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Frammenti di una Capoverdiana

Viaggi e Racconti

Mese

novembre 2015

Cronaca di una realtà triste (Parte 2)

“ Eu sou um adpeto dos poderes de Verbo, e apesar de mim mesmo distorço a palavra de modo a que, nao mentindo, também nunca diga a verdade- e nao ha’ maior mentira do que aquela que apenas, ligeiramente, se afasta da verdade. Pelos poderes de Hod consegue-se trazer tudo até nos- seduçao e hipnotismo, usando as palavras que sao engodo e anzol.”

“ Este mundo do terceiro anel periférico vive- tal como a maioria dos lugares que sao alvo de politicas de desenvolvimento e recipientes dos donativos- do que é lixo além-mar  reciclado.”

“ Neste ermo africano, ninguém tem idade para ter filhos- nao ha jovens, apenas crianças carnivoras que se alimentam dos velhos, e velhos que parasitam os imbecis, os deficientes e também as crianças.”

Tratto dal libro “Perdido de Volta” di Miguel Gullander

Come vi avevo già parlato nella prima parte della cronaca, Capo Verde inizia a svilupparsi così velocemente che certi aspetti della propria società non vengono notati… o forse nessuno li vuole vedere.

Inizia l’era degli investimenti, nuovi alberghi, nuove case con arredamenti di ultima generazione, nuovi palazzi ( nasce anche il condominio), arrivo di nuove macchine di lusso, vengono costruiti tre aeroporti internazionali ( un arcipelago così piccolo con quattro aeroporti internazionali…). Più offerte nel mercato di lavoro. Vengono spazzati via tantissimi luoghi naturali; le saline di Pedra di Lume nell’isola di sal (un patrimonio naturale) viene venduto ad un imprenditore italiano.. questo un esempio fra tanti altri.

Nel frattempo cosa sta accadendo ai giovani capoverdiani? A cosa ispirano? I loro sogni? Obbiettivi?  I bambini che il turista vede correndo per i campi/strade con un sorriso magico, che futuro li aspetta?

Sapete uno dei grandi errori che facciamo è, andare in un paese che non è nostro e vedere tutto quello che appartiene a quella realtà con i nostri occhi. Ci sono realtà diverse fra loro, ogni realtà è diversa dall’altra; non si può parlare di una realtà che non si conosce. Conoscere non vuol dire andare in vacanza per una settimana in un mega albergo e pretendere di dare un giudizio a riguardo.

In Africa non hanno bisogno di compassione o pena, vedere un bambino che corre per la strada senza scarpe non vuol dire che non ha cibo che li aspetta in casa. Africa ha bisogno di investimenti nel campo di educazione e salute, non di misere commozioni tipo : “ Povero bambino guarda come soffre! Mi dispiace tanto:” Parlare e piangere non aiutano gli altri, però l’agire si.

I giovani capoverdiani iniziano ad “affrontare” una nuova realtà, si inizia a scoprire nuovi mondi e nuove gente. A Capo Verde inizia ad arrivare gente di tutte le parti del mondo, ognuno con un motivo diverso:

  • Arrivano i turisti europei e non solo (ah belle spiagge, belle donne e bei uomini!!!);
  • Arriva gente della costa africana ( ricerca di migliori condizioni di vita e a loro il mio massimo rispetto);
  • Investitori da ogni luogo del mondo (vogliamo investire ed aiutare il piccolo paese senza risorsi naturali);
  • I cinesi arrivano anche loro e ogni angolo delle città, paesini troviamo un negozio from Cina;
  • Arrivano anche “criminali/ delinquenti” rimpatriati dagli USA.

Quindi un mix di persone, culture che si mescolano tra loro come delle enormi turbine e svaniscono .

Aprono nuove discoteche, pub, ristoranti, bar, feste che iniziano alle 15:00 di un giorno e finiscono alle 10:00 del giorno dopo, soprattutto nel periodo estivo, e quindi la movida è sempre più “ da pesada” /potente come direbbe un capoverdiano. Le feste vanno da lunedì a lunedì “ depois passa sabe, morre ca nada”/ dopo il divertimento, la morte non è niente in confronto…wow giovani che non si stancano mai! Devo dire che i giovani sono tutti dei grandi lavoratori, tutti cercano di lavorare e hanno questo senso di “responsibilità”; ma dovete sapere che, se uno viene invitato ad una festa e il giorno dopo deve alzare alle sei per andare al lavoro, non rimane a casa a dormire… va alla festa e alle sei si presenta al lavoro senza prima essere andato a riposare qualche ora a casa.  “Ah, vida é um so!!!”/ la vita è una sola, perché non divertirci finché possiamo?

In questi ambienti, ovviamente, non mancano le droghe. Una volta si fumava solo la marijuana, ora abbiamo cocaina, eroina, crack e tante altre delizie che sono arrivate nel tempo. Un business e un piacere:”Sesso, Droga e Kuduro”!

Oh, quanti amici ho perso perché hanno scelto il cammino delle droghe?! Tantissimi!!! Ragazzi giovani con un futuro brillante davanti, ora vivono in un mondo buio senza più controlli di se stessi e delle loro emozioni o sentimenti.

Il fenomeno di piccoli giovani o bambini delinquenti per le strade è sempre esistito. A partir degli anni 80 in Capo Verde nascono piccoli gruppi di ragazzi conosciuti come “Piratinhas” che commettevano piccoli delitti, piccoli furti per la strada principalmente nelle isole di Sao Vicente e Santiago.

Negli anni 90 in Santiago (Achada Grande) nasce un nuovo gruppo chiamato “netinhos de vovo” / nipoti della nonna che attuavano soprattutto nei periodi di feste o eventi.

Nel 2000 nascono i cosiddetti “Thugs”, il termine viene importato dai ghetti nord americani attraverso il movimento Thug life creato dal rapper Tupac Shakur. E quindi la delinquenza giovanile aumenta con la nascita dei “Thugs” nei vari quartieri delle città soprattutto nelle isole di Santiago, Sal e Sao Vicente.

Ma questo è dovuto a che cosa? Per primo, se andiamo a vedere negli anni 90 Capo Verde ha un elevato aumento economico circa il 8,4% di media annuale secondo “Estrategia de crescimento e de Reduçao da Pobreza” ma non abbastanza per coprire tutta la popolazione. L’arcipelago continua a crescere in maniera diseguale, la crescita economica non è equilibrata e la disoccupazione è più giovanile.

Spesso accade che questi giovani la loro condizione economica familiare è molto bassa, vivono nei quartieri bassi, case povere e questo a volta li causa problemi. Vengono discriminati perché abitano in questi luoghi. All’età di quindici anni lasciano la scuola e si ritrovano senza un lavoro. Esiste anche il problema del colore della pelle.. questioni razziali.

Per gli Europei tutti gli africani sono neri, a parte i magrebini, ma in Africa non è così! Ognuno ha il suo colore: bianco, molato/ creolo e nero. A Capo Verde funziona così e quindi ci sono delle divisioni razziali. Dunque in questi quartieri poveri la percentuale di neri che abitano lì è più alta, e dopo l’indipendenza il potere politico, economico e sociale si concentrò nelle mani di un determinato élite.

Dopo il 2000 iniziano ad arrivare in numero elevato delinquenti rimpatriati dagli USA creando nuovi gruppi di gangster. Si dice che il governo per fermare questo rimpatriato, firma un accordo con gli studi. L’accordo proposto degli USA è stato: “ Noi, non vi mandiamo più questi ragazzi ma in cambio vi mandiamo due terroristi”. Ora che sia vero o no, nessuno lo sa… ma quando arrivi a Capo Verde tutti ti raccontano questo fatto. Forse è una delle leggende metropolitane o forse no… alcuni sostengono che uno dei terroristi parla oramai benissimo il creolo e che la gente lo va a trovare. Quello che si sa è che quando una voce gira tanto, un fondo di verità c’è! Ad ogni modo i nuovi arrivati a Capo Verde hanno creato un grande scompiglio nella società capoverdiana.

Torniamo ai nostri ragazzi e la leggenda la dimentichiamo, ragazzi di solo 15 anni che girano di notte per le strade colpendo e distruggendo ogni cosa che trovano nel loro cammino. Derubano persone con piccole arme bianche e a volta accade qualche omicidio.

Con la nascita dei gangster, i ragazzi iniziano a usare parole inglese e  le trasformano in una sorta di parola  nuova creola, si da al caso la nascita del termine famoso nell’arcipelago “Kasu bodi” che proviene dallo slogan usato in America “your cash or your body” per rapinare.

Sempre nel 2000 arriva la televisione brasiliana “Rede Record” che tanti i programmi ce ne era uno molto particolare che si chiamava “Cidade Alerta”. Questo programma mostrava e seguiva i crimini nelle favelas, come vivevano i gangster/ gruppi e secondo me ha contribuito moltissimo per la nascita di questi gruppi a Capo Verde. Questi ragazzi non avendo più un sogno, un modello da seguire, cercarono un rifugio diverso. Purtroppo non ci sono solo i ragazzi delinquenti, ma anche uomini. E tanta gente non esce più di casa come una volta, nessuno cammina da solo per strada di sera o di notte e hanno paura.

Ma è colpa loro? E’ colpa della società stessa? O è colpa delle entità politiche? Di chi è la colpa?

E la prostituzione? Esiste oppure no? Certo che esiste.

Quando ero piccola nella mia isola esisteva solo una piccola casa di due o tre donne che si prostituivano e nessuno parlava. Con il turismo i primi che iniziano a prostituirsi sono i maschi, ragazzi che in cambio vogliano una maglietta firmata, pantaloni firmati, qualche soldo nella tasca e donne affamate di sesso che li soddisfa ogni loro desiderio. Anche le ragazze cominciano pian piano a desiderare cose nuove e con la scusa che la famiglia è povera cadano in questo giro.

Vi racconto un episodio che mi è successo nel 2003 quando sono andata in vacanza:

“ Ero al mare, a Santa Maria nell’isola di Sal, con i miei amici. Mi piace fare camminate lunghe e avendo 8 km di solo sabbia bianca decise di fare una piccola passeggiata da sola. Mi piace ascoltare il rumore delle onde che sbattono sulla sabbia mentre cammino. Mentre camminavo pensavo, immaginavo, sognavo e a qualche passi da me si vedono i turisti sdraiati a prendere il sole o fare il bagno. Questo affollamento di persone ormai non ci facevo più caso, mi tenevo sempre più lontana. Al mio ritorno saluto tutti quanti perché se ne stavano andando, sono rimasta da sola… non volevo tornare a casa, mi piaceva stare lì. Dopo la loro partenza, non erano ancora passati neanche 10 minuti, arriva un signore senegalese. Stranamente inizia a parlare con me in italiano, questo fatto mi stupisce e gli dico ch’ero capoverdiana e che poteva parlare con me in creolo. E lui mi disse che pensavo che fosse italiana perché il mio creolo era diverso degli altri e che mi aveva sentito parlare italiano al telefono. E io lì non ho potuto farne a meno che sparare un bel belin, l’uomo mi aveva sentito anche parlare al telefono. Dopo tanti discorsi e presentazioni, lui mi propose un business:

“ Un mio amico italiano, ti ha visto camminare poco fa e si è innamorato di te. Vuole sposarti e farti felice. Ti invita a cena stasera e sei la sua ospite in albergo, Ti darà tutto quello che vuoi e in cambio per me mi dà 100 euro, accetti?”.

Wow, wow, wow… che proposta!! Un accordo? Una proposta? Contratto con il Diavolo?

Ho rifiutato la cosa,  e tuttora penso a quell’accaduto! Quindi le cose funzionano anche così giù??!! E’ tutto un mercato, vendere carne umana fresca al primo offerente!

Bambine, ragazze, donne che offrono il loro corpo in cambio di una misera cena e di una promessa che non verrà mai realizzata. Uomini vecchi e  pedofili che cercano la sorgente della gioventù tramite il sesso. Ragazze di 15 o 16 anni incinte e sole… il padre non c’è mai e rimane solo un ricordo di un avventura di sesso, forse un fantasma che si è dileguato nell’aria della notte.

Di fronte alle discoteche trovi donne nigeriane che spacciano per donne capoverdiane del sud…. insomma un grande caos.

In ogni società del mondo accadono questi fatti, nessuna società è libera da queste realtà, tutti noi dobbiamo far fronte a questi problemi quotidianamente, ci sono persone fortunate e sfortunate, i ricchi e i poveri, case e baracche, il negativo e il positivo.

Capo Verde sta correndo troppo veloce al mio avviso e una parte della sua società sta soffrendo tanto e necessita di aiuto.

Ha bisogno di investimenti nell’ambito educativo, salute, formazioni personali e il popolo capoverdiano deve imparare ad amare e rispettare la sua terra.

Come dice il poeta Luis de Camoes :

 “ Mudam-se os tempos, mudam-se as vontades,

Muda-se o ser, muda-se a confiança;

Todo o mundo é composto de mudança,

Tomando sempre novas qualidades.

Continuamente vemos novidades,

Diferentes em tudo da esperança;

Do mal ficam as magoas na lembrança,

E do bem ( se algum houve) as saudades.

Cambiano i tempi, cambiano le volontà,

Cambia l’essere. Cambia la fiducia;

Tutto il mondo è composto di cambiamento,

Prendendo sempre nuove qualità.

Continuamente vediamo novità,

Diverse in tutto dalla speranza;

Dal male rimangono le ferite nel ricordo.

E dal bene ( se ce stato alcun) le nostalgie.

Tratto da “ Auto da Alma (Gil Vicente), Sonetos e Cançoes (Camoes)”

Cronaca di una realtà triste

La nascita di piccoli gruppi razzisti sul web nelle isole di Capo Verde e il turismo eccessivo

Parte 1

E’ un periodo che mi capita di leggere su alcune pagine/ gruppi del social network Facebook commenti razziali verso i capoverdiani del sud e la nostalgia dei bei tempi… quando ancora Capo Verde era una colonia portoghese. Amilcar Cabral per molti è stato un ladro, uno che ha rovinato l’esistenza del popolo capoverdiano e che non doveva assolutamente combattere per l’indipendenza del paese. Ma perché ho deciso di scrivere tutto ciò? Sembra una cosa da poco, un piccolo gruppo di persone che scrive questo genere di cose non sono da prendere in considerazione, intanto non stanno facendo del male a nessuno, giusto? Perché perdere del tempo con questa gente ignorante che non ha niente da fare?

Ecco, così pensano molte persone quando parlo con loro di questo fatto o realtà. Traduco due righe che ho letto:

“Ah Sal… quêm te viu antes, como a pérola do Atlântico, a colónia dos portugueses e quêm te vê agora como a colónia, quintal dos badius, a galinha de ovos de ouro dos santiagueiros, república de banana…? Abaixo a ocupação, a exploração e o colonialismo dos badius, e a sua embaixada no Espargo, Câmara Municipal do Espargo. Viva o Muncípio de Santa Maria! UNIDOS JAMAIS SEREMOS ENGANADOS PELOS NOSSOS DITADORES E LADRÕES! VENCEREMOS SEMPRE! “

“ Ah Sal, chi ti ha visto prima, come perla dell’Atlantico, la colonia dei portoghesi e chi ti vede ora come colonia, cortile dei badius, la gallina d’ oro dei santiagueiros, repubblica di banana? Abbasso l’occupazione e il colonialismo dei badius, e la loro ambasciata è a Espargos.  Viva il municipio di Santa Maria! UNITI, MAI SAREMO INGANNATI PER I NOSTRI DITTATORI E LADRI! VINCEREMO SEMPRE!”

Questa frase è uno dei post che possiamo trovare, ce ne sono tanti altri, i commenti sono pesanti e non solo di una persona, ma di tantissime e sono soprattutto di giovani.

Badiu significa in portoghese Vadio/vagabundo che tradotto vuole dire vagabondo. Questo appellativo nasce ai tempi del colonialismo ( di questo si parlerà in futuro), ed è stato attribuito alla gente di Santiago. Con il passare degli anni è diventato un termine discriminatorio. Santiangueiros significa le persone nate a Santiago.

Queste pagine all’ inizio venivano create con l’unico scopo di rivendicare i diritti del popolo capoverdiano, contro i tagli dell’energia elettrica che sono sempre più frequenti nelle isole e la mancanza d’acqua soprattutto nel periodo estivo a causa dell’elevato consumo e della grande richiesta da parte degli alberghi. Insomma fino a qui ci siamo, ma poi queste pagine diventano una sorta di meccanismo crudele per attaccare le persone e più va avanti la cosa, più il numero di persone che cadono in simili errori…aumenta! Scenari razziali, insulti e poco rispetto alla propria storia.

C’è sempre stato il conflitto tra nord e sud a Capo Verde, quelli di Barlavento si proclamano superiori a quelli di Sotavento, in base a che cosa?…non si sa; e quelli di Sotavento si ribellano a tal punto che anche loro iniziano a proclamarsi superiori a quelli di Barlavento….quindi nascono le solite barzellette, canzoni contro l’uno e l’altro. Diciamo che è quello che accade qui in Italia e nel resto del mondo. Per questo l’umanità ancora non ha raggiunto lo stato di Nirvana. l’illuminazione e  nel frattempo continua a barcollare nell’ ignoranza.

Fino a qui non sto dicendo niente di nuovo, forse, però facciamo un salto di dieci anni fa o più e vediamo come era Capo Verde prima del 2000.

Era il posto più tranquillo del mondo, la pace era l’undicesimo comandamento per i capoverdiani. Si usciva alla sera da soli e si tornava in piena notte da soli, camminando tra le strade e i vicoli senza paura… ci si conosceva tutti quanti, anzi avevi paura che qualche vicino ti vedesse ritornare a casa ad una certa ora, perché il giorno dopo tutti avrebbero saputo in che condizioni eri tornata a casa.

I furti??? Uno su cento succedeva, qualcuno rubava una gallina o qualcosa al supermercato… niente di più.

Ah, dimenticavo gli omicidi che a volte capitavano erano per motivi di gelosia, cose che accadevano una volta all’anno per fare parlare la gente. Per mesi la gente aveva da parlare e le donne pettegole ( che chiamo “ As Chefias” , da chefe che significa capo/ boss).

Il turismo è sempre esistito nelle isole ma fino ad oggi non si era mai visto un’esplosione simile.

I principali turisti erano: i portoghesi, i tedeschi, i russi, gli italiani,  gli spagnoli… finché un giorno  arrivò un investitore italiano e tutto cambiò.

I giovani finito la scuola andavano a studiare all’estero ( borse di studio per Portogallo, Russia, Austria, Germania, Cuba, Brasile…) e poi tornavano a Capo Verde  per lavorare.

Il capo famiglia nella società capoverdiana è  sempre stata la donna. Gli uomini andavano via, emigravano, e rimanevano a casa le donne con i figli.

Come dappertutto, c’era quello più ricco e quello più povero; quartieri di gente ricca e quartieri di gente povera. I ricchi stavano nelle zone più belle e i più poveri dove capitava… qui e là.

Capo Verde faceva parte dei paesi del terzo mondo ( un giorno mi piacerebbe capire con che diritto e con che metodi si capisce che un paese è più sviluppato dell’altro. Perché uno è più avanti tecnologicamente? E il progresso di un paese si misura in base alla tecnologia?… credo che l’uomo ha ancora da imparare) e quindi riceveva continuamente la beneficenza della Banca Mondiale e del FMI.

Avevamo due o tre alberghi sparsi per le isole, ancora non erano arrivati gli alberghi di lusso a cinque stelle.

Ma siccome il mondo non è finito nel 2000, le porte delle isole si sono aperte al mondo e  all’investimento turistico. Iniziano ad arrivare tantissimi investitori italiani, uno dopo l’altro; poi arrivano gli spagnoli insieme ai cugini portoghesi, e tanti altri. Bisogna dire che il governo insieme agli altri partiti, dopo una lunga e faticosa discussione, decidono di far una bella pubblicità del paese ai nuovi investitori: “ Se vuoi investire a Capo Verde, per ben dieci anni non paghi le tasse e dopo questi anni te ne puoi anche andare… no prolem!”

Il popolo capoverdiano inizia a guadagnarsi dei soldini in più, tutti hanno un lavoro fisso con uno stipendio. Viva, ce l’abbiamo fatta! Finalmente si respira un po’ d’aria. Ma come dargli torto? Anch’io la pensavo come loro, finché un giorno ho capito che chi ci guadagnava non era il capoverdiano ma gli altri. Inizia anche l’immigrazione tra isole, le persone iniziano ad andare dove c’è più offerta di lavoro.

Non voglio dire che il turismo non sia una cosa positiva, ma diventa negativa quando diventa eccessiva. Quando distruggono paesaggi meravigliosi e selvaggi per costruire palazzi, quando la popolazione locale viene sfruttata. Ed è quello che sta accadendo oggi giù e non solo.

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