Una giovane vita spezzata: Willy Monteiro Duarte

Il 2020 sicuramente è un anno che rimarrà nei nostri ricordi, nella nostra memoria e nella storia umana. Un anno difficile, incerto e pesante. Un anno con molte perdite di vite umane e di dolore. Dolore è quel sentimento che ci fa vivere quello stato di sofferenza, di angoscia e di tristezza. Il dolore della perdita di una persona cara ci rattrista. Il dolore di perdita di un figlio non si può immaginare e non si può augurare a nessun genitore. Un dolore lacerante ed infernale, che non smetterà mai di far male. Una ferita che difficilmente rimarginerà nel tempo. Come può andare un genitore avanti? Come può un genitore dimenticare? Potrà andare avanti vivendo giorno per giorno e di certo non sarà mai più la stessa persona.

Quando leggi certe notizie il tuo cuore non cessa di chiedere “PERCHÉ?”. Perché? Perché? Perché? Perché l’essere umano uccide il suo prossimo? Perché l’essere umano è in grado di compiere atti così atroci? Uccidere qualcuno è un’azione crudele, uccidere un giovane solo per il piacere di farlo è un atto terribile, malvagia e va PUNITO.

Il 2020, forse, ha fatto uscire il lato peggiore di noi stessi, ci ha fatti vedere anche certe realtà con occhi più critici e più severi.

La morte di un giovane provoca in noi una sensazione di amarezza. La morte di un giovane buono e dolce, con la vita davanti per mano di altri giovani è ancora più triste e rivoltante. In quale società stiamo vivendo? Dopotutto quello che abbiamo passato in questa quarantena, ancora non riusciamo a dare valore alla vita. Secondo la testimonianza di una donna, raccolta da Federica Angeli su Repubblica, che abita vicino al luogo dove è avvenuta la tragedia: “Non dimenticherò mai le grida di quel ragazzino. Diceva “basta, vi prego basta, non respiro più”.

La morte di Willy Monteiro Duarte ha scioccato non solo la comunità capoverdiana in Italia ma l’intero paese ed il mondo. Ha scioccato tutte le persone che ancora hanno un cuore e dei valori. Willy Duarte è stato picchiato, massacrato a pugni e calci a Colleferro da quattro ragazzi. Il suo errore? Essere nel posto e nel momento sbagliato.

Quando abbiamo letto questa notizia, abbiamo provato orrore e paura (può accadere a qualsiasi di noi, ai nostri figli, ai nostri amici, ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle).

L’Italia è caduta nell’oblio più totale dietro a forze politiche distruttive e la società vive nella paura costante di essere derubata, rubata ed invasa. Come se ci fosse una nuvola oscura che rende le persone sempre più crudeli ed egoiste. E’ un paese disorientando, sofferente e pronto ad esplodere. Questi singoli atti sono solo l’inizio di una vera catastrofe preannunciata che potrebbe colpire in qualsiasi momento. Nessuno assume la propria responsabilità, tutti sono bravi a nascondersi dando colpa all’altro. La morte di questo ragazzo è il risultato di una politica che si nasconde dietro ai propri errori, di un clima che si sta innescando nell’odio e la gente viene manovrata come dei burattini.

Crediamo che sia un dovere di tutti noi impegnarci contro il razzismo e contro la violenza di qualsiasi genere. Ognuno può farlo nel modo che può, l’importante è NON RIMANERE MAI INDIFERENTI a queste azioni brutali, razziali e codarde. L’educazione dei nostri figli è la migliore “arma” contro l’ignoranza e l’arroganza.

Non dobbiamo cadere nell’odio e nelle polemiche di genere politiche, ma sì cercare di restare uniti e lottare contro ogni forma di abuso di potere e di forza.

Siamo vicini alla famiglia e le nostre sincere condoglianze.

Bisogna dire BASTA a questi atti violenti e razziali!

Ciao piccolo angelo. RIP

Testo di Sandra Andrade

Collaborazione :Euridce Araùjo

Le meraviglie naturali di Capo Verde, parte II

Voglia di viaggiare? Che ne dici di fare un salto nelle splendide isole di Capo Verde? Dieci granelli di sabbia nell’oceano Atlantico che accoglieranno il visitatore con la loro “Morabeza”, paesaggi mistici e tanta allegria.

Guarda anche l’articolo precedente:

(https://frammentidiunacapoverdiana.com/2020/03/19/le-meraviglie-naturali-di-capo-verde-parte-1/)

Oggi vi presento “altre” meraviglie naturali di Capo Verde, le foto sono del fotografo Daniel Monteiro Junior.

Daniel Monteiro Junior è nato a Capo Verde, nella bellissima isola di Fogo. Come dice lui stesso:

“ Inspired by oceans and mountains, I have been passionate about photography since the age of 15”. ( Ispirato dagli oceani e dalle montagne, mi sono appassionato alla fotografia dall’età di quindici anni).

Per saperne di più sul lavoro di Daniel Monteiro Junior, visita:

Free Lance Photographer 

www.dmj-photography.com

http://www.behance.net/ilhadigital

https://www.facebook.com/dmj.fotografias

https://500px.com/dmjunior

La storia di Elisabetta

Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di tentare qualcosa?”

Vincent Van Gogh

Questa è la storia di una ragazza straordinari. Buona lettura:

La storia di Elisabetta

Mi chiamo Elisabetta. Sono nata il 25 novembre del 1985 con una forma di idrocefalia congenita,quindi sono stata immediatamente operata e mi hanno messo una valvola in testa e un sondino. Grazie ai medici,hanno risolto il mio problema.

L’idrocefalo congenito è una condizione causata dall’eccessivo aumento di liquido cerebrospinale,detto Liquor,nei ventricoli cerebrali.

Tra la chirurgia esistono gli shunt che incanalano il liquido in eccesso del cervello,verso altre aree del corpo. Gli shunt sono formati da due cateteri che promuovono il drenaggio del liquido. L’intervento mi ha causato una emiparesi e non posso muovere bene la mano destra.

Io ho un disturbo della socializzazione e della pragmatica e quindi rientro nello spettro autistico.

Se io, dovessi descrivere con tre parole direi che sono allegra,bizzarra e sorridente. Il difetto più grande che ho è l’insistenza.

Il difetto più piccolo che ho,non lo so.

Penso che le cose importanti nella vita, siano l’onestà e la sincerità ,le cose più brutte sono la falsità e le bugie.

Però ogni tanto dico qualche bugia,per non essere sgridata dai miei genitori.

Mi piace vestirmi in modo eccentrico,anzi molto eccentrico. Con cerchietti con il corno dell’unicorno, le orecchie di topolino e gli occhiali a forma di ananas. Se qualcuno mi critica per come mi vesto,mi arrabbio molto e se sono amici di FB, li blocco.

Con Patrizia stiamo facendo un lavoro sulle emozioni e sul controllo della rabbia… mio padre e mia madre non sono d’accordo su come i vesto, ma io non cambio il mio modo di vestirmi.

Mi piace mangiare la pasta con pesto e col sugo, mi piacciono molto i dolci e le brioche, la nutella, il gelato, però mi piace tanto anche la focaccia con le cipolle.

La cosa che mi piace fare di più è andare al bar con papà e poi alla Feltrinelli a comprare libri. I miei romanzi preferiti sono romanzi adolescenziali.

Il mio percorso con Patrizia:

Io e Patrizia ci siamo conosciute tramite la cooperativa ASCUR ed abbiamo iniziato il nostro lavoro insieme il 6 febbraio 2019. Insieme a volte stiamo in casa e se usciamo andiamo alla Feltrinelli, Da capitan Baliano e in centro. Quando stiamo in casa,mettiamo la lavatrice,facciamo video mentre cuciniamo,mi lava i capelli, mi fa la messa in piega e parliamo tanto. A volte discutiamo, però in linea di massima andiamo d’accordo. Considero Patrizia una confidente, una consigliera e una amica.

Elisabetta P.

Intervista a Valentina

Image by Gordon Johnson from Pixabay

(Per motivi di privacy e per essere ancora un’adolescente di solo tredici anni, la nostra intervistata si chiamerà Valentina)

Valentina è un’adolescente di tredici anni che ha voluto raccontarci il suo primo viaggio a Capo Verde, alla scoperta delle sue origini. Nasce in Italia, a Genova, nel 1999, da genitori misti (padre italiano e madre capoverdiana).

Come per tutti i ragazzi di quell’età, l’adolescenza è il tempo delle scoperte, dell’affermazione della propria identità, degli scontri con i genitori, delle nuove amicizie e dei nuovi amori.

Capo Verde per lei è stata una rivelazione, un’esperienza del tutto particolare e nuova. Ha sempre sentito la madre e i suoi parenti parlare creolo e i racconti/storielle capoverdiani, ma non aveva ancora avuto un contatto diretto con la realtà capoverdiana che è anche parte della sua cultura.

Il suo primo viaggio è stato nel 2010 insieme alla madre Maria e sua sorella Joana.

Sandy: “Valentina, hai solo tredici anni e per noi è un piacere ascoltare la tua “piccola” avventura a Capo Verde, nell’isola di Sal; sei andata con tua madre Maria e tua sorella Joana, come è stato il tuo arrivo?”

Valentina: “Beh, sono rimasta molto colpita dalla poca vegetazione, infatti, prima di arrivare all’aeroporto pensavo che Sal fosse come l’isola di Santo Antao”.

Sandy: “Perché come l’isola di Santo Antao?”

Valentina: “Avevo visto uno spettacolo teatrale ambientato nell’ entroterra dell’isola di Santo Antao, in un DVD del gruppo “Juventude em Marcha” dove si vedeva tutto il paesaggio verde”.

Sandy: “Sai, sono dieci isole diverse fra loro e hanno caratteristiche assai diverse e particolari. C’era qualcuno ad aspettarvi all’aeroporto?”

Valentina: “Si, c’era mia cugina D. e la scena in cui abbraccia mia sorella mi ha colpito tantissimo… molto commovente e toccante”.

Sandy: “Ci puoi descrivere l’isola attraverso i tuoi occhi?”

Valentina: “La cosa che mi ha colpito di più sono state le case (quando le ho viste ho detto: “wow, qui non sono poveri come pensavo!”), le strade e i vicoli erano come quelli di Genova, i cortili delle case erano grandi e belli con tante piante. Non c’erano gli autobus, soltanto dei pullman che portavano le persone a Santa Maria e se volevi andare da altre parti bisognava prendere il taxi che là costa pochissimo e non c’erano nemmeno i semafori, solo tante rotonde”.

Sandy: “Quindi hai avuto una bella impressione dell’isola, nonostante la poca vegetazione! Ti confesso un piccolo segreto, ma non dirlo a nessuno!!!… Sono nata a Sal ahahahahaha e mi fa piacere sentire dalle tue parole questa bella descrizione. Parlaci dei parenti che hai conosciuto a Capo Verde”.

Valentina: “Ho conosciuto tanti parenti, il giorno dopo il mio arrivo ho conosciuto mia Zia Marguerida, cugine e cugini. La sua casa era grande, di quattro piani, mamma mia!! Ma la cosa più bella era vederli tutti quanti insieme e poter parlare con loro”.

Sandy: “E la gente?”

Valentina: “Sono molto socevoli e ricordo che quando ero in giro con mia madre e mia sorella tutti si fermavano a salutarle e la cosa divertente era che dicevano sempre: “bo tem um cara conchid / hai una faccia conosciuta” … ahahahahah, non si ricordavano di preciso chi fossero o i loro nomi!!”

Sandy: “Si, si, la classica frase che diciamo quando andiamo giù dopo tanto tempo. Le persone crescono (i bambini che hai lasciato là piccoli, li ritrovi ormai grandi), cambiano, ma loro non ti dimenticano mai…siamo noi immigrati che li “dimentichiamo”. Raccontaci della tua convivenza con gli altri bambini”.

Valentina: “Ero nel quartiere Boavista ed era un luogo molto vivace. Mio cugino Giacomo mi portava sempre in giro e ho conosciuto tanti bambini/ ragazzi. Erano simpatici e molto disponibili”.

Sandy: “Ma hai avuto problemi con la lingua?”

Valentina: “Non direi, all’inizio si ho avuto qualche blocco, ma siccome ero abituata a sentire il creolo in casa ho imparato in fretta, non alla perfezione… però capivo tutto”.

Sandy: “Sei stata bene e hai fatto delle amicizie nuove, e questa è la cosa bella di giù”.

Valentina: “Si è vero”.

Sandy: “Come passavi le tue giornate?”

Valentina: “Le passavo al mare a Santa Maria. Che bella spiaggia, bianca, immensa. Poi quando non andavo al mare rimanevo a giocare con i miei nuovi amici”.

Sandy: “A quali giochi giocavate?”

Valentina: “Banana verde, Macaquim Chines (Nascondino) e tanti altri. A volte andavo a giocare nella “tchada” e ci arrampicavamo su questo albero enorme, su cui avevano costruito una casetta in cui c’erano delle sedie, sdraio e una poltroncina dove si sedeva il più grande del gruppo…era bellissimo!”

Sandy: “Di che cosa parlavate?”

Valentina: “Parlavo a loro dell’Italia, della mia vita a Genova e loro mi parlavano di Capo Verde, mi spiegavano come funzionavano le cose giù e i vari luoghi”.

Sandy: “Un interscambio culturale, conoscenze e affetti. In qualche momento ti sei sentita esclusa da quel gruppo di amici?”

Valentina: “Mi hanno subito fatta integrare nel gruppo, non mi sono mai sentita esclusa o estranea. Ovviamente nel gruppo c’era qualcuno/a che mi stava più simpatico di altri, ma non mi sono mai sentita diversa da loro”.

Sandy: “Il cibo?”

Valentina: “Il cibo di Capo Verde è buonissimo, soprattutto, il pesce. Si mangia riso e non pasta come qui. La colazione era la parte che mi piaceva di più, perché era abbondante. Si mangiavano gli avanzi della sera prima, tipo cacthupa con pesce e uova, latte, caffè, biscotti (bolachas) e tante altre cose”.

Sandy: “Un episodio divertente o che ti ha colpito?”

Valentina: “Sì, quando sono andata con mio zio a dare da mangiare ai maiali tutti gli avanzi del cibo. Mentre andavamo siamo passati in tanti quartieri/ zone dove si vedevano le case fatte di latta o baracche. Era triste vedere tutto ciò… arrivati lì l’ho aiutato a dare da mangiare ai maiali che puzzavano da morire e ho dato il latte ai maialini. È stata un’esperienza nuova e indimenticabile. Poi una volta ho provato a fare surf con i miei amici, ma non sono stata molto brava e in più avevo paura degli squali”.

Sandy: “Alla fine hai fatto tante cose, quanto tempo sei stata a Sal?”

Valentina: “Se non sbaglio quaranta giorni insieme alla mia famiglia. Poi c’erano anche le mie cugine (Anna e Martina) che trascorrevano le vacanze giù. Non ero mai sola. Poi ho fatto il giro dell’isola su un pullman in mezzo al deserto, con le turbine d’aria (redemoinho). Ho visto Buracona, la montagna che rimane in mezzo a Espargos e da lì ho visto tutta la città. Sono stata nelle saline rosa di Pedra de Lume, che bello, eravamo dentro un vulcano e mi hanno raccontato una leggenda”.

Sandy: “Che leggenda?”

Valentina: “Di un uomo che ogni notte scavava nelle vicinanze del vulcano e la popolazione locale sentiva dei rumori provenire da là, finché un giorno si sono svegliati e hanno trovato un passaggio per arrivare dentro il vulcano. Qualcuno afferma che questo signore camminava sulle acque del mare, era partito dalla Francia ed era arrivato fin lì e dal suo arrivo in quelle terre, tutte le notti la gente sentiva dei rumori strani che provenivano dal vulcano”.

Sandy: “Quando ero piccola, questa storia mi faceva paura, il modo in cui veniva raccontata ti faceva venire i brividi e quando ero arrivata alle saline e attraversavo quel tunnel sentivo una strana sensazione…. in più mi avevano raccontato che quell’uomo aveva un asino e che entrambi sono morti nelle saline. In alcune saline se ti avvicini senti una forza che ti chiama verso di sé e rischi di caderci dentro e di non uscirne mai più. Ahahahahah…quante leggende!”

Valentina: “Per me è stato divertente ascoltarla ed essere stata nelle saline. Quando fai il bagno non si va giù, si sta a galla. Ho fatto anche un’altra gita in barca, tutti erano vestiti da pirata, scherzavano e ridevano. Abbiamo fatto il bagno in mezzo al mare, che paura degli squali!!!”

Sandy: “Ti manca Capo Verde?”

Valentina: “Si, tanto. Mi mancano i miei amici, i parenti e il fatto che lì potevo stare sempre fuori a giocare e a parlare… e ovviamente mi manca anche il mare!”

Sandy: “Ci torneresti?”

Valentina: “Certo, ma solo per vacanze. Qui ho tutta la mia famiglia, amici. Spesso a scuola dico che sono di un altro paese… Capo Verde. E quando sono con le mie cugine parliamo in creolo così nessuno ci può capire!”

Sandy: Grazie piccola per la tua intervista, spero che farai ancora ritorno a Capo Verde e che conoscerai meglio le tue radici che provengono anche da quelle isole!”

Tè con Sandy e Mea

Venerdì 14 agosto, uscirà una nuova intervista. Sarà un’intervista speciale perché con noi ci sarà “Valentina”.

Valentina è un’adolescente di tredici anni che ha voluto raccontarci il suo primo viaggio a Capo Verde, alla scoperta delle sue origini. Nasce in Italia, a Genova, nel 1999, da genitori misti (padre italiano e madre capoverdiana). Per motivi di privacy e per essere ancora un’adolescente di solo tredici anni, la nostra intervistata si chiamerà Valentina.

Frammenti di Una Capoverdiana

Indipendenza di Capo Verde

“Labanta braço bo grita bo liberdadi. Grita povo indipendenti, grita povo bo liberdadi”

(Alza le braccia e urla la tua libertà! Urla popolo indipendente, urla popolo la tua libertà)

Quarantacinque anni fa Capo Verde diventava un paese indipendente. Il cinque luglio del 1975 l’arcipelago prese l’indipendenza insieme alla Guinea Bissau dal Portogallo, grazie al leader politico Amilcar Cabral e a tutte le persone che persero la loro vita per la libertà di questi due paesi. VIVA CABO VERDE.

La comunità capoverdiana di Genova omaggia Capo Verde con un videomessaggio:

VIVA CABO VERDE

Intervista a Veronica Santos

Veronica Santos

Veronica Santos, più conosciuta come Vona, è arrivata in Italia il 24 dicembre del 2010. E’ nata a Capo Verde, isola di Sal (Pedra de Lume), il 31 dicembre del 1976. Figlia di Fatima Martins e Gabriel Santos. Da piccola il suo sogno era venire in Italia dai suoi genitori e dai suoi fratelli, ma il motivo principale per il quale è venuta è stata sua figlia, Kyanna, che soffriva di convulsioni. A Capo Verde fecero tantissimi esami e fu diagnosticato alla figlia l’epilessia. A Genova invece scoprirono che non era niente di tutto ciò. Ormai era qui con la figlia, così decise di rimanere lasciando un buon lavoro, un compagno e una vita piena di successi.

Veronica è una persona simpatica, dinamica, allegra, riservata ed ama la sua famiglia! Per lei la famiglia è molto importante.

Sandy: “Buongiorno Vona e benvenuta a Tè con Sandy e Mea. Allora, chi è Veronica?”

Veronica: “Chi è Veronica? Iniziamo dal nome, mi chiamo Veronica Santos e sono nata a Pedra de Lume, isola di Sal. Sono una persona allegra, educata e sono cresciuta con la mia nonna che mi insegnò a rispettare le persone ed amare la mia famiglia. Amo la mia figlia, ho un grande rispetto verso i miei genitori visto tutti i sacrifici che hanno fatto per noi figli”.

Sandy: “Sei arrivata in Italia nel 2010, qual è stata la tua prima impressione? Uscire dalla realtà capoverdiana per una nuova, hai trovato tante differenze o difficoltà?”

Veronica: “Il mio viaggio è stato molto stancante, ho fatto scalo prima a Lisbona e poi sono arrivata a Malpensa, Milano. Ero con la mia figlia, fra l’altro non stava tanto bene, aveva la febbre. Quello che mi è colpito tanto al mio arrivo qui è stato il freddo. Non ero assolutamente abituata al freddo, indossavo una giacca leggera. Il mio volo Lisbona- Milano arrivò con un ritardo di sei ore, non ebbi il modo di avvertire i miei genitori e quindi ricordo che ero molto agitata e preoccupata. Tra stanchezza, la mia bambina di tre anni in braccio e valigie, non è stato un viaggio per niente facile ma poi vidi i miei parenti e tutto svanì. Così iniziò un’altra avventura nella mia vita, il viaggio per Genova tra pioggia e freddo”.

Sandy: “Com’è stato lasciare tutto per venire qui? È stata una decisione difficile, nonostante fosse il tuo sogno sin da piccola?”

Veronica: “In realtà sono arrivata nel periodo natalizio, mia madre era stata appena operata, un’operazione molto complicata e delicata, un tumore al cervello. Non è stato un arrivo sereno, ero un po’ triste e preoccupata. Mia madre era in ospedale, ci rimasi fino al 31 dicembre e fu operata ben due volte. Quello che mi colpì tantissimo della città furono i colori dei palazzi, la pioggia e il freddo. Non mi piaceva indossare tutti quei vestiti, giacche pesanti, calze lunghe e mia sorella mi sgridava sempre, mi diceva di vestire bene e di non uscire con le ballerine. Sì, è stato difficile lasciare il mio grande amore, padre di mia figlia. Stavamo insieme da quando avevo sedici anni, abitavamo insieme e la nostra figlia è stata voluta e pianificata. Per due anni abbiamo provato ad averla e c’è stato un momento che pensai che non potevo avere figli ma poi arrivò lei. Ho lasciato un pezzo di me a Capo Verde…il mio amore”.

Sandy: “So che tua figlia è bravissima a disegnare. Ho visto dei suoi quadri, i miei complimenti. Puoi raccontarci un po’ di lei e dei suoi progetti nell’arte del disegno?”

Veronica: “Mia figlia è stupenda. Una bambina bellissima, educata, studiosa (ha dei bei voti a scuola) ed ama disegnare. Suo padre è falegname e fa sculture in legno, ha preso da lui la passione per l’arte. Lei vorrebbe diventare una stilista e quest’anno farà la terza media”.

Sandy: “Un tuo pregio? Un tuo difetto?”

Veronica: “Non sono una persona perfetta e neanche cattiva, dedico la mia vita alla mia famiglia. Quando ero giù prendevo cura della mia nonna e della mia zia, ero e sono sempre presente nella mia famiglia. Sono una persona tranquilla, amichevole e di un buon cuore. Un mio difetto? Uhm? Ridere troppo ha ha ha”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Veronica: “Quem tem se odje mau ba ptal na mar (Chi ha lo sguardo di cattiveria, vada a buttarlo nel mare)”.

Sandy: “Un proverbio capoverdiano?”

Veronica: “Mau caminho ca ta levob pa nenhume lugar (Cattiva strada non ti porta da nessuna parte)”.

Sandy: “Conosci qualche proverbio italiano?”

Veronica: “Sì, mi piace uno in particolare: Chi dorme non piglia pesci!”

Sandy: “Se non fossi venuta in Italia, cosa pensi che avresti fatto a Capo Verde?”

Veronica: “Se non fosse venuta in Italia sicuramente avrei fatto un altro figlio”. (Risate)

Sandy: “Pensi che sia valsa la pena venire in Italia?”

Veronica: “Sì! Mia figlia è stata curata ed ora sta bene”.

Sandy: “Si parla molto della “cattiva” sanità italiana, ma nel tuo caso ti ha aiutata molto. Cosa ne pensi?”

Veronica: “Io non posso lamentarmi, sono stata molto fortuna. Arrivata qui ho iniziato subito a fare i documenti. All’Ospedale di Villa Scassi ho fatto un documento di sanità come straniera ed ho potuto fare delle visite gratuite alla mia figlia. Lì ho conosciuta una pediatra, dottoressa Poggi, una dottoressa bravissima che ora è andata in pensione. Lei visitò mia figlia alcune volte e poi ci consigliò di andare all’Ospedale Gaslini. Al Gaslini fecero tutti i tipi di accertamenti, a Sal le avevano prescritto una medicina per l’epilessia, e mi dissero che se lei avesse continuato a prenderla ancora per due mesi, avrebbe rischiato un danno cerebrale permanente. Non era epilessia ma il suo problema era dovuto al sole troppo forte a Capo Verde, quando andava all’asilo giocando fuori ne prendeva tanto. Siamo andate anche a Praia, isola di Santiago, anche loro dicevano che era epilessia. Qui pian piano iniziarono a toglierla quella medicina, non si poteva smettere subito. I dottori al Gaslini sono stati bravissimi, grazie a loro mia figlia sta bene di salute. Quindi non posso parlare male della sanità italiana!”

Sandy: “Mi ricordo da piccola a Sal venivano molti medici italiani, soprattutto genovesi, dall’Ospedale San Martino a fare volontariato. Era un grande aiuto per noi! Ti è mai capitato di andarci a fare qualche visita o intervento?”

Veronica: “Io lavoravo a Salinas de Pedra de Lume e lavoravo proprio con i medici italiani quando venivano. Accompagnavo i medici a fare le visite, già parlavo italiano e facevo le traduzioni. Portavano tantissime medicine, visitavano sia le persone di Pedra de Lume sia di Espargos. Hanno aiutato molte persone! Una donna in particolare, Ricardina Lelis, contribuì moltissimo ad aiutare le persone del posto e fu un grande capo e maestra per me”.

Sandy: “Lavoro?”

Veronica: “Faccio la colf”.

Sandy: “A Capo Verde avevi un lavoro di responsabilità, giusto? Quale?”

Veronica: “Sì facevo la segretaria, purtroppo ho dovuto fare una scelta. Ho iniziato a lavorare come massaggiatrice all’Hotel DjadSal, poi sono stata trasferita a Salinas de Pedra de Lume e successivamente al ristorante Cadamosto. Nel frattempo ho fatto un corso di Gestione e contabilità, un corso d’informatica ed ho iniziato a lavorare in ufficio al Salinas e poi al ristorante Cadamosto come tesoriera. Purtroppo ci sono stati delle cose che non andavano bene ed ho cambiato lavoro. Ho iniziato a lavorare a Espargos come segretaria dell’Avvocato Amadeu Oliveira per un periodo breve perché sono rimasta incinta. Ed il mio ultimo lavoro prima di venire in Italia è stato sempre come segretaria all’ufficio Ingegneri di Capo Verde con il Dottore Landinho ”.

Sandy: “Com’è stato passare da segretaria a colf? Traumatico?”

Veronica: “Non è stato facile, devo dire la verità. Sapevo già che avrei lavorato come colf, mia madre e mia sorella già facevano questo lavoro”.

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Veronica: “Come avevo detto precedentemente, ho dovuto fare una scelta però penso che tutti i lavori siano uguali… l’importante è che non manchi il “pane” a tavola”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora?”

Veronica: “La vita è fatta di sacrifici, niente è facile e lasciamo sempre qualcosa/qualcuno indietro quando si viene in Europa”.

Sandy: “Dalla tua risposta sento un pizzico di nostalgia. Cosa ti manca della tua isola?”.

Veronica: “Mi manca la vita, il sole, l’allegria, la felicità, il mio grande amore. A Capo Verde vivi con poco e sei felice. Mi manca correre sulla sabbia, mi alzavo alle sei ed andavo a correre tutte le mattine”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Veronica: “Credo in Dio. Ognuno di noi nasce con il suo destino e niente succede per caso”.

Sandy: “Piatto capoverdiano? Piatto italiano?”

Veronica: “Riso con piselli secchi e pesce con aggiunta di una buona cipolla. Piatto italiano non ho uno preferito in particolare, mi piace quasi tutto”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Veronica: “Il genere musicale che preferisco in assoluto è la Coladeira. La musica italiana, mi piacciono i cantanti Gianna Nannini e Antonello Venditti”.

Sandy: “Cosa ti piace di Genova? Secondo te, è difficile vivere a Genova?”

Veronica: “Mi piace il clima, il mare. Non è facile, se non hai un lavoro e una famiglia vicino a te non riesci a vivere a Genova. La vita qui non è facile per nessuno, ne per italiani e ne per gli stranieri. Qui lavori per pagare le spese, debiti se li fai, per mangiare e i giorni scorrono velocemente. Se riesci a mettere qualche soldino da parte è una fortuna, anzi perché sei una persona molto attenta e devi rinunciare ai piaceri della vita, ai viaggi ecc”.

Sandy: “Un pregio e un difetto di Genova?”

Veronica: “Genova è una bella città. Non la conosco molto bene, esco poco. Lavoro casa, casa lavoro. Poi se non hai delle amicizie e se non hai un mezzo per spostarti, sei fregata. Un difetto è il quello di camminare per strada e sentire l’odore dell’urina dei cani, fa schifo e questo fatto può penalizzare molto la città”.

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Veronica: “Il razzismo c’è dappertutto anche a Capo Verde. Sì, mi hanno chiamata testa di cespuglio. Ero sull’autobus, come sono alta, c’era un signore dietro di me e mi disse: – esci davanti con questa testa di cespuglio. Non ho riposto, perché di solito mi sale il nervoso e non volevo discutere. In quel momento potevo dire cose pesanti e si finiva a litigare come vedo spesso sui mezzi pubblici ”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace dell’Italia?”

Veronica: “Ti dico la verità Italia in sé non mi piace, mi piace Genova”. (Risate)

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Veronica: “Posso offrire la mia umiltà e la mia manodopera”.

Sandy: “Parlando di quello che sta accadendo negli ultimi mesi, la pandemia. Come hai affrontato questi giorni, questi mesi di quarantena? La tua famiglia?”

Veronica: “Sono rimasta a casa per due mesi. Avevo paura di non essere pagata al mio lavoro, invece non è successo. La signora mi ha pagata i due mesi che sono stata ferma ed ho continuato a lavorare da lei. La prima settimana di quarantena avevo raffreddore e avevo paura, pensavo che fosse Coronavirus. Ma poi si trattò solo di un banale raffreddore. Abbiamo passato questi mesi sereni e in famiglia”.

Sandy: “Quali sono i tuoi hobby?”

Veronica: “Leggere e fare ginnastica”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Veronica: “Sinceramente non lo so, gli anni corrano velocemente. Forse sarò ancora qui, forse no. Chi lo sa?”

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Veronica: “Vivi la tua vita serena con quel poco che hai senza invidia e senza debiti, così potrai dormire sogni tranquilli”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Veronica: “Avere una casa mia e lasciare qualcosa a mia figlia. Aiutare mia figlia e che un giorno possa realizzare i suoi sogni”.

Sandy: “Grazie di cuore per la tua disponibilità e per le tue parole sincere”.

Veronica: “Grazie a te!”

Veronica Santos

La mia avventura nel teatro

Laboratorio di teatro Migrantes IV
Genova, Pavia e Milano
(sei mesi di laboratori e due spettacoli)

Argentina mi amor
Born in the USA
Una notte a Venezia
Destinazione Capo Verde

Pavia: Migrantes IV

Si parla spesso del tema “Immigrazione” e ci si dimentica sempre di chiedere “Perché le persone scelgono di partire?”.

Inizio monologo Sandra

Una quadrilogia che tratta il tema dell’immigrazione; una serie di viaggi che partono dall’Italia verso l’Argentina, attraversando gli Stati Uniti, Venezia con destinazione finale Capo Verde. Alla fine di una serie di laboratori tenutisi tra Genova e Pavia l’attività si è conclusa con la presentazione di due spettacoli tenuti il 4 maggio 2014 presso il teatro Fraschini di Pavia e un altro il 2 giugno 2014 presso il parco Ex Trotter di Milano. I laboratori sono stati condotti dal Drammaturgo e regista Francesco di Maggio.

Partecipare a un evento del genere per me all’inizio è stato molto difficoltoso, per via della mia timidezza di esporsi al pubblico. Salire su un palco e “aprirmi” verso un pubblico sconosciuto per me era impossibile. Nei sei mesi di laboratori ho conosciuto tantissimi ragazzi aspiranti attori, dinamici, allegri e sognatori. Ci siamo divertiti, abbiamo condiviso le nostre paure e le nostre culture.

La parte più bella dello spettacolo teatrale? Il backstage! Momenti di tensione, momenti d’euforia e di emozioni.

Se oggi sono qui a scrivere su un blog è stato grazie anche alla mia partecipazione a questi laboratori di teatro. Anche se non parlo direttamente con il pubblico, ci sono!!!

Sandra Andrade

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