Cerca

Frammenti di una Capoverdiana

Viaggi e Racconti

Mese

marzo 2020

27 marzo festa della donna capoverdiana

Oggi, 27 marzo, è il giorno della donna CAPOVERDIANA!!! Volando tra i miei pensieri, mi è uscita questa poesia pensando alle nostre nonne, alle nostre madri ma soprattutto a mia cugina che sta combattendo una grandissima battaglia, quella del cancro. Così le dedico questa poesia:

Mia cugina Vanda!

Uno, due, tre, senti il ritmo del Batuque!

Ecco la donna capoverdiana,

che sorregge il nostro arcipelago nel firmamento.

Nell’ombra, splende!

Con i suoi colori,

fa brillare il cuore dei non credenti.

Oh, criola! Chiudi i tuoi segreti,

sotto sette chiavi.

Apri il tuo cuore verso i quattro venti,

Piangi sul terreno secco per far crescere i fiori.

Alza i piedi, sbatti sulla terra marrone il tuo dolore.

Chiudi il pugno e urla il tuo malcontento,

Sbatti i tuoi panni ed alza la polvere del pentimento.

E sul pensiero “dos Malcriados”,

risorge come il sole dell’infinito.

Batti le mani e sveglia il mondo,

e sii il volto femminile di Dio.

Qamar

Non ho un gatto, ho una bimba pelosa.

Dicono che i gatti sono esseri indipendenti, liberi, mistici (poteri soprannaturali), molto intelligenti ed anche diffidenti. Dalla mia esperienza diretta posso confermare tutto ciò. Ogni gatto ha una sua personalità, un suo carattere e percepisce il mondo diversamente da noi esseri umani.

Sin dall’antichità, era venerato il gatto; il volto della dea Bastet, simbolo di fecondità e dell’amore eterno è una prova della venerazione e rispetto per questo felino. La passione per i gatti inizia con gli egiziani, arrivando ai romani fino al profeta Maometto:

“L’immagine del gatto nell’Islam è principalmente positiva, grazie all’affetto che portava loro Maometto, dopo essere stato salvato da un morso di serpente da una gatta soriana, Muezza, che poi venne adottata e amata dal Profeta. Per l’affetto e l’amore che nutriva nei confronti della sua gatta, secondo la leggenda, Maometto regalò ai felini la capacità di cadere sempre su quattro zampe, nonché la presunta facoltà di poter osservare contemporaneamente il mondo terreno e la dimensione ultraterrena.”

L’immagine del gatto nella letteratura (ad esempio Alice nel Paese delle Meraviglie o il Gatto Nero di Edgar Allan Poe) ha stimolato molto le fantasie di numerosi poeti e scrittori; nella musica (dai Queen con “Delillah e Bijou” a Gino Paoli con “La Gatta”).

La mia gattina ha tre anni, quando l’ho presa non avevo idea, che la mia vita sarebbe cambiata radicalmente e che avrei trovata un’amica e una compagna (anche se lei si comporta come se fosse la mia bambina, forse anch’io inconsapevolmente sono diventata sua “madre”). Non ho mai cercato di umanizzarla perché lo trovo sbagliato, è lei che ha saputo prendere i suoi spazi e chiedere ciò di cui ha bisogno. Non nego che ogni tanto le canto questa canzone: “Where is my baby cat? Who is my baby cat? It’s Mea, Mea, Mea” e lei mi risponde con le fuse. È un concerto meraviglioso, divino.

Per me è un modo per ringraziarla del suo affetto, è quasi una “venerazione” la mia. Spesso mi trovo a domandare cosa hanno così di tanto speciale? Perché davanti a lei mi “arrendo”?

Il mio ego si annulla davanti al suo sguardo. La sua eleganza nel muoversi? Mi fa vibrare il cuore di stupore.

Comunque, quando la cerco io, niente…NON VUOLE! Decide lei il momento, l’ora senza tanti giri di miagoli. Magari un morso, un graffietto e se ne va con eleganza.

In questi giorni di Lockdown sto avendo l’occasione di conoscerla meglio e di passare più tempo con lei. Così ho deciso di scrivere più o meno come passiamo le nostre giornate e le nostre notti d’insonnie.

Mattino: i nostri orari sono cambiati. Prima del lockdown mi svegliavo alle 6 o massimo alle 6.30, quindi lei era abituata a quella fascia oraria. Ora ci si alza un po’ dopo, ma nonostante tutto mi sveglia. Non posso dormire fino a quando voglio io.

D’inverno lei dorme più ore di notte ed è più serena, d’estate invece dorme pochissimo e mi sveglia alle 3 di notte, alle 5 di mattina…non importa, lei deve uscire sul terrazzino per vedere gli uccellini (che poi ha una paura tremenda di loro).

Qualche volta mi salta addosso, altre volte miagola oppure si mette a fissarmi nel buio accanto al letto e magicamente mi sveglio perché mi sento osservata. A volte restiamo ancora a letto una mezz’oretta a farci le coccole; poi si va verso la cucina per darle da mangiare ed aprire tutte le porte (anche quelle interne) e le finestre di casa, così lei è felice. Vedo dal suo sguardo: “Apri tutto umana, libertà”.

Verso mezzogiorno inizia il momento delle richieste di coccole, ha sonno ma vuole addormentarsi tra le mie braccia. Guai se non lo faccio, mi insegue per tutta la casa con forti miagoli!

Pomeriggio: Dorme di più, qualche volta si sveglia e vuole giocare. Mi invita spesso a prendere parte ai suoi giochi: lancio di palline; lancio di topolini giocatoli (li prende e poi me li riporta per lanciarli di nuovo); il gioco cucù (bubù-settete) dove mi nascondo e lei va a cercarmi; qualche volta si gioca al gioco “Alla ricerca dei giochi perduti”, cioè, alla ricerca dei suoi giochini sotto il divano (adora questo gioco, fa tante fuse).

S’è una bella giornata esce sul terrazzino, ogni tanto entra in casa di corsa miagolando e cercandomi e quando non mi vede…panico; devo dirle “Sono qui” così corre verso di me o sale in braccio o si nasconde dietro di me. La casa è piena dei suoi giochi sparsi qua e là.

Sera: è il momento più complicato per me nello svolgimento di qualsiasi attività. Ovviamente è più attiva e vuole più attenzione. Vuole stare sempre in braccio, mi salta addosso, mi fa gli agguati. Se mi siedo è finita e non si arrende facilmente. Tra bacini e fuse si addormenta. Poi se ne va per conto suo e si addormenta sul divano.

Notte: sto facendo molta fatica per addormentarmi, forse per l’ansia creata dalla situazione che stiamo vivendo. Ma lei è con me, mi è vicina. Dorme a fianco a me, sento il suo calore e questo mi dà conforto e speranza. La sua presenza è costante e dolce, in questo momento più che mai mi sta accanto tra una fusa e un miagolio so che c’è. Sta rendendo questa quarantena più morbida, più soft da superare. Gli animali ci amano incondizionatamente, ci riempiono i nostri cuori d’amore e sono una fonte d’insegnamento. Bisogna ascoltarli di più e non tagliare il loro spazi.

Grazie piccola Mea per esserci!!!

"Quarantena" à moda Cabo-Verdiana em Genova, Parte II

"Bloccati a Capo Verde" Parte II

Foto di Alberto Zeppieri

Volevo scrivere qualcosa a riguardo di quello che sta succedendo a Capo Verde (isola di Sal) in queste ultime ore, ma poi ho letto questo post di Alberto Zeppieri su Facebook. Con il suo permesso riporto qui È una situazione veramente triste e drammatica per l’arcipelago, spero che tutto ciò passi velocemente e che la situazione ritorni normle.

Auguro a lui ed a sua moglie tanta forza e coraggio, un abbraccio!!!

Questa è la coda ADESSO, all’esterno dell’aeroporto di Espargos (Sal).

Vi lascio immaginare l’interno.

Tutti senza rispettare le distanze di sicurezza, senza mascherine, senza guanti… turisti da tutta Europa che cercano di tornare a casa e che non hanno neppure la certezza di poter ripartire. La scena si ripete da alcuni giorni.

Stasera l’ambasciata italiana a Dakar (e non certo quell’oca giuliva della “Maria Goretti D’Urso illuminata sulla via di Damasco”, che se ne prenderà il merito) farà rientrare un volo di italiani, con scali a Boa Vista, Sal, Malpensa e Fiumicino, mescolando turisti in quarantena con gli altri… tutti sullo stesso volo, strapagato! Non pensate che sia a spese del Governo, proprio no: è un volo commerciale, della Neos, che cercherà di tornare pieno zeppo e che ha stabilito un prezzo del biglietto che considera anche l’andata a vuoto.

Auguro a tutti un “travaglio” in aeroporto paziente e responsabile, un volo senza problemi e un rientro (soprattutto in Lombardia) il meno traumatico possibile.

Cinzia ed io restiamo a Sal…. hanno offerto anche a noi la possibilità di volare stasera, chiedendoci tuttavia di lasciare la precedenza a chi non ha qui una casa, un lavoro o la residenza.

Noi restiamo qui, consapevoli che la Sanità a Capo Verde è quello che è, praticamente anche noi in quarantena auto-imposta, anche noi nelle mani di Dio.

Quindi l’augurio “andrà tutto bene” lo facciamo anche a noi stessi.

È un momento di grande tristezza…

——–

Com o registo dos primeiros casos positivos no país, os nossos pensamentos vão sobretudo para a população da Boa Vista.”.

Pubblicato 22 marzo 2020, alle ore 16 sul profilo di Facebook di

Alberto Zeppieri

Pubblico anche due foto di una signora capoverdiana, Luceth Santos, per testimoniare quello che è accaduto poche ore fa a Sal.

Buon viaggio di rientro a tutti, speriamo di rivedervi tutti nelle nostre belle isole.

" Quarantena" à moda Cabo-Verdiana em Genova, Parte I

“È un momento difficile e delicato per tutti noi. In questi abbiamo condiviso, foto, video, pensieri, sogni, desideri e molta energia positiva attraverso i nostri scherzi. Abbiamo affrontato le nostre paure insieme e soprattutto abbiamo ascoltato i nostri cuori. Non sappiamo quando finirà tutto ciò, ma una cosa è certa ” TAMOS JUNTOS”. Ho raccolto un po’ di video e di foto pubblicati in questi giorni sul nostro gruppo su Facebook ” Comunità Capoverdiana a Genova” e ho deciso di fare un video unico per ringraziarvi della vostra “Morabeza” e simpatia. Il video è diviso in due parti. Spero che questi giorni ci servano per riflettere, che la famiglia e gli amici sono i tesori più grandi che abbiamo. Um abraço à todos.”

Sandra Andrade

Risposta a: “Bloccati a Capo verde non riusciamo a tornare”.

Stiamo attraversando un momento delicato e siamo tutti preoccupati ed angosciati. Ogni giorno è un giorno in più, ci si affaccia dalle finestre o dai balconi per vedere cosa succede fuori e si aspetta con ansia la fine di tutto ciò. Tutta l’umanità è coinvolta!!!

Come ci insegna la storia dell’arcipelago di Capo Verde dalla scoperta delle isole fino ai giorni oggi, c’è sempre stato un forte legame fra questi due paesi, Italia e Capo Verde.

Le isole di Capo Verde sono state scoperte nel 1460 da due italiani, Antonio de Noli e Alvise Cadamosto insieme a due portoghesi, Diogo Gomes e Diogo Alfonso, sotto la guida di Enrico I, il navigatore. Dai registri nazionali capoverdiani, il primo cittadino capoverdiano fu proprio Antonio de Noli. Ma questo non è tutto, ci sono tanti altri aspetti che ci accumunano: l’aeroporto internazionale, Amilcar Cabral, nell’isola di Sal fu costruito dagli italiani negli anni 40; i porti di Genova e di Mindelo negli anni precedenti hanno avuto un grande rapporto commerciale; il lavoro dei frati cappuccini nell’isola di Fogo; il partigiano capoverdiano, Nicolau do Rosario, che perse la vita il 24 aprile 1945 difendendo l’Ospedale di Galliera a Genova etc. etc.… fino ad arrivare al turismo. Ogni anno partano migliaia d’italiani per Capo Verde e ce anche chi si innamora del luogo e decide di rimanere lì.

Poi arriva uno “sciocco” pronto per rovinare tutto quello che è stato costruito nel tempo. Va in una trasmissione, Pomeriggio Cinque, il 18 marzo del 2020, alle ore 18.37 condotta da Barbara d’Urso e spara a zero…. Sbam!!! Da fonti certe il signore non è un turista, ma bensì un residente nell’isola di Sal che lavora in un ristorante (anzi lavorava e qui non entriamo nei particolari). Forse preso da un momento di panico o di smarrimento, è andato a raccontare cose non veritiere. Però prima magari di dare spazio a determinate persone, anzi a chiunque, bisogna andare a fondo della questione. Il signore non ha messo solo in cattiva luce una nazione, un popolo ma anche il suo Consolato a Capo Verde.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/pomeriggiocinque/bloccati-a-capoverde-non-riusciamo-a-tornare_F309938901127C14?fbclid=IwAR28JyWDWM4-Zb3ZvzUR4Bn7jUP7DWIvA-aFL_azZ1nykXZ8nxlBbaWtzKQ

In questo momento non bisogna istigare le persone perché la situazione a Capo Verde non è proprio così. Vi chiediamo di immaginare solo per un secondo, queste piccole isole sparse nell’oceano Atlantico con poche risorse economiche e con una sanità non nelle top 50 del mondo. Cosa potrebbe fare? Oppure come potrebbe affrontare questa pandemia? I voli per l’Europa volendo ci sono stati fino alle 23 d’ieri sera (da mezzanotte di oggi è entrato in vigore un decreto a Capo Verde, vi alleghiamo il contenuto), proprio ieri continuavano ad arrivare voli pieni di turisti a Sal, e le frontiere sono state chiuse per la sicurezza di tutti i cittadini, non solo dei capoverdiani, perché fino ad oggi non sono stati registrati casi Covid-19 nel paese e speriamo che continui così.

Resolução número 48/2020 de 17 de Março – Lista de Países com interdição de ligações aérea com Cabo Verde a partir das zero horas do dia 19 de Março até 9 de Abril de 2020.

(Elenco dei paesi con i collegamenti aerei sospesi con Capo Verde da mezzanotte del 19 marzo fino al 9 aprile 2020. Italia non c’è nella lista perché i collegamenti sono stati sospesi prima).

Sui Social Network ieri abbiamo potuto vedere tantissimi messaggi di italiani residenti a Sal contro questo signore. Ad un certo punto si è creato una corrente positiva, un gruppo di persone capoverdiane e di italiani tutti insieme a diffondere messaggi belli e di speranza.

Il popolo capoverdiano ha una caratteristica molto bella e particolare, la sua “Morabeza”. Siamo un popolo umile, un po’ pazzoide a volte e che mai abbandonerà nessuno. Tutti siamo figli della stessa terra.

Come diceva Amilcar Cabral:

“Ninguém pode estragar a coisa linda que temos, se existe alguém que o pode fazer esse alguém è nòs mesmos.”

(Nessuno può rovinare la cosa bella che abbiamo, se esiste qualcuno che può farlo questo qualcuno è noi stessi.).

E come si dice a Capo Verde: “No stress!”.

Cleo Lopes, Marina Andrade e Sandra Andrade

Le meraviglie naturali di Capo Verde, Parte 1.

Apri gli occhi e tuffati nella natura di questi dieci granelli di sabbia nell’oceano Atlantico:

Achada de Leite (isola di Santiago): è un villaggio sulla costa occidentale dell’isola di Santiago e fa parte del Comune di Santa Caterina. È molto caratteristico per il suo paesaggio: il Pilao/pilon e le grotte di “Aguas belas”.

È possibile organizzare una gita per andare a visitare il Pilao e le grotte di “Aguas bellas”, il costo è solo di 20 euro in barca e ha una durata di 25 minuti. Vi lascio qui il link: http://www.agendacultural.cv/index.php?paginas=21&id_cod=7

Baia di Murdeira (isola di Sal): è un piccolo villaggio situato nella costa occidentale dell’isola di Sal. È anche una riserva naturale e marina. Un’ampia baia semicircolare che rimane tra “Pico de Rabo Junca” e “Ponta do Rife”. La riserva marina:

  • Uccelli marini: gabbiani (Chroicocephalus Ridibundus), Fetonte beccorosso (Phaenthon aethereus), balene (Megaptera Novaengliae) e tartarughe

Ilheu dos Passaros (Djeu): è un isolotto roccioso con un faro e disabitato. Rimane tra la baia di Mindelo nell’isola di Sao Vicente e la città di Porto Novo nell’isola di Santo Antao. Il faro fu costruito nel 1882 e si chiama “Farol de D. Luis”.

https://www.google.it/maps/place/Ilhéu+dos+Pássaros/@16.9103444,-25.0135108,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x94f1bed576405a3:0x2a70106a7f161649!8m2!3d16.9105158!4d-25.0111956

Baia da Varandinha (isola di Boavista): situata nella parte occidentale dell’isola di Boavista, vicino al villaggio di “Povoaçao Velha”. È una meraviglia della natura con una grotta che si affaccia al mare tra la sabbia bianca e il mare di acqua cristallina.

https://www.google.it/maps/place/Varandinha/@16.0423386,-23.1057481,11z/data=!4m5!3m4!1s0x94b21b201e6e315:0x71092c4a1737bd6e!8m2!3d16.0423185!4d-22.9656724

Cova (isola di Santo Antao): è un antico cratere di un vulcano spento. Rimane a 1585 metri di altitudine nella parte orientale dell’isola. Santo Antao è un’isola adatta per il trekking con le sue montagne verdeggianti.

https://www.google.it/maps/search/cova,+santo+antao,+Capo+Verde/@17.0555454,-25.3022108,11z

I CAMMINI TURTUOSI DELL’ISOLA DI SANTO ANTAO

Il popolo capoverdiano e le sue credenze: La tradizione orale capoverdiana (Part 2)

Ci sono anche le storielle d’insegnamento saggio, come quelle di Ti Lobo e Chibinho o Ti Lobo ma Ti Canga (le adoravo ascoltare da piccola, erano le mie preferite). Mi ricordo di me e mia sorella M., appena ci mettevamo a letto, chiamavamo nostra nonna: “Vo’ Bia, Vo’ Bia bem conta gente historia de Ti lobo e Chibinho” (Nonna Bia, Nonna Bia vieni a raccontarci la storia di Ti lobo e Chibim).  Ti Lobo, cioè, zio Lupo nelle storielle rappresenta l’avarizia, ingordigia e la furbizia e Chibinho o Chibim ed anche Ti Canga rappresentano la saggezza e la prudenza.

Vi lascio con una storia di Ti Lobo e Ti Ganga, tradotto dal libro “Mam Bia tita conta’ estòria na criol” di Ivone Aida. La traduzione è stata fatta da Hipólito Daniel Soares.

Ti Lobo e Ti Ganga

Ti Lobo era scheletrico. Era da tanto che non mangiava a sazietà.

S’era messo a girovagare scoraggiato della vita, quando incontrò Chibim.

Spalancò gli occhi, si rivolse a Chibim e gli chiese: – Ma Chibim, come mai sei così pienotto e io… Guarda, sono tutto pelle e ossa! – Guarda Ti Lobo, io non ti dico dove trovo il cibo perché sei famelico, dove cominci a mangiare non smetti più.

Ti Lobo a furia di insistere, Chibim alla fine finì per glielo dire: – Guarda, passo il tempo a mangiare le uova di Ti Ganga. Le uova di Ti Ganga, Chibim? Non ci credo. – Certo, è la verità, le uova di Ti Ganga.

– Ma come fai? Chibim che era uno spiritoso gli disse: – Quando Ti Ganga va a raccogliere la legna.

Ti Lobo, nel giorno seguente si appostò intorno alla casa, aspettando che Ti Ganga uscisse per potere andare a mangiare le sue uova. Allora quando Ti Ganga uscì di casa, Ti Lobo andò di corsa, spinse la porta, entrò e cominciò a mangiare le sue uova. Chibim adorava fare gli scherzi a Ti Lobo e cominciò a cantare: – Ti Ganga va a raccogliere la legna e Ti Lobo a mangiare le sue uova.

Quando Ti Ganga sentì quella canzone, si insospettì perché se n’era accorta che gli mancavano delle uova, ma non sapeva come facessero a scomparire. In fretta ritornò a casa, entrò pian pianino e incontrò Ti Lobo a mangiare le sue uova. Gli disse: – Sei tu il bastardo che da tempo mangia le mie uova? Quando Ti Lobo vide Ti Ganga si mise a correre per andare a nascondersi. E Ti Ganga a rincorrerlo dietro e lui a cambiare strada finché non resse più, fece un salto e s’aggrappò alla trave di colmo della casa.

Dopo un po’ disse: – Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati con la bocca. Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati col naso. Ti Ganga, mi sono stancato! agguantati con le orecchie. Ti Ganga, mi sono stancato! Agguantati coi piedi.

Ti Lobo non ce la faceva più a reggersi e si staccò dalla trave e cadde su un mucchio di cenere dove Ti Ganga cucinava. Ti Lobo sparì nella cenere e Ti Ganga si mise a cercarlo, ma nulla, Ti Lobo non si trovava. Tutto a un tratto, Ti Lobo fece una loffa e la cenere si sollevò verso l’alto e Ti Ganga vide in che punto si trovava Ti Lobo e gli disse: – O disgraziato maledetto, ti ho preso! L’afferrò con le mani, lo riempì di botte e poi lo scaraventò fuori in mezzo alla strada. Chibim quando lo vide gli disse: – Ti sta bene giacché sei voglioso e ingordo, ciò che volevi era mangiare gratuitamente.

Chi troppo vuole nulla stringe.

Traduzione di Hipólito Daniel Soares

Ramédi di Terra (Medicina Casalinga capoverdiana)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n°12 Novembro/Dezembro 1984).

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Gas o bento*

Problemi di gas intestinali? Erba Dochi (si dice nelle isole di Sotavento*) e Erba doce (si dice nelle isole di Barlavento*) a Capo Verde o semplicemente Finocchio in italiano (nome scientifico foeniculum vulgare miller), è una pianta che si usa per curare i disturbi intestinali. Appena svegli bere una tazza di tè al finocchio e poi un’altra tazza prima di andare a letto. Il finocchio è usato anche per curare la tosse, mal di pancia, cistite, anemia e disturbi notturni, quali il sonno. Anche in Italia questa pianta è usata per gli stessi disturbi.

*Bento: significa gas, è una parola usata nel creolo dell’isola di Santiago.

*Leggere la pagina “Geografia e Popolazione”

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: