Facciamo un giro virtuale al Cimitero Monumentale di Staglieno?

Cimitero Monumentale di Staglieno, Genova

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Caterina Campodonico “Cattainin”

A forza di vendere “reste” e canestrelli all’Acquasanta, al Garbo, a San Cipriano con vento e sole, con acqua e catinelle, per assicurare un pane alla mia vecchiaia, fra i pochi soldi, mettevo da parte quelli per tramandarmi al tempo più lontano mentre son viva, e vera genovese di Portoria: Caterina Campodonico, la paesana, 1881. Da questa memoria, se vi piace, voi che passate, pregatemi pace.”.

Caterina Campodonico, conosciuta come “La Venditrice di Canestrelli o di Nocciole”, è una delle figure più note nel Cimitero Monumentale di Staglieno di Genova.

Nacque nel 1804 nel quartiere di Portoria (zona centrale di Genova), era una donna semplice e venditrice di dolci (collane di reste/nocciole e canestrelli). Vendeva i suoi dolci nelle varie fiere e mercati del Basso Piemonte e della Liguria.

Si sposò giovanissima con Giovanni Carpi, alcoolizzato e uno sfaticato. Caterina era una donna decisa e coraggiosa per i suoi tempi e a causa delle costanti “bevute” del marito fu costretta poi nel tempo a chiedere il divorzio. Pagò un risarcimento al marito pari ai 500 euro come buonuscita.

Non era ben vista dalla sua famiglia, una donna troppo indipendente. Le sorelle erano tutte sposate e con figli; lei invece era una donna che andava in giro da sola e il suo lavoro le faceva stare in stretto contatto con gli uomini.

Nel 1880 fu colpita da una grave malattia, mentre era a letto i suoi famigliari litigavano per l’eredità. Assistendo a quelle scene di litigio, dopo la sua guarigione decise di andare dallo scultore Lorenzo Orengo per commissionargli un suo monumento funebre.

Investì tutto il suo denaro nella realizzazione del suo monumento e lasciò i parenti senza eredità. La statua ritrae Caterina con le reste e i canestrelli, la camicetta di pizzo, il grembiule, lo scialle con le frange, i gioielli e con la sottana in broccato. Fece scrivere il suo necrologico dal poeta genovese, Giovan Battista Vigo (1844-1891).

Il monumento fu completato nel 1881, venne posto nel Porticato Inferiore 13 e la Stampa all’epoca ne parlò.

Il 7 luglio del 1882 Caterina (Cattainin) lasciò questo mondo. Il suo funerale fu celebrato nella chiesa di Santo Stefano e fu sepolta lì… al Cimitero Monumentale di Genova.

Curiosità: “Si dice che alcune donne abbiano vinto un terno al lotto (gioco che si reputa nato a Genova) con i suoi numeri della sua dipartita.”.  Rita Nello Marchetti

Nella chiesa di Santo Stefano, Cristoforo Colombo è stato battezzato e forse anche il giovane Balilla.

Bibliografia:

Itinerari a Staglieno, A cura del Comune di Genova

Cimitero Monumentale di Staglieno, Arte sotto il Cielo, a cura del Comune di Genova, Servizi Civici

Caterina e l’Angelo, il volto popolare e l’anima nobile del Cimitero di Staglieno, Rita Nello Marchetti

“Morire prima di morire”

“La consapevolezza della morte è la base del percorso. Fino a che non si sviluppa questa consapevolezza, tutte le altre pratiche sono inutili.” Dalai Lama

Nella vita abbiamo tante paure, ma c’è una in particolare che ci terrorizza più delle altre… la morte.

La paura è anche l’inizio di un percorso spirituale, il cammino verso Dio affrontando dolori e perdite per capirne le cause e liberarsi da tutto ciò.  Spesso ci capita anche di smarrire il proprio sentiero e di sprofondare in uno stato catatonico, angosciante e triste al solo pensiero della morte nostra e dei nostri cari.

Se andiamo a vedere il significato della morte nei dizionari, troviamo:

“ La cessazione delle funzioni vitali negli organismi viventi e nell’uomo (due cose belle ha il mondo: Amore e morte, Leopardi; certificato di m. ; m. presunta ; pericolo di m. ); suscettibile di determinazioni e analogie spec. nell’ambito etico e psicologico ( una m. gloriosa, infamante ; ha fatto una brutta m. ; c’era intorno un silenzio di m. ), o anche riguardo all’individuazione di un rapporto di causa ed effetto ( quella pleurite è stata la sua m. ) o alla designazione della circostanza, del modo in cui avviene ( m. accidentale, improvvisa, violenta ), e con particolare riferimento alla esecuzione capitale ( condannare a m. ; pena di m. ; sentenza di m., anche fig., a proposito di quanto tolga definitivamente ogni illusione o speranza: la diagnosi del medico è stata per lui la sentenza di m.) o al suicidio.”

Ovviamente da piccola avevo paura della morte, non mi piaceva andare ai funerali neanche a quelli dei parenti più stretti. Andare al cimitero? No, assolutamente no. Sono nata nell’isola di Sal a Capo Verde. Un’isola in mezzo all’Oceano Atlantico con scarsa vegetazione ed è tutto deserto. La terra è rossa e marrone. Provate a immaginare un cimitero nel deserto, niente case attorno, senza luci e i più anziani ci raccontavano mille storie di fantasmi… roba per i duri di cuore! Riuscite a immaginare?

Le tradizioni orali a Capo Verde nella maggior parte dei casi sono legate alla morte. Le storielle che sentivamo da bambini erano di spiriti, streghe, scheletri che uscivano dai cimiteri, cani che diventavano ombre enormi  per poi divorare le nostre anime, fantasmi che vagavano nel deserto, anime che arrivavano dai mari, spose morte che camminavo per strade buie alla ricerca dei loro amati, fantasmi che venivano a tirarti il piede di notte al letto (tuttora non dormo mai con i piedi scoperti hahahah) etc, etc. Poi c’erano anche le testimonianze di persone che ci raccontavano di aver visto dei fantasmi, bambini con un dente solo e che all’improvviso diventavano forme non umane.

Il luto a Capo Verde durava un anno e passa, un funerale durava un mese e il morto rimaneva in casa per quasi tre giorni.  Pensate come può volare la fantasia di un bambino/a o di una persona qualunque?!

All’età di quattordici anni il mio bisnonno paterno si ammalò gravemente, tumore alla prostata. Aveva novantatré anni e non si poteva più operare, soffrì tantissimo. Era un uomo di carattere forte, autoritario e molto saggio. Non aveva studiato ma sapeva tutto: scienza, matematica, filosofia, religioni, fisica, chimica e credeva nella reincarnazione. Con noi bisnipoti era dolce e andavamo da lui in campagna a passare le vacanze estive.

Così durante il periodo della sua malattia sono rimasta a fianco a lui, la sera quando lo portavo da mangiare mi piaceva sedermi ed ascoltarlo. Era un momento intimo e spirituale con il mio bisnonno. Mi raccontava della sua vita e con lui ho affrontato il tema della morte. E senza accorgerne la mia visione della morte cambiò radicalmente. Infatti, quando lui morì, un anno dopo, ero felice per lui perché aveva smesso di soffrire ed era libero finalmente.

Nel corso degli anni ho sentito sempre questa frase “Morire prima di Morire”. Che frase riflessiva! Cosa vuol dire? E poi un giorno feci un viaggio nel regno dei morti…

Solvm Mihi Svperest Sepvlcrvm


Vedi là, come corre quel ruscello al mare, e quelle acque che scorrono, non ritornano più indietro; così, fratello mio, passano i tuoi giorni, e ti avvicini alla morte; passano i piaceri, passano gli spazi, passano le pompe, le lodi, le acclamazioni, e che resta? ” Et Solum Mihi Superest sepulcrum” (lob17, 1).

CIMITERO MONUMENTALE DI STAGLIENO