Intervista a Fatinha Lopes

Fatinha Lopes

Fatima Lopes, più conosciuta nella nostra comunità come Fatinha. Nasce a Capo Verde, nell’isola di Sal, il 23 agosto del 1968. Nel 1988 arriva a Roma per ricongiungere la madre e le due sorelle minori, nella speranza di trovare una vita migliore lascia i suoi cari e il suo paese. Per sette anni visse a Roma, dopo un viaggio a Genova s’innamora della città e si trasferisce.

Fatinha è una donna allegra, simpatica, di carattere aperto e di spirito libero. Ama condividere le sue emozioni e stare con gli altri. Non si annoia mai in sua compagnia, ed è sempre pronta per una nuova avventura. È madre di due figlie e nonna. Ogni giorno lotta, lavorando giorni e notti , sempre con il sorriso sulle labbra. Non ha mai smesso di sognare e la voglia di vivere è tanta.

Sandy “Ciao, Fatinha! Benvenuta a Tè con Sandy e Mea. Sei arrivata in Italia nel 1988, qual è stata la tua prima impressione?”

Fatinha: “Il mio arrivo è stato bello, forse perché ero presa dall’entusiasmo di rivedere mia madre e le mie sorelle, una città nuova, tutto mi è sembrato così meraviglioso. Dopo un mese, tragedia! Volevo tornare a Capo Verde, mi mancava tantissimo mia figlia (un dolore che non auguro a nessuna madre), mio padre, miei amici… insomma la mia vita di prima. Mi sembrava di vivere in una prigione”.

Sandy: “Dopo un po’ di tempo a Roma, ti sei trasferita a Genova. È stato un grosso cambiamento? Hai avuto difficoltà nell’inserirsi nella società genovese?”

Fatinha: “No, non ho avuto delle difficoltà. Avendo già una sorella e dei conoscenti il mio inserimento è stato facile. Poi Genova, forse, è una città apparentemente più accogliente e più tranquilla rispetto a Roma”.

Sandy: “Figli? Hai già detto in precedenza che avevi una figlia a Capo Verde, sei riuscita a farla venire qui?”

Fatinha: “Ne ho due figlie! Sì, prima di venire in Italia avevo già una figlia, purtroppo è rimasta a Sal. È stata la decisione più difficile della mia vita. Comunque, sono riuscita a farla venire dopo qualche anno”.

Sandy: “La seconda figlia è nata qui! Com’è il rapporto con la cultura capoverdiana?”

Fatinha: “Direi molto bene, ho sempre cercato di farla conoscere la mia cultura. L’ho portata anche a Capo Verde per conoscere le sue radici. E’ nata in Italia, figlia di padre italiano ma è anche capoverdiana, italo-capoverdiana”.

Sandy: “Un tuo pregio? Un tuo difetto?”

Fatinha: “Pregio non saprei, ma un difetto sì… un po’ permalosa”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Fatinha: “Porca pari porquinhe”. (La scrofa partorì un lattonzolo)

(RISATE)

Sandy: “Questa citazione capoverdiana mi ha sempre fatto ridere moltissimo. Mi ricordo che si usava spesso, eppure non ha una connotazione vulgare, ma sì per “dimostrate” la realtà, cioè che è un dato di fatto. Giusto? Un proverbio capoverdiano che usi sempre?”

Fatinha: “Sì, confermo che è così. Un proverbio? Cred na mistere (Credo nel mistero)”.

(RISATE)

Sandy: “Se non fossi venuta in Italia, cosa pensi che avresti fatto a Capo Verde?”

Fatinha: “Sicuramente avrei trovato un lavoro in qualche albergo lì, come tanti altri miei amici. Alcuni hanno fatto carriera, altri no. Però vivono bene e sereni”.

Sandy: “Pensi che sia valsa la pena venire in Italia?”

Fatinha: “Sì. Ho avuto una figlia qui e nel frattempo poi è arrivata la mia figlia più grande. Ed ora ho un bellissimo nipote”.

Sandy: “Lavoro?”

Fatinha: “Per le donne immigrate, soprattutto ai miei tempi le possibilità di “crescere” nell’ambito lavorativo erano poche. L’unico lavoro disponibile per noi era quello di fare la colf. Non è stato facile adattarsi al ritmo di qui e nei primi anni uscivi solo due giorni alla settimana. Abitavi con le famiglie e la tua giornata fino alla cena era tutta dedicata a loro”.

Sandy: “Ora le cose vanno meglio? O sono peggiorate?”

Fatinha: “Vanno meglio, c’è una prospettiva diversa rispetto a venti anni fa. Però c’è poco lavoro per tutti”.

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Fatinha: “Il mio lavoro non mi ha resa felice, ho dovuto solo adeguarmi per vivere”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Fatinha: “Credo in tutto quello che mi fa stare bene”.

Sandy: “Piatto capoverdiano? Piatto italiano?”

Fatinha: “Sicuramente la Catchupa com pé de Porco (Catchupa com piede di maiale). Invece piatto italiano, la pasta in qualsiasi modo viene fatta, corta o lunga, con sugo o con pesto ecc.”.

Sandy: “Canzone capoverdiana preferita? Italiana?”

Fatinha: “Non ne una preferita sia capoverdiana e sia italiana. Se mi piace ok, sennò amen”.

Sandy: “Bene! Invece cosa ti piace della tua città?”

Fatinha: “Intendi Genova?”

Sandy: “Sì!”

Fatinha: “Sì, certo che mi piace! Non mi piace il carattere dei genovesi, sono molto chiusi”.

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Fatinha: “Per me il razzismo non esiste, non so cosa sia. No!”

Sandy: “Quando dici “razzismo non esiste” cosa intendi? Secondo molti il razzismo esiste e che oggi lo vediamo e viviamo costantemente”.

Fatinha: “Perché per me non è razzismo, ma sì ignoranza”.

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Fatinha: “Posso offrire il mio rispetto per questo paese. Ormai sono trentun anni che vivi qui ed è diventata la mia casa”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Fatinha: “Forse avrò qualche capello bianco in più, ancora non ne ho (risate), chi lo sa? Spero di viaggiare”.

Sandy: “Grazie mille per la tua disponibilità”.

Fatinha: “Prego, alla prossima”.

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