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Frammenti di una Capoverdiana

Viaggi e Racconti

Mese

gennaio 2020

Conoscere…Italia: Alagna Valsesia!

Alagna o Lagna Valsesia è un piccolo paese dell’alta Valsesia in Piemonte.  Situato nella parte versante meridionale del Monte Rosa è il paradiso del fuoripista, il Freeride.  Nel XVIII secolo la valle alpina fu colonizzata dai Walser, una popolazione di origine germanica. Secondo la tradizione, il paese è stato fondato da un certo Enrico Staufacher.

Il suo centro storico con le sue casette di legno nordiche emerse nella neve, mi ha fatto vivere una giornata magica e rilassante.

Da visitare:

  • La chieda di San Giovanni Battista, 1511
  • Il castello o domus lapidea di Alagna
  • La Casa d’Henricis
  • Lo storico hotel Monte Rosa Guglielmina
  • Il museo Walser

Conoscere…Liguria: Cervo!

Cervo è uno dei borghi più belli dell’Italia nel ponente ligure. Qualche tempo fa mi è capitato di visitare questo  paesino arroccato sul golfo di Diano Marina e sono rimasta affascinata di tanta bellezza e cultura. Il nome Cervo deriva dalla parola latina “Servo” e significa “offrire servizio”.

Si può ammirare dall’alto un paesaggio marino che si estende per delle colline verdeggianti e floreali, ed allo stesso tempo il viaggiatore può camminare tra vicoli medievali che s’intrecciano tra loro in una simmetria perfetta. Percorrendo la salita al castello si arriva al centro storico che ci porta non solo alla scoperta di palazzi storici ma anche di piccoli negozi, botteghe, ristoranti e pub.

Da visitare:

  • Chiesa di San Giovanni Battista, chiamata anche la chiesa dei corallini perché fu costruita tra il XVII e il XVIII dai pescatori di coralli.
  • Il castello di Cervo o dei Clavesana, sede del museo Etnografico del Ponente Ligure.
  • Torre del Capo o di Sant’Antonio
  • Palazzo di Simoni- Pulin (XVIII)
  • Altri palazzi: Morchio, del Duca e Viale-Citati.

Ogni anno a Cervo viene consegnato il Premio Letterario Strega e nei mesi estivi Cervo è protagonista del Festival Internazionale di Musica da Camera.

Il Comune di Cervo organizza dei percorsi pedonali collinari molto belli e interessanti (e-mail: cultura@cervo.com )

Happiness

La felicità è sempre nei nostri cuori, a volte basta solo guardare… più nel profondo.

BUS 13

Rulli di tamburi, liberate il Kraken… inizia la storia del bus 13. Una storia che non ha un inizio né una fine. Una storia così folle che io, il narratore, ho paura a comprendere l’esigenza di narrarla. Forse spinto da questi viaggi ricorrenti, ho deciso di condividerla con te, lettore/ lettrice. Ho bisogno di un amico o di un’amica che mi possa capire.

Prima di leggere questo racconto prega… recita qualche preghiera per la tua anima. Perché dopo che leggerai questa mia triste storia, piangerai per notti e diventerai il mio compagno/a di viaggio.

Non molto lontano dalla terra, esiste un pianeta di esseri folli con paesi senza nomi, città senza regole e strade senza semafori che di notte vengono illuminate dalle lucciole.

In una città senza nome, c’è un autobus chiamato Bus 13. Ogni sera è posseduto da esseri senza volti che camminano sul fuoco.

Spesso accade di ritrovarmi a “viaggiare” su questo bus dei dannati, dove il senso del pudore è andato a nascondersi dietro il sedere di un asino, dove il rispetto si è perso nel gioco “Girotondo” e dove la bellezza degli esseri si è spenta per sempre.

Sul Bus 13 ho visto gli asini volare e ho sentito il canto della gallina. Credetemi, tutto è possibile su quest’autobus! Caro lettore, cara lettrice anche Caronte ha paura di viaggiare su questo bus, neanche nell’inferno esiste una simile tortura.. una simile follia. Non esiste perdono per i dannati, non esiste compassione per chi ha perso il senso delle vita e soprattutto per chi ha dimenticato di esistere. Esseri senza fede, senza sapienza e senz’amore!  Cuori selvaggi!

Eh, quante volte ho chiesto il loro “intervento”???!!! Sono scesa anche agli inferì, ma nessuno è risalito con me!!!

Ho attraversato i sette cieli e l’aiuto mi fu negato, ho guardato l’orizzonte per due mille anni nella speranza di trovare una risposta a questo scempio e, quello che ho visto è stato solo una misera compassione. Con la mia arroganza ho creduto di poter salvarli.

I personaggi del Bus 13 sono unici, tra tanti mi ricordo di questi in particolare: l’uomo della giacca marrone, la donna iena, l’uomo che ride da solo, le anziane con gli occhiali da sole e con la pelliccia, la donna puzzola, la donna cagnolina, uomini di mille spezie, il venditore della polvere bianca, la ragazza nuda, il ragazzo buffone e l’uomo bastone. Gente che va, gente che viene!

L’uomo della giacca marrone, ogni sera puntualmente nella fermata X sale. Non ha un volto, di statura media, orecchie sventole, capelli neri, indossa sempre una giacca marrone e delle scarpe nere lucide; va sempre avanti e indietro sull’autobus. Quando passa, lascia una scia di sconforto nelle anime delle persone e sotto le sue belle scarpe nere brucia un fuoco lento di tristezza.

La donna iena, quando salgo sul bus 13 è già seduta sul posto X. Cerca di parlare con tutti, ma nessuno le risponde, ha metà faccia bruciata (dicono che ha ammazzato le sue piccole creature). Di statura media, capelli neri e bianchi, mani corte, labbra velenose, quando apre la bocca, esce il fuoco del peccato, questa donna fa parte del club dell’ignoranza e la sua risata spaventa anche i demoni.

L’uomo che ride da solo, sale quasi alla fine della corsia e non parla. Ride, ride, ride… un sorriso malizioso, frenetico e triste. Quando lo guardi, il tuo cuore si ferma per tre secondi giusto il tempo per farti desiderare la morte. Statura bassa, occhi piccoli, bocca tagliente ed è senza orecchie. Le sue mani sembrano che abbiano scavato le fosse e il suo tocco ti congela. Non si siede, di solito, sta in piede e si sposta di continuo alla ricerca di una preda nuova… lui desidera la carne fresca.

Le anziane con gli occhiali da sole e con la pelliccia, cosa c’è di peggio al mondo quando le comari s’incontro? Quando si siedono e iniziano a raccontare le vite degli altri? Quando passi vicino a lei, senti un freddo gelido attraversarti la schiena così velocemente che hai tempo solo per un respiro di consolazione! Queste due anziane hanno la pelliccia fatta dalla pelle umana, uccisero i loro mariti con le parole. Così sono chiamate le donne che sputano sentenze.

La donna puzzola, un vero mostro che condanna gli esseri alla brama del sangue. La sua puzza si sente da ovest a est (se esistono in questo mondo ). Un abominio dell’esistenza universale! Invece delle braccia ha due ali nere. Occhi azzurri come il ghiaccio, mani bianche ( si vede il sangue scorrere tra le sue dita), capelli lunghi fino ai suoi zoccoli (non ha piedi). Si veste sempre di nero e indossa sempre un cappello rosso con la scritta “Die for me”.

Eh caro lettore la creazione perfetta qui non esiste, tutti incompleti, imperfetti… qui non c’è nel bene e nel male; non c’è una via di mezzo, non esiste il bianco o il nero. Qui non c’è una realtà! Su questo bus tutto può accadere, ho visto cadaveri passarmi davanti e “loro” che li mangiavano. Esiste solo l’oscurità.

La donna cagnolina.. metà donna, metà cane. E’ la regina dei dannati! E’ lei quella che comanda questa mandria di squilibrati, di esseri (se così li possa definire). Ha un sorriso diabolico… in sostanza senza denti nella bocca, forse le sono rimaste giusto quattro che le danno quel tocco di malvagità. La sua testa gira da sinistra a destra, e spesso capita che giri tutto all’indietro. Oh credimi quando ti dico che è la regina del male. Ogni notte va a caccia di un bambino per mangiare; attraversa i mondi alla ricerca di bambini neonati per questo ti chiedo e t’imploro di fare al settimo giorno, dopo la nascita, la veglia ai tuoi piccoli amori.    

Non voglio descriverla… meno parliamo, meglio è. Ci può sentire, shhhhhh.

Uomini di mille spezie, tre teste in un corpo. Carnagione scura, occhi neri e capelli rossi e lisci. Si siedono sempre in mezzo nel bus. Occupano quasi tutto lo spazio.

Ma chi sta trainando questo bus 13?

Qamar

Murales Casale San Basilio, Roma

Il mio intervento di tonsillectomia

Ho deciso di scrivere questa mia esperienza perché se ne parla poco, cioè, facendo qualche ricerca su internet è possibile trovare più informazioni riguardanti agli interventi di tonsillectomia fatto ai bambini che agli adulti. Ho trentacinque anni e questa è la mia esperienza:

Dopo due anni di esami medici in cui i globuli bianchi erano sempre sballati, di cambio ospedali perché non mi sono trovata bene con il primo otorino, di grandi russamenti notturni rischio di andare in apnea, della presenza e dell’aumento di linfonodi alla gola, di tonsilliti acute ricorrenti, di molte incertezze e di paure… sono riuscita finalmente a convincere me stessa a fare l’intervento di tonsillectomia.

Sul consiglio del mio dottore della mutua ho prenotato tramite l’ASL la visita otorinolaringoiatra all’Ospedale Galliera di Genova, ovviamente erano da togliere le tonsille.  Ormai stavamo arrivando all’estate e quindi dovevo aspettare il freddo per essere operata.

Sono stata chiamata per fare le solite analisi preoperatorie e così il 18 ottobre 2019 mi sono presentata presso l’Ente Ospedaliere. L’anestesista mi ha fatto alcune domande e me ne ha parlato in parte come sarebbe stato eseguito l’intervento.  Alla fine l’anestesista aggiungesse: “ E’ probabile che lei sveglierà dopo l’anestesia con un sondino nel naso, glielo dico così non si spaventa al suo risveglio”. Dopo questa bellissima frase d’incoraggiamento mi consegnò un modulo da leggere e da firmare a casa. Ho iniziato ad avere più paura, pensavo a questo sondino costantemente nei giorni successivi.  Questo modulo  doveva essere consegnato il giorno dell’intervento e  vi erano scritto le procedure e cosa fare prima dell’intervento.

Paura dell’anestesia? Sì, tanta! Pensavo di non svegliarmi più o di entrare in coma. Eppure in passato ne avevo già subiti tre interventi, ma questo notevolmente mi spaventava di più.

L’ospedale mi chiamò per l’intervento il 17 dicembre ma rifiutai, stava arrivando il Natale e non volevo sconvolgere la mia famiglia e sinceramente volevo mangiare e bere. Così è stato rimandato a gennaio. Dovevo fare l’intervento il prima possibile, se ho capito bene gli esami preoperatori, hanno una validità di tre mesi. Così è stato fissato il 7 gennaio, alle ore 14 presso l’Ospedale Galliera al Day Surgery 1B3.

Il giorno dell’intervento, mi sono alzata presto alle 6.30, ho preso un caffè e ho fumato una sigaretta per rilassarmi. Devo dire che la paura era tanta, soprattutto dopo i tanti racconti sentiti a riguardo di farsi asportare le tonsille da adulti.

Una mia conoscente: “ Un mio vicino  è stato operato di tonsille all’età di 50 anni, non si è più ripreso. Non che capiterà la stessa cosa a te, ma è veramente doloroso e rischioso.”

Una mia amica: “ Conosco una ragazza, i giorni dopo l’intervento sono stati i peggiori.”

Un conoscente: “Il giorno dopo l’intervento, ho avuto un’emorragia…ho sofferto tantissimo.”

Arrivata all’Ospedale, sono stata ricevuta da un’infermiera, credo che fosse il caposala. Ho consegnato il modulo firmato, mi ha fatto delle domande e mi ha spiegato le procedure del Day Surgery. Alla fine mi ha consegnato un braccialetto identificativo, la capa e mi ha accompagnato in una camera, anzi al Box uno e il mio letto era il tre. Nel box con me c’erano una ragazza e una signora, più i nostri parenti.

Ho aspettato fino alle 17.30, avevo fame e tanta sete. Ero a digiuno in pratica della sera prima.

E’ venuta un’infermiera a prendermi…ormai non potevo più scappare, era arrivato il momento. Abbiamo percorso un corridoio lungo e poi siamo scesi giù in ascensore. Arrivati, prima di entrare in questo luogo misterioso ed enorme, mi ha fatto salire su un letto, ho tolto le ciabatte e il cappotto e poi mi ha “consegnata” a un altro infermiere che mi accompagnò in una stanza dove c’erano altri infermieri. E così pian piano hanno iniziato a prepararmi, nel frattempo continuavano a uscire persone delle varie sale operatorie.  Dopo sono stata trasferita nella sala operatoria c’erano già il Dottor Moratti, un altro dottore, tre infermieri e l’anestesista.  L’anestesista mi dice: “ Ora le do una roba buona”… mi sono messa a ridere, ho guardato verso il muro, dove c’era un orologio appeso … mancava cinque minuti alle 18… e poi buio totale.

Sono tornata in camera per le 19.30 …. un dolore soffocante!!! Dovevo aspettare cinque ore per mangiare e bere, comunque non avevo nessuna voglia, ormai era sera e quindi il giorno dopo potevo mangiare. Mia madre aveva portato il gelato e l’aveva lasciato nel freezer del reparto.

Dopo l’intervento:

Giorno uno: La notte è stata dura, non ho dormito per via del dolore. Verso le 6 del mattino, mi sono alzata dal letto da sola pian piano sono andata in bagno. Ho provato a mangiare ma non riuscivo proprio. Usciva tanta saliva insieme a catarro e sangue. Ed io che credevo di riuscire a mangiare il gelato. Tutti che mi dicevano: “ Mangerai tanto gelato”…. Niente di niente. Sono stata dimessa la mattina stessa. E’ venuto il dottor Moratti, mi ha controllato, consegnato un foglio con le istruzioni per i pazienti operati di tonsillectomia e l’antibiotico da prendere almeno per cinque giorni. Poi mi ha fissato l’appuntamento per lunedì 13, al padiglione otorinolaringoiatria sempre all’Ospedale Galliera e mi ha consegnato la lettera di dimissione. A casa non ho mangiato né bevuto. Non riuscivo neanche a prendere gli antibiotici, così il mio compagno è andato a comprarmi supposte di tachipirina.

Istruzioni per i pazienti operati di tonsillectomia (ho trascritto dal foglio solo alcuni punti che ho ritenuto più importanti):  

  • Evitare sforzi fisici;
  • Evitare bagni caldi, docce caldi e l’uso dell’asciugacapelli fino al controllo;
  • Sciacquare le bocca 4-5 volte al giorno e lavare i denti delicatamente e senza fare gargarismi;
  • Evitare le bevande gassate, la frutta e i succhi di frutta;
  • Nei primi giorni non forzare assolutamente l’alimentazione;
  • La comparsa di macchie di sangue fresco nella saliva è normale nel 1° giorno e verso il 7°-10°;
  • Alito cattivo per la presenza di fibrina in gola (la patina biancastra che ricopre la ferita);
  • Dolore all’orecchio specie nella deglutizione.

Giorni due e tre: Ancora dolori, non sono riuscita a mangiare né a bere. Con quest’intervento rischi la disidratazione, infatti, non riesci a deglutire. Neanche il gelato andava giù, ho provato ma soltanto dolore. Non riuscivo a parlare, facevo molta fatica e la saliva continuava a uscire. Se cercavo di fare qualunque cosa in più, tornava il dolore. Riposo assoluto.

Giorni quattro e cinque: Un po’ di miglioramento, ho iniziato a bere un po’ di tè freddo e a mangiare il gelato. Sempre tanta saliva. Dolore alle orecchie (è normale).

Giorno sei:  Sono andata a fare la visita di controllo. Il dottore mi ha visitato e mi ha detto che procedeva tutto bene. Mi ha raccomandato di non fare sforzi, perché iniziava la cosiddetta “ settimana della discesa”, quella più delicata.  Mi ha detto della patina biancastra, di non toccare assolutamente e di lasciarla “cadere” da sola. Sono riuscita a mangiare un po’ di vellutata di zucca finalmente, non calda…un po’ tiepidina. Tornata a casa, avevo un po’ di freddo e la temperatura un po’ alta 37.6.

Giorno sette:  Al mattino un po’ di perdita di sangue… e i dolori erano tornati. La sera, sono riuscita a mangiare un po’ di vellutata. L’acqua per me? E’ stato veramente difficile da mandare giù in questi giorni.

Giorno otto: Sempre tanta salivazione, ho fatto fatica a dormire di notte.  Sembravo un lama, un continuo sputare. Ho lavato i denti pian piano e ho fatto dei piccoli risciacqui ma l’alito pesante e cattivo erano sempre costanti. Ho bevuto il tè freddo e il latte il mattino. Ho mangiato semolino e carne tritata di sera.

Giorno nove: ho mangiato zucchini bolliti e carne tritata a pranzo.  Verso la sera non mi sentivo tanto bene, mi è venuta un po’ di tosse. Ho faticato a prendere sonno.

Giorno dieci: Mi sono svegliata con dolori alla gola, perdita di sangue nella saliva e non riuscivo a deglutire niente. Sono andata all’ospedale di nuovo a fare la visita di controllo, il dottore ha detto che procedeva tutto bene, la ferita stava guarendo.

Gli ho fatto alcune domande… non ho mangiato niente per tutto il giorno, di sera sono riuscita a mangiare un po’ di gelato. Se provo a mangiare qualcosa, mi viene male all’orecchio destro e alla gola.

Le mie domande al dottore:                                                                                              

  • Quando posso iniziare a lavare i capelli? R: E’ meglio aspettare ancora un po’, però può provare con l’acqua tiepida e assolutamente non calda.
  • E’ normale avere tanto catarro insieme alla saliva? R: sì, è normale.
  • La patina biancastra cade da sola? R: sì, non deve toccare.
  • Quando finisce questa salivazione? R: Quando sarà guarita, per ora è normale.
  • Posso prendere una caramella per togliermi il gusto aspro e cattivo che ho in bocca? R: No.

Giorno undici: Dolori ancora, non riuscivo a mangiare né a bere. Sembrava che la patina biancastra dalla parte destra della gola stava staccando. Faceva troppo male. Mattino ho avuto un po’ di perdita di sangue. Parlavo poco. Nonostante non riuscivo a mangiare ho fatto la doccia e lavato i capelli, non con l’acqua troppo calda. Meno saliva in bocca.

Giorno dodici: Ho dormito meglio finalmente! Non sono riuscita a mangiare nient’altro che non fosse gelato. Ho provato a mangiare un budino al gusto banana e mi ha bruciato tanto che è uscito anche del sangue.  Ho bevuto il latte per tutto il giorno, qualche volta ho provato anche l’acqua.  La sera, ho provato e sono riuscita a mangiare ricotta e pollo (fatto nella piastra senza alcun condimento). Ho ancora un po’ di saliva.

Giorno tredici: Ho dormito bene, come la notte precedente. Mattino non riuscivo a mangiare niente. Però pomeriggio ho mangiato di nuovo ricotta e carne tritata. La sera ricotta di nuovo. Sempre la salivazione.

Inizialmente ero contenta del fatto di dimagrire, ma sinceramente col procedere del tempo pensavo solo al cibo. Volevo mangiare normalmente, prendere una bottiglia d’acqua e berla tutta di un colpo solo. Momenti drammatici dove “sognavo”  l’acqua ad occhi aperti… qualche momento di pianto ho fatto!!! E’ decisamente un intervento fastidioso negli adulti, la guarigione è lunga e ti senti in una prigione. Per riuscire a mangiare nei giorni precedenti, bevevo un bicchiere di latte, prendevo gli antibiotici (Codamol, Bentelan e Ugurol), aspettavo una mezz’oretta e poi mangiavo. Tutti gli antibiotici, gli scioglievo nell’acqua …non sono riuscita a prenderli normalmente, perché erano compresse.

Gli odori sgradevoli:

  • Fumo di sigarette, sigaro;
  • La polvere;
  • Detersivo, detergenti;
  • Odore di smog (quando andando a fare le visite di controllo, appena mettevo il piede fuori dal portone del palazzo mi sembrava di morire. Non riuscivo a respirare!);
  • Odore di chiuso…

Vi sconsiglio di mangiare: cioccolato, yogurt, omogeneizzati di frutta. Per dimenticanza ho mangiato lo yogurt, mi ha provocato dolore e uscita di sangue.

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