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Frammenti di una Capoverdiana

Viaggi e Racconti

Mese

novembre 2019

#raccontigetthebus

Viaggio tra i miei pensieri.
Guardo il traffico scorrere lentamente e
la pioggia cadere sull’asfalto
Vedo gente con gli ombrelli per la strada.
L’ora passa e son del gatto!
L’affollamento è previsto sugli autobus,
ma nessuno sa che il servizio è gratuito.
Continuano a timbrare il biglietto,
guardo e non dico niente tra la la la…
timbra il biglietto dai dai dai.
Poi l’autobus si è rotto… tocca scendere e prendere un altro tra la la la, tra la la la

Isola di Brava (l’isola dei fiori)

Parte 3

Aspetti tradizionali

La tradizione orale è stata sempre quella più usata a Capo Verde per diffondere il patrimonio letterario, storico, pensieri e insegnamenti.  Uno degli aspetti più importanti del folclore bravense sono le storie tradizionali di Nho Lobo e Chibinho (da piccola, mia nonna mi raccontava sempre le loro storie).  Chibinho con la sua maestria e saggezza vinceva sempre contro il goloso e bugiardo Nho lobo.

Il matrimonio: una volta il matrimonio a Brava era un avvenimento molto importante e rispettava tutti gli aspetti tradizionali. Tutto cominciava con la richiesta di fidanzamento, l’interessato ad esempio mandava dei fiori o una collana di conchiglie alla ragazza. Se accettava il regalo, era un sì, sennò era un no. Spesso si usava anche di tirare un sassolino alla ragazza per strada se lei, lo raccoglieva, era un segnale positivo. Quando il segnale era un fiore, lei sfilava per le strade con il fiore in mano annusandolo di tanto in tanto per fare capire al ragazzo che era interessata.

Dopo un periodo di fidanzamento nel rispetto della ragazza, tramite una persona di fiducia si andava a parlare con i genitori della ragazza. Generalmente i genitori accettavano la proposta di matrimonio dopo numerose domande e garanzie. E per celebrare l’evento, cioè, l’accettazione del matrimonio si beveva tutti insieme una bottiglia di aguardiente (Grogue) di Ferreiro. Dopo i numerosi preparativi, il matrimonio avveniva con i rituali tradizionali, il valzer, la mazurca con cui il violino e la chitarra a dieci corde rimasero gli strumenti musicali più usati nei matrimoni.

“ As Bombenas”: canzoni di lavoro tradizionali che erano cantate nella stagione di pioggia, nella speranza che piovesse tanto e in modo moderato per avere un buon raccolto. Le “Bombenas” sono un prodotto di creazione individuale e collettiva. C’era la figura delle “mondadeiras” che partecipavano con commentari ed esclamazioni e, del “bombador” che rispondeva alle “mondadeiras”.

Il famoso “Djedji Porteru”: con le poche risorse economiche, il capoverdiano ha dovuto da sempre appoggiarsi alla medicina tradizionale. L’uso delle piante curative, preghiere erano molto frequenti nei paesini o nei villaggi. Una delle figure più conosciute a Brava è Djedji Porteru, era un guaritore diventato famoso per il modo come curava le persone e per il suo spirito sempre felice.

La festa dei Re e l’Anno Nuovo

La festa dei Re e dell’Anno nuovo nell’isola di Brava fu celebrata diversamente dal resto delle isole. Una volta esistevano vari gruppi che si sfidavano tra di loro. Vinceva chi aveva presentato la miglior canzone.  Nelle feste suonavano il violino con accompagnamento acustico, i cavalieri e le dame usavano costumi tradizionali e ballavano al ritmo della canzone dei Re. Il gruppo “ Triunfador” conservò per lungo tempo una parte importante della tradizione dell’isola.

La commemorazione dei Re cominciava alle otto con la concentrazione dei membri di ogni gruppo per la sfilata.  Il corteo sfilava per tutta la città, finito il giro, si riunivano tutti in una sala per la cerimonia e per tutta la notte ballano sfidandosi avvicenda. All’alba uscivano tutti per le strade e bussando alle porte della casa cantando la canzone di “buone feste”.

La culla del protestantesimo

L’isola di Brava è la culla del protestantesimo in Capo verde. Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti molti bravense emigrarono per gli Stati Uniti con la caccia delle balene, ma la nostalgia della terra madre fece sì che molti tornassero all’isola.  Alcuni ritornarono anche nella vecchiaia con i soldi messi da parte per vivere gli ultimi giorni della vita.

Quando le navi ritornavano a Capo Verde, non portavano solo passeggeri ma anche buon legno “pitch-pine”, generi alimentari e mobili per le case.

Molti diventarono protestanti, il reverendo Francisco Xavier Ferreira scrisse un libro “ I primordi dell’Evangelico a Capo Verde” e così molti non portarono solo mobili, soldi, generi alimentari ma sì: L’Evangelo di Cristo. Così arrivò il Protestantesimo a Capo Verde e si diffuse per tutta l’isola grazie ai primi credenti più conosciuti arrivati dagli Stati Uniti: Joao Joaquin di Cova Rodela, Severino Lomba di Travessa e Manuel de Sousa Caneca di Monte.

Inizialmente i nuovi “simpatizzanti” offrirono le loro case per il culto e si vedevano di nascosto, dovuto alla presenza della Chiesa Cattolica, molti di loro non erano visti bene…erano considerati “figli del demonio”.  Alcuni di loro finirono anche in prigione, ad esempio, Severino Lomba, José Balla e Joao Rufino Lomba con l’accusa di “ abuso della manifestazione del pensiero”. Beneficiarono comunque dall’amnistia della Regina Vittoria d’Inghilterra del Bollettino 3 Gennaio del 1901.

Nel 1909 sotto il comando del Reverendo è costruita la prima Chiesa del Nazareno a Nova Sintra. Con la proclamazione della Repubblica portoghese il 5 ottobre del 1910, il protestantesimo inizia a diffondersi per tutte le isole di Capo Verde.

Sao Joao (San Giovanni Battista)

La festa di San Giovanni Battista si celebra ogni 24 giugno in tutte le isole di Capo Verde. Il patrono di Nova Sintra è proprio il santo, così ogni anno tutti gli abitanti dell’isola vanno in città per venerare il santo, pagare le promesse e festeggiare.

I veri preparativi iniziano quattro/tre giorni prima con le donne che preparano il mais che poi sarà usato per lo Xerém con il “Pilao o Pilon” (una specie di pestello). Sono cantate canzoni al ritmo del suono del “Pilon” e la gente si raduna intorno cantando e ballando. Una volta esistevano le cosiddette “colexas”, erano donne che usavano dei bastoncini per dare il comando alle altre donne che pestavano il mais nel “pilon”.


( donne usando il “pilon” per la preparazione dello Xerém. /Foto preso dal sito: pordentrodalinguaportuguesa.com)

Esiste la figura del “festeiro”, cioè il festaiolo, il responsabile per l’organizzazione e per le spese economiche della festa. Il “pilon” è usato o nel cortile della sua casa oppure in un luogo in anticipo scelto da lui. E’ anche il responsabile per la bandiera.

Le navi sono costruite su piccola scala, con una grande apertura al centro che consente a un uomo di entrarvi e tenere la nave con due mani usando cinghie poste strategicamente in modo che sia alto fino alla vita. Quest’uomo è considerato il navigatore e gestisce la nave in linea con i fischi e i tamburi, come se fosse in mare, sotto la guida del comandante o del capitano vestito come se fosse un ufficiale di marina. Lungo la passeggiata, gli uomini si alternano, perché la piccola nave non è leggera.

I tradizionali nastri

E’ il “festeiro” che incarica di addobbare il nastro di Cutelo Grande con pane, torte, cocco, frutta e bottiglie di bevande.

Sostanzialmente sono i presenti che la popolazione mette nel nastro. Quando arriva il momento della consegna del nastro, i tre guardiani tirano una corda che lo sostiene e quello che cade per terra è presa dalla gente.

La cerimonia inizia con il corteo per il centro della città con il “festeiro” cavalcando un cavallo con la bandiera, le navi con gli uomini dentro, uomini che suonano i tamburelli, donne e bambini che ballano e cantano. Il corteo prosegue fino alla chiesa del patrono per la messa.

Il luminare di San Giovanni Battista è un altro aspetto importante dell’isola. E’ fatta con legna e altri materiali combustibile e, secondo la tradizione ogni persona doveva “saltare” il luminare tre volte e poi fare un desiderio / una richiesta al santo.  Gli anziani predicevano le piogge con le ceneri del luminare, se erano umide, vuol dire che prossimo sarebbe un buon anno agricolo. Se invece le ceneri non erano umide, le prendevano e le buttavano nel vento e pregavano al santo. Le donne predicevano il futuro buttando un uovo dentro un bicchiere d’acqua, questo presentava forme diverse: barre, navi, chiese etc. Barre significava morte, navi segnale che la persona emigrava, e chiesa che, la persona si sposava.

La festa si finisce con il passaggio della bandiera. 

Secondo i dati statici dell’INE (Instituto Nacional de Estatisticas) di Capo Verde, oggi l’isola di Brava ha soltanto 5.579 abitanti, 50.9% donne e 49.1% uomini e la media della popolazione è di trentuno anni. Invece nel 1990 aveva 7000 abitanti.

Bibliografia:

Fragata, Revista de Bordo dos TACV- Cabo Verde Airlines- n° 9- setembro 1995

Ponto & Virgula, Rivista de Intercambio  Cultural n°9- Maio/Junho 1984

Migraçoes nas ilhas de Cabo Verde, Antonio Carreira

Instituto Nacional De Estatistica de Cabo verde (http://ine.cv/)

Isola di Brava (l’isola dei fiori)

Parte 2

Foto di Bravanews Network (www.brava.news/)

Da Marinai ad Agricoltori

I capoverdiani, bravense, emigrati nelle baleniere americane diventano agricoltori nelle piantagioni a Cap Cod e nelle varie piantagioni di cotone negli Stati Uniti. Con l’espansione dell’industria tessile nell’area di New Bedford, molti capoverdiani diventano anche impiegati nelle fabbriche, a causa del duro lavoro e delle condizioni di vita a bordo delle navi. Ci sono anche dei registri della fuga di capoverdiani dalle navi baleniere alle barche a vela della polizia costiera nei cabotaggi di Fall River nella caccia all’oro.

Con l’aumento dell’emigrazione capoverdiana verso gli Stati Uniti d’America, il governo di questo paese emana una legge nel 1917 proibendo l’entrata di analfabeti e persone di razza nera con più di sedici anni. Così i capoverdiani cercarono di entrare nel paese tramite matrimoni combinati ad esempio.

Uno dei grandi poeti capoverdiani è sicuramente Eugénio Tavares, nato il 18 ottobre del 1867 a Brava.

Eugénio Tavares

Tra il 1998 e il 2004 una serie di terremoti ha scosso l’isola Brava. L’ultimo sisma ha avuto una magnitudine di 4,3 sulla scala Richter.

Gli insediamenti principali sono:

  • Nova Sintra: la capitale dell’isola, una piccola città costruita su un altopiano con una struttura architettonica identica a quella della città portoghese Sintra. Intorno alle case ci sono tantissimi fiori ( ibisco, fiori cardinali etc.)
  • Cachaço
  • Campo Baixo
  • Cova Joana
  • Fajã de Agua: zona verde per eccellenza rimane vicino al campo di aviazione di Esparadinha, lungo il pendio, gli alberi si moltiplicano in un manto verde lussureggiante che rinfresca e accattiva gli occhi del visitatore, e più avanti si estende una baia che riceve le barche nei giorni di tempesta.  
  • Furna: un piccolo villaggio di pescatori e dove c’è il porto .
  • Lime Doce
  • Mato Grande
  • Nova Sintra do Monte
  • Santa Bárbara
  • Tantum
  • Fonte vinagre: questo luogo si chiama “ Fonte Vinagre” cioè  “Fontana/sorgente di Aceto”. Situata poco distante, da Nova Sintra c’è una sorgente che sgorga un’acqua così acida come l’aceto. Comunque si tratta di un’acqua minerale con effetti medicinali.
  • Fontainhas
  • Cova Rodela
  • Nossa Senhora do Monte: in questo paesino si trovano le donne tipiche di Brave, alte, robuste e forti, con lo scialle sulle spalle e trecce lunghe giù per la schiena.

Isola di Brava (l’isola dei fiori)

Parte I

Nova Sintra

L’isola di Brava è l’ultima dell’arcipelago ed è la più isolata. Appartenente al gruppo sotavento (sottovento), il suo capoluogo è Nova Sintra. Si trova a ovest dell’isola di Fogo e al sud dei suoi due isolotti: Seco e Rombo.

Secondo il Dottore Julio Morais nel “ Bollettino d’informazione e di propaganda, Cabo Verde”, l’isola di Brava fu scoperta da Diogo Afonso, scudiere dell’infante D. Fernando tra il 1461 e 1462.

Brava significa “selvaggia” infatti, raggiungere l’isola, non è molto facile a causa delle sue difficili condizioni climatiche (forte vento e molto rocciosa). Gli abitanti chiamano Brava “ Dja Braba”. Si può raggiungerla soprattutto via marittima partendo dall’isola di Fogo; la traversata è un’avventura, mare mosso e forti correnti. C’è un piccolo campo di aviazione, ma è utilizzata raramente sempre a causa del clima. A 20 km sudovest dell’isola sita il Cadamosto Seamount , un vulcano sottomarino che prese il nome di uno dei navigatori che scoprirono Capo Verde, Alvise Da Mosto, detto Cadamosto. Con una superficie di 64 km quadrati , una lunghezza di 10,5 km, una larghezza di 9,310 km e un’altitudine massima di 976 metri, l’isola è la meno arida del gruppo di sottovento e ci sono tanti fiumi e torrenti d’acqua dolce. È chiamata anche l’isola dei fiori :

Secondo le carte di donazione datate tra il 19 settembre e il 29 ottobre del 1462, l’isola di Brava fu donata all’infante Don Fernando da Don Afonso V. Comunque solo nel regno di Don Manuel la Corona portoghese prese maggior controllo dell’isola, affidandosi la sua gestione a Francisco da Fonseca e ai suoi eredi, dal 10 luglio del 1509. Per ragioni non chiare, forse per i servizi prestati alla Corona, è poi donata l’isola, come effettivi eredi, a Don Joao Pereira e ai suoi discendenti.

Già nel 1582 è stata costruita una chiesa per gli abitanti e nell’inizio del secolo XVII, Francisco da Fonseca inizia una vera e propria coltivazione di cotone introducendo la manodopera schiava. Gli schiavi pulivano il cotone per poi essere venduto altrove.

Due elementi che contribuirono per il popolamento dell’isola furono:

  • Nel 1680 a seguito di una forte eruzione del vulcano dell’isola Fogo, molti abitanti scapparono a Brava.
  • Schiavi liberi delle isole vicine, Santiago e Fogo, per “godere” della loro libertà andarono a Brava e costruirono piccoli orti e allevarono maiali, bestiame e uccelli.

Il Capitano George Roberts nel 1720 arriva a Brava, secondo il suo diario:

“  All’alba ,tre isolani si avvicinano all’imbarcazione, chiamano e rispondo. Mi chiedono perché ero lì e mi danno il benvenuto (…) ho chiesto se ci fosse dell’acqua sull’isola . Risposero di sì, che potevano portarla in una grande “cabaça” (Cabaça è un frutto di una pianta che si apre da una piccola estremità per togliere il contenuto e si usa come un recipiente per portare dell’acqua)… chiesi a loro se ci fosse del cotone nell’isola e risposero di sì ma in poca quantità a causa della siccità (…).”

Nell’800  la principale economica dell’isola è la caccia della Balena, le baleniere americane ( di New Bedford e di Rhode Island) andavano a cacciare nelle acque dell’arcipelago così molti abitanti imbarcarono sulle navi alla ricerca di una vita migliore. . Gli uomini scelti erano tra i quattordici e i trenta anni, erano bravi marinai.  Una delle fonti principali di reddito dell’isola diventa proprio le rimesse degli emigrati, che un tempo partirono per la caccia della Balena

Rapporto del 2 settembre 1880 dell’amministratore del Comune di Brava, José Arnaldo Ferreira:

“La popolazione dell’isola di Brava era, secondo i seguenti dati statistici nel 1878: 8138 individui naturali della provincia, sedici europei e 4 stranieri. La popolazione del 1867 era di 5874; C’è stato quindi un aumento negli ultimi dodici anni di 2284 anime. La seguente mappa (tabella I) mostra l’aumento della popolazione in diversi periodi di dodici anni:

Le differenze tra 1872 e 1875 erano in parte all’emigrazione degli abitanti nelle navi mercantili e baleniere degli Stati Uniti, che nel corso degli anni manterranno rapporti  stretti con l’isola.

Un’altra testimonianza è del governatore Brandao de Melho, nel suo rapporto del 1890. In questo documento, sono trascritte le opinioni dei delegati sanitari su possibili malattie portate nelle isole da emigranti “americani”. A questo proposito ha scritto:

“Il delegato sanitario, Joao Augusto Martins, riferisce all’influenza dell’emigrazione in America, cercando di dimostrare che la diffusione della sifilide e della tubercolosi in Brava è interamente lasciata in eredità. E affinché il Consiglio sanitario sia in grado di valutare ciò che abbiamo appena detto, è sufficiente pronunziare che molti dei cosiddetti balenieri dell’isola di Brava tornano nelle loro terre minate con la tubercolosi ed erosi dalla sifilide, contaminando i loro parenti e patrizi… “

Nel 1893, il capitano José Gadinho partì per Capo Verde dagli Stati Uniti a bordo della nave “ Nellie May” proprietà di Antonio Coelho, il viaggio durò novanta giorni.

#raccontigetthebus


La giornata inizia bene ! Ore 7 prendo il bus in Corso Buenos Aires, ore 7.15 arrivo a Nervi. Gente, una bellissima avventura… stupenda! Da sola con l’autista, abbiamo sfidato buchi, marciapiedi, portiera delle macchine che volevano impedire il nostro traguardo… abbiamo quasi sfiorato della gente che stavano attraversando le strisce pedonali con molta calma. Sono saliti a metà strada due cristiani e nella mia mente era già partita la voce: “dai, dai, dai… su che dobbiamo andare”. Oh che sensazione di libertà!!! Il mare alla mia destra e la città a sinistra, nel mezzo del cammino il bus volante.

Un viaggio nel passato… Tomar, Portogallo

Una visita a Tomar, Portogallo. La statua è di Enrico il navigatore… tutto ebbe inizio con lui, la scoperta del nuovo mondo.

#raccontigetthebus

Il matto del quartiere X. Sei seduta al parco
⛲, passa lui in bici e improvvisamente gli cade dalla tasca medicine, cellulare e chiavi. Scende prende tutto e ingoia tutte le medicine. Dopo un lungo momento, raccoglie tutto il resto dalla terra e metti in tasca (gli mancava le forze e i movimenti giusti) e così riesce a partire. Dopo un’ora prendo il bus, mi siedo e chi arriva??? Lui!!! Si siede vicino a me, ma non ha più la bici… chissà dove l’avrà lasciata, forse a casa. Però oggi la mia pazienza è poca… e quindi decido di cambiare posto. Mi siedo ed ecco che lui si alza…fa un paio di giri vuoti sull’autobus… eeeee si siede accanto a me. A questo punto cosa fai? Ti sposti di nuovo, e lui cosa fa? Si sposta… e niente stiamo viaggiando insieme…

Matchona “il grogue casalingo”

Pelo-sinal-de-santa-cruz

Un bicchiere di grogue e il segno della croce, così veniva mandato giù per la gola fino alle dita dei piedi.
Si dice a Capo Verde che, il grogue ” corta sangue” cioè “taglia il sangue” ( penso che questa espressione veniva e viene usata per dire che migliora la salute, il grogue è capace di “fluidificare” il sangue), spaventa gli spiriti maligni e le streghe.
Ma c’è un grogue diverso da tutti gli altri, Matchona.
Matchona è un grogue casalingo (non solo fatto con la canna da zucchero ma con aggiunta di altre robe sconosciute), molto forte e si può dire anche un po’ scadente . Si può tradurlo come “vero uomo”, ” uomo forte” oppure “qualcosa di molto forte”. Un tempo era possibile trovarlo in molti piccoli bar nei villaggi e nelle città di tutto il paese, finché poi la legge è stata cambiata ed è stato proibito venderlo. Si rischia multe salatissime… anche se qualcuno di nascosto ti può farlo avere. Mi ricordo i pomeriggi, dopo una giornata di lavoro, i bar si affollavano di uomini pronti per lasciarsi andare nei pensieri più profondi e tormentati tra un bicchierino e l’altro. Quando ero piccola passavo spesso da un bar che rimameva tra Ribeira Funda e Preguica. S’incontrava sempre quei soliti due, tre personaggi che non mancavano mai ad un appuntamento per bere matchona. A tarde pomeriggio li vedevi uscire barcollando e dei grandi poeti e cantanti. Si diceva che se ti cadeva addosso una goccia di quel grogue ti poteva bucare persino un paio di Jeans, era acido e corrosivo.
Comunque tanti uomini nel corso degli anni hanno lasciato la pelle, nonostante tutto, tanti non hanno mai voluto abbandonare la tradizione di bere il grogue.
Si racconta di un professore che amava il grogue che quando si ammalò fu ricoverato all’ospedale di Espargos. Un giorno chiese ad un amico di portargli del grogue. Lui glielo portò e il professore mise dentro la flebo l’aguadertiente.
A volte era possibile anche trovare qualche donna a bere il grogue, ma spesso lo facevano di nascosto per non essere considerate “una poco di buono”.
Per noi bambini il grogue rimameva un mistero, gli uomini l’amavano più delle loro donne, più di ogni cosa.
Arrivata all’età adolescenziale, un giorno presi 50 escudos (equivale a 50 centesimi, il costo di un bicchierino di grogue) decisa e spedita avviai verso un bar, volevo assaggiare Matchona… volevo diventare una vera capoverdiana. Arrivata al bar, mesi i 50 escudos sul balcone e chiesi: ” un grogue”. Il signore mi guardò con aria stupefatta e mi chiesi se fosse sicura di volerlo. Risposi di sì e lui mi versò nel bicchiere l’acqua del diavolo.
Presi il bicchiere, la mano iniziò a tremarmi, le gambe si bloccarano e il cuore si fermò… era arrivato il tanto atteso momento, finalmente stavo per diventare una donna, una vera capoverdiana e così potevo raccontarlo anche ai miei amici.
Quello che ho provato in quel momento non vi posso raccontare… comunque non ho più bevuto il grogue o il Matchona.
Vi consiglio di bere il grogue, ma quello vero fatto con la canna da zucchero. Il grogue più buono proviene dalle isole di Santo Antao e Sao Nicolau.

Isola di Sal e la sua storia

“ Sal é  sabe , Sal é doce, boces tud é nice…”

( Sal è gustoso, Sal è dolce, tutti voi siete delle brave persone..”

Désiré Bonnaffoux

Secondo gli storici l’isola di Sal fu scoperta nel 1460 dal navigatore Antonio De Noli. Il primo nome che la diedero fu Lhana, alcuni sostengono anche Plana cioè Piatta. Solo nel tempo fu cambiata a Sal con la scoperta del Vulcano di Pedra de Lume dove tuttora si concentra una grande quantità di sale nel cratere. Con grande difficoltà si estraeva il sale per le isole vicine, Boavista e Maio. Le uniche informazioni precise sul carico di sale che abbiamo rissale al XVIII secolo da due navi nord americane attraccate che innescarono reazioni negative del Ministero portoghese d’oltremare.

Alcune testimonianze della presenza umana nell’isola:

  • William Dampier ( East Coker, 5 settembre 1651-marzo 1715) pirata, esploratore ed osservatore scientifico inglese insieme ai capitani John Cook e Wafer salparono nel 1683 verso le isole di Capo verde a bordo della Revenge ed arrivarono nell’isola di Sal nel mese di agosto. Però l’esploratore confessa di aver prestato maggiore attenzione ad alcuni fenicotteri inquietanti che agli abitanti, soltanto di aver visto circa cinque o sei uomini e un povero sorvegliante con cui scambiarono circa 20 barili di sale e delle capre per alcuni vecchi vestiti.
  • Tratto dal Catalogo parziale del Consiglio Ultramarino di Capo Verde:

 “Catalogo Parcial do Fundo do Conselho ultramarino da serie cabo verde

807.  1703, Janeiro, 10, Lisboa

CONSULTA do Conselho Ultramarino ao rei D. Pedro II com resumo de informações do conselheiro e desembargador, Miguel Nunes de Mesquita, da devassa que tirada pelo ouvidor-geral de Cabo Verde, António Coelho de Melo, sobre o crime perpetrado por alguns portugueses, cujo principal cabecilha foi o capitão Pedro de Carvalho, sobre uns franceses na ilha do Sal, roubando-lhes e fazendo submergir sua embarcação.

Anexo: parecer, carta e carta (minuta).

AHU-Cabo Verde, cx. 9, doc. 26 e 27.

AHU_CU_024, Cx. 9, D. 807.”

(1703, Gennaio, 10, Lisbonna: CONSULTA del Consiglio Ultramarino al D. Pedro II con riassunto delle informazioni del consigliere e del giudice, Manuel Nunes de Mesquita,  dall’inchiesta fatta dal mediatore generale di Capo Verde, Antonio Coelho de Melo, su un crime perpetrato da alcuni portoghesi, cui il capo fu il capitano Pedro de Carvalho, verso alcuni francesi nell’isola di Sal, derubandoli e immergendo la loro imbarcazione.) 

  • Sappiamo per certo che l’isola di Sal nel 1720 era abitata, ci attesta il capitano, Bartholomew Roberts, pseudonimo di John Roberts, noto anche come Black Bart (Casnewydd-Bach, 17 maggio 1682 – Capo Lopez, 10 febbraio 1722). Nel suo libro sul suo viaggio alle Isole Canarie, Capo Verde e Barbados: “Siamo arrivati ​​la mattina sull’isola di Sal e siamo scesi a terra con sei uomini armati nella baia chiamata Palmeira per vedere cosa c’era. Quando arrivammo a terra, trovammo delle capanne in buone condizioni, sembrava che ci fosse stato qualcuno lì di recente, forse per catturare tartarughe(…), o uomini da una nave incagliata o lasciata da altri(…). Dopo essere andato un po’ più in là verso le palme, ho trovato due caminetti con recenti ceneri.(…) Tutto ciò mi ha confermato che vi erano persone sull’isola. Volevo esserne sicuro, quindi ho diviso i miei uomini in due gruppi e abbiamo cercato su e giù per l’isola, ma senza trovare una creatura umana. Abbiamo visto un gran numero di uccelli da campo, asini, ecc. … ». Tratto dal giornale capoverdiano d’intercambio culturale PONTO & VIRGULA, numero 7- Gennaio/Febbraio 1984
Manuel Antonio Martins

All’inizio dell’ 800 Sal inizia ad essere visitata da alcuni abitanti dell’isola vicina, Boavista, spesso andavano per pascolare il loro bestiame. Nel 1830, Manuel Antonio Martins (Braga 1772- Santa Maria 6 luglio 1845), un uomo d’affari portoghese conosciuto anche come il Napoleone delle isole di Capo Verde decise di esplorare le saline di Pedra di Lume. Sposò con Maria Josefa Ferreira nel 1793 a Sal Rei, Boavista. Tra il  14 febbraio del 1834 e marzo 1835 fu il governatore di Capo Verde.

“ Manuel Antonio Martins inizia con la costruzione di un tunnel nella roccia basaltica del vulcano di Pedra de Lume, per facilitare l’acceso e per estrare il sale. Fece anche dei porti artificiali per trasportare il sale dando inizio a un vero proprio business. Importò dall’Inghilterra del materiale e costruì la prima ferrovia nel territorio portoghese, collegava le saline al luogo di spedizione del sale.  Però al lungo andare il sale estratto non era di ottima qualità, non riuscì a scavare più profondamente e attraversare il pendio del cratere.” Désiré Bonnaffoux.

Pedra de Lume

Nel frattempo vengono scoperte anche le saline di Santa Maria, producevano un bellissimo sale… “l’oro bianco”. In seguito all’abbandono delle saline di Pedra de Lume da parte di Manuel Antonio Martins , suo figlio Aniceto Antonio Ferreira Martins nell’aprile del 1846 inizia a sfruttare le saline occupando gran parte della terra salifera.

Tuttavia con lo sfruttamento e l’esportazione del sale, in particolare per Brasile e per il Nord America, nel 1837 installarono un governo doganale e militare.  Nel 1840 l’isola di Sal contava già con circa 400 abitanti, sebbene per lo più schiavi. Il 21 maggio del 1847 ebbe inizio una rivolta provocata dagli schiavi contro il comandante militare, Joaquim Maria Gromicho Couceir, contro delle misure prese dal Governo nell’esplorazione del sale.

Con la crescita della popolazione e con l’aumento dell’esportazione del sale nel 1856 viene creato anche un Municipio e nel 1857 ebbe inizio la costruzione di una chiesa nel paese di Santa Maria.

Nel 1869 due nipoti di Manuel Martins,  António e João de Sousa Machado, crearono la ditta Machado e Irmãos e costruirono la casa in legno sul ponte di Santa Maria. Tuttavia in quel periodo l’oro bianco, il sale, fu scoperto in varie parti dell’America Latina, il che causò un decadimento considerevole dell’industria dell’isola intorno al 1884.

Nel 1919 gli eredi della famiglia Martins venderono le saline alla società Salins du Cap vert che iniziò l’esplorazione del sale per le colonie francesi e belghe in Africa. Così l’isola di Sal inizia un nuovo capitolo della sua storia, arrivarono lavoratori dalle altre isole vicine, Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao.

Fino agli anni 1935 e 1936 non si parlava di aviazione a Capo Verde, anche se ci sono stati vari tentativi negli anni precedenti nelle isole di Sao Vicente e di Santiago di costruire un aeroporto ma con scarsi risultati. Poi alcune missioni italiane fecero diverse visite nelle varie isole al fine di scegliere un luogo per un aeroporto su scala, della linea tra l’Italia (Roma) e il Sud America. Quindi dopo aver valutato alcune isole, in particolare Boa Vista, avrebbero finito per interessarsi maggiormente all’isola di Sal, e tre anni dopo, il 13 agosto 1939, una nave italiana portò del materiale per l’inizio dei lavori di costruzione dell’aeroporto: officine, centrale elettrica, una stazione radio, camion, tecnici e operai che in meno di mezza dozzina di mesi allestirono degli edifici prefabbricati, prepararono una pista  e installarono vari servizi : due hangar per aeromobili, officina, radio, meteo, magazzini, uffici, hotel, alloggi e un ospedale. Terminata la seconda guerra mondiale, il governo portoghese acquistò l’aeroporto dal governo italiano e lo inaugurò il 15 maggio 1949, avendo come primo e principale cliente proprio la linea italiana Alitalia.

Con il nuovo aeroporto l’isola di Sal conobbe un espansione rapida e il turismo aumentò per via delle sue belle spiagge e del suo clima . Vicino ai vari servizi installati dal governo italiano iniziò a svilupparsi costruzioni di nuove capane, di nuove case e inizialmente il posto prese il nome di Preguiça, gli abitanti erano maggiormente provenienti dall’isola di Sao Nicolau, dove c’è un paesino con lo stesso nome. Successivamente il nome fu cambiato a Espargos (Asparagi), l’origine è dovuto al fatto che in periodi di pioggia l’altopiano si ricopre da piccoli cespugli di asparagi selvatici.

Essendo la penultima isola ad essere abitata, la sua popolazione ha origine dalle isole: Boavista, Sao Nicolau e Santo Antao. Il dialetto parlato, il creolo salense, è una fusione dei dialetti di queste tre isole.

Nel 1986 arriva a Santa Maria il campione del mondo di windsurf, il francese François Guy, e promuove la piccola città come uno dei circuiti per la pratica di windsurf e di altri sport acquatici. Oggi, infatti, l’isola di Sal è una delle meta preferite per windsurf, kitesurf e Surf.

“Un tempo l’isola di Sal era la terra dei emarginati, oggi è la terra di persone per bene.”

Consiglio di leggere o consultare:

Apologia do cidadão Manuel Antonio Martins, ex-prefeito de Cabo-Verde dirigida ao publico imparcial. Published by Lisbon, Typ. Patriotica de Carlos José da Silva, 1836.

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