Un’intervista anonima 😎

Frammenti di Una Capoverdiana

Per richiesta del nostro intervistato abbiamo deciso di non pubblicare il vero nome. E’ un’intervista interessante, quindi buona lettura!😊😊😊

Pedro è un giovane capoverdiano, nato nell’ isola di Boavista. È arrivato in Italia nel 2002 per raggiungere la famiglia, la madre e i suoi fratelli. Dopo due settimane dal suo arrivo iniziò ad andare a scuola.

Non ha avuto grossi problemi ad integrarsi nell’ambiente scolastico, ciò anche grazie alla lingua, perché già a Capo Verde capiva un po’ l’italiano, avendo la famiglia immigrata.

Spesso quando vediamo questi ragazzi in giro per Genova, corriamo il rischio di giudicarli ma nel frattempo vengono dimenticati dalla società. Dimenticare significa cancellare dalla nostra memoria questi ragazzi. La società di oggi li trasforma in essere invisibili, perdono la loro identità e ne acquistano altre che non gli appartengono.

Pedro è un ragazzo sensibile verso il mondo, allegro, simpatico, pieno di ottimismo e di sogni. Dice che a volte ragiona troppo e che questo è un fattore che lo blocca nel prendere delle decisioni.

I suoi genitori sono separati: la madre vive in Italia e il padre a Capo Verde.

In Italia ha anche zie, cugini, cugine…praticamente una buona parte della sua famiglia vive qui.

Non ha finito gli studi, è arrivato fino alla terza superiore. È un ragazzo che ama scrivere, disegnare e cerca una vita serena senza troppe complicazioni. Ha sempre un sorriso stampato sulla sua faccia, a volta malinconico. È un ragazzo semplice che non ama giudicare o criticare le persone.

Conosce tre lingue: italiano, portoghese e spagnolo. Come afferma lui conosce anche “easy english” e il suo dialetto (creolo).

Più parlavo con Pedro, più me ne accorgevo che era un ragazzo pieno di principi, con tanta voglia di fare e molto educato. Seduti sul poggiolo (balcone) con vista Genova, ecco cosa mi ha raccontato il ragazzo di cuor buono e cuor di leone:

Sandy: “Pedro sono tanti anni che sei in Italia, hai mai fatto ritorno a Capo Verde?”

Pedro: “Si, dopo sette anni che ero in Italia”.

Sandy: “Da quel che so, hai lasciato la scuola prima di finirla, come mai?”

Pedro: “Ho lasciato la scuola perché volevo essere indipendente, avere i miei soldi… diciamo per motivi personali, insomma volevo lavorare”.

Sandy: “Non vorresti continuare i tuoi studi?”

Pedro: “Si, ma più che altro vorrei trovare un lavoro”.

Sandy: “Raccontaci i tuoi sogni”.

Pedro: “Mi chiedono sempre cosa voglio fare, ma non lo so di preciso. Vorrei solo poter trovare un lavoro fisso, non importa quale, guadagnare i miei soldi e forse fare una famiglia. Già che ci penso perché no, anche una bella casa a Capo Verde dove trascorre le vacanze?!!! In realtà non sono un ragazzo molto ambizioso e mi piace la semplicità”.

Sandy: “La maggior parte delle persone vorrebbero trovare un bel lavoro che realizzi i propri sogni, e tu no?”

Pedro: “Mi fai una domanda difficile… (silenzio,😴😴😴 ). Ti posso dire che mi piace disegnare, scrivere i miei pensieri. Attraverso il disegno riesco ad esprimere più facilmente i miei sentimenti, visto che le cose personali, non le racconti a tutti”.

Sandy: “Quanto all’integrazione a Genova?”

Pedro: “La lingua per me è stata un fattore di aiuto. Ne ero già a conoscenza e quindi dal momento che ho iniziato ad andare a scuola mi sono subito integrato, potevo comunicare con i miei compagni. Mi ricordo un giorno, a scuola, in cui il prof mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Pedro ti posso chiedere una cosa?” e io Si. “Vedo che gli albanesi sono sempre con gli albanesi, italiani con italiani, sudamericani con sudamericani, marocchini con marocchini…e voi capoverdiani con gli albanesi, italiani, marocchini, quindi con tutti, giusto?” e io gli risposi: “Prof, noi non facciamo problemi sul dove siamo o da dove veniamo. L’ importante è l’educazione e il rispetto, credo. Se una persona è educata può andare ovunque e frequentare chiunque”.

Sandy: “Quindi non hai avuto grossi problemi a integrarti nella società genovese?”

Pedro: “No!”

Sandy: “Hai subito episodi di razzismo?”

Pedro: “Una volta, appena arrivato in Italia, stavo giocando calcio con i miei ex-compagni di scuola, ho avuto una discussione con uno e mi ha chiamato negro di *****. Non sapendo cosa volesse dire, quando sono arrivato a casa ho chiesto a mia madre di spiegarmi il significato di quella frase. Il giorno dopo a scuola, il mio compagno mi ha chiesto scusa. Dopo quel giorno, non ricordo altri episodi sgradevoli”.

Sandy: “Esiste il razzismo in Italia?”

Pedro: “Non è razzismo quello che vediamo oggi, è l’ignoranza o il fatto di non conoscere quello che è “diverso da te” che porta al razzismo. Ora si parla della discriminazione razziale, fra un paio di anni si parlerà della posizione sociale; ci sarà una discriminazione più forte di quello che si vede oggi”.

Sandy: “E tu sei razzista?”

Pedro: “No, mi piace conoscere il prossimo.”

Sandy: “Secondo te il modo di vestire aiuta l’integrazione?”

Pedro: “Si, non è la cosa più importante, ma mi ha aiutato. Da dove vengo, isola di Sal, ci si veste come qui. Devo confessare che mi piace mettere le magliette polo, jeans e scarpe da ginnastica (ride). Infatti, quando andavo a scuola mi vestivo così, mi aiutava a non sentirmi inferiore agli altri ed ero sempre alla moda”.

Sandy: “Problemi con la famiglia? È troppo chiederlo?”

Pedro: “Si, si, si…” (ride)

Sandy: “Vedo che il discorso sulla famiglia è abbastanza complicato e toccante. Secondo te la famiglia aiuta i giovani immigrati? Ha un ruolo fondamentale oppure no?”

Pedro: “La mia famiglia non è stata quella che speravo. Preferisco non parlarne”.

Sandy: “Cambiando argomento, quando vivevi a Capo Verde com’eri?

Pedro: “Ero libero, infatti per i problemi che ho avuto qui, ho cercato di essere libero come ero giù. Invece le cose non sono andate come le aspettavo”.

Sandy: “Cosa ne pensi di Genova?”

Pedro: “E’ una città da vivere con la famiglia e un lavoro. Offre poco ai giovani e i governi locali potrebbero fare molto di più di quello che fanno; forse nel passato ha offerto di più, ma ora poco. Riguardo all’immigrazione, Genova è la città che presenta più etnie diverse rispetto alle altre città italiane; c’è un mix di culture e tradizioni riunite in un solo posto/ città”.

Sandy: “Per i giovani stranieri cosa offre?”

Pedro: “Dipende della fortuna che hai. C’è chi cerca e chi no. Comunque, sono molto legato a Genova, ho tanti amici e conoscenti. Quando sono andato a Capo Verde in vacanza non vedevo l’ora di tornare. I miei amici e miei parenti erano qui… mi mancavano. La mentalità giù ormai faceva parte del mio passato, in qualche modo non mi sentivo più parte di essa”.

Sandy: “Pensi al futuro?”

Pedro: “Penso più al presente, il futuro lo vedo troppo lontano”.

Sandy: “La comunità capoverdiana a Genova?”

Pedro: “(Silenzio)… non esiste! Questa domanda una volta me l’ha fatta un signore senegalese che vive qui da tantissimo tempo e che frequentava sempre la nostra comunità. Mi disse: “La comunità capoverdiana di tanti anni fa era un gruppo unito, e secondo me avevano una certa eleganza nel comportarsi. Ora si è dispersa! Eravate pochi e spesso stavate con noi senegalesi. Tutti avevamo un lavoro fisso e ci vedevamo il giovedì e nel fine settimana. Dov’è finita questa bella comunità di gente elegante?”

Sandy: “Ha ragione il signore?”

Pedro: “Penso che un po’ di verità ci sia. Comunque, le persone cambiano e la gente non ha più un lavoro fisso. Ora siamo solo noi giovani e con meno possibilità di realizzarci. Mi ricordo che quando sono arrivato in Italia, tutti andavamo in chiesa alla domenica ed era un modo per ritrovarci insieme, ma ora non si fa più. I ragazzi giovani cosa vanno a fare in chiesa?!!!”

Sandy: “Senti, cosa ne pensi dei matrimoni misti?”

Pedro: “E’ la cosa migliore, fra un paio di anni saremo tutti misti. Dobbiamo solo cercare di mantenere la nostra cultura e tradizione di origine. Non sbagliare come accade sempre, tipo il mio caso.”

Sandy: “Quando morirai dove vorresti essere sepolto, qui o a Capo Verde?”

Pedro: “Non ha tanta importanza ma se dovessi scegliere, sceglierei Capo Verde. È ovvio che dove sei nato, vorresti far ritorno anche da morto per chiudere il tuo ciclo di vita. Con i costi che ci sono per trasportare una salma, ne dubito che farò il ritorno giù 🤣🤣🤣”.

Sandy: “Siamo arrivati alla fine, vuoi aggiungere qualcosa?”

Pedro: “No, ho parlato già abbastanza 😂😂😂”

Sandy: “Ti ringrazio Pedro e ti auguro una vita piena di belle cose e successi”.

Pedro: “Grazie a te per il tempo che hai perso…”

Sandy: Niente è perso, tutto va come deve andare e niente accade per caso. Ars longa, vita brevis (Arte lunga, vita breve), bisogna essere degli artisti perché la nostra vita è così breve. Dobbiamo far ritorno alla vera arte… la vita!”

Facciamo un giro a Roma?

Facciamo un “giro virtuale” a Roma? Questi giorni sono stata a Roma per un saluto ai miei parenti, prima di una possibile chiusura parziale (fra regioni) e totale.

Una città meravigliosa, magica e stupenda! Tra i suoi monumenti e la sua storia non si può rimanere indifferenti.

Condivido con voi alcuni dei miei scatti:

Una giovane vita spezzata: Willy Monteiro Duarte

Il 2020 sicuramente è un anno che rimarrà nei nostri ricordi, nella nostra memoria e nella storia umana. Un anno difficile, incerto e pesante. Un anno con molte perdite di vite umane e di dolore. Dolore è quel sentimento che ci fa vivere quello stato di sofferenza, di angoscia e di tristezza. Il dolore della perdita di una persona cara ci rattrista. Il dolore di perdita di un figlio non si può immaginare e non si può augurare a nessun genitore. Un dolore lacerante ed infernale, che non smetterà mai di far male. Una ferita che difficilmente rimarginerà nel tempo. Come può andare un genitore avanti? Come può un genitore dimenticare? Potrà andare avanti vivendo giorno per giorno e di certo non sarà mai più la stessa persona.

Quando leggi certe notizie il tuo cuore non cessa di chiedere “PERCHÉ?”. Perché? Perché? Perché? Perché l’essere umano uccide il suo prossimo? Perché l’essere umano è in grado di compiere atti così atroci? Uccidere qualcuno è un’azione crudele, uccidere un giovane solo per il piacere di farlo è un atto terribile, malvagia e va PUNITO.

Il 2020, forse, ha fatto uscire il lato peggiore di noi stessi, ci ha fatti vedere anche certe realtà con occhi più critici e più severi.

La morte di un giovane provoca in noi una sensazione di amarezza. La morte di un giovane buono e dolce, con la vita davanti per mano di altri giovani è ancora più triste e rivoltante. In quale società stiamo vivendo? Dopotutto quello che abbiamo passato in questa quarantena, ancora non riusciamo a dare valore alla vita. Secondo la testimonianza di una donna, raccolta da Federica Angeli su Repubblica, che abita vicino al luogo dove è avvenuta la tragedia: “Non dimenticherò mai le grida di quel ragazzino. Diceva “basta, vi prego basta, non respiro più”.

La morte di Willy Monteiro Duarte ha scioccato non solo la comunità capoverdiana in Italia ma l’intero paese ed il mondo. Ha scioccato tutte le persone che ancora hanno un cuore e dei valori. Willy Duarte è stato picchiato, massacrato a pugni e calci a Colleferro da quattro ragazzi. Il suo errore? Essere nel posto e nel momento sbagliato.

Quando abbiamo letto questa notizia, abbiamo provato orrore e paura (può accadere a qualsiasi di noi, ai nostri figli, ai nostri amici, ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle).

L’Italia è caduta nell’oblio più totale dietro a forze politiche distruttive e la società vive nella paura costante di essere derubata, rubata ed invasa. Come se ci fosse una nuvola oscura che rende le persone sempre più crudeli ed egoiste. E’ un paese disorientando, sofferente e pronto ad esplodere. Questi singoli atti sono solo l’inizio di una vera catastrofe preannunciata che potrebbe colpire in qualsiasi momento. Nessuno assume la propria responsabilità, tutti sono bravi a nascondersi dando colpa all’altro. La morte di questo ragazzo è il risultato di una politica che si nasconde dietro ai propri errori, di un clima che si sta innescando nell’odio e la gente viene manovrata come dei burattini.

Crediamo che sia un dovere di tutti noi impegnarci contro il razzismo e contro la violenza di qualsiasi genere. Ognuno può farlo nel modo che può, l’importante è NON RIMANERE MAI INDIFERENTI a queste azioni brutali, razziali e codarde. L’educazione dei nostri figli è la migliore “arma” contro l’ignoranza e l’arroganza.

Non dobbiamo cadere nell’odio e nelle polemiche di genere politiche, ma sì cercare di restare uniti e lottare contro ogni forma di abuso di potere e di forza.

Siamo vicini alla famiglia e le nostre sincere condoglianze.

Bisogna dire BASTA a questi atti violenti e razziali!

Ciao piccolo angelo. RIP

Testo di Sandra Andrade

Collaborazione :Euridce Araùjo

Le meraviglie naturali di Capo Verde, parte II

Voglia di viaggiare? Che ne dici di fare un salto nelle splendide isole di Capo Verde? Dieci granelli di sabbia nell’oceano Atlantico che accoglieranno il visitatore con la loro “Morabeza”, paesaggi mistici e tanta allegria.

Guarda anche l’articolo precedente:

(https://frammentidiunacapoverdiana.com/2020/03/19/le-meraviglie-naturali-di-capo-verde-parte-1/)

Oggi vi presento “altre” meraviglie naturali di Capo Verde, le foto sono del fotografo Daniel Monteiro Junior.

Daniel Monteiro Junior è nato a Capo Verde, nella bellissima isola di Fogo. Come dice lui stesso:

“ Inspired by oceans and mountains, I have been passionate about photography since the age of 15”. ( Ispirato dagli oceani e dalle montagne, mi sono appassionato alla fotografia dall’età di quindici anni).

Per saperne di più sul lavoro di Daniel Monteiro Junior, visita:

Free Lance Photographer 

www.dmj-photography.com

http://www.behance.net/ilhadigital

https://www.facebook.com/dmj.fotografias

https://500px.com/dmjunior

La storia di Elisabetta

Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di tentare qualcosa?”

Vincent Van Gogh

Questa è la storia di una ragazza straordinari. Buona lettura:

La storia di Elisabetta

Mi chiamo Elisabetta. Sono nata il 25 novembre del 1985 con una forma di idrocefalia congenita,quindi sono stata immediatamente operata e mi hanno messo una valvola in testa e un sondino. Grazie ai medici,hanno risolto il mio problema.

L’idrocefalo congenito è una condizione causata dall’eccessivo aumento di liquido cerebrospinale,detto Liquor,nei ventricoli cerebrali.

Tra la chirurgia esistono gli shunt che incanalano il liquido in eccesso del cervello,verso altre aree del corpo. Gli shunt sono formati da due cateteri che promuovono il drenaggio del liquido. L’intervento mi ha causato una emiparesi e non posso muovere bene la mano destra.

Io ho un disturbo della socializzazione e della pragmatica e quindi rientro nello spettro autistico.

Se io, dovessi descrivere con tre parole direi che sono allegra,bizzarra e sorridente. Il difetto più grande che ho è l’insistenza.

Il difetto più piccolo che ho,non lo so.

Penso che le cose importanti nella vita, siano l’onestà e la sincerità ,le cose più brutte sono la falsità e le bugie.

Però ogni tanto dico qualche bugia,per non essere sgridata dai miei genitori.

Mi piace vestirmi in modo eccentrico,anzi molto eccentrico. Con cerchietti con il corno dell’unicorno, le orecchie di topolino e gli occhiali a forma di ananas. Se qualcuno mi critica per come mi vesto,mi arrabbio molto e se sono amici di FB, li blocco.

Con Patrizia stiamo facendo un lavoro sulle emozioni e sul controllo della rabbia… mio padre e mia madre non sono d’accordo su come i vesto, ma io non cambio il mio modo di vestirmi.

Mi piace mangiare la pasta con pesto e col sugo, mi piacciono molto i dolci e le brioche, la nutella, il gelato, però mi piace tanto anche la focaccia con le cipolle.

La cosa che mi piace fare di più è andare al bar con papà e poi alla Feltrinelli a comprare libri. I miei romanzi preferiti sono romanzi adolescenziali.

Il mio percorso con Patrizia:

Io e Patrizia ci siamo conosciute tramite la cooperativa ASCUR ed abbiamo iniziato il nostro lavoro insieme il 6 febbraio 2019. Insieme a volte stiamo in casa e se usciamo andiamo alla Feltrinelli, Da capitan Baliano e in centro. Quando stiamo in casa,mettiamo la lavatrice,facciamo video mentre cuciniamo,mi lava i capelli, mi fa la messa in piega e parliamo tanto. A volte discutiamo, però in linea di massima andiamo d’accordo. Considero Patrizia una confidente, una consigliera e una amica.

Elisabetta P.

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