La tradizione orale è molto viva e folclorista nelle isole di Capo Verde. Spesso le narrazioni sono accompagnate da canti (Cantigas) e da frasi poetiche. È stato un elemento fondamentale nella formazione della società e della cultura capoverdiana negli anni.

Nell’arte popolare capoverdiana si manifesta la sensibilità e la genialità del suo popolo. Da isola ad isola le manifestazioni culturali possono variarsi o alterarsi.

“Poderà ser submetida a nomenciaturas que englobem as seguintes variantes, entre outras: – Brincadeiras+Crendices e Supertiçoes+Folkrore infantil+Linguagem Popular+ Musica e Literatura Oral+ Tradiçoes+ Usos e Costumes+ etc.”.

(Può essere sottoposto a nomenclature che includono, tra le altre, le seguenti varianti: Giochi + Credenze e Superstizioni + Folklore per bambini + Lingua popolare + Musica e letteratura orale + Tradizioni + Usi e costumi, ecc.”.)

Tratto da Ponto & Virgula (Revista de Intercambio Cultural) n° 10 e n° 11, 1984: O povo e algumas crenças em Cabo Verde

Per capire meglio la tradizione orale capoverdiana bisogna tenere in considerazioni alcuni aspetti che la caratterizzano:

  • Indovinelli
  • Anime tormentate e penitenti
  • Presagi
  • Incantesimi
  • Abitudini superstiziose
  • Luoghi infestati
  • Patti con il Demone
  • Paure
  • Maledizioni
  • Protezioni per il corpo e per l’anima
  • Messaggi nei sogni
  • Preghiere di difesa etc.

Ancora oggi, ad esempio, la credenza nel mondo invisibile è radicata nei ricordi di molti capoverdiani e per sconfiggere il “male” si fa sempre il segno della croce. 

L’infanzia di un bambino è “colorata” da storielle di spiriti, di streghe, di massoni, di un cane “Catchorrona”, di bambini con un dente solo che si trasformano in scheletri, di spose che camminano durante la notte alla ricerca di un marito e di anime che escono dal mare per reclamare quello che hanno perso durante la vita. Mia nonna non ci faceva mai sedere sulla soglia del portone in cortile a mezzogiorno perché era l’ora degli spiriti.

Gli anziani dicevano sempre: “E’ meglio andare al cimitero di notte che in chiesa, perché le anime tormentate e malvagie di notte vanno in chiesa per chiedere il perdono.”; “Se vi capita di notte d’incontrare un neonato con un solo dente, lasciatelo lì perché è un demone”; “Se un cagnolino vi insegue di notte, non girate mai indietro. Andate a casa, prima di entrare giratevi e chiedete al cagnolino se ha fame o sete. Se non fate così, il cagnolino crescerà, crescerà fino a diventare un catchorrona e vi prenderà.”; “Se alla vostra porta sentite bussare una volta, non aprite. È uno spirito malvagio.”.

Quando avevo dieci anni mia nonna mandò mi in vacanza da alcuni parenti nell’isola di Sao Nicolau. Per me è stato una grandissima scoperta, anche se ero molto piccola, mi colpì tantissimo il luogo e vivi dei momenti magici. Ero nell’entroterra dell’isola, Faja de Cima e quello che mi affascinò di più, era come alla sera ci raccontavano le storie/ le fiabe. Dopo la cena tutti noi bambini ci raccoglievamo in una stanza buia illuminata da una lampada a petrolio, ci sedevamo vicino alla signora più anziana della casa e lei iniziava la storia: “estoria, estoria fortuna do Senhor” e noi bambini rispondevano: “Amen” (Storia, storia fortuna del Signore… Amen!). Con questa frase la storia iniziava e a ogni sua frase si sentivano solo sussurri di paura e il vento fuori alimentava ancora le nostre paure.