Guarda Cabeça! La notte del settimo giorno: il neonato e la strega

Leggende, tradizioni, paesaggi e sogni: storie di fantasmi e storie di streghe

Premessa:

Ci sono racconti e tradizioni a Capo Verde che fanno parte della nostra identità culturale. Purtroppo oggi iniziano a scomparire con la modernizzazione e con la scoperta sempre di più del mondo tecnologico.

La notte del settimo giorno: il neonato e la strega

La prima settimana del neonato è cruciale per la sua sopravvivenza, soprattutto nella notte del settimo giorno. Quella notte il neonato doveva essere protetto e vi erano prese tutte le precauzioni: sale e aglio. Era la notte dove le streghe mangiavano i neonati. As bruxas (le streghe) quando sentivano l’odore del neonato diventavano frenetiche, affamate e cattive.

Il giorno della nascita del bambino/a era buon costume lanciare del sale sul tetto della casa, così si allontanavano le streghe. Era consuetudine chiamare una “Curandera” per effettuare il rituale, infatti dopo il travaglio lei andava in casa del neonato.

Appena entrava in casa iniziava a pregare, controllava ogni angolo della casa, nessun spiffero ci doveva essere, poiché le streghe potevano passare attraverso essi. La curandera buttava il sale e l’aglio intorno e sui tetti della casa, sempre pregando e sempre vigile ( le streghe volano senza pelle e il sale era un ottimo rimedio). La curandera faceva sette giri intorno alla casa.

Come sappiamo, il gatto nero sin dai tempi antichi è un compagno fedele delle streghe (così dicono e raccontano). Dunque, appena si avvicinava un gatto alla casa o si sentiva un miagolio, subito i presenti iniziavano a pregare, scongiuri e volavano manciate di sale qua e là.

Con il pollice chiuso tra le quattro dita puntato verso il gatto, la curandera iniziava: “Passa via, sfiga sinistra, torcia fantoccio, sterco di gatto nero”* oppure “ Sfiga mancina, Spagna beldroega**, testa verso il mare e coda per terra…”.

Povero gatto! Nel caso fosse preso, riceveva tante di quelle bastonate fino alla sua morte. Bastonavano sia il gatto che la sua ombra.

La notte del settimo giorno nessuno dormiva, tutti rimanevano intorno alla culla del neonato fino all’alba. Durante la veglia e per aiutare i presenti a non addormentarsi vi erano cibo, musica e bevande.

Il giorno successivo se tra i presenti uno di loro si fosse ammalato o fosse morto, allora era una strega. Se in uno delle orecchie del neonato vi presentasse un piccolo foro, la strega l’aveva “assaggiato” o “mangiato”.

Dicono che sono stata “mangiata” da una strega e forse ho una gamba più corta dall’altra, ma questo è un altro racconto.

*L’Isola Fantastica di Germano Almeida.

** Beldroega: pedigree o portulaca oleracea

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Roberto Duarte Silva, il chimico di Santo Antão

Roberto Duarte Silva

Roberto Duarte Silva nacque il 25 febbraio del 1837 a Ribeira Grande, Santo Antão. Figlio di Francisco José Duarte e Matilde da Silva Feijòo. Il suo bisnonno, Joao da Silva Feijòo, originario di Rio de Janeiro, fu segretario del Governo di Capo Verde, un naturalista e sicuramente gli trasmesse la passione per la scienza e per la ricerca.

Roberto Duarte Silva fu un noto chimico capoverdiano, specializzò nella chimica organica. All’età di dieci anni iniziò a lavorare come apprendista nella farmacia di Almeida Rhino a Ribeira Grande. Suo padre morì quando aveva solo quattordici anni, una perdita che gli causò grande dolore e frustrazione.

All’età di diciassette anni partì per Lisbona grazie all’aiuto del suo dottore di lavoro, Almeida Rhino. A Lisbona lavorò alla farmacia Azevedo e studiò sotto la guida del farmaceutico Joao de Sousa Teles.

Il 21 marzo del 1857 si diplomò come farmacista nella Scuola Medico Chirurgica a Lisbona. Nello stesso anno sua madre morì a causa dell’epidemia di colerà che colpì duramente quell’anno l’arcipelago.

Roberto Duarte Silva dedicò tutta la sua vita alla scienza, visse anche a Macao, ad Hong-Kong e a Parigi.

Ad Hong Kong aprì la sua prima farmacia. Dopo la guerra della Crimea, alla fine del 1850, fu inviata una spedizione congiunta franco-britannica e Silva fu nominato fornitore ufficiale del corpo di spedizione francese. Dopo questa esperienza, nel 1862, si trasferì a Parigi.

Nel 1863 iniziò a frequentare le lezioni di AdolpheWurtz, Henri Sainte-Claire Deville, Marcelin Berthelot e Jerome Balard. Con una licenza in fisica, divenne uno studente di ricerca di Wurtz e nel 1867 pubblicò il suo primo articolo “Amylamines”:

La ricerca iniziale di Silva fu dedicata soprattutto alla preparazione di amilamina (o amilammina). Seguendo la procedura di Wurtz, decompose “cyanate et cyanurate de amyle” con idrossido di potassio, ottenendo così una miscela di tre ammine. Secondo Friedel, il biografo più affidabile di Silva, prima del lavoro del chimico capoverdiano la produzione di ammine secondarie e terziarie in questa particolare reazione era sfuggita alle osservazioni dei chimici.

Dal 1882 fino alla sua morte insegnò chimica analitica all’Ecole des Mines de Paris (ora si chiama Mines Paris Tech), all’Ecole Centrale des Arts e Manufactures (Ecole centrale de Paris) e all’Ecole Superieure de physique et de chimie industrial de la ville de Paris.

Fu professore di chimica di Charles Lepierre.

A Duarte Silva fu conferito il Premio Jecker (Prix Jecker) dall’Accademia delle scienze francese nel 1885. Nel 1887 divenne presidente della Société Chimique de France.

Nonostante la distanza che gli separava dalla sua terra madre non dimenticò le sue origini. Otto giorni prima di morire scrisse una lettera al suo unico fratello, il suo desiderio fu di avere una proprietà nella sua amata isola: “… volevo avere alberi di arancio, alcuni alberi di caffè, molti banani, ecc., che mi ricordassero una piccola parte della mia infanzia”.

Morì il 9 febbraio del 1889 a Parigi, affetto di una terribile malattia allo stomaco e al polmone sinistro.

Curiosità:

La scuola di Ribeira Grande porta il suo nome;

La banconota capoverdiana di 500 escudos è dedica a lui

A Lisbona c’è una strada a Sao Domingos de Benfica che porta il suo nome.

Bibliografia:

FRAGATA, Revista de Bordo da TACV- CABO VERDE AIRLINES- N°11-Julho 1996

4th International Conference on History of Chemistry, Communication in Chemestry in Europe across Borders and across Generations, 3-7 September 2003 Budapest, Hungary

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Articoli con frasi e proverbi capoverdiani

Articoli con proverbi e frasi capoverdiani (hoplix.com)

Depois passa sabe, morre ca nada/ Dopo il divertimento morire non è niente. Questa frase viene spesso usata dai giovani.

A breve ci saranno altri prodotti con i proverbi e alcune frasi usate a Capo Verde. Questa è solo una prima frase…un piccolo esperimento.

Le sette meraviglie naturali di Capo Verde

Oggi vi presento le sette meraviglie naturali di Capo Verde:

Isola di Boavista

Capo Verde, video realizzato dell’Associazione Italo Capoverdiana

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Macaronesia: le isole fortunate

Macaronesia

A te poi è stabilito, o Menelao prole di Zeus,

che in Argo patria di cavalli tu non compia il destino di morte.

Gli dèi immortali invece nella pianura Elisia ti manderanno

e ai confini estremi della terra, dove è il biondo Radamanto,

e dove per gli uomini il vivere è agevole e senza fatica.

Non c’è mai neve né il crudo inverno né pioggia,

ma sempre l’Oceano manda soffi di Zefiro

dall’acuto sibilo per dare refrigerio agli uomini.

La tua sposa è Elena e per loro sei genero di Zeus.

Od., IV, 561-570

Il nome Macaronesia deriva dal greco “makaron nêsoi” e significa le isole dei beati o le isole fortunate. Era usato dagli antichi greci per indicare le isole che si trovavano al di là dello stretto di Gibilterra.

Nella mitologia greca si racconta che queste isole fossero abitate dagli dèi, dagli immortali e dagli esseri umani di straordinari poteri.

Le isole di Macaronesia si trovano nella parte settentrionale dell’Oceano Atlantico, al largo delle coste africane.  

La Macaronesia è suddivisa

  1. Azzorre
  2. Canarie
  3. Capo Verde
  4. Isole Deserte
  5. Isole di Porto Santo
  6. Isole Selvagge
  7. Madeira

Geologicamente questi arcipelaghi sono di origine vulcaniche e il clima varia da subtropicale a tropicale.

Queste isole ospitano delle specie endemiche paleotropicali (piante e animali) con una biogeografia unica nel mondo.

A Capo Verde (isola di Santa Luzia, isolotto Raso e isolotto Branco) sono presenti alcune specie endemiche, tali:

Calonectris edwardsii (Cagarra o Berta maggiore)

La calandrella di Raso o allodola di Raso (Alauda razae (Alexander, 1898): esiste solo a Capo Verde.

Sandra Andrade
(Frammenti di una Capoverdiana)

Un giro nel passato, Capo Verde

Isola di Fogo

Capo Verde, ieri! Un viaggio nel passato. Oggi vi presento un video realizzato dell’Associazione Italo Capoverdiana: una raccolta di foto antiche di Capo Verde.

Buon viaggio…

Poesie per Willy di Vittoria Canfora

In memoria del giovane eroe e martire Willy Monteiro Duarte, una poesia scritta da Vittoria Canfora.

É proprio vero quello che si dice, “in un campo di fiori non prendi mai quello marcio, ma il più bello”.

Augurandovi un anno nuovo con più amore, condivisione e unità.

Poesie per Willy di Vittoria Canfora

La brutalità con cui il fiore è stato strappato

è quasi un insulto alla vita

Un fiore così bello,

troppo giovane,

troppo buono

e per questo mondo.

Quella notte in cui partì per sempre

mentre la sua anima andava

verso un posto migliore

la sua scia lasciò dietro di sé lacrime

e urla di dolore

e il sole che illuminava il suo viso

si spense.

Grigio e bianco.

Del campo pieno di fiori

ora rimaneva solo

 un lontano ricordo.

Vittoria Canfora

Associazione NU BAI e il progetto DJUNTA MO ART con Elena Musso

“Non c’è giorno che abbia passato a Capo Verde senza essermi sentita ben accolta da tutti. È un paese giovane che ha voglia di costruire, di crescere, su certe cose bisogna avere ancora un po’ di pazienza, ma non smetto mai di avere grande fiducia per il suo futuro. La cosa che amo di più di Capo Verde è che è un paese dove si vedono subito i risultati e questo è sempre un grande incentivo per continuare a lavorare nei progetti ed andare avanti”.

Oggi vi presento: Elena Musso, conosciuta come Lena o Leninha a Capo Verde, e il suo PROGETTO con altri giovani.

Elena:

Nel 2003 ho conosciuto Capo Verde grazie ai miei compagni di Capoeira. Da subito sono stata accolta dalla comunità capoverdiana a Genova e una parte di essa per me ormai è come la mia famiglia. Nel 2005 ho fatto il mio primo viaggio a Capo Verde, a João Galego (isola di Boavista). A quel tempo non c’era quasi turismo e l’aeroporto era microscopico. Per arrivare a Boavista da Sal abbiamo preso un aereo talmente piccolo (la Caboverde Express) che il personale di bordo ci ha fatto sedere nei sedili in base al nostro peso e i piloti sono decollati con il finestrino aperto. Arrivati alla meta mi sono trovata in un paesino delizioso con una popolazione di buon cuore come mai ho incontrato in vita mia. È stato amore a prima vista. C’era un unico problema: non capivo nulla di quello che mi dicevano. Niente. Così esattamente il secondo giorno della mia permanenza al nord, al buio della piazza centrale del paese, decisi che avrei imparato alla perfezione il creolo e tutto sulla cultura capoverdiana. Ed è quello che ho fatto negli ultimi quindici anni. Da Boavista ho passato tanto tempo a Mindelo, che amo alla follia, ho perlustrato isola di Santo Antão, Sao Nicolau e Santiago. Ho cercato di imparare tutte le varie differenze tra il nord e il sud e oltre a questo mi sono appassionata alle storie, alla gastronomia, alle leggende, alla cultura e all’artigianato di Capo Verde. Capo Verde è conosciuta mondialmente per la sua musica, molto meno per le sue storie e pochissimo per il suo artigianato che, come tutto a Capo Verde, è unico al mondo.

La prima volta che sono stata davvero a Sal (prima per me era solo un aeroporto di passaggio per andare in altre isole) è stato nel 2012. La mia amica Gaia abitava a Santa Maria e insieme a lei volevamo creare un’associazione per aiutare altre realtà capoverdiane già esistenti nel territorio. Quello che avevamo notato è che esistono tantissime organizzazioni e associazioni molto ben preparate e strutturate a Capo Verde ma che spesso non hanno abbastanza fondi per poter portare a termine i loro progetti. È nata così l’Associazione Nu Bai. La registrazione davanti ad un notaio è stata fatta immediatamente, perché volevamo rendere tutto il più trasparente possibile e poter da subito raccogliere fondi per chi ne avesse più bisogno. All’inizio l’Associazione ha aiutato la chiesa e bambini con problemi di salute, poi piano piano è nato il principale progetto dell’associazione, insieme all’ICCA, che è quello di borse di studio per aiutare gli adolescenti delle famiglie più povere a terminare il liceo ed insieme alla Camera Di Sal di distribuire materiale scolastico per sostenere asili, scuole primarie e centri ricreativi giovanili. Altri progetti dell’Associazione sono distribuzione di materiale per la Caritas, per i detenuti della prigione di Sal, sostegno a gruppi sportivi come capoeira, pallavolo e Scout di Santa Maria e corsi di formazioni per giovani che si affacciano al mondo del lavoro o giovani donne che vogliono migliorare la loro professionalità.

Quando sono andata a Sal per Nu Bai l’isola, e soprattutto Santa Maria, stava già cominciando ad essere centro del turismo del paese e il mio stupore è stato incredibile quando là ho scoperto, che la maggior parte delle persone sostenevano che la cultura capoverdiana fosse quasi inesistente e soprattutto che non esistesse nessun tipo di artigianato locale. Con questa scusa ai turisti venivano rifilati per la maggior parte souvenir provenienti dalla costa d’africa od oggetti industriali cinesi spacciati per prodotti artigianali. Ma come era possibile? Io avevo visto con i miei occhi tantissimi artigiani e tantissime splendide lavorazioni, perché nessuno le conosceva? Io e Gaia ne abbiamo cominciato a discutere a lungo, abbiamo cominciato a notare che non solo tantissime persone non conoscevano l’artigianato capoverdiano ma che moltissimi turisti perdevano interesse nel tornare a Capo Verde, proprio perché pensavano che il paese fosse troppo povero culturalmente. Così un giorno di maggio, mentre guardavamo le onde dell’oceano, ci è venuta l’idea: dobbiamo creare qualcosa per dimostrare che l’artigianato capoverdiano non solo esiste ma che è anche splendido. Ed è così nato il progetto di Djunta Mo Art.

Djunta Mo Art nasce con l’idea di seguire la logica del commercio equosolidale, di permettere agli artigiani di ogni isola di sviluppare e di riuscire a vivere del loro lavoro e soprattutto di aprirsi al mercato turistico senza dover lasciare le proprie comunità. Un altro punto importante del progetto è aiutare gli artigiani che ne hanno bisogno a perfezionare i loro prodotti, rendendoli più appetibili ad un mercato esigente. Un semplice esempio è l’utilizzo delle chiusure antiallergiche per gli orecchini. Di principale importanza è anche la salvaguardia di antiche tradizioni spesso poco valorizzate, soprattutto dai giovani, e che stanno cominciando ad essere abbandonate, come per esempio la lavorazione del Pano de Terra e l’importanza storica che questo semplice tessuto ha per il paese. Permettere all’economia locale e alle piccole comunità di crescere è un modo per far crescere ogni parte del paese, anche se poi la maggior parte del turismo si concentra in poche località. Djunta Mo Art attualmente lavora con più di 40 artigiani provenienti da varie località del paese, con una grande cooperativa agricola di Santo Antao, con l’organizzazione delle donne di Capo Verde (OMCV) ed è distributrice ufficiale del loro progetto “Mãos de Cabo Verde” che riunisce varie cooperative e dove lavorano quasi 200 donne e con il gruppo “Tambra” progetto in cui lavorano varie donne del nord di Boavista. La prossima sfida per il 2021 è riuscire a far arrivare i prodotti artigianali capoverdiani in tutto il mondo attraverso il commercio online.

Djunta Mo Art e Nu Bai sono due progetti diversi ma che da sempre camminano insieme. Djunta Mo Art ha sempre sostenuto Nu Bai. Anche in questo caso il 5% della somma ricevuta nella campagna e i buoni non riscossi entro il 30 giugno del 2022 saranno interamente devoluti all’Associação Nu Bai come fondo per le borse di studio.

Lo zoccolo duro di Djunta Mo Art è composto principalmente da donne: Gaia, Lena, Bruna, Ondina, Jenete, Sandra e con Djunta Mo Art lavorano anche tutti gli artigiani e le cooperative: Ronise, Alcinda, Carla, Adelino, Cesar, Mircia, Carlos, Billy, Tuxa, Alino, Telo, Vera, Joceline e tanti altri. Con Nu Bai Gaia e Lena seguono la parte principale ma niente sarebbe possibile senza il lavoro dell’ICCA, del sostegno della Camera di Sal, della Caritas ma anche di tutte le persone che danno una mano come Paolo, Armindo, Simone, Carola, Daniele e il sostegno di tutte le persone che sempre hanno portato materiale scolastico e fatto donazioni all’Associazione.

Non c’è giorno che abbia passato a Capo Verde senza essermi sentita ben accolta da tutti. È un paese giovane che ha voglia di costruire, di crescere, su certe cose bisogna avere ancora un po’ di pazienza, ma non smetto mai di avere grande fiducia per il suo futuro. La cosa che amo di più di Capo Verde è che è un paese dove si vedono subito i risultati e questo è sempre un grande incentivo per continuare a lavorare nei progetti ed andare avanti. 

I progetti:

La nascita del nome Djunta Mo e Nu Bai ha in un certo senso un’origine comune. Djunta Mo (uniamoci per un bene comune) e Nu Bai (dai andiamo) partono tutti e due dallo stesso desiderio di unirsi e di fare qualcosa tutti insieme. Andiamo dai, diamoci da fare. È solo insieme ed uniti che si possono realmente cambiare le cose.

Noi lavoriamo a due progetti: Nu bai è un’associazione no profit registrata a Capo Verde dal 2012 che si occupa principalemente di borse di studio per il liceo, corsi di formazione e sostegno ad asili, scuole primarie e centri giovanili. Nu bai lavora con l’ICCA da molti anni e collabora con la Camera Municipale di Sal, la prigione di Sal, Caritas di Santa Maria e gruppi sportivi e giovanili come gli scout, gruppi di pallavolo e capoeira.

Djunta Mo Art invece è un’impresa solidaria che segue l’idea del commercio equosolidale (il marchio vero proprio fairtrade è in lista di approvazione dal World Fair Trade Organization – WFTO). L’idea è di sostenere gli artigiani capoverdiani a vivere del loro lavoro, salvaguardare le tradizioni e dare un incentivo all’economia locale. Se si aiuta l’artigiano a vivere con il suo lavoro nella sua località, non si aiuta solo lui ma si sostiene poi l’intera comunità. Attualmente djunta mo art collabora con più di 40 artigiani e 3 cooperative di tutte le isole di Capo Verdd. In particolare, lavora a stretto contatto con l’OMCV (l’organizzazione delle donne di Capo Verde).

https://www.facebook.com/djuntamoart

https://www.facebook.com/nubai.caboverde

LA CAMPAGNA:

Djunta Mo Art – Fair Trade in Cabo Verde – – Raccolta fondi su BuonaCausa.org

A causa dell’emergenza del Coronavirus in questo momento quasi nessuno viaggia per Capo Verde, anche se molti vorrebbero poterlo fare. Tantissime persone in questo periodo hanno perso il lavoro e fra di essi ci sono tantissimi artigiani capoverdiani. Normalmente Djunta Mo Art compra anticipatamente i prodotti e si fa carico delle spese ma dopo tutti questi mesi il progetto non ha la forza di anticipare soldi nell’attesa che riprenda il turismo. Così è stato deciso di creare una campagna. L’idea è abbastanza semplice: compri adesso e ricevi dopo. Facendo una donazione si avrà subito un buono dello stesso valore che si potrà riutilizzare per comprare prodotti artigianali nei punti vendita Djunta Mo Art o appena sarà possibile nel negozio online. I buoni saranno validi fino a giugno del 2022 (per dare il tempo alle persone di potersi riorganizzare per viaggiare) e se si vuole possono essere riutilizzati per essere donati a qualcuno che vive a Sal o a Capo Verde magari per fargli un regalo di Natale. I soldi raccolti verranno utilizzati per poter fare ordini agli artigiani e a permetterli di farli lavorare in questo periodo di crisi in attesa che riprenda il turismo. Grazie a tutti voi e buon Natale e un felice anno nuovo.

VI ASPETTIAMO A CAPO VERDE!!!

https://fb.watch/2uRqSsc5qT/

Intervista a Vanda Fortes

          Vanda Fortes

“Vivi la vita al massimo. Godi ogni momento, ogni cosa perché non sai quando la vita può cambiare, basta un secondo e tutto cambia”.

Vanda Fortes nasce a São Nicolau il 30 agosto del 1980, all’età di quattro anni si trasferisce a Sal dai nonni paterni. È cresciuta in una famiglia umile, numerosa e protestante. I nonni l’hanno cresciuta come una figlia e per loro prova un amore infinito.

Lasciò gli studi all’età di diciotto anni e cominciò a lavorare con suo padre nell’azienda di famiglia.

Nel duemila si ammalò gravemente e restò molto tempo in ospedale. Non vedendo dei miglioramenti, il padre decisi di portarla in Italia per farsi curare. Nell’agosto dello stesso anno arriva a Roma. Una settimana dopo venne ricoverata in ospedale per un mese.

Nonostante le mille difficoltà e prove della vita, Vanda combatte ogni giorno contro una malattia dolorosa e distruggente, però non si scoraggia. Come dice lei “SONO UNA COMBATTENTE”.

Scopriamo Vanda:

Sandy: “Chi è Vanda?”

Vanda: “Parlare di me non è facile, ma credo che per molti sia così. Sono uno spirito libero e una combattente. Cerco di superare le avversità della vita sempre con sorriso e credo in Dio”.

Sandy: “Quando sei arrivata in Italia?”

Vanda: “Sono arrivata in Italia, a Verona, nell’agosto del 2000 e nello stesso giorno sono partita per Roma. Dopo una settimana fu ricoverata in ospedale per un mese. A Capo Verde mi ammalai gravemente. Dimessa dall’Ospedale, andai a Milano da mia zia e lì cominciai a lavorare come colf e nell’estate del 2001 venne in vacanza a Genova. Fu amore a prima vista! Ritornata a Milano mi ammalai di nuovo, altri venti giorni in ospedale. Non potevo più lavorare a causa della mia malattia e mi trasferì a Genova. E qui iniziò la mia avventura, venti anni ormai sono passati”.

Sandy: “Figli?”

Vanda: “Ho una figlia di quattordici anni, nata nel 2006 dal mio precedente matrimonio”.

Sandy: “Se non fossi venuta in Italia, cosa pensi che avresti fatto a Capo Verde?”

Vanda: “Sicuramente avrei gestito con mio padre l’azienda di famiglia oppure ora sarei morta e non avrei avuto la mia splendida figlia. È dolcissima ed è la figlia che ogni madre vorrebbe avere. Lei e il mio attuale compagno sono il mio sostegno, la mia forza e non so dove sarei ora senza di loro. Ringrazio il Signore ogni giorno per la gioia della maternità, in questi anni ho conosciuto poco o niente del mondo ma ho conosciuto il vero amore”.

Sandy: “Pensi che sia valsa la pena venire in Italia?”

Vanda: “ Sì con la S maiuscola, se non fossi venuta ora non sarei qui a raccontare la mia storia, la mia vita e non sarei diventata questa donna forte e combattente che sono oggi”.

Sandy: “Lavoro?”

Vanda: “Inizialmente, ho lavorato come quasi tutti i capoverdiani, come colf, badante e babysitter. Poi nel 2006 ho cominciato a fare il lavoro più bello del modo, la mamma. Un lavoro duro ma alla fine della giornata sei soddisfatta e il giorno dopo lo rifai. Poi un giorno decisi di fare la scuola alberghiera serale e oggi faccio il secondo lavoro più bello: cucinare per le persone che ami. È come stare sulle nuvole, una magia, sentire i profumi dei sapori e ti rilassa, non smetterei mai di cucinare”.

Sandy: “Hai dovuto compiere dei sacrifici per arrivare dove sei ora? Il gioco è valso la candela?”

Vanda: “Sì, per amore di mia figlia. La vita mi ha messa a dura prova ancora un’altra volta ed ho dovuto rinunciare al mio sogno. Ho dovuto lasciare gli studi purtroppo l’uomo che avevo sposato si è dimostrato egoista e molto geloso; ogni giorno sentire dire “non diventerai mai nessuna nella vita” non è bello. Dovevo crescere mia figlia in un ambiente sereno e volevo qualcosa di più per me stessa. Così lo lasciai e chiesi il divorzio. Dopo cinque anni di trambusti e spostamenti, eccomi qui con mia figlia in una nuova vita serena”:

Sandy: “Un tuo pregio?”

Vanda: “Sono sempre me stessa con tutti, quando tengo a una persona do l’anima però se tradisci la mia fiducia per me non esisti più”.

Sandy: “Un tuo difetto?”

Vanda: “Un po’ perfettina, assillante ah ah ah ah”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Vanda: “Depois de passa sab, morre ca nada (Dopo il divertimento, morire non è niente)”.

Sandy: “Un proverbio capoverdiano?”

Vanda: “Se bo junta ma porc, bo ta prende cme farel (Se ti metti con un maiale, mangerai crusca)”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Vanda: “In Dio, l’unico onnipotente. Colui che ha creato il cielo e la terra, che tutto può! La mia vita è sempre stata un “sali e scendi”, tante volte ho dovuto combattere con tutte le mie forze contro ogni avversità che mi si presentava, spesso amara. Ci sono stati dei momenti dove sono caduta nel vuoto più profondo e “arrendermi” per poi risalire. Non ho mai smesso di lavorare (alberghi e ristoranti), ed ho seguito sempre il mio sogno fare la cuoca. Quindi credo anche in me stessa”.

Sandy: “Cucina capoverdiana? Cucina italiana?”

Vanda: “Caldo de peixe (Brodo di pesce) e Feijoada. Italiana la parmigiana alla melanzana e gli spaghetti allo scoglio”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Vanda: “Mi piacciono le canzoni tradizionali capoverdiane e invece quell’italiana preferisco la lirica”.

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Vanda: “Vivi la vita al massimo. Godi ogni momento, ogni cosa perché non sai quando la vita può cambiare, basta un secondo e tutto cambia”.

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Vanda: “Genova è bella, mi piacciano i vicoli… unici nel loro genere! I palazzi e il loro colori, ed anche il porto. La regione Liguria è meravigliosa, mi piace più la riviera”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Vanda: “Città bellissima, gente un po’ difendenti ma quando ti conoscono ti dimostrano il grande cuore che hanno”.

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Vanda: “Per me è aver paura di aprire la mente al nuovo e la paura di nuove sfide. Personalmente non ne ho mai subito”.

Sandy: “Sei sicura di non aver mai subito atti di razzismo?”

Vanda: “Sinceramente non ho ricordi di averne subito, forse sì forse no. Io cammino per la mia strada e non guardo altro”.

Sandy: “Cosa ti piace dell’Italia e no?”

Vanda: “Italia è un grande paese e mi ha dato tanto ed ho imparato tanto dagli italiani (ovviamente senza rinunciare alla mia base capoverdiana). Quello che mi dispiace è che proprio gli italiani non diano valore alla loro eredità culturale, storica, artistica ecc.”.

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Vanda: “Il mio amore per questo paese e il mio dovere di cittadina”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Oppure dove ti vedi fra dieci anni?”

Vanda: “Sicuramene con qualche ruga in più e qualche capello bianco, spero di aver raggiunto il mio obbiettivo: aver un ristorante tutto mio. Dove fare sia cucina italiana che quella capoverdiana. Mi vedo per ora in Italia”.

Sandy: “Ti ringrazio Vanda per aver partecipato a quest’intervista e per aver condiviso la tua storia personale”.

Vanda: “E’ stato un piacere. Ci sarebbe molto da dire, purtroppo non si può allungare tanto si rischia che la gente non legga tutto. Grazie!”

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E il suo blog personale: Semplicemente Vanda

Vanda e le sue creazioni