccando. Faceva troppo male. Mattino ho avuto un po’ di perdita di sangue. Parlavo poco. Nonostante non riuscivo a mangiare ho fatto la doccia e lavato i capelli, non con l’acqua troppo calda. Meno saliva in bocca.

Giorno dodici: Ho dormito meglio finalmente! Non sono riuscita a mangiare nient’altro che non fosse gelato. Ho provato a mangiare un budino al gusto banana e mi ha bruciato tanto che è uscito anche del sangue.  Ho bevuto il latte per tutto il giorno, qualche volta ho provato anche l’acqua.  La sera, ho provato e sono riuscita a mangiare ricotta e pollo (fatto nella piastra senza alcun condimento). Ho ancora un po’ di saliva.

Giorno tredici: Ho dormito bene, come la notte precedente. Mattino non riuscivo a mangiare niente. Però pomeriggio ho mangiato di nuovo ricotta e carne tritata. La sera ricotta di nuovo. Sempre la salivazione.

Inizialmente ero contenta del fatto di dimagrire, ma sinceramente col procedere del tempo pensavo solo al cibo. Volevo mangiare normalmente, prendere una bottiglia d’acqua e berla tutta di un colpo solo. Momenti drammatici dove “sognavo”  l’acqua ad occhi aperti… qualche momento di pianto ho fatto!!! E’ decisamente un intervento fastidioso negli adulti, la guarigione è lunga e ti senti in una prigione. Per riuscire a mangiare nei giorni precedenti, bevevo un bicchiere di latte, prendevo gli antibiotici (Codamol, Bentelan e Ugurol), aspettavo una mezz’oretta e poi mangiavo. Tutti gli antibiotici, gli scioglievo nell’acqua …non sono riuscita a prenderli normalmente, perché erano compresse.

Gli odori sgradevoli:

  • Fumo di sigarette, sigaro;
  • La polvere;
  • Detersivo, detergenti;
  • Odore di smog (quando andando a fare le visite di controllo, appena mettevo il piede fuori dal portone del palazzo mi sembrava di morire. Non riuscivo a respirare!);
  • Odore di chiuso…

Vi sconsiglio di mangiare: cioccolato, yogurt, omogeneizzati di frutta. Per dimenticanza ho mangiato lo yogurt, mi ha provocato dolore e uscita di sangue.

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