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Frammenti di una Capoverdiana

Viaggi e Racconti

Mese

agosto 2016

Nel mondo di oggi… le donne sono viste…..

Spesso accade che le donne, soprattutto le ragazze, vengono catalogate come un essere non pensante. Come dare torto a questa idea guardando il mondo che ci circonda, ascoltando i messaggi che ci arrivano dai mass media o da qualsiasi altra fonte? Per fortuna non è così, ci sono ragazze che si distaccano da questa tendenza e che ragionano ancora con la loro testa e seguono il loro istinto.

Viviamo in un mondo dove il sapere è  un “copia-incolla” ; tutto ruota intorno all’ apparenza, immagine, consumismo, prevalere sugli altri e mai guardarsi dentro.

I desideri e gli obbiettivi devono essere per forza soddisfati al meglio creando un mondo stressato e depresso diventando vittime- carnefici di noi stessi.

Quando una ragazza si distingue dalla massa viene vista dagli altri come un essere non appartenente a questo pianeta, insomma una “sfigata”.

Cara “ragazza sfigata” la tua strada è lunga, difficile e tortuosa ma vedrai che sarai apprezzata nel tempo; perché avrai qualcosa da dire, raccontare e condividere in futuro.

I ragazzi di oggi, quei pochi che ancora durante una serata cercano di conquistare una ragazza invece di “devastarsi”, cosa vogliono? Nient’altro che un semplice passatempo..!!

In passato la donna cercava di rivendicare i suoi diritti ma non li ha pienamente conquistati.

Finchè si identificherà come un oggetto sessuale (perchè è questo che sta accadendo ora) non raggiungerà mai il posto che si merita.

La donna è il mistero, da qualche parte si crede che sia il volto femminile di Dio, la spada della verità, colei che cura tutti i mali con un bacio; con un abbraccio spegne ogni fuoco che brama, che affligge, è lei che dà la vita.

Dove sono finiti tutti questi valori ?…. si sono persi nel tempo? Noi, donne di oggi cosa vogliamo ? Cosa cerchiamo? Un’ esistenza senza esistere?

Care ragazze, care donne, a noi hanno dato il potere di creare, procreare e tutto questo non ha alcun significato?

Il mondo dipende da noi, è il nostro compagno, camminiamo insieme in questo universo così grande e infinito.

Dobbiamo svegliarci !!!

Quando andiamo in giro quelle che vediamo non sono donne, ma una loro proiezione! Pensano di avere sensualità in base al vestito e alle scarpe che indossano, truccate “day by night” come maschere da circo, sembrano proprio fenomeni da baraccone! Non parlano più ma urlano come degli agnelli sgozzati. Tutto per richiamare l’attenzione! Ma di chi?  This is a hell circus!

Aver cultura significa per molte: saper i gossip degli altri, apparire sulla homepage di facebook, dimostrare il proprio talento auto-distruggendosi, accettare commenti offensivi dai maschi per mettersi al loro livello.

Insomma quello che vogliamo dimostrare è che non siamo come tutte le altre, non vuol dire che siamo superiori, ma crediamo che le donne sono più di un semplice oggetto.

Nel mondo ci sono tante ragazze o donne sagge e piene di talento! Bisogna solo cercarle e ascoltarle!

Volere è potere, credere è costruire, essere se stesse è la chiave per l’esistenza femminile.

In un’altra vita… ero capoverdiana

Spesso quando bevo il tè del diavolo (barbidjaca) cado in questo vortice che mi porta a rivivere la mia vita precedente. Non so se è il Diavolo che mi parla o se è Dio che mi sussurra  che ho avuto tante vite, fra cui quella di essere nata nelle isole che un tempo appartenevano agli dei greci… le  cosiddette isole di Macaronesia.

Cala il sipario e ritorno come tutte le volte su questa spiaggia di sabbia bianca a guardare le stelle e ad ascoltare il suono della chitarra del mio amico Pedro. I miei amici mi chiedono: “manera, tud dret?” e io rispondo “ tud fixe!” .

In certe occasioni mi allontanavo e andavo verso la riva per ascoltare da vicino il rumore delle onde, spesso mi sentivo come Penelope che aspettava di rivedere il suo Ulisse.

La canzone che spesso cantiamo e suoniamo è quella  “ ‘m cria ser poeta “ di Paulino Vieira, c’è chi balla, chi piange, chi ride…insomma questa canzone provoca in tutti noi un sentimento diverso.

Quando non si canta, Joao ci racconta storie degli spiriti, streghe, “catchorrona”/ specie di lupo mannaro, scheletri che cammino a zig zag e si spezzano in frantumi , “massonque”/ massone, e tante altre. Brividi di paura mi attraversano la schiena ma non voglio e non vorrei mai che smettesse di raccontare. Torno a casa da sola pensando a quelle storie e nella mente riaffiorano tutte le paure. Inizio a correre perché dietro di me sento dei passi che non sono i miei, la paura è tanta e non voglio girarmi per controllare. Per fortuna c’è Maya il mio cane e mi sento più protetta, infatti quando Maya mi è venuta in contro non ho più sentito quei passi. C’è n’è ancora di strada da fare per arrivare alla mia casetta in mezzo al bosco.

Il bosco è fitto, la strada è sterrata, e sento il fruscio delle foglie.

Un silenzio di tomba! Siamo solo io e Maya. Anche lei è inquieta, ma non emette nessun latrato, scruta ogni piccolo movimento sospetto.

Siamo quasi vicino a casa, si intravede la luce che proviene dalla cucina, dove mamma, ogni sera, prima di andare a letto, cuce e recita il rosario. Chissà se il mio fratellino sta dormendo, ogni sera mi aspetta per ascoltare la favola della buonanotte Tilobo e Chibinho.

Ad un tratto Maya si ferma di colpo, non vuole più proseguire.

Faccio due tre passi in avanti ma  Maya è sempre lì nello stesso punto e inizia a ringhiare.

I miei battiti cardiaci iniziano ad accelerare, comincio a tremare, all’improvviso ho freddo, c’ è qualcosa nell’aria che non mi piace.

Non se andare avanti, o iniziare a correre o urlare. Cosa sta succedendo? Le mie gambe sembrano paralizzate, mi guardo intorno e la scena cambia improvvisamente.

Tutto è diventato buio, sento dei passi venire verso di me ma non vedo niente.

I passi non sono più due, si moltiplicano, sento delle risate, risate che sembrano lame che ti trafiggono l’ anima. Maya ringhia sempre più forte, le fronde degli alberi sembrano impazzite.

Torno indietro verso Maya perché ho paura e mi inchino per abbracciarla. Ad un tratto sento qualcosa/qualcuno che mi salta sulla schiena, non riesco a muovermi. Il cane rizza il pelo e mi salta addosso. Cado, Maya rotola come per lottare a terra ma non vedo niente. Le risate sono sempre più forti e vicine, sento battiti di piedi, mi sento accerchiata.

Vorrei pregare ma so che le preghiere ora non servono a niente, nessuno mi può aiutare. Perdo i sensi.

Quando rinvengo, sento la voce di mia madre e apro gli occhi. È mattina.

Mi alzo e corro verso mia madre piangendo, la abbraccio e mi viene in mente Maya.

Mi giro per cercarla ma è sdraiata per terra.

La chiamo ma lei non si muove, è ferma. Le vado incontro e capisco che Maya è morta.

Maya mi ha salvata, non so da chi o da che cosa ma di per certo so che stanotte è successo qualcosa.

A quello che è successo quello che ho visto, quello che ho sentito non c è una spiegazione logica.

Torno a casa piangendo e mi sdraio sul letto.

Mi risveglio e mi ritrovo in uno studio, sono con il mio amico Sigmund.

Correva l’anno 1912 ero in Austria per lavoro e sapendo che anche lui era lì sono andata a salutarlo.

L’ ultima volta che c’eravamo visti 5 anni prima eravamo in Svizzera.

Quando sono arrivata nel suo studio mi ha offerto un tè di questa pianta che il suo amico capitano George Roberts aveva portato dai suoi viaggi a Capo Verde, questa pianta per qualcuno si chiamava barbidjaca per altri tè del diavolo.

Dopo averlo bevuto, il mio ultimo ricordo era il libro dell’Odissea appoggiato sulla scrivania.

Sono  caduto in uno stato ipnotico.

La vita è un teatro, tutto è in continuo movimento e mutamento le sensazioni e le emozioni sono parte di un sistema cosmico che nessuno può controllare.

Afrah e Qamar

“Depois da indipendencia os cabo-verdianos deixaram de falar portugues”

Sono qui a casa mia, nel mio letto e stavo per spegnere la luce … sono le due di notte, e nella mia mente affiora questo pensiero: ….“Dopo l’indipendenza molti capoverdiani hanno smesso di parlare ed imparare il portoghese correttamente a scuola. Ma perché?”

Non ho alcun libro vicino a me, il computer è spento e ho solo un quaderno per gli appunti. Fra le mie dita scivola la matita (non trovo la penna) e i miei occhi sono rivolti verso il cielo… sto aspettando una risposta alla mia domanda… una persona normale, sana di mente, non ha un simile tormento a quest’ora!!! Ma a chi importa se i capoverdiani vogliono o no parlare il portoghese?

Vorrei dire che ho sonno, ma rischierei di diventare una bugiarda. Fuori piove… tantissimo! Potrei andare a fare il ballo del sole per far smettere di piovere, ma ormai il tempo non ha tempo!

Mi gratto il mento, guardo di nuovo verso il cielo e mi chiedo di nuovo: “ Perché i capoverdiani non vogliono parlare il portoghese?”

Veniamo al dunque e facciamo i seri. L’anno scorso quando ho partecipato al “V Congresso dos Quadros Cabo-verdianos da Diaspora” a Sao Vicente, è stata affrontata per varie volte la questione di ufficializzare il creolo come una lingua e farla diventare la nostra lingua ufficiale. Nei vari dibatti

a cui ho assistito c’era chi sosteneva che bisognava abolire il portoghese e lasciare solo il creolo; quelli che volevano tutte e due come lingue principali  così si diventava bilingui, oppure, quelli che non erano assolutamente d’accordo con le prime due opzioni e ritenevano che era meglio lasciare le cose come stanno.

Ciò che ho potuto capire è che la richiesta di levare il portoghese come lingua ufficiale proveniva spesso dagli immigrati, dal ministero dell’educazione, da due o tre personaggi pubblici. Quanto al fatto che Capo Verde possa essere un paese bilingue, la proposta veniva sempre lanciata da persone mediatrici che in qualche modo cercano di risolvere i problemi; infine l’ultima proposta veniva lanciata dagli insegnanti, scrittori, intellettuali, persone comuni i quali affermavano che per loro ogni isola ha il suo creolo e quindi nessuna delle isole è disposta a perderlo.

Se chiediamo a uno di Sao Vicente di parlare il creolo di Santiago e non il suo, ci ride in faccia. Se chiediamo a uno di Fogo di parlare il creolo di Sao Nicolau…. vedremo la stessa reazione.

Ma esiste una vera e propria grammatica del creolo? Una grammatica con regole valide per tutte le isole? A parte noi, nel mondo, chi parla il creolo?

Secondo me Capo Verde vuole troppo affermarsi come un paese indipendente, capace di camminare con le sue gambe e si dimentica che un paese non va avanti senza aiuto degli altri o di qualcosa. Il portoghese ci serve, appartiene a noi nel bene e nel male.

Prima del 2000 nessuno scriveva in creolo, tutti erano costretti a scrivere in portoghese, non importava se sbagliavi o no… l’importante era farlo. Ora, specialmente nei nuovi mezzi di comunicazione (cellulari e social network) tutti scrivono solo in creolo. I giovani non vogliono più saperne del portoghese, le televisione e la radio di Capo Verde trasmettono dei programmi dove si parla solo il creolo e non il portoghese, i nostri giornalisti fanno fatica a coniugare un verbo in portoghese.

La lingua è un fattore molto importante, ci permette di comunicare, di esprimere i nostri pensieri e le nostre idee. Cambiare una lingua ora in un paese come Capo Verde sarebbe un rischio troppo grosso anche in un prossimo futuro.

Con l’ avvento del capitalismo, dei liberi mercati, scambi culturali, aperture delle frontiere, la lingua è diventata uno strumento di grande importanza, senza di essa molti rapporti non potrebbero esistere ai giorni d’oggi.

La lingua portoghese è parlata ovunque, in Portogallo, in Brasile, a Capo Verde, in Timor Est, in Angola, in Mozambico, in Guinea-Bissau, in Sao Tomé e Principe, in Macau e in India (Gaboa). Quindi è una lingua abbastanza parlata dagli abitanti del mondo. E il creolo?

Ogni paese che è stato colonizzato ha avuto in cambio una lingua nuova, molti dialetti e lingue dei luoghi sono andati persi nel tempo (ed è un vero peccato), però oggi ognuna di queste lingue nuove ci servono.

Il capoverdiano all’estero non parla il portoghese, lo capisce benissimo..ma parlare e scrivere è un più difficile. Son capaci di imparare benissimo l’italiano e il portoghese no. Arrivano al punto anche di negare il creolo. Ad esempio, mi è capitato di sentire una ragazza che, da quattro anni è in Italia, di dire che non riesce più a parlare in portoghese, né in creolo e parla solo italiano. Ora, mi sta bene tutto, ma neanche il creolo? E questo è quello che accade all’estero.

A Capo Verde da sempre sono arrivate influenze di altre lingue, a causa dell’immigrazione. L’immigrato tornava e portava una nuova parola, i capoverdiani ascoltavano e mixavano con il creolo. Da questo mix o fusione nasceva una parola o una frase nuova, esempio “ Tud cool” che significa tutto bene.

Grazie alla televisione brasiliana “Rede Record”, alle telenovelas e  agli studenti che tornavo dal Brasile, tutti iniziarono a parlare il portoghese del Brasile. Gli insegnanti uscivano fuori di testa e anche tuttora perché non riescono più a insegnare il portoghese bene. Nel frattempo nascono le discussioni.

Prima di pensare ad instaurare un dialetto come la lingua ufficiale di un paese, bisogna pensare a tanti pro e contro, bisogna vedere la situazione del paese, se la società è disposta a questo grande  cambiamento e se si quali sono le vere ragioni ( tanti giovani ad esempio pensano che avrebbero meno da studiare… tutto per una questione di pigrizia mentale). In un paese come Capo Verde con nove tipi creolo diversi, non è assolutamente un lavoro facile da eseguire.

Dopo l’indipendenza di qualsiasi paese, la voglia di cancellare il passaggio dei colonizzatori è tanta. Niente deve rimanere, tutto quello che apparteneva a loro non deve assolutamente appartenerci. E per certo non si può dar loro contro. Per anni sono stati oppressi, ogni risorsa è stata portata via, gente strappata dalla propria terra, beni portati via, e lì, solo è rimasta la speranza. A chi farebbe piacere trovarsi in una situazione del genere? Trovare il proprio luogo distrutto dalle mani degli altri? Gente che veniva massacrata, picchiata, perché non accettava le regole degli altri?

Capo Verde ebbe la sua indipendenza e chiaramente il paese doveva dare una svolta, doveva iniziare a camminare con le proprie gambe. Devo ammettere che un paese come Capo Verde, piccolo, senza risorse naturali, diviso in isole, è riuscito finora a camminare con i propri passi e tuttora non c’ è  mai stata una situazione di guerra o conflitto.

Fino ai giorni d’ oggi nell’arcipelago ci sono stati solo due partiti a governare il paese, ognuno con la sua politica. Per me, in realtà non c’è stata tanta differenza da un governo all’altro, ma come dico sempre la politica è un campo minato. Se continuo a parlare, potrei rischiare di calpestare qualche mina vagante e la situazione potrebbe mutare in una scena veramente apocalittica.

Ritornando al discorso di prima, molti governi dopo l’indipendenza del loro paese cercano di instaurare una politica contro- colonialismo, di svegliare nelle persone il sentimento di patria, d’affermazione di un’identità propria…  ad un certo punto diventano anche loro colonizzatori della propria razza.

Nelle società di oggi esistono solo delle pecore, siamo un gregge di pecore. Pecore incapaci di pensare, di ragionare, di ascoltare, di provare sentimenti reali. Il nostro pastore è il mass media e noi  ci muoviamo da pascolo a pascolo.

Pensare fa male, sognare è per gli stupidi, il senso di unione è per persone deboli, l’onore è stato cancellato da tutti i dizionari, il rispetto lo chiamiamo “respect”, la meditazione è per i disperati, credere in qualcosa è essere fuori di testa.

Al popolo capoverdiano ogni sera prima di addormentarsi, gli viene raccontata una favola quella di : “ Un popolo libero deve dormire”.

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