Intervista a Veronica Santos

Veronica Santos

Veronica Santos, più conosciuta come Vona, è arrivata in Italia il 24 dicembre del 2010. E’ nata a Capo Verde, isola di Sal (Pedra de Lume), il 31 dicembre del 1976. Figlia di Fatima Martins e Gabriel Santos. Da piccola il suo sogno era venire in Italia dai suoi genitori e dai suoi fratelli, ma il motivo principale per il quale è venuta è stata sua figlia, Kyanna, che soffriva di convulsioni. A Capo Verde fecero tantissimi esami e fu diagnosticato alla figlia l’epilessia. A Genova invece scoprirono che non era niente di tutto ciò. Ormai era qui con la figlia, così decise di rimanere lasciando un buon lavoro, un compagno e una vita piena di successi.

Veronica è una persona simpatica, dinamica, allegra, riservata ed ama la sua famiglia! Per lei la famiglia è molto importante.

Sandy: “Buongiorno Vona e benvenuta a Tè con Sandy e Mea. Allora, chi è Veronica?”

Veronica: “Chi è Veronica? Iniziamo dal nome, mi chiamo Veronica Santos e sono nata a Pedra de Lume, isola di Sal. Sono una persona allegra, educata e sono cresciuta con la mia nonna che mi insegnò a rispettare le persone ed amare la mia famiglia. Amo la mia figlia, ho un grande rispetto verso i miei genitori visto tutti i sacrifici che hanno fatto per noi figli”.

Sandy: “Sei arrivata in Italia nel 2010, qual è stata la tua prima impressione? Uscire dalla realtà capoverdiana per una nuova, hai trovato tante differenze o difficoltà?”

Veronica: “Il mio viaggio è stato molto stancante, ho fatto scalo prima a Lisbona e poi sono arrivata a Malpensa, Milano. Ero con la mia figlia, fra l’altro non stava tanto bene, aveva la febbre. Quello che mi è colpito tanto al mio arrivo qui è stato il freddo. Non ero assolutamente abituata al freddo, indossavo una giacca leggera. Il mio volo Lisbona- Milano arrivò con un ritardo di sei ore, non ebbi il modo di avvertire i miei genitori e quindi ricordo che ero molto agitata e preoccupata. Tra stanchezza, la mia bambina di tre anni in braccio e valigie, non è stato un viaggio per niente facile ma poi vidi i miei parenti e tutto svanì. Così iniziò un’altra avventura nella mia vita, il viaggio per Genova tra pioggia e freddo”.

Sandy: “Com’è stato lasciare tutto per venire qui? È stata una decisione difficile, nonostante fosse il tuo sogno sin da piccola?”

Veronica: “In realtà sono arrivata nel periodo natalizio, mia madre era stata appena operata, un’operazione molto complicata e delicata, un tumore al cervello. Non è stato un arrivo sereno, ero un po’ triste e preoccupata. Mia madre era in ospedale, ci rimasi fino al 31 dicembre e fu operata ben due volte. Quello che mi colpì tantissimo della città furono i colori dei palazzi, la pioggia e il freddo. Non mi piaceva indossare tutti quei vestiti, giacche pesanti, calze lunghe e mia sorella mi sgridava sempre, mi diceva di vestire bene e di non uscire con le ballerine. Sì, è stato difficile lasciare il mio grande amore, padre di mia figlia. Stavamo insieme da quando avevo sedici anni, abitavamo insieme e la nostra figlia è stata voluta e pianificata. Per due anni abbiamo provato ad averla e c’è stato un momento che pensai che non potevo avere figli ma poi arrivò lei. Ho lasciato un pezzo di me a Capo Verde…il mio amore”.

Sandy: “So che tua figlia è bravissima a disegnare. Ho visto dei suoi quadri, i miei complimenti. Puoi raccontarci un po’ di lei e dei suoi progetti nell’arte del disegno?”

Veronica: “Mia figlia è stupenda. Una bambina bellissima, educata, studiosa (ha dei bei voti a scuola) ed ama disegnare. Suo padre è falegname e fa sculture in legno, ha preso da lui la passione per l’arte. Lei vorrebbe diventare una stilista e quest’anno farà la terza media”.

Sandy: “Un tuo pregio? Un tuo difetto?”

Veronica: “Non sono una persona perfetta e neanche cattiva, dedico la mia vita alla mia famiglia. Quando ero giù prendevo cura della mia nonna e della mia zia, ero e sono sempre presente nella mia famiglia. Sono una persona tranquilla, amichevole e di un buon cuore. Un mio difetto? Uhm? Ridere troppo ha ha ha”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Veronica: “Quem tem se odje mau ba ptal na mar (Chi ha lo sguardo di cattiveria, vada a buttarlo nel mare)”.

Sandy: “Un proverbio capoverdiano?”

Veronica: “Mau caminho ca ta levob pa nenhume lugar (Cattiva strada non ti porta da nessuna parte)”.

Sandy: “Conosci qualche proverbio italiano?”

Veronica: “Sì, mi piace uno in particolare: Chi dorme non piglia pesci!”

Sandy: “Se non fossi venuta in Italia, cosa pensi che avresti fatto a Capo Verde?”

Veronica: “Se non fosse venuta in Italia sicuramente avrei fatto un altro figlio”. (Risate)

Sandy: “Pensi che sia valsa la pena venire in Italia?”

Veronica: “Sì! Mia figlia è stata curata ed ora sta bene”.

Sandy: “Si parla molto della “cattiva” sanità italiana, ma nel tuo caso ti ha aiutata molto. Cosa ne pensi?”

Veronica: “Io non posso lamentarmi, sono stata molto fortuna. Arrivata qui ho iniziato subito a fare i documenti. All’Ospedale di Villa Scassi ho fatto un documento di sanità come straniera ed ho potuto fare delle visite gratuite alla mia figlia. Lì ho conosciuta una pediatra, dottoressa Poggi, una dottoressa bravissima che ora è andata in pensione. Lei visitò mia figlia alcune volte e poi ci consigliò di andare all’Ospedale Gaslini. Al Gaslini fecero tutti i tipi di accertamenti, a Sal le avevano prescritto una medicina per l’epilessia, e mi dissero che se lei avesse continuato a prenderla ancora per due mesi, avrebbe rischiato un danno cerebrale permanente. Non era epilessia ma il suo problema era dovuto al sole troppo forte a Capo Verde, quando andava all’asilo giocando fuori ne prendeva tanto. Siamo andate anche a Praia, isola di Santiago, anche loro dicevano che era epilessia. Qui pian piano iniziarono a toglierla quella medicina, non si poteva smettere subito. I dottori al Gaslini sono stati bravissimi, grazie a loro mia figlia sta bene di salute. Quindi non posso parlare male della sanità italiana!”

Sandy: “Mi ricordo da piccola a Sal venivano molti medici italiani, soprattutto genovesi, dall’Ospedale San Martino a fare volontariato. Era un grande aiuto per noi! Ti è mai capitato di andarci a fare qualche visita o intervento?”

Veronica: “Io lavoravo a Salinas de Pedra de Lume e lavoravo proprio con i medici italiani quando venivano. Accompagnavo i medici a fare le visite, già parlavo italiano e facevo le traduzioni. Portavano tantissime medicine, visitavano sia le persone di Pedra de Lume sia di Espargos. Hanno aiutato molte persone! Una donna in particolare, Ricardina Lelis, contribuì moltissimo ad aiutare le persone del posto e fu un grande capo e maestra per me”.

Sandy: “Lavoro?”

Veronica: “Faccio la colf”.

Sandy: “A Capo Verde avevi un lavoro di responsabilità, giusto? Quale?”

Veronica: “Sì facevo la segretaria, purtroppo ho dovuto fare una scelta. Ho iniziato a lavorare come massaggiatrice all’Hotel DjadSal, poi sono stata trasferita a Salinas de Pedra de Lume e successivamente al ristorante Cadamosto. Nel frattempo ho fatto un corso di Gestione e contabilità, un corso d’informatica ed ho iniziato a lavorare in ufficio al Salinas e poi al ristorante Cadamosto come tesoriera. Purtroppo ci sono stati delle cose che non andavano bene ed ho cambiato lavoro. Ho iniziato a lavorare a Espargos come segretaria dell’Avvocato Amadeu Oliveira per un periodo breve perché sono rimasta incinta. Ed il mio ultimo lavoro prima di venire in Italia è stato sempre come segretaria all’ufficio Ingegneri di Capo Verde con il Dottore Landinho ”.

Sandy: “Com’è stato passare da segretaria a colf? Traumatico?”

Veronica: “Non è stato facile, devo dire la verità. Sapevo già che avrei lavorato come colf, mia madre e mia sorella già facevano questo lavoro”.

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Veronica: “Come avevo detto precedentemente, ho dovuto fare una scelta però penso che tutti i lavori siano uguali… l’importante è che non manchi il “pane” a tavola”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora?”

Veronica: “La vita è fatta di sacrifici, niente è facile e lasciamo sempre qualcosa/qualcuno indietro quando si viene in Europa”.

Sandy: “Dalla tua risposta sento un pizzico di nostalgia. Cosa ti manca della tua isola?”.

Veronica: “Mi manca la vita, il sole, l’allegria, la felicità, il mio grande amore. A Capo Verde vivi con poco e sei felice. Mi manca correre sulla sabbia, mi alzavo alle sei ed andavo a correre tutte le mattine”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Veronica: “Credo in Dio. Ognuno di noi nasce con il suo destino e niente succede per caso”.

Sandy: “Piatto capoverdiano? Piatto italiano?”

Veronica: “Riso con piselli secchi e pesce con aggiunta di una buona cipolla. Piatto italiano non ho uno preferito in particolare, mi piace quasi tutto”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Veronica: “Il genere musicale che preferisco in assoluto è la Coladeira. La musica italiana, mi piacciono i cantanti Gianna Nannini e Antonello Venditti”.

Sandy: “Cosa ti piace di Genova? Secondo te, è difficile vivere a Genova?”

Veronica: “Mi piace il clima, il mare. Non è facile, se non hai un lavoro e una famiglia vicino a te non riesci a vivere a Genova. La vita qui non è facile per nessuno, ne per italiani e ne per gli stranieri. Qui lavori per pagare le spese, debiti se li fai, per mangiare e i giorni scorrono velocemente. Se riesci a mettere qualche soldino da parte è una fortuna, anzi perché sei una persona molto attenta e devi rinunciare ai piaceri della vita, ai viaggi ecc”.

Sandy: “Un pregio e un difetto di Genova?”

Veronica: “Genova è una bella città. Non la conosco molto bene, esco poco. Lavoro casa, casa lavoro. Poi se non hai delle amicizie e se non hai un mezzo per spostarti, sei fregata. Un difetto è il quello di camminare per strada e sentire l’odore dell’urina dei cani, fa schifo e questo fatto può penalizzare molto la città”.

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Veronica: “Il razzismo c’è dappertutto anche a Capo Verde. Sì, mi hanno chiamata testa di cespuglio. Ero sull’autobus, come sono alta, c’era un signore dietro di me e mi disse: – esci davanti con questa testa di cespuglio. Non ho riposto, perché di solito mi sale il nervoso e non volevo discutere. In quel momento potevo dire cose pesanti e si finiva a litigare come vedo spesso sui mezzi pubblici ”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace dell’Italia?”

Veronica: “Ti dico la verità Italia in sé non mi piace, mi piace Genova”. (Risate)

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Veronica: “Posso offrire la mia umiltà e la mia manodopera”.

Sandy: “Parlando di quello che sta accadendo negli ultimi mesi, la pandemia. Come hai affrontato questi giorni, questi mesi di quarantena? La tua famiglia?”

Veronica: “Sono rimasta a casa per due mesi. Avevo paura di non essere pagata al mio lavoro, invece non è successo. La signora mi ha pagata i due mesi che sono stata ferma ed ho continuato a lavorare da lei. La prima settimana di quarantena avevo raffreddore e avevo paura, pensavo che fosse Coronavirus. Ma poi si trattò solo di un banale raffreddore. Abbiamo passato questi mesi sereni e in famiglia”.

Sandy: “Quali sono i tuoi hobby?”

Veronica: “Leggere e fare ginnastica”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Veronica: “Sinceramente non lo so, gli anni corrano velocemente. Forse sarò ancora qui, forse no. Chi lo sa?”

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Veronica: “Vivi la tua vita serena con quel poco che hai senza invidia e senza debiti, così potrai dormire sogni tranquilli”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Veronica: “Avere una casa mia e lasciare qualcosa a mia figlia. Aiutare mia figlia e che un giorno possa realizzare i suoi sogni”.

Sandy: “Grazie di cuore per la tua disponibilità e per le tue parole sincere”.

Veronica: “Grazie a te!”

Veronica Santos

Tè con Sandy e Mea: Veronica Santos

Domani, 26 giugno, non perdete l’intervista di Veronica Santos!

Frammenti di Una Capoverdiana
Veronica Santos

La mia avventura nel teatro

Laboratorio di teatro Migrantes IV
Genova, Pavia e Milano
(sei mesi di laboratori e due spettacoli)

Argentina mi amor
Born in the USA
Una notte a Venezia
Destinazione Capo Verde

Pavia: Migrantes IV

Si parla spesso del tema “Immigrazione” e ci si dimentica sempre di chiedere “Perché le persone scelgono di partire?”.

Inizio monologo Sandra

Una quadrilogia che tratta il tema dell’immigrazione; una serie di viaggi che partono dall’Italia verso l’Argentina, attraversando gli Stati Uniti, Venezia con destinazione finale Capo Verde. Alla fine di una serie di laboratori tenutisi tra Genova e Pavia l’attività si è conclusa con la presentazione di due spettacoli tenuti il 4 maggio 2014 presso il teatro Fraschini di Pavia e un altro il 2 giugno 2014 presso il parco Ex Trotter di Milano. I laboratori sono stati condotti dal Drammaturgo e regista Francesco di Maggio.

Partecipare a un evento del genere per me all’inizio è stato molto difficoltoso, per via della mia timidezza di esporsi al pubblico. Salire su un palco e “aprirmi” verso un pubblico sconosciuto per me era impossibile. Nei sei mesi di laboratori ho conosciuto tantissimi ragazzi aspiranti attori, dinamici, allegri e sognatori. Ci siamo divertiti, abbiamo condiviso le nostre paure e le nostre culture.

La parte più bella dello spettacolo teatrale? Il backstage! Momenti di tensione, momenti d’euforia e di emozioni.

Se oggi sono qui a scrivere su un blog è stato grazie anche alla mia partecipazione a questi laboratori di teatro. Anche se non parlo direttamente con il pubblico, ci sono!!!

Sandra Andrade

Intervista a Georgina Lopes

Georgina Lopes

Dia de pouco, véspera de muito! (Giorno di poco, vigilia di molto!)

Georgina Lopes, più conosciuta nella comunità capoverdiana genovese e a Capo Verde come Djina. E’ nata a Sal, città di Santa Maria, il 28 agosto del 1965. All’età di quattro anni sua madre partì per l’Italia e la lasciò insieme ai suoi fratelli dalla nonna materna nell’isola di Sao Nicolau. Georgina crebbe con la nonna fino all’età di 16 anni e poi si trasferì a Sal da suo padre. Ricorda con amore la sua infanzia a Sao Nicolau, Caleijao (Calenjon); sua nonna era contadina ed allevava anche animali domestici, le insegnò il rispetto per la natura e per gli altri.

Georgina è una donna che ama la natura, spirituale e le piace aiutare il prossimo. Nel 1992 partì per l’Italia, Roma, lasciò lavoro e due figlie con le loro nonna paterna.

Sandy: “Buon pomeriggio e benvenuta a Tè con Sandy e Mea. Chi è Georgina?”

Georgina: “Grazie per l’invito. Georgina è una donna di carattere forte, ama la natura e vive ogni giorno la sua vita come una benedizione”.

Sandy: “Perché sei venuta in Italia?”

Georgina: “Mia madre partì per quest’avventura dell’immigrazione quando avevo solo quattro anni. Le mie sorelle ormai vivevano tutte con lei, così decisi anch’io di venire pensando che fosse un’occasione di riallacciare i legami con lei e di conoscere le mie sorelline. Il mio primo lavoro in Italia è stato il baby sitting in una famiglia con due bambini, è stato un balsamo per la mia anima, potevo prendere cura di qualcuno. Ma è durato poco, non mangiavo lì e quando andavo da mia madre dovevo mangiare per tutta la settimana…”.

Sandy: “Cioè? La famiglia non ti dava da mangiare?”

Georgina: “Sì non mi davano da mangiare, era terribile! Ho pensato che fosse un’opportunità per me, ma invece è stata una grande delusione. Mi sentivo incarcerata, non potevo uscire ed essere libera come a Capo Verde. Ogni volta che andavo a buttare la spazzatura, approfittavo per fare il giro del palazzo nonostante i bidoni fossero davanti al portone. Così decisi di cambiare il lavoro. Ho trovato un altro lavoro, sempre come baby sitter, questa volta erano due bambine (dalla stessa età delle mie). Mi ricordo che in quel periodo fare una chiamata interurbana costava tantissimo, ma la signora quando mi vedeva triste mi faceva chiamare a Capo Verde, non le importava del costo”.

Sandy: “Perché è stata una delusione?”

Georgina: “Perché ho lasciato due figlie e il mio lavoro. Mi ricordo che piangevo ogni giorno, ero preoccupata per loro e spesso pensavo che le potesse capitare qualcosa di brutto e di non essere presente”.

Sandy: “Poi ti sei trasferita a Genova, come mai questa scelta?”

Georgina: “Ho lavorato per quella famiglia per otto mesi, sono venuta a Genova in vacanza da una mia carissima amica e mentre ero qui ho avuto una proposta di lavoro dove guadagnavo quasi il doppio rispetto a Roma. Mi è dispiaciuto lasciare quella famiglia, erano stati buoni con me e mi ero affezionata alle bambine. Comunque, in quel momento ho pensato a me e alle mie figlie”.

Sandy: “Un tuo pregio? Un tuo difetto?”

Georgina: “Un mio pregio è essere tenace e non mollo fino a raggiungere i miei obiettivi. Un difetto, ne ho tanti, ma uno in particolare è la testardaggine”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che non dimenticherai mai?”

Georgina: “Mi ricordo sempre che mia nonna mi diceva: una porta si chiude oggi, si apre un portone domani. Dia de pouco, véspera de muito (Giorno di poco, vigilia di molto). Questo è stato ed è ancora la mia filosofia di vita”.

Sandy: “Un proverbio capoverdiano?”

Georgina: “Cada Catchorre tem se sexta-feira (ogni cane ha il suo venerdì)”.

Sandy: “Un proverbio italiano?”

Georgina: “Chi va piano va sano e va lontano”.

Sandy: “Se non fossi venuta in Italia, cosa pensi che avresti fatto a Capo Verde?”

Georgina: “A Capo Verde avrei sicuramente un’altra vita, economicamente migliore di qui, visto lo sviluppo che c’è stato negli ultimi anni. Ma sono molto felice di chi sono oggi”.

Sandy: “Pensi che sia valsa la pena venire in Italia?”

Georgina: “Penso di sì, quella che sono oggi lo devo proprio all’Italia. Oggi ho quattro figlie, le ultime due sono nate qui, e sono molto fiera delle donne che sono diventate. Vedi mi stai intervistando ora e sono fiera di te”.

Sandy: “Non dire che sei mia madre (risate)”.

Georgina: “Se non fossi venuta in italiana non sarei diventata buddista. Ho studiato il taoismo, la medicina cinese e Shiatsu”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora?”

Georgina: “Sì! Dopo una relazione andata male, fallita, mi sono trovata da sola con due bambine piccole da crescere e non è stato per niente facile. Mia sorella Fatima mi è sempre stato accanto, miei amici e le mie due figlie grandi, che erano già a Genova. Dopo ho conosciuto un uomo che è mio marito oggi. Stiamo insieme da quindici anni e sposati da dodici anni. Lui mi ha sempre sostenuta ed incentivata a studiare”.

Sandy: “Lavoro?”

Georgina: “Al mattino lavoro per una famiglia, li adoro ed andiamo molto d’accordo. Il pomeriggio lavoro per conto proprio, massaggi e terapia shiatsu”.

Sandy: “Quindi hai fatto la scuola di Shiatsu?Un corso? Se Sì, dove?”

Georgina: “Sì, ho fatto la scuola di Shiatsu Medicina Cinese per tre anni tra Genova, Milano, Salsomaggiore e Bologna. La mia scuola è I.R.T.E., mi sono diplomata e dopo ho fatto il master per due anni a Milano”.

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Georgina: “Sì sono felice in tutto quello faccio e di quello che ho. La felicità è una scelta ed è già dentro di me”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Georgina: “Io credo in un mondo migliore, un mondo più consapevole, più ecologico. Dove le persone non vedono Dio come un qualcosa di astratto, che sta lì seduto a guardarci e a compiere miracoli ma in qualcosa di più reale”.

Sandy: “Ok, grazie! Invece un piatto capoverdiano? Piatto italiano?”

Georgina: “La Catchupa e la Feijoada! Piatto italiano, la pastasciutta”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Georgina: “Mi piace la morna in particolare, Cesaria Evora e mi piacciano le canzoni di Ildo Lobo. Ho imparato anche ad apprezzare la musica moderna del cantante capoverdiano Dino D’Santiago…”

Sandy: “Scusa se ti interrompo, apro una parentesi, volevo solo dire e consigliare tutti di ascoltare le canzoni di Dino d’Santiago. Meritano veramente. Ritornando a noi, riguardo alla musica italiana?”.

Georgina: “Non ho cantanti preferiti o un genere musicale preferito… forse, posso dire che mi piace Elisa ed Andrea Bocelli perché li ascolto volentieri”.

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Georgina: “Mi piace il mare perché mi ricorda Capo Verde”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Georgina: “Un difetto? L’ignoranza della gente per l’ecologia. Divento matta quando vado a buttare la spazzatura e trovo tutto buttato per terra. Invece un pregio è avere sia i monti sia il mare, abbiamo l’opportunità di avere questi due elementi della natura”.

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Georgina: “Mai subito episodi di razzismo personalmente. Penso che il razzismo sia nella mente, cioè, l’ignoranza porta al razzismo, indipendentemente dall’etnia”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace dell’Italia?”

Georgina: “Mi piace l’Italia perché è un paese molto bello con i suoi mari, colline, montagne, monumenti, arte e tante altre cose. Si mangia bene e sano, è ancora uno dei pochi paesi del mondo dove si può trovare acqua potabile pulita. Invece non mi piace la non consapevolezza delle persone di tutto ciò che hanno a loro disposizione e l’ignoranza che sta crescendo/aumentando sempre di più”.

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Georgina: “Un consiglio che mi viene in mente è studiare, studiare, studiare. Più conoscenza possediamo, più saremo pronti e preparati per affrontare qualsiasi situazione!”

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Georgina: “Non saprei in questo momento, forse la mia cultura…la cultura capoverdiana!”

Sandy: “Cioè? In che senso?”

Georgina: “Perché sono capoverdiana, posso offrire la mia capoverdianità che può essere tramite la musica, il cibo, la danza, rispetto per gli anziani e la mia allegria…posso offrire la mia morabeza”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Georgina: “Realizzata… anche se ho ancora molto da fare. Comunque, spero più saggia di adesso! Mi vedo nonna vivendo in una casa in campagna”.

Sandy: “Alcune persone che ho avuto il piacere di intervistare prima di te, quando le ho chiesto dove ti vedi tra dieci anni, mi hanno risposto a Capo Verde. La tua casa in campagna sarà qui o a Capo Verde?”

Georgina: “Mi vedo in campagna, ma non c’è un posto preciso”.

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Georgina: “Non ne ho uno in particolare, ma piacerebbe vedere un mondo migliore, con più persone consapevoli”.

Sandy: “Grazie per la tua bellissima intervista!”

Georgina: “Grazie a te!”

Tè con Sandy e Mea: Georgina Lopes

Venerdì, 19 giugno, ci sarà con noi Georgina Lopes. Non perdete la sua intervista.

Frammenti di Una Capoverdiana
Georgina Lopes

Poesia: Ilha do Sal

A Ilha do Sal!

Por detràs destas terras àridas

se escondam mil segredos.

Por detràs desta pequena ilha

se esconde o brilho do mar,do cèu…

Ai Ilha do Sal!!!!

Minha menina, solitària

Traquina e curiosa,

que passa a vida a brincar com os meus sentimentos.

Caminhando nesses caminhos tortos e secos

encontro a paz na minha alma.

Olhando para este céu magnifico

Vejo os meus sonhos retratados.

Oiço o vento, que canta a melodia

da minha vida.

Quando ponho os pés nesta areia quente e macia

invade-me na alma um sentimento de prazer.

Quando caio nesta àgua lipida

e azul-esverdeado, embargo num sonho

que nao tem fim e liberto os meus pensamentos.

Ai, Ilha do Sal!!!

SANDRA ANDRADE

Poesia: Isola di Sal

Pedra de Lume, Sal

Ilha do sal (Isola di Sal)

Dietro queste terre aride

si nascondono mille segreti.

Dietro questa piccola isola

si nasconde lo splendore del mare e del cielo.

Ah, isola di Sal!

Mia bambina, solitaria,

dispettosa e curiosa che passa

la vita a giocare con i miei sentimenti.

Camminando in questi cammini contorti e secchi

trovo la pace nella mia anima.

Guardando questo cielo magnifico

vedo i miei occhi disegnati.

Ascolto il vento che canta la melodia

della mia vita.

Quando appoggio i piedi su questa sabbia

calda e vellutata,

mi pervade l’anima di un sentimento di piacere.

Quando tuffo in quest’acqua limpida

e blu verdastro imbarco in un sogno

che non ha una fine e libero i miei

pensieri.

Ah, isola di Sal!…

Sandra Andrade

Gli Ultimi

“Volo nell’aria limpida

sento le nuvole dentro di me.

E cerco una pace che avverto solo adesso

che sono con i pensieri dentro al cielo,

quel cielo sotto il quale mille volte

ho pianto, ho riso, ho sognato.

E mi lascio un po’ cullare

da questo spazio infinito intorno a me.”

Lucia Mascagni

La vita è un dono! La casa è il nido! È dove ci sentiamo “protetti” dai fattori esterni e dove sono custoditi i nostri ricordi più cari e profondi. La casa è il luogo dove ci sentiamo più sicuri, aprire la porta a un estraneo non è assolutamente facile. Quando si inizia a fare l’assistenza domiciliare bisogna tenere in considerazione che sei un “ospite” e bisogna entrare con cautela. Dunque le famiglie ti permettono di “entrare” e sei automaticamente catapultato/a in una dimensione tutta nuova da vivere, da scoprire, da condividere e da collaborare.

Il lavoro di assistenza domiciliare non è per niente semplice, ma può aiutarci nella nostra crescita personale e spirituale. Non tutto è rose e fiori, ci si trova spesso in situazioni o momenti difficili da gestire perché l’assistente domiciliare non ha solo a che fare con l’utente ma sì con tutta la famiglia, tutto il contorno intorno ad egli.

Può capitare che l’utente invece di progredire, regredisca e questo può provocare sofferenza o sensazione di fallimento all’operatore. Capitano momenti dove è difficile trovare la giusta distanza emotiva, essere oggettivi richiede uno sforzo enorme perché sei a stretto contatto con loro. L’operatore deve trovare la giusta misura per gestire qualsiasi situazione con delicatezza, fermezza e tenere in mente che è lì per l’utente. Credetemi però di dirvi che non è assolutamente facile trovarsi in situazioni complesse e delicate, dove sai che ogni cosa che dirai o farai potrebbe avere una conseguenza positiva o negativa all’utente, alla famiglia e a te stesso. Le tue parole devono essere sempre misurate ed equilibrate, le tue azioni buone e corrette sono fonti d’ispirazione per loro.

Spesso nascano dei rapporti di attaccamento da parte dei genitori all’operatore che porta malessere e conflitti ad ambedue le parti.

Ci sono vari tipi di assistenza domiciliare: ADH (che può essere intervento socioassistenziale, intervento socioassistenziale complesso o intervento educativo), Assistenza Domiciliare Minori ed Assistenza agli Anziani (i custodi sociali) ecc. Seguo i ragazzi affetti da tetraparesi spastica e autistici.

L’assistente domiciliare occupa un ruolo fondamentale nelle famiglie e nella società. È colui/colei che ha un ruolo di mediatore tra le famiglie, le cooperative e gli assistenti sociali.  Una delle qualità di un operatore/operatrice è saper ascoltare e cogliere il grido di aiuto dell’utente in situazioni di forte stress e dolore. Aiutarli a gestire le proprie emozioni negative (rabbia, stress, tristezza, depressione ecc.) e fare uscire fuori le loro emozioni positive.

In questi giorni di lockdown non è stato assolutamente facile per i miei utenti e per le loro famiglie, anche per noi assistenti domiciliari. Momenti duri, momenti di incertezze e momenti di tristezza. Sensazioni di vuoto, di perdita e di malinconia.

I miei utenti sono molto sensibili e pieni di risorse. Hanno un linguaggio ricco di immaginazione, di creatività e di dolcezza. Sono dei viaggiatori nella fantasia ed amano scherzare. Amano stare in compagnia e non gradiscono un cambiamento repentino, può provocarli ansia e dispiacere. Ogni giorno per me è una benedizione averli nella mia vita, ogni giorno mi insegnano a vivere e a sorridere nonostante le difficoltà che si presentano.

A volte basta alzare lo sguardo per vedere oltre l’orizzonte! Vi lascio con alcune frasi dei miei utenti, un menu di un ristorante immaginario (Ristorante “Stelle”) e un dialogo con uno di loro:

Dialogo con un mio utente:

Sandra: “Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?”

C.: “I miei sogni nel cassetto sono: viaggiare con i miei amici e il Genoa campione d’Italia”.

Sandra: “Cosa ti piacerebbe fare con me?”

C.: “Giocare e scherzare; imparare ad aprirmi di più perché sembra che sono chiuso, le cose che ho in testa non vengono fuori; veder di più la televisione; andare in discoteca e girare”.

Sandra: “Cosa significa il tempo per te?”

C.: “Il pomeriggio il tempo non passa, invece al mattino sì. Quando sono a casa bisognerebbe che ci fosse un film per passare del tempo. Cambi canale, schiacci, giri ma non trovo mai niente di interessante… prima o poi la televisione si rompe, quindi bisognerebbe trovare un film giusto”.

Sandra: “Pensi mai al futuro?”

C.: “Che mi vada sempre tutto a meraviglia”.

Insegnate i vostri figli ad amare e a rispettare i più “deboli”!

Sandra Andrade

Intervista a Ornella Da Luz

Ornella Da Luz

Ornella Da Luz, figli di immigrati, è nata a Genova il 9 novembre del 1975. Sua madre partì da Capo Verde, sempre nel 1975, per l’Italia con un contratto regolare di lavoro, il padre invece rimase giù e Ornella lo conobbe quando ormai era una ragazza, all’età di diciotto anni.

Oggi lei è una cuoca/chef e le piace il suo lavoro nonostante i molti sacrifici che richiede questo settore, tra i quali lavorare nei giorni festivi e a volte le capite di mancare a cerimonie importanti.

Ornella è una donna solare, simpatica (la sua risata ti travolge e ti coinvolge), lavoratrice, indipendente, cerca di vivere la sua vita stando a distanza da persone che possono essere negative ed accetta consigli solo dalle persone a lei più care, con le quali ha instaurato un rapporto duraturo nel tempo. Non si ferma davanti alle avversità della vita e percorre la sua strada a testa alta.

Sandy: “Ciao Ornella! Benvenuta a Tè con Sandy e Mea, per noi è un immenso piacere averti qui con noi e ascoltare la tua storia. Chi è Ornella in realtà?”

Ornella: “Ornella ha quarantaquattro anni suonati e va per i suoi quarantacinque. Ho vissuto la mia infanzia e una parte della mia adolescenza in collegio perché mia madre lavorava come colf fissa in casa di famiglie benestanti ed ha quindi così affidato la mia educazione e la mia preparazione scolastica alle suore del Sacro Cuore di Quarto, in quanto unica persona responsabile della mia crescita. Poi ho scelto il Liceo Artistico Nicolò Barabino come ultima tappa della mia formazione scolastica. Preso il diploma iniziai a lavorare fino a che, il fato non mi portò dentro le cucine dei ristoranti, così a poco a poco, nacque la mia passione per la cucina”.

Sandy: “Un tuo pregio e un tuo difetto?”

Ornella: “Un mio pregio è sicuramente l’essere solare, mi piace trovare sempre, anche nelle situazioni più difficili il lato positivo delle cose. E uno dei miei difetti più evidenti è sicuramente la pigrizia”.

Sandy: “Una frase o una citazione capoverdiana che conosci?”

Ornella: “Una delle frasi che ho spesso sentito dire da mia madre e dalle sue amiche Capoverdiane è sicuramente: Deus ta companhob ub (Dio ti accompagni)!”

Sandy: “Sì, mi ricordo di questa frase. È usata soprattutto dalle persone anziane per augurarti fortuna e che il tuo cammino sia protetto dalla luce divina. Invece un proverbio capoverdiano?”

Ornella: “Non ricordo in questo momento nessun proverbio Capoverdiano ma ho la sensazione di averne sentito un paio”.

Sandy: “Sei nata qui, pensi che sia valsa la pena a tua madre di venire in Italia?”

Ornella: “Penso che per mia madre ne sia assolutamente valsa la pena, alla fine ha dato a sé stessa l’opportunità di una vita fatta, sì di sacrifici ma con un sostenimento migliore per lei e per me, visto che, le alternative non erano delle più rosee”.

Sandy: “Lavoro?”

Ornella: “Si oggi sono una Cuoca/Chef. Il mio lavoro è molto soddisfacente ma che richiede molti sacrifici, tra i quali non poter sempre essere presente nei giorni di festa e a volte mancare a cerimonie importanti”.

Sandy: “Hai dovuto compiere sacrifici per arrivare dove sei ora? Il gioco è valso la candela?”

Ornella: “Ad oggi direi che sto ancora giocando e che mi ritengo molto soddisfatta di dove sono arrivata ma si può fare ancora meglio!”

Sandy: “Il tuo lavoro ti ha resa felice?”

Ornella: “Il mio Lavoro occupa una parte importante della mia vita e spero di poter continuare a farlo ancora per molto tempo”.

Sandy: “In che cosa credi?”

Ornella: “Credo in me stessa!”

Sandy: “Riguardo alla gastronomia capoverdiana, un piatto preferito? Un piatto italiano?”

Ornella: “Il piatto Capoverdiano che prediligo è sicuramente la Catchupa! Ottima il giorno dopo per colazione passata in padella con un bell’ovetto al tegamino e uno chorîzo. Da buona Genovese adoro i Mandilli de Sêa al pesto, tipica sfoglia tirata molto sottile tanto da prendere il nome Mandilli de Sea ovvero fazzoletti di seta “.

Sandy: “Ci torni spesso in vacanza a Capo Verde?”

Ornella: “Saranno quattordici anni che non vado a Capo Verde, un po’ tantino mi rendo conto ma la motivazione è semplice, passavo le mie vacanze a Lisbona ultimamente perché mia madre sì trasferì lì tra il 2009 e il 2010. Quindi quando non lavoro andavo e vado tutt’ora a trovarla; in altri momenti, come d’estate, è più difficile per me spostare perché lavoro molto”.

Sandy: “Hai mai pensato di andare a vivere a Capo Verde? Di aprire un ristorante lì? Dedicarti alla cucina capoverdiana?”

Ornella: “Spero, e sicuramente ci ritornerò un giorno, mi piacerebbe molto entrare in qualche cucina e collaborare alla realizzazione o alla rivisitazione di piatti capoverdiani. Sono in grado di cucinare alcuni, primo su tutti la Catchupa ma anche la Canja oppure i Pastel piuttosto che il polpo. Sono conscia però che mi manca ancora una grande fetta di cucina creola e spero presto di saper fare molto di più”.

Sandy: “Musica capoverdiana? Musica italiana?”

Ornella: “Ho sempre apprezzato molto la musica Capoverdiana, la prima volta che misi piede a Capo Verde, ormai diciottenne, ricordo che rimasi incantata dalla musica e dal ballo, in quegli anni erano nel pieno del loro successo Gil Semedo e Suzanna Lubrano, due grandi artisti che stimo ancora oggi. Crescendo i miei gusti si sono amplificati ed ora apprezzo moltissimo anche la Morna che ascolto sempre molto volentieri da Bana, Tito Paris, per non parlare di Cèsaria Èvora, quest’ultima parte sicuramente me l’ha passata mia madre che a tempo di musica, cucinava, ballava e si puliva casa insieme. Per quanto riguarda la Musica Italiana prediligo i cantautori come Fabrizio De André, Franco Battiato, Claudio Baglioni ma anche Caparezza e Frenkie hi-nrg mc che parlano molto di temi sociali”.

Sandy: “Cosa ti piace della tua città?”

Ornella: “Della mia città mi piace il fatto che puoi trovare sia il mare che la campagna e ci sono molti posti da poter visitare, dall’acquario ai palazzi storici, insomma, se si cerca ci sono attività da fare per tutti dai più piccoli ai più grandi”.

Sandy: “Un pregio e un difetto della tua città?”

Ornella: “Un pregio di Genova è sicuramente legato al clima non ci sono inverni troppo freddi, il clima è sempre abbastanza mite e per una freddolosa come me è l’ideale. Un difetto è che i Genovesi rimangono sempre un popolo abbastanza diffidente non proprio aperto al nuovo che avanza, peccato!”

Sandy: “Cosa pensi del razzismo? Mai subito episodi di razzismo? Se sì, raccontaci un episodio”.

Ornella: “Fortunatamente ad oggi veri e propri episodi di razzismo non ne ho mai subito ma invece posso dire che, il solo fatto di avere un nome italiano, essere nata a Genova ed avere la pelle nera, a volte ad alcuni, porta un po’ di sgomento (della serie ma come è possibile che sei nera, parli pure bene l’italiano e ti chiami Ornella? Ecco questo atteggiamento mi dimostra solo di avere davanti delle persone stupide). Il resto è fuffa, nel senso che come abbiamo ben visto anche in questi ultimi tempi di Covid-19 tutti si sono messi contro tutti, americani, italiani ecc.”.

Sandy: “A proposito degli americani, cosa pensi di quello che sta accadendo in questi giorni in USA?”

Ornella: “In America il razzismo è molto più presente e sono molto più frequenti le ingiustizie da parte di poliziotti verso gli Afroamericani, ecco perché la reazione in risposta alla milionesima disumanità è stata così violenta da parte delle varie comunità afroamericane e non solo. Prima di tutto i diritti umani che devono essere uguali per tutti a prescindere dal colore della pelle. Stop allo sfruttamento, all’egoismo delle persone”.

Sandy: “E’ possibile che il Covid-19 abbia giocato un ruolo fondamentale nelle manifestazioni di questi giorni in America e nel resto del mondo?”

Ornella: “Tutto è possibile. C’è da dire però che il problema del razzismo è più vecchio del Covid-19. Ho un amico che per lavoro gira molto e mi ha confermato che gli americani sono proprio stanchi di vedere ingiustizie e cattiveria gratuita per le loro strade”.

Sandy: “Cosa ti piace e non ti piace d’Italia?”

Ornella: “Mi piace dell’Italia sicuramente la storia ed il cibo oltre che i paesaggi meravigliosi. Non mi piace la forma di sottomissione che gli Italiani dimostrano in certe situazioni dove invece si dovrebbe lottare di più”.

Sandy: “Cosa puoi “offrire” all’Italia come persona?”

Ornella: “A questo paese posso solo offrire una storia diversa per poter analizzare un punto diverso da quello a cui sono abituati”.

Sandy: “Dammi il primo consiglio che ti viene in mente?”

Ornella: “Il primo consiglio che mi viene in mente di darti è quello di lottare sempre per ciò in cui credi”.

Sandy: “Come ti vedi fra dieci anni? Dove ti vedi tra dieci anni?”

Ornella: “Tra dieci anni credo che lavorerò ancora spero di avere più tempo per stare vicino alle persone con cui ho costruito una famiglia e godere dei miei nipoti che per allora saranno adolescenti! Se Deus quizer (Se Dio vuole)”

Sandy: “Sogni nel cassetto?”

Ornella: “Preferisco non rivelare questa informazione, magari un giorno si avvera”.

Sandy: “Ornella che dire? Grazie mille e ti auguro il meglio e che i tuoi sogni si realizzano”.

Ornella: “Grazie a te!”

Vi presentiamo alcuni piatti realizzati da Ornella:

Pastel (Gastronomia Capoverdiana)

Fatti oggi i famosi Pastel di Capo Verde😋😋😋😋. Date un’occhiata alla pagina “Gastronomia Capoverdiana” qui sul blog per tante ricette buone. 😎😍😍😍😍
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