Funerale delle vittime

Ricordo quando ero bambina mia nonna mi raccontava del tragico periodo che colpì Capo Verde duramente, la “Fame degli anni 40”. Tutto l’arcipelago era stato percorso da una grande siccità, anni senza pioggia, il mondo era coinvolto nella Seconda guerra mondiale, le merci non arrivavano e moriranno migliaia di persone. Periodo di grande carestia che cambiò il paese profondamente sia nell’ambito sociale, sia economico che politicamente.

Alcune persone venivano sepolte vive, erano deboli e quindi facilmente dichiarate decedute. Furono scavate fosse comuni nei villaggi e nelle città per seppellire i corpi. I dottori, gli infermieri, i becchini lavoravano giorni e notti senza sosta e molti di loro erano in condizioni di grande stanchezza. Con le poche risorse che avevano alla loro disposizione, erano arrivati al punto di dichiarare persone ancora vive, morte.

C’è un racconto dell’isola di Sao Vicente dove un dottore, una volta accertato lo stato di morte di un paziente, esso fu portato via per essere seppellito in una delle tante fosse sparse nell’isola. I becchini lo stavano per seppellirlo quando reagì con la poca forza che le era rimasta, dicendo: “Sono vivo, sono vivo” e loro risposero: “Il dottore ha detto che è morto, è morto.”. E fu così che lo seppellirono insieme agli altri ancora vivo.

Il 20 febbraio del 1949 è stato uno dei giorni più brutti nella storia di Capo Verde. Questo giorno segnala un fatto di cronaca nera e rimarrà nei ricordi dei capoverdiani. Venne chiamato IL DISASTRO DELL’ASSISTENZA. Era quasi mezzogiorno quando il tetto di un edifico di servizi per l’assistenza ai più bisognosi, “Barracao”, crollò. Barracao, cioè, capannone forniva cibo alle persone non solo dell’isola di Santiago (soprattutto dell’entroterra) ma anche alle persone proveniente dalle altre isole, che per sfuggire alla fame si rifugiarono nella capitale, Praia.

Barracao
(Foto di Nha Terra Nha Cretcheu)

Quel fatidico giorno tantissime persone erano lì che aspettavano il cibo. Il bilancio di morte è di 232 persone, la maggior parte bambini e 77 feriti. La società con l’aiuto dei militari e dei funzionari dei servizi pubblici seppe reagire tempestivamente e crearono mezzi per trasportare i feriti in ospedale.

La notizia di questo disastro venne trasmessa attraverso i mezzi di comunicazioni (radio e giornali) in tutte le altre isole. Più tardi molte persone aderirono alla causa “Aiutare le famiglie delle vittime”, anche i capoverdiani residenti nelle altre colonie portoghesi in Africa. Fu creata una commissione per la raccolta di fondi. Non ci sono notizie documentate riguardo alla somma raggiunta, però alcuni sostengono che il denaro raccolto fu utilizzato nella costruzione delle prime case nel “Barrio Craveiro Lopes”, Praia, e che furano destinate successivamente alle famiglie delle vittime.

 Nel 2016 le vittime furono omaggiate con un monumento realizzato per l’azienda di telecomunicazione del paese, Cabo Verde Telecom. Il monumento è a Gamboa a pochi metri dov’è successo la tragedia e fu inaugurato dal Primo Ministro all’epoca, José Maria Neves. Le tre barre di ferro simboleggiano la famiglia e i 40 anelli rappresentano le vittime del disastro dell’assistenza.

Il monumento

(Tratto dal programma “Nha Terra Nha Cretcheu” di Giordano Custodio, RTP Africa)